Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18454 del 21/09/2016


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Cassazione civile sez. trib., 21/09/2016, (ud. 04/05/2016, dep. 21/09/2016), n.18454

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Consigliere –

Dott. MELONI Marina – rel. Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 9640-2010 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

BANCA POPOLARE SOC. COOP., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA SICILIA 66, presso lo

studio dell’avvocato AUGUSTO FANTOZZI, che lo rappresenta e difende

unitamente agli avvocati ANDREA ALIBERTI, ROBERTO TIEGHI giusta

delega a margine;

– controricorrente –

e contro

BANCA POPOLARE VERONA NOVARA SCARL;

– intimato –

avverso la sentenza n. 13/2009 della COMM.TRIB.REG. di GENOVA,

depositata il 16/02/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

04/05/2016 dal Consigliere Dott. MARINA MELONI;

udito per il ricorrente l’Avvocato CAMASSA che si riporta agli atti;

udito per il controricorrente l’Avvocato ALIBERTI che ha chiesto il

rigetto anche alla luce della circolare dell’Ag. n. 46E 2013;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SOLDI Anna Maria, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con decreto ingiuntivo del Tribunale di Savona registrato in data 12/9/2001 la Banca Popolare di Novara (ora Banco Popolare di Verona e Novara s.c. a r.l.) ingiungeva alla Marittima Fluviale di Navigazione spa di pagare la somma di 4.106.261.388 lire oltre IVA ed interessi legali.

L’Agenzia delle Entrate Ufficio di Savona applicava l’imposta di registro in misura fissa in riferimento all’obbligazione principale, cioè l’importo del decreto ingiuntivo, e nella misura dello 0,50% su una delle due fideiussioni allegate di lire 7.500.000.000 ciascuna, in riferimento all’intero importo della somma garantita dalla fideiussione e non limitatamente alla somma ingiunta nel decreto dovendo, secondo l’Ufficio, la fideiussione doveva essere assoggettata a tassazione per il suo intero ammontare.

La banca contribuente propose ricorso davanti alla Commissione Tributaria provinciale di Savona la quale accolse il ricorso con sentenza avverso la quale propose impugnazione l’Agenzia delle Entrate davanti alla Commissione Tributaria Regionale della Liguria.

I giudici di appello confermarono la sentenza di primo grado ritenendo la cessione assoggettabile ad imposta di registro solo per la somma di cui alla condanna recata dal decreto ingiuntivo.

Avverso la sentenza della Commissione Tributaria regionale della Liguria ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate con un motivo e la contribuente ha resistito con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con unico motivo di ricorso l’Agenzia delle Entrate lamenta violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 6, 11, 22 e 43 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere i giudici di appello ritenuto applicabile l’imposta di registro in relazione alla somma ingiunta e non all’intero importo della fideiussione.

Il ricorso proposto è infondato deve essere respinto.

Va premesso che al fine di verificare se l’operazione o le operazioni debbano essere assoggettate all’imposta di registro in ragione dell’ammontare dell’intera fideiussione o solo in base all’importo di cui al decreto ingiuntivo, occorre aver riguardo alle disposizioni che a quelle operazioni sono dedicate nell’ambito della disciplina sull’imposta di registro.

La disciplina dell’imposta di registro imperniata sul canone, stabilito dal D.P.R. n. 131 del 1986, art. 20, secondo cui “l’imposta è applicata secondo la intrinseca natura e gli effetti giuridici, degli atti presentati alla registrazione, anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente”; in tal modo, essa annette rilievo preminente, nell’imposizione del negozio, alla sua causa reale ad alla effettiva regolamentazione degli interessi realmente perseguita dai contraenti (espressamente in termini, Cass. 22 gennaio 2013, n. 1405; Cass. 20 dicembre 2012, n. 23584; Cass. 4 maggio 2007, n. 10273; Cass. 7 luglio 2003 n. 10660; Cass. 25 febbraio 2002 n. 2713). Nella fattispecie il D.P.R. n. 131 del 1986, art. 22, comma 3 stabilisce espressamente che “Se l’enunciazione di un atto non soggetto a registrazione in termine fisso è contenuta in uno degli atti dell’autorità giudiziaria indicati nell’art. 37, l’imposta si applica sulla parte dell’atto enunciato non ancora eseguita”.

Alla luce di quanto sopra, l’interpretazione della norma sopra richiamata secondo la recente giurisprudenza di questa Corte è quella secondo la quale deve essere soggetto a tassazione l’importo il cui pagamento viene ingiunto al debitore indipendentemente dall’intero ammontare della fideiussione. Infatti, Sez. 5, Sentenza n. 22230 del 30/10/2015, “L’imposta di registro di un contratto enunciato in un atto giudiziario e non soggetto a registrazione a termine fisso si applica, a norma del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 22, comma 3, sulle sole prestazioni che, al tempo dell’uso, non siano state ancora eseguite, sicchè la fideiussione formata per corrispondenza (e, come tale, soggetta a registrazione in caso di uso) va tassata nei limiti del valore del credito il cui pagamento sia stato ingiunto al debitore ed al fideiussore”.

In ordine poi alla asserita assoggettabilità all’IVA occorre considerare che secondo sez. 5, Sentenza n. 17237 del 12/07/2013 “La natura accessoria del contratto di fideiussione in campo civilistico (artt. 1939 e 1941 cod. civ.) non può essere riportata nell’ambito tributario, e segnatamente in quello della disciplina dell’imposta di registro, per la quale, ai sensi del D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 22, vale invece il principio dell’autonomia dei singoli negozi; la relativa tassazione non resta, quindi, attratta nella disciplina tributaria dell’IVA per il solo fatto che il creditore sia un soggetto IVA”.

Per quanto sopra il ricorso va respinto e la sentenza impugnata deve essere confermata con condanna dell’Agenzia alle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte respinge il ricorso, condanna l’Agenzia delle Entrate al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano in favore di Banco Popolare soc. coop. in Euro 2000,00 complessivamente oltre spese accessorie come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 5 sezione civile, il 4 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 21 settembre 2016

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