Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18404 del 12/07/2018


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 18404 Anno 2018
Presidente: CRISTIANO MAGDA
Relatore: ZOSO LIANA MARIA TERESA

SENTENZA

sul ricorso 5768-2011 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende;
– ricorrente contro

SOGEPA SOCIETA’ GENERALE DI PARTECIPAZIONI SPA IN
LIQUIDAZIONE in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA
OTTAVIANO 42,

presso lo studio dell’avvocato BRUNO LO

GIUDICE, rappresentato e difeso dall’avvocato GIUSEPPE

Data pubblicazione: 12/07/2018

SERA giusta delega a margine;
– controricorrente

avverso la sentenza n. 4/2010 della COMM.TRIB.REG. di
NAPOLI, depositata il 18/01/2010;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 08/06/2018 dal Consigliere Dott. LIANA

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. UMBERTO DE AUGUSTINIS che ha concluso
per l’accoglimento del ricorso;
udito per il ricorrente l’Avvocato GAROFOLI che ha
chiesto raccoglimento.

MARIA TERESA ZOSO;

R.G. 5768/2011
ESPOSIZIONE DEI FATTI DI CAUSA
1. La società Fata Group s.r.l. in liquidazione impugnava la cartella esattoriale con cui
l’agenzia delle entrate, a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione presentata per
l’anno 2002 ai sensi dell’articolo 36 bis del d.p.r. numero 600/73, aveva richiesto il pagamento
di euro 474.260,57 per Irap e Irpeg con sanzioni e interessi, tenuto conto del mancato
perfezionamento del condono ai sensi dell’articolo 9 bis della legge 289/2002 a causa di
versamenti carenti. La commissione tributaria provinciale di Caserta accoglieva il ricorso.

rigettava sul rilievo che non erano state censurate da parte dell’agenzia delle entrate le
argomentazioni poste a base della sentenza dei primi giudici, i quali avevano affermato che
l’amministrazione finanziaria avrebbe dovuto fornire la prova che l’istanza di definizione
agevolata non risultava perfezionata poiché non era stato versato l’intero importo dovuto.
Conseguentemente la pretesa tributaria era rimasta priva di idoneo supporto probatorio.
2. Avverso la sentenza della CTR propone ricorso per cassazione l’agenzia delle entrate
affidato ad un motivo. Resiste con controricorso la società So.Ge.Pa. Società Generale di
Partecipazioni s.p.a., incorporante della società Fata Group s.r.l. in liquidazione.

ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI DELLA DECISIONE
1. Con l’unico motivo l’agenzia delle entrate deduce violazione di legge, ai sensi dell’art.
360 n. 3 cod. proc. civ., in relazione all’articolo 53 del decreto legislativo 546/92. Sostiene la
ricorrente che la cartella era stata emessa in quanto il condono non poteva ritenersi
perfezionato poiché i relativi versamenti, per stessa ammissione della società, non erano stati
effettuati alle scadenze previste. La CTP aveva ritenuto che l’amministrazione finanziaria
avrebbe dovuto fornire la prova che l’istanza di definizione agevolata non risultava
perfezionata, vale a dire che non era stato versato l’intero importo dovuto. Con l’atto d’appello
l’agenzia delle entrate aveva contestato tale statuizione evidenziando che, a fronte dell’importo
dovuto di euro 1.255.892,00, era stati effettuati versamenti per euro 853.284,52 e che non
era onere dell’agenzia provare che l’istanza di definizione non si era perfezionata, gravando sul
contribuente l’onere di provare la corrispondenza tra quanto versato ed il ruolo oggetto della
controversia. Ne consegue che la sentenza della CTR è errata laddove l’appello è stato ritenuto
inammissibile sul presupposto che le argomentazioni poste a base della statuizione non erano
state censurate.
2. Osserva la Corte che il ricorso è fondato. Occorre premettere che è costante
l’orientamento della Corte di legittimità, secondo cui il condono previsto dalla L. 27 dicembre
2002, n. 289, articolo 9-bis, relativo alla possibilità di definire gli omessi e/o tardivi versamenti
delle imposte e delle ritenute emergenti dalle dichiarazioni presentate, mediante il solo
pagamento dell’imposta e degli interessi o, in caso di mero ritardo, dei soli interessi, senza
aggravi e sanzioni, costituisce una forma di condono clemenziale e non premiale come, invece,

Proposto appello da parte dell’ufficio, la commissione tributaria regionale della Campania lo

deve ritenersi per le fattispecie regolate dalla stessa L. n. 289 del 2002 negli articoli 7, 8, 9, 15
e 16, le quali attribuiscono al contribuente il diritto potestativo di chiedere un accertamento
straordinario, da effettuarsi con regole peculiari rispetto a quello ordinario. Ne consegue che,
nell’ipotesi di cui all’articolo 9-bis, non essendo necessaria alcuna attività di liquidazione, ai
sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, articolo 36-bis, in ordine alla
determinazione del quantum, esattamente indicato nell’importo specificato nella dichiarazione
integrativa presentata ai sensi del comma 3, oltre agli interessi, il condono è condizionato
dall’integrale e tempestivo pagamento di quanto dovuto ed il pagamento rateale determina la

pagamento della sola prima rata cui non segua l’esatto adempimento delle successive

