Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18421 del 12/07/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 18421 Anno 2018
Presidente: DI IASI CAMILLA
Relatore: CASTORINA ROSARIA MARIA

ORDINANZA
sul ricorso 451-2010 proposto da:
PARTENO GROUP SRL, elettivamente domiciliato
in ROMA VIALE C. SABATINI 150, presso lo
studio dell’avvocato ANTONIO CEPPARULO,
rappresentato e difeso dall’avvocato ANDREA
AMATUCCI;
– ricorrente contro

2018
1635

MINISTERO ECONOMIA E FINANZE in persona del
Ministro

pro

tempore,

elettivamente

Data pubblicazione: 12/07/2018

domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12,
presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che
lo rappresenta e difende;
– controricorrente –

AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO LOCALE DI
NAPOLI 3;

avverso

la

COMM.TRIB.REG.

sentenza
di

n.

NAPOLI,

intimata

199/2008

della

depositata

il

20/11/2008;
udita la relazione della causa svolta nella
camera di consiglio del 15/05/2018 dal
Consigliere Dott. ROSARIA MARIA CASTORINA.

nonché contro

RG N 451/10

Ritenuto in fatto

L’Agenzia delle Entrate notificava alla società Parteno Group s.r.l.
avviso di accertamento con il quale rettificava la dichiarazione del
sostituto di imposta relativa all’anno 2009, accertando omessi

sanzioni pecuniarie per complessivi €33.869,11.
Avverso l’accertamento la società Parteno Group s.r.l. proponeva
ricorso alla CTP di Napoli lamentando la mancata motivazione
dell’incremento di valore.
La CTP di Napoli con sentenza n.483 del 15.11.2006 accoglieva il
ricorso.
La pronuncia veniva appellata dall’Agenzia delle Entrate.
La CTR della Campania con sentenza n.199/17/08 depositata il
20.11.2008 accoglieva l’appello sul rilievo che l’atto di accertamento
era stato redatto sulla base di un minuzioso confronto tra la
contabilità ufficiale della Società e quella extracontabile rinvenuta ed
acquisita agli atti, formulando rilievi addebitabili alla società, la quale
si era limitata a una contestazione generica.
Avverso la sentenza della CTR la contribuente propone ricorso
per cassazione affidato a due motivi.
L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.
Ritenuto in diritto

versamenti di ritenute per complessivi €22.199,38 ed irrogando

RGN 451/10

1.Con il primo motivo di ricorso la ricorrente deduce in rubrica
“difetto di motivazione della sentenza impugnata – motivazione
apparente – in relazione all’art.360 c.p.c.. comma 1 n.5”
Il motivo è inammissibile.

depositata dopo il 2/3/2006, data di entrata in vigore del D.Lgs. 2
febbraio 2006, n. 40 che ha introdotto l’articolo 366 bis citato, e
prima della L. n 69/2009 ( entrata in vigore a decorrere dal 4 luglio
2009) che ha abrogato detto articolo. Dispone l’art. 366 bis c.p.c.,
che, nei casi previsti dall’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1), 2), 3) e 4),
l’illustrazione di ciascun motivo si deve concludere, a pena
d’inammissibilità, con la formulazione di un quesito di diritto, che
consenta alla Corte di enunciare un corrispondente principio di diritto.
In caso di ricorso proposto per omessa, insufficiente o contraddittoria
motivazione, poiché secondo l’art. 366 bis c.p.c., introdotto dalla
riforma, nel caso previsto dall’art. 360, n. 5 c.p.c., l’illustrazione di
ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara
indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione
si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la
dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare
la decisione, la relativa censura deve contenere, un momento di
sintesi (omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva
puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in
sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua
ammissibilità (Cass., sez. un., 01-10-2007, n. 20603; in senso
conforme: Cass. 2 aprile 2009 n. 8109, 8110, 8111 ove si precisa che
non è sufficiente che il fatto controverso sia indicato nel motivo o
possa desumersi dalla sua esposizione; Cass. 3 marzo 2009, n. 5089;
Cass. 15 gennaio 2009 n. 823, 824, 825 e 826; Cass. 13 gennaio

1 a. Il ricorso è stato proposto per impugnare una sentenza

RG N 451/10

2009, n. 446; Cass. 9 gennaio 2009, n. 321; Cass. 30 dicembre
2008, n. 30478; Cass. 7 aprile 2008, n. 8897).
Nella stessa direzione, Cass., sez. un., 16 novembre 2007, n.
23730 ha precisato che alla fine di ogni motivo di ricorso di cui al n. 5
dell’art. 360 occorre, come requisito formale, una specifica parte

l’illustrazione delle «ragioni» che rendono «inidonea» la motivazione
sulla questione di fatto.
Nella specie è stato totalmente omesso tale momento di sintesi.
2.Con il secondo motivo la ricorrente deduce violazione e falsa
applicazione degli artt. 23 e 25 del DPR 600/73 e dell’art. 3 del DPR
600/73 in relazione all’art.360 comma 1 n. 3 c.p.c. e ha formulato il
seguente quesito di diritto: E’ da ritenersi integrata la violazione e la
falsa applicazione delle disposizioni di cui agli artt. 23 e 25 del DPR
600/73 e dell’art. 3 del DPR 600/73, allorquando come nel caso de
quo, viene soltanto presunta sulla base di un bilancio previsionale la
corresponsione di compensi a professionisti e di salari a lavoratori
dipendenti?
La censura è inammissibile
2a. Prescindendo

da ogni altro possibile rilievo, il motivo è

formulato in violazione del disposto di cui all’art. 366, primo comma,
n. 6, c.p.c. in tema di “quesito di diritto”. Ai sensi della disposizione
indicata, invero, il quesito inerente ad una censura in diritto non può
essere meramente generico e teorico ma deve essere calato nella
fattispecie concreta, per mettere la Corte in grado poter comprendere
dalla sua sola lettura, l’errore asseritamente compiuto dal giudice a
quo e la regola applicabile; dovendosi risolvere in sintesi logico-

contenente la «chiara indicazione del fatto controverso» e

RG N 451/10

giuridica della questione non avulsa dai rilevanti elementi fattuali
della fattispecie concreta, non può, dunque, consistere in una
semplice richiesta di accoglimento del motivo ovvero (come nel caso
di specie) nel mero interpello della Corte in ordine alla fondatezza
della propugnata petizione di principio o della censura così come

s.u. 19444/09;Cass.3519/08 nonché 7433/09, 15535/08, 19769/08).
Nella specie il ricorrente non si è attenuto ai suddetti principi.
Il ricorso deve essere, pertanto rigettato.
Le spese seguono la soccombenza.
PQM
La Corte rigetta il ricorso e condanna la contribuente al
pagamento delle spese processuali che liquida in €2100,00 oltre alle
spese prenotate a debito, oltre accessori.
Così deciso nella Camera di consiglio del 15.5.2018

illustrata nello svolgimento del motivo (v. Cass. 3530/12; Cass.

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