Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18405 del 26/07/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 26/07/2017, (ud. 18/11/2016, dep.26/07/2017),  n. 18405

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI CERBO Vincenzo – Presidente –

Dott. GRILLO Renato – rel. Consigliere –

Dott. NOVIK Adet Toni – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. MANCUSO Luigi Fabrizio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 26692-2012 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

SICE IMMOBILIARE COSTRUZIONI EDILI SRL in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA

PIERLUIGI DA PALESTRINA 63, presso lo studio dell’avvocato MARIO

CONTALDI, che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati

MICAELA CHIESA, MARIA RAFFAELLA PONTIGGIA giusta delega a margine;

HOLCIM ITALIA SPA in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA FEDERICO CONFALONIERI 5,

presso lo studio dell’avvocato LUIGI MANZI, rappresentato e difeso

dagli avvocati EMILIO PRATELLA, LUIGI BONOMI giusta delega a

margine;

– controricorrenti –

nonchè contro

CM COSTRUZIONE MACCHINE SPECIALI DI C.S. & A.

SNC;

– intimato –

avverso la sentenza n. 122/2011 della COMM. TRIB. REG. di MILANO,

depositata il 21/10/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

18/11/2016 dal Consigliere Dott. GRILLO RENATO;

uditi per i controricorrenti gli Avvocati CALDERARA per delega

dell’Avvocato MANZI e Avvocati PRATELLA e PONTIGGIA che hanno

chiesto il rigetto;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SORRENTINO FEDERICO che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, con sentenza del 20 ottobre 2011 rigettava l’appello proposto dalla Agenzia delle Entrate di Lecco avverso la sentenza della CTP di detta città del 22 aprile 2010 con la quale, in accoglimento dei ricorsi rispettivamente proposti dalla SICE s.r.l., dalla C.M. COSTRUZIONE MACCHINE SPECIALI s.n.c. e dalla HOLCIM ITALIA s.p.a. avverso distinti avvisi di rettifica e liquidazione recanti i nn. (OMISSIS) e (OMISSIS) loro notificati e relativi a due contestuali atti di compravendita di immobili stipulati in data 29 dicembre 2006 (il primo dei quali relativo alla vendita da parte della HOLCIM ITALIA s.p.a. a C.M. COSTRUZIONE MACCHINE SPECIALI s.p.a. di alcuni fabbricati in pessimo stato da demolire ed aree pertinenziali per il corrispettivo di Euro 206.582,76 – di cui Euro 50.000,00 per i terreni ed Euro 156.585,76 per i fabbricati – ed il secondo avente per oggetto i medesimi beni e stipulato tra C.M. COSTRUZIONE MACCHINE SPECIALI s.n.c. – società venditrice – e SICE s.r.l. – società acquirente – per il prezzo di Euro 650.000,00 di cui Euro 60.000,00 per i terreni ed Euro 590.000,00 per i fabbricati) erano stati annullati gli avvisi di rettifica e liquidazione impugnati e confermati i valori dichiarati.

Con la detta pronuncia la CTR della Lombardia ribadiva che al momento della stipula degli atti di compravendita (29 dicembre 2006) i terreni compravenduti dovevano ritenersi edificabili come risultante dal certificato di destinazione urbanistica, dalle delibere comunali n. 42/06 e 38/07 e dal piano di recupero approvato il 26 marzo 2007. Osservava, ancora, che la vendita dell’area intervenuta tra C.M. COSTRUZIONE MACCHINE SPECIALI s.n.c. e SICE s.r.l. era avvenuta per un prezzo superiore in quanto sottoposta alla condizione risolutiva della sua edificabilità, verificatasi soltanto a seguito della richiamata delibera di approvazione del piano di recupero del 26 marzo 2007 ed infine, che se si fosse dovuto tenere conto della stima UTE che aveva indicato quale valore dei beni Euro 775.900,00 con previsione dei costi di demolizione e bonifica dell’area in maniera forfettaria, ma inferiori largamente a quelli effettivamente sostenuti, la stima UTE avrebbe determinato, detratti i costi effettivi, un valore inferiore a quello dichiarato.

