Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18468 del 26/07/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 26/07/2017, (ud. 20/04/2017, dep.26/07/2017),  n. 18468

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BIELLI Stefano – Presidente –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – rel. Consigliere –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 27815/2015 R.G. proposto da:

G.K.N. Italia S.p.A., consolidante di G.K.N. Driveline Firenze

S.p.A., elettivamente domiciliata in Roma, Viale Parioli n. 43,

presso lo Studio dell’Avv. Francesco D’Ayala Valva e con gli Avv.ti

Victor Uckmar e Caterina Corrado Oliva, la rappresentano e difendono

anche disgiuntamente, giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della

Toscana n. 680/25/2015, depositata il 16 aprile 2015;

Udita la relazione svolta nella pubblica udienza del 20 aprile 2017

dal Cons. Ernestino Luigi Bruschetta;

udito l’Avv. Caterina Corrado Oliva, per la ricorrente;

udito l’Avv. dello Stato Paolo Gentili, per la controricorrente;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Del Core Sergio, che ha concluso per l’accoglimento del

settimo motivo del ricorso principale e del nono motivo del ricorso

incidentale della contribuente e in subordine rigetto del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Con l’impugnata sentenza n. 680/25/15 depositata il 16 aprile 2015 la Commissione Tributaria Regionale della Toscana confermava la decisione n. 1123/06/14 della Commissione Tributaria Provinciale di Firenze che aveva respinto riuniti ricorsi contro avvisi di accertamento – e irrogazione di sanzioni – con i quali l’Agenzia delle Entrate riteneva un “abuso del diritto” l’operazione “infragruppo” di leasing con il quale la contribuente diveniva utilizzatrice di un immobile in “(OMISSIS)” che già aveva in affitto – e in cui era la sua sede legale – con integrale recupero ad imponibile dell'”indebito” risparmio fiscale conseguito.

Per quanto rimasto di interesse la CTR, respinta l’eccezione di decadenza dell’ufficio dal potere impositivo, osservato nel merito che la fattispecie di “abuso del diritto” comportava necessariamente che le operazioni “difettassero di valide ragioni economiche” – e che inoltre le stesse non potessero essere spiegate “che con il mero conseguimento di risparmi d’imposta” – accertava in fatto che la complessa operazione “infragruppo” era stata in effetti “tesa al solo risparmio di imposta” come dimostravano diverse circostanze “rivelatrici” e tra queste ad es. la vendita “infragruppo” dell’immobile concesso in leasing e finanziata da altra Società del “gruppo” unicamente comprensibile con i vantaggi fiscali ottenuti per es. in termini di deduzione di elevati saggi d’interesse e altresì per es. in termini di “indebita” detrazione IVA e altro. La CTR riteneva infine dovute le sanzioni.

La contribuente proponeva ricorso per cassazione affidato a undici articolati motivi, anche illustrati da memoria, ai quali resisteva l’ufficio.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il Collegio delibera di adottare la motivazione semplificata.

2. Con il motivo 1.3, che si esamina per primo in quanto più liquido, con assorbimento di tutti gli altri, la contribuente censurava la sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, contestando che nella concreta fattispecie potesse essere ravvisata un’operazione elusiva, trattandosi in realtà di un semplice leasing immobiliare tassato come per legge e quindi non comportante alcun indebito vantaggio fiscale; il motivo è fondato alla luce della più recente giurisprudenza della Corte, dalla quale non v’è ragione di discostarsi, secondo cui: “In tema d’imposte dirette, pur costituendo l’abuso del diritto un principio generale, con radici comunitarie e costituzionali, rilevabile d’ufficio dal giudice, nonostante la mancata allegazione dell’Amministrazione finanziaria, il legislatore ha proceduto, con il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 37 bis (ratione temporis vigente ed oggi abrogato dal D.Lgs. n. 128 del 2015, art. 1, comma 2), alla tipizzazione delle condotte elusive, sicchè può configurarsi un abuso del diritto solo qualora ricorra una delle operazioni ivi indicate nel D.P.R. n. 600 del 1973, art. 37 bis, il cui comma 3 limita l’ambito applicativo dei due precedenti commi” (Cass. sez. trib. n. 24024 del 2015; Cass. sez. trib. n. 24024 del 2015); in effetti, l’operazione in discussione non era tra i tipi ex lege previsti, cosicchè il suo vantaggio fiscale non doveva essere giudicato “indebito”.

3. Non essendo necessari ulteriori accertamenti, la controversia deve essere decisa nel merito con l’accoglimento del ricorso promosso dalla contribuente contro l’avviso.

4. Nel successivo manifestarsi del richiamato orientamento giurisprudenziale, debbono essere ravvisate le ragioni che inducono la Corte a compensare integralmente le spese di ogni fase e grado.

PQM

 

La Corte accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza, decide nel merito la controversia con l’accoglimento del ricorso promosso dalla contribuente contro l’avviso di accertamento; compensa integralmente le spese di ogni fase e grado.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 20 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 26 luglio 2017

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