Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18404 del 26/07/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 26/07/2017, (ud. 18/11/2016, dep.26/07/2017),  n. 18404

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI CERBO Vincenzo – Presidente –

Dott. GRILLO Renato – rel. Consigliere –

Dott. NOVIK Adet Toni – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. MANCUSO Luigi Fabrizio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 11072-2012 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

IMMOBILIARE PARCO BUONARROTI SRL GIA’ COLOSIO COSTRUZIONI & C.

SRL, OPERA DIOCESANA S. NARNO PREVENZIONE FEDE DIOCESI DI BERGAMO;

– intimati –

Nonchè da:

IMMOBILIARE PARCO BUONARROTI SRL GIA’ COLOSIO COSTRUZIONI & C.

SRL in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA PIAZZA MAZZINI 27, presso lo studio

dell’avvocato FRANCESCO MAINETTI, rappresentato e difeso

dall’avvocato ANTONINO SALSONE giusta delega a margine;

– controricorrente incidentale –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, OPERA DIOCESANA S. NARNO PREVENZIONE FEDE

DIOCESI DI BERGAMO;

– intimati –

avverso la sentenza n. 215/2011 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di

BRESCIA, depositata il 06/12/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

18/11/2016 dal Consigliere Dott. GRILLO RENATO;

udito per il ricorrente l’Avvocato URBANI NERI che ha chiesto

l’accoglimento;

udito per il controricorrente l’Avvocato NICOLAIS per delega

dell’Avvocato SALSONE che si riporta agli atti;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

Dott. SORRENTINO FEDERICO che ha concluso per il rigetto di entrambi

i ricorsi principale e incidentale.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Commissione Tributaria Regionale della Lombardia – Sezione staccata di Brescia – con sentenza del 29 novembre 2011 accoglieva l’appello proposto dalla società COSTRUZIONI COLOSIO s.r.l. avverso la sentenza della CTP di Bergamo del 22 febbraio 2010 con la quale, in parziale accoglimento del ricorso proposto dalla predetta società avverso l’avviso di rettifica e liquidazione n. (OMISSIS) notificato il 9 dicembre 2008 con il quale era stato rettificato, ai fini delle imposte di registro catastali ed ipotecarie, il valore di un terreno edificabile sito nel Comune di Seriate, quantificandolo in Euro 4.722.668,00 in luogo del valore dichiarato nell’atto pari ad Euro 3.825.000,00, era stato determinato in Euro 4.216.575,00 il valore finale del bene suddetto.

Con la detta pronuncia la CTR della Lombardia annullava integralmente l’impugnato avviso di accertamento, riconoscendo corretta l’indicazione del valore del bene come originariamente dichiarato dalla parte contribuente in Euro 3.825.000,00 e rilevando, al riguardo, l’eccepito difetto di motivazione da parte dell’Agenzia delle Entrate dell’avviso di accertamento impugnato: in particolare riteneva la CTR che l’Ufficio finanziario aveva proceduto alla rettifica del valore dichiarato dalla contribuente esclusivamente sulla base del metodo comparativo di cui al D.P.R. n. 181 del 1986, concludendo che da parte dell’Amministrazione finanziaria non era stato assolto l’onere probatorio di cui all’art. 2697 c.c., non avendo il detto Ufficio fornito la prova della sussistenza dei presupposti per l’applicazione del criterio di valutazione prescelto, in quanto, a fronte del criterio enunciato consistente nel metodo sintetico comparativo, non aveva provveduto a produrre gli atti similari, di guisa che la motivazione a base dell’accertamento doveva considerarsi apodittica. Nell’annullare integralmente l’avviso, la CTR compensava integralmente tra le parti le spese di lite.

Ricorre avverso tale decisione l’Agenzia delle Entrate deducendo due motivi: a) violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 51 e 52, in relazione all’art. 360 n. 3 cod. proc. civ.; b) insufficiente motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5.

Lamenta in particolare, con riferimento al primo motivo, che la CTR aveva errato nel ritenere l’avviso di rettifica basato unicamente sul metodo di accertamento sintetico-comparativo, laddove invece era stato seguito il criterio di valutazione di cui all’art. 51, comma 31, ultima parte avvalendosi anche dei valori O.M.I. e della stima dell’UTE, di guisa che il criterio di valutazione adottato era basato su un esame ponderato di una serie di dati, documenti ed informazioni di cui l’Ufficio Finanziario disponeva all’atto dell’accertamento. Con riferimento al secondo motivo osservava parte ricorrente come la motivazione dell’impugnato avviso fosse adeguatamente enunciata.

