Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18402 del 12/07/2018


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 18402 Anno 2018
Presidente: CAPPABIANCA AURELIO
Relatore: D’ORAZIO LUIGI

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 30169/2011 R.G. proposto da
Agenzia delle Entrate, in persona del legale rappresentante pro tempore,
rappresentata e difesa ope legis dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso i
cui uffici domicilia, in Roma, Via dei Portoghesi n. 12
– ricorrente contro
Arcangelo Vincenzi, rappresentato e difeso dall’Avv. Viviana Capozzi,
elettivamente domiciliato presso il suo studio, in Roma, Via Latina n. 20, giusta
delega in calce all’atto di costituzione di nuovo difensore;
controricorrente –

Data pubblicazione: 12/07/2018

Equitalia Sud s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore

2q (4

timata-

Udita la relazione svolta nella pubblica udienza del 15 maggio 2018 dal
Consigliere Luigi D’Orazio;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale dott.
Umberto De Augustinis, che ha concluso chiedendo l’accoglimento del ricorso

uditi l’ Avv. Lucrezia Fiandaca per l’Avvocatura Generale dello Stato e l’Avv.
Viviana Capozzi per il resistente;

FATTI DI CAUSA
1.Con cartella di pagamento ai sensi dell’art. 36 bis d.p.r. 600 del 1973
l’Agenzia delle entrate, con riferimento all’anno 2002, richiedeva ad Arcangelo
Vincenzi il versamento dell’Irpef dovuta per redditi a tassazione separata, in
quanto derivanti da indennità percepite per la cessazione dei rapporti di
agenzia, per i quali era stato versato il solo acconto.
2.11 contribuente presentava ricorso deducendo, tra l’altro, la nullità della
cartella perchè non preceduta dal previsto avviso bonario di cui all’art. 1
comma 412 della legge 311/2004.
3.La Commissione tributaria provinciale rigettava il ricorso in quanto l’Ufficio
aveva provveduto allo sgravio di sanzioni ed interessi.
4.La Commissione tributaria regionale accoglieva il gravame del contribuente,
evidenziando, in particolare, l’omessa motivazione della cartella, l’omessa
indicazione del responsabile del procedimento, e che in caso di tassazione
separata era prevista la comunicazione preventiva ai sensi dell’art. 1 comma
2

avverso la se tenza della Commissione Regionale del Lazio n. 122 40 2010

depositata il 2 giugno 2010.

412 della legge 311/2004.
5.Proponeva ricorso per cassazione l’Agenzia delle entrate.
6.Resisteva con controricorso il contribuente.
7.Restava intimata la Equitalia Sud s.p.a.
8.L’Agenzia delle entrate depositava memoria scritta.

RAGIONI DELLA DECISIONE
1.Anzitutto, va rigettata l’eccezione di inammissibilità del ricorso per
cassazione per tardività, sollevata dal contribuente nel controricorso.
Infatti, l’art. 46, comma 17, I. n. 69 del 2009, che ha abbreviato in sei mesi il
termine di proposizione delle impugnazioni ex art. 327 c.p.c, trova applicazione
– ai sensi dell’art. 58, comma 1, della stessa legge – ai soli giudizi iniziati dopo
il 4 luglio 2009. La riduzione del termine da un anno a sei mesi pertanto, si
applica ai giudizi instaurati, non alle impugnazioni proposte, a decorrere dal 4
luglio 2009, essendo quindi ancora valido il termine annuale, qualora l’atto
introduttivo del giudizio di primo grado sia anteriore a quella data, restando
irrilevante il momento dell’instaurazione di una successiva fase o di un
successivo grado di giudizio (Cass.Civ., 11 gennaio 2017, n. 461).
Non può convenirsi, allora, con la deduzione del controricorrente per cui
l’instaurazione di un nuovo grado di giudizio determina l’applicabilità dell’art.
327 c.p.c., come novellato dalla legge 69 del 2009.
1.1.Va rigettata anche la seconda eccezione preliminare il controricorrente
deduce la “violazione di legge articolo 137 c.p.c..Inesistenza della notifica del
ricorso da parte dell’Agenzia delle entrate”, in quanto il ricorso per cassazione è
stato notificato dalla Avvocatura dello Stato in base all’art. 55 della legge
69/2009, che consente la notifica di atti civili ai sensi della legge 21-1-1994, n.
53, quando la novella non era ancora in vigore, in base all’art. 58 della
medesima legge.
Invero, l’art. 58 della legge 69 del 2009 prevede che “fatto salvo quanto
previsto dai commi successivi, le disposizioni della presente legge che
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9.11 contribuente depositava memoria scritta.