Ricorre avverso tale decisione l’Agenzia delle Entrate deducendo sei motivi: a) contraddittorietà della motivazione su fatto decisivo della controversia in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, in quanto la Commissione Tributaria Regionale, sul fatto controverso della edificabilità o inedificabilità dell’area al momento della vendita in una parte della decisione, ha affermato in un primo tempo l’edificabilità dei terreni alla data del 29 dicembre 2006, per poi negare ciò in un passo successivo della sentenza affermando l’esatto contrario; b) insufficienza della motivazione su fatto decisivo della controversia in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per avere la Commissione Tributaria Regionale ritenuto in modo del tutto incongruo ed irragionevole che alla data del 29 dicembre 2006 i terreni fossero edificabili; c) analogo vizio in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per avere la Commissione Regionale affermato in modo irragionevole ed incongruo che i terreni erano edificabili solo a seguito della approvazione del piano di recupero e comunque dopo la stipula dell’atto di compravendita; d) omessa ed insufficiente motivazione circa un fatto controverso in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, per avere la Commissione Regionale ritenuto che i terreni fossero inedificabili (pur avendo inizialmente detto il contrario) omettendo di considerare quanto dedotto dall’Ufficio circa il fatto che il Consiglio Comunale di Monguzzo, in data 30 settembre 2005, aveva approvato un piano di recupero che prevedeva l’abbattimento dei fabbricati esistenti nei terreni e la possibilità edificatoria con volumetria del 50% poi elevata all’87%; e) analogo vizio in riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 5, per avere la Commissione Regionale dichiarato inattendibile la stima UTE, travisando la circostanza che l’evento dedotto in condizione risolutiva fosse l’inedificabilità del suolo, laddove la condizione risolutiva andava riferita alla mancata approvazione definitiva del piano di recupero; f) analogo vizio con riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 5, per avere la CTR affermato, con riferimento alla stima UTE, che i costi effettivi sostenuti per l’attuazione del piano di recupero fossero largamente superiori alla somma riconosciuta a tale titolo dall’Erario.

Resistono con controricorso la HOLCIM ITALIA s.p.a. e la C.M. COSTRUZIONI MACCHINE SPECIALI s.n.c., contestando le argomentazioni dell’Agenzia delle Entrate ed, in particolare, ribadendo che l’originaria inedificabilità dei terreni era poi mutata per effetto della approvazione del piano di recupero intervenuta con la delibera n. 30 del marzo 2007, sicchè doveva ritenersi del tutto errata l’affermazione dell’Ufficio finanziario secondo la quale i fondi compravenduti erano inseriti in ambiti degradati per i quali, però, sin dal 23 dicembre 2016, era stato adottato dal Comune interessato il piano di recupero dell'(OMISSIS), dovendo tale provvedimento considerarsi mero atto di indirizzo, del tutto diverso dal piano adottato ed approvato solo anni dopo.

Resiste con altro controricorso la società SICE s.r.l. ribadendo la correttezza della decisione impugnata e contestando le argomentazioni dell’Ufficio ed in particolare il concetto di edificabilità come ravvisato dall’Ufficio Finanziario.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso dell’Agenzia delle Entrate è fondato. Per ragioni di priorità logica va esaminato il primo motivo con il quale la ricorrente evidenzia una palese contraddittorietà della decisione in relazione alle affermazioni, tra loro inconciliabili, circa l’edificabilità del suolo oggetto delle due compravendite al momento della stipula dell’atto oggetto dell’avviso di liquidazione impugnato. In proposito osserva il Collegio che per potersi parlare di vizio di contraddittorietà della motivazione (vizio, come è noto, denunciabile ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, quale vizio di motivazione, e non ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 4 o 3), va ricordato – come peraltro precisato dalla uniforme giurisprudenza di questa Corte Suprema che detto vizio ricorre solo laddove nello sviluppo argomentativo della decisione risultino esposte ragioni poste a base della decisione tra loro contrastanti sì da elidersi a vicenda e da non consentire l’individuazione della ratio decidendi, e cioè l’identificazione del procedimento logico-giuridico posto a base della decisione adottata. Non è sufficiente, peraltro, perchè possa operare detto principio, l’esistenza sul piano formale di una espressione, o di una frase, non conciliabile con le altre, occorrendo invece che il contrasto nel ragionamento sia radicale e insanabile, tale da rendere incomprensibile il criterio argomentativo seguito dal giudice. Da qui l’ulteriore conseguenza della inconfigurabilità di una motivazione contraddittoria inficiante la decisione laddove dalla lettura della sentenza non si profilino incertezze di sorta su quella che è stata la volontà del giudice (v. S.U. 22.12.2010 n. 25984, Rv. 615519; conforme Sez. 1^ 18.2.2015 n. 3270, Rv. 634408).