Ha proposto ricorso incidentale la società COSTRUZIONI COLOSIO s.r.l., rilevando l’inammissibilità del ricorso principale e confutando comunque la fondatezza dei due motivi in esso enunciati. In via incidentale la ricorrente società censura la parte della decisione impugnata relativa al regolamento delle spese, denunciando la violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., in quanto, nonostante l’accoglimento integrale del ricorso, la CTR ha disposto la compensazione delle spese senza adeguata motivazione.

Da parte della IMMOBILIARE PARCO BUONARROTI s.r.l. subentrata alla originaria ricorrente COSTRUZIONI COLOSIO s.r.l. è stata presentata memoria ex art. 378 c.p.c., con la quale detto ricorrente, in via incidentale, ha insistito nei motivi enunciati nel proprio ricorso ed in particolare, nella riforma della sentenza impugnata quanto al regime delle spese per inosservanza degli artt. 91 e 92 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate è infondato. Secondo la ricorrente la Commissione Tributaria Regionale, investita in ordine ad una specifica censura sollevata in sede di appello ed attinente, in particolare, alla motivazione dell’avviso di accertamento, avrebbe affermato che tale atto era stato emesso sulla scorta del metodo comparativo di cui al D.P.R. n. 181 del 1986, art. 51, comma 3, laddove invece l’atto impositivo enunciava, quale metodologia dell’accertamento del maggior valore seguita dall’Ufficio Finanziario, una pluralità di elementi che rendevano quell’accertamento conforme alla legge oltre che adeguatamente motivato.

1.1 Tale censura ad avviso del Collegio non è fondata.

2. Come emerge dal passo della sentenza con il quale la Commissione Tributaria ha disatteso la congruità dell’accertamento ed accolto le doglianze del contribuente (che, in proposito, aveva evidenziato non solo la carenza di motivazione dell’avviso, ma anche il mancato assolvimento dell’onere probatorio di cui all’art. 2697 c.c., gravante sull’Ufficio che imponeva l’allegazione all’avviso degli atti similari rispetto a quello oggetto dell’accertamento, così come previsto dall’art. 51 del T.U.I.F.), il giudice di secondo grado ha fatto corretta applicazione dei principi da tempo affermati dalla giurisprudenza di questa Corte circa i requisiti che deve possedere l’avviso di liquidazione in rettifica ai fini dell’imposta di registro e dell’INVIM.

2.1 Assolutamente uniforme sul punto l’orientamento di legittimità secondo il quale in subiecta materia, anche dopo l’entrata in vigore delle norme sullo Statuto del contribuente (in particolare art. 7 della L. n. 212 del 2000) l’obbligo di motivazione dell’avviso di accertamento di maggior valore deve ritenersi assolto attraverso l’enunciazione del criterio astratto in base al quale è stato rilevato il maggior valore “con le specificazioni che si rendano in concreto necessarie per consentire al contribuente l’esercizio del diritto di difesa e per delimitare l’ambito delle ragioni deducibili dall’Ufficio nell’eventuale successiva fase contenziosa”. (v. Sez. 5^ 25.3.2011 n. 6914; conforme Sez. 6-5^ Ord. 9.6.2016 n. 11560 in cui si ribadisce, come peraltro era stato affermato anche con la sentenza dianzi citata, l’obbligo gravante sull’Ufficio di provare la sussistenza in concreto dei presupposti per l’applicazione del criterio prescelto in modo da consentire al contribuente di difendersi contrapponendo altri elementi sulla base del medesimo criterio o di altri parametri).

2.2 Alla stregua di tali considerazioni la censura sollevata dall’Ufficio Finanziario non ha ragion d’essere non solo perchè è assolutamente ineccepibile sul piano logico e conforme all’orientamento di legittimità la motivazione resa dalla Commissione Tributaria, ma soprattutto perchè detto giudice ha evidenziato come, anche nel giudizio di appello, l’Agenzia delle Entrate si fosse sottratta a quell’onere probatorio che è assolutamente indispensabile, al di là del criterio da seguire per l’accertamento, per rendere concretamente applicabile quel criterio e giustificarlo.

2.3 Ed ancora, rileva il Collegio che se è vero che il riferito obbligo di motivazione degli atti tributari può essere assolto anche “per relationem”, ovverosia mediante il riferimento ad elementi di fatto risultanti da altri atti o documenti, purchè essi vengano allegati all’atto allegato ovvero l’atto impositivo ne riproduca il contenuto integrale: ciò proprio al fine di rendere edotto il contribuente non solo del criterio seguito dall’Amministrazione nella valutazione di un determinato bene, ma anche di verificare i supporti probatori onde svolgere appieno le proprie difese (vds Sez. 5^ 25.7.2012 n. 13110; conforme Sez. 6-5^ Ord. 15.4.2013 n. 9032) è altrettanto innegabile che di ciò deve essere fornito riscontro documentale.