modificano il codice di procedura civile e le disposizioni di attuazione del codice
di procedura civile si applicano ai giudizi instaurati dopo la data della sua
entrata in vigore” (4 luglio 2009).
In realtà, la possibilità per l’Avvocatura dello Stato di procedere alla
notificazione degli atti processuali anche a mezzo posta ordinaria, prevista
dalla 21-1-1994, n. 53 non costituisce una modificazione al codice di procedura
civile, sicchè ben poteva l’Avvocatura notificare il ricorso per cassazione a

Si rileva che l’inesistenza della notificazione del ricorso per cassazione è
configurabile, in base ai principi di strumentalità delle forme degli atti
processuali e del giusto processo, oltre che in caso di totale mancanza
materiale dell’atto, nelle sole ipotesi in cui venga posta in essere un’attività
priva degli elementi costitutivi essenziali idonei a rendere riconoscibile un atto
qualificabile come notificazione, ricadendo ogni altra ipotesi di difformità dal
modello legale nella categoria della nullità. Tali elementi consistono: a)
nell’attività di trasmissione, svolta da un soggetto qualificato, dotato, in base
alla legge, della possibilità giuridica di compiere detta attività, in modo da
poter ritenere esistente e individuabile il potere esercitato; b) nella fase di
consegna, intesa in senso lato come raggiungimento di uno qualsiasi degli esiti
positivi della notificazione previsti dall’ordinamento (in virtù dei quali, cioè, la
stessa debba comunque considerarsi, “ex lege”, eseguita), restando, pertanto,
esclusi soltanto i casi in cui l’atto venga restituito puramente e semplicemente
al mittente, così da dover reputare la notificazione meramente tentata ma non
compiuta, cioè, in definitiva, omessa (Cass.Civ., Sez.Un., 20 luglio 2016, n.
14916).
Pertanto, la notificazione del controricorso da parte del contribuente ha sanato
ogni eventuale vizio, per il principio del raggiungimento dello scopo di cui
all’art. 156 comma 3 c.p.c..
1.2.Va respinta anche l’ulteriore eccezione di “tardività della notifica del ricorso
da parte dell’Agenzia delle entrate”, in quanto “sulla busta sembra apposto il
timbro postale con la data del 5 dicembre 2001”, primo giorno feriale
successivo al termine di un anno e 46 giorni, mentre dal controllo eseguito
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mezzo posta ordinaria.

attraverso il sistema informatico delle Poste Italiane, “la raccomandata sarebbe
stata accettata” dal sistema solo il 6 dicembre 2001, quindi dopo il decorso del
termine lungo di cui all’art. 327 c.p.c.. Inoltre, sulla busta non si ravvisa la
sottoscrizione del notificante prevista dall’art. 3 punto b della legge 21-1-1994,
n. 53, a pena di nullità ex art. 11.
In realtà, con riguardo al difetto di sottoscrizione, come detto, la
predisposizione del controricorso da parte del contribuente implica che l’atto

Il timbro postale, poi, in quanto meccanografico, prevale su quanto risulta dal
sistema informatico, in cui il margine di errore è più ampio.
1.3.Con il primo motivo di ricorso per cassazione l’Agenzia delle entrate deduce
“violazione e falsa applicazione dell’art. 36 del d.p.r. 600/1973, nonché dell’art.
7 comma 1 della legge 212/2000 e dell’art. 3 della legge 241 del 1990, in
relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c.”, in quanto la Commissione regionale ha
ritenuto che la cartella non era sufficientemente motivata, in quanto atto non
preceduto da altri provvedimenti, mentre trattandosi di procedimento ex art.
36 bis d.p.r. 600 del 1973, la cartella era il frutto di una mera attività di
liquidazione della base imponibile indicata dal contribuente nella dichiarazione.
2.Con il secondo motivo di impugnazione la ricorrente deduce “Insufficiente
motivazione su un fatto controverso e decisivo in relazione all’art. 360 n. 5
c.p.c.”, in quanto la Commissione regionale ha affermato che non si
comprendeva quale fosse la somma effettivamente liquidata dalla Agenzia delle
entrate, mentre la dicitura “comunicazione predisposta in data 15-5-2006” era
una “mera formula di stile”.
3.Con il terzo motivo di impugnazione la ricorrente evidenzia la “violazione e
falsa applicazione dell’art. 36 bis d.p.r. 600/1973 sotto altro profilo e degli
articoli 2 e 35 comma 3 d.lgs. 546/1992, in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c.”, in
quanto la Commissione regionale avrebbe dovuto rideterminare l’imposta
dovuta.
4.Con il quarto motivo di impugnazione