(ex

plurimis: Cass. n. 1687 del 2018; n. 30571 del 2017; n. 417 del del 2010; n. 19546 del 2011;
n. 21364 del 2012; n. 10309, n. 10650, n. 25238 del 2013; n. 9440 e n. 20435 del 2014; n.
420, n. 5116, n. 7852, n. 8149, n. 8209, n. 8420, n. 9543, n. 10583, n. 10881 del 2015).
Inoltre, la disciplina di cui alla L. n. 289 del 2002, articoli 8, 9, 15 e 16 – nella parte in cui tali
disposizioni statuiscono l’efficacia delle ipotesi di condono “premiale” da essi previste, ancorché
le rate successive alla prima non siano integralmente e tempestivamente versate – è
insuscettibile di applicazione analogica, data la natura eccezionale delle disposizioni in materia
di condono.
La controricorrente sostiene che, tenuto conto dell’art. 16 bis, coma I bis, della legge
289/2002, introdotto dall’art. 32, corna 7, del d.l. 29 novembre 2008, n. 185, convertito nella
legge 28 gennaio 2009, n. 2, sarebbe sostanzialmente equiparata la fattispecie del condono
previsto dall’art. 9 bis della legge 289/2002 alle altre previste dalla stessa normativa.
La Corte di legittimità ha avuto modo di chiarire che l’art. 16 bis della legge n. 289 del
2012, introdotto dall’art. 32 del d.l. n. 185 del 2008, “non giustifica un ripensamento
dell’indirizzo di legittimità, ormai del tutto consolidato circa il perfezionamento del condono di
cui all’art. 9 bis solo con il pagamento di tutte le rate alle scadenze previste. Il fatto che il
legislatore abbia esteso anche alle definizioni ex art. 9 bis della legge n. 289 del 2002 le norme
(volte a snellire e rendere più incisiva l’azione esattoriale) dettate per la riscossione dei debiti
iscritti a ruolo ai sensi dell’art. 7, 8, 9, 15 e 16 della stessa legge non incide sotto alcun profilo
sulla questione della individuazione delle condizioni a cui l’art. 9 bis lega l’effetto estintivo
dell’obbligazione di pagamento delle sanzioni. La portata dispositiva dell’art. 16 bis, comma 1
bis, infatti, si risolve esclusivamente nella estensione dell’operatività delle disposizioni di cui
allo stesso art. 16 bis, comma 1, di agevolazione dell’azione esattoriale, anche alla riscossione
delle somme dovute a seguito del mancato pagamento delle rate del condono ex art. 9 bis
della legge n. 289 del 2002, fermo restando che tali somme comprendono, oltre al residuo
importo ancora eventualmente dovuto a titolo di imposta, anche l’importo delle sanzioni
calcolate sull’intera obbligazione tributaria originaria” ( Cass. n. 14373 del 2017; Cass. n.
26566 del 2014 e Cass. n. 20734 del 2016 ).

definizione della lite pendente solo se tale condizione venga rispettata, essendo insufficiente il

La ricorrente ha indicato nel ricorso, così assolvendo l’onere dell’autosufficienza, di aver
contestato nel giudizio d’appello quanto accertato dalla CTP in ordine al fatto che l’importo
dovuto per il condono era stato interamente versato. Ciò in quanto il prospetto esibito dalla
ricorrente poteva dimostrare, al più, che, a fronte delle somme esposte nelle istanze di
condono, erano stati effettuati versamenti ma non anche che tutte le somme richieste con la
cartella di pagamento erano stati oggetto di condono. Invero l’istanza di condono presentata ai
sensi dell’articolo 9 bis della legge 289/2002 non riguardava solo l’omesso versamento delle
imposte Irpeg ed Irap per l’anno 2002 ma anche l’omesso versamento di ritenute alla fonte

omessi versamenti scaturenti dalle dichiarazioni originariamente presentate, bisognava
considerare entrambe le cartelle di pagamento e non solo quella relativa all’anno 2002.
La CTR, tenuto conto del fatto che l’agenzia delle entrate aveva proceduto al controllo
automatizzato della dichiarazione presentata per l’anno 2002 ai sensi dell’articolo 36 bis del
d.p.r. numero 600/73 emettendo la relativa cartella previa detrazione di quanto versato a
titolo di condono, ha errato nell’affermare che l’onere della prova del mancato pagamento
integrale delle rate previste per il condono incombesse sull’amministrazione finanziaria, posto
che è onere del contribuente, che intende avvalersi del beneficio, provare la sussistenza dei
presupposti.
2. L’impugnata decisione va, perciò, cassata con rinvio alla Commissione Tributaria
Regionale della Campania in diversa composizione che, adeguandosi ai principi esposti,
procederà alle necessarie verifiche e deciderà nel merito oltre che sulle spese di questo giudizio
di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa l’impugnata decisione e rinvia alla Commissione Tributaria
Regionale della Campania in diversa composizione.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 8 giu no 2018.

relative all’anno 2003. Ne conseguiva che, per verificare se il condono avesse sanato tutti gli

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