1.1 E’ dunque sulla base di tali premesse che deve essere esaminato il testo della decisione per verificare se le espressioni tra loro contrastanti (in particolare, l’edificabilità dei suoli e in altra parte la loro inedificabilità) siano tali da incidere negativamente sulla motivazione rendendola così contraddittoria e dunque viziata.

1.2 Muovendo dal presupposto della assoluta decisività del punto riguardante l’edificabilità dei suoli oggetto degli atti di compravendita, posto che mentre l’Ufficio impositore, per giustificare la rettifica dei valori, aveva affermato l’edificabilità dei terreni, i contribuenti ne avevano affermato l’inedificabilità al momento della vendita, si legge nella (invero estremamente sintetica) parte motiva della decisione impugnata, che il primo motivo per il quale doveva essere confermata la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale risiedeva nel fatto che “i terreni in questione, all’epoca della stipula, avvenuta il giorno 29.12.2006, degli atti notarili, erano edificabili come si evince dal certificato di destinazione urbanistica e dalle Delib. n. 42 del 23.12.2006 e n. 38 del 26.3.2007 e dal piano di recupero approvato il 26.3.2007”.

1.3 Si legge, in prosecuzione, che il secondo dei motivi giustificativi della conferma della sentenza di primo grado risiedeva nel fatto che “la vendita dell’area tra C.M. COSTRUZIONI MACCHINE SPECIALI s. n. c. e SICE SOCIETA’ IMMOBILIARE COSTRUZIONI EDILI s.r.l. è avvenuta ad un prezzo superiore al suddetto atto in quanto sottoposta alla condizione risolutiva della sua edificabilità, condizione verificatasi a seguito della delibera 26.3.2007 della Giunta Comunale di Monguzzo”.

1.4 In altri termini, non è dato comprendere dal ragionamento seguito dal giudice di appello, se alla data della stipula dei due atti di vendita (è bene ricordarlo, contestuali) i terreni fossero edificabili o meno.

1.5 Tale contraddittorietà non si risolve, come sostenuto nel controricorso dei contribuenti, in una mera apparente contraddittorietà di nessuna rilevanza sostanziale, ma assume incidenza dirimente che incrina l’intero processo logico seguito dal giudice di merito.

1.6 Altro è, infatti, affermare che alla data della vendita i terreni fossero edificabili (il che avrebbe certamente comportato l’intervento dell’Ufficio impositore per rivedere il prezzo dichiarato dalle parti ritenuto sensibilmente inferiore ai valori di mercato); altro è dire che la edificabilità era a quella stessa data del dicembre 2006 di là da venire (il che poteva giustificare la tesi dei contribuenti circa la congruità dei valori dichiarati).

1.7 L’accoglimento di tale motivo, per la sua assoluta incidenza sull’intero processo decisionale, determina l’assorbimento dei restanti motivi.

2. La sentenza va quindi cassata in relazione al primo motivo con rinvio, anche in ordine al regime delle spese, alla Commissione Tributaria Regionale di Milano in diversa composizione che provvederà a chiarire il punto controverso alla luce dei principi di diritto enunciati da questa Corte.

PQM

 

Accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri, e rinvia anche per le spese, alla Commissione Tributaria Regionale di Milano in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 18 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 26 luglio 2017

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