2.4 Ai detti principi si è esattamente uniformata la CTR, avendo essa rilevato come la mancata documentazione da parte dell’Agenzia delle Entrate nonostante le specifiche censure sollevate dal contribuente anche sul corretto assolvimento in primo grado dell’onere probatorio, costituisse una ulteriore riprova della infondatezza delle doglianze mosse con l’atto di appello.

3. La censura della ricorrente Agenzia delle Entrate con la quale si contesta l’affermazione della CTR circa il criterio di valutazione basato sul controllo degli atti similari e circa il mancato assolvimento dell’onere probatorio per avere omesso non solo di produrre gli atti similari e nemmeno di indicarne gli estremi, è parimenti infondata.

3.1 Il richiamo fatto dalla ricorrente al D.P.R. n. 131 del 1986, art. 51, comma 3, se può valere a ricordare quale sia il criterio da seguire nella valutazione degli atti aventi ad oggetto beni immobili o diritti reali immobiliari, in ogni caso non può andare disgiunto da una valutazione globale dei dati in possesso dell’Ufficio, comparati però con i dati offerti dal contribuente, in modo che la valutazione effettuata non risulti parziale; ma soprattutto non può andare disgiunto, pena la violazione delle norme a difesa del contribuente (in particolare il menzionato la L. n. 212 del 2000, art. 7), dalle prove da allegare all’accertamento, prove, nella specie, del tutto carenti come esattamente rilevato dalla Commissione Tributaria Regionale.

3.2 Parimenti infondata anche la censura riguardante l’insufficiente motivazione su un fatto controverso e decisivo rappresentato dal fatto che, secondo quanto ritenuto dalla CTR la perizia di parte prodotta dal contribuente per confutare la tesi dell’Agenzia delle Entrate non sarebbe stata contestata dall’Ufficio. La CTR, oltre a ribadire il mancato assolvimento dell’onere probatorio (che costituisce il nucleo centrale della sentenza impugnata) enuncia anche altri dati che comprovano l’inesattezza del criterio di valutazione seguito dall’Ufficio: in particolare il giudice di appello, comparando la perizia di parte con quella dell’Ufficio, ha ritenuto quest’ultima basata su formule matematiche ma ex sè inidonea a determinare quel “valore venale in comune commercio” posto a base dell’accertamento quale metodo di comparazione. La rilevata mancata contestazione da parte dell’Ufficio della perizia asseverata va letta non già come insufficiente motivazione su un fatto controverso, come eccepito dalla ricorrente, ma come ulteriore considerazione della genericità dell’accertamento basata su dati astratti contrastanti con quelli ben più concreti ricavabili dalla perizia giurata.

4. Quanto al motivo sollevato dal contribuente con il ricorso incidentale relativo al regime delle spese, il rilievo non appare fondato. Non va infatti dimenticato che in primo grado il ricorso proposto dal contribuente era stato accolto parzialmente, il che giustificava ampiamente la compensazione delle spese. Vero è che nel giudizio di secondo grado il contribuente appellante ha visto integralmente accolto l’appello. Ma ciò può solo giustificare, con riferimento al criterio di ripartizione delle spese, la loro compensazione nella presente fase di legittimità in misura di un quarto, proprio in relazione alle vicende del processo caratterizzate anche da un andamento oscillante caratterizzato da oggettive difficoltà interpretative. Sicchè l’espressione usata dalla Commissione Tributaria Regionale per giustificare la compensazione in quella fase del giudizio non sembra affatto sterile o vuota di contenuto.

4.1 Stante tuttavia l’infondatezza del ricorso principale, va applicato il criterio della soccombenza in base al quale le spese del presente grado di giudizio vanno poste per tre quarti a carico della ricorrente Agenzia delle Entrate liquidandosi in complessivi Euro 5.000,00 per compensi, oltre ad Euro 100,00 per esborsi e alle spese generali nella misura del 15%, oltre agli accessori di legge, compensandosi, come già accennato, il restante quarto.

PQM

 

Rigetta entrambi i ricorsi. Compensa per un quarto tra le parti le spese processuali e pone a carico della ricorrente i residui tre quarti che liquida, nell’intero, in Euro 5.000,00 per compensi oltre Euro 100,00 per esborsi e spese generali nella misura del 15%, oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 18 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 26 luglio 2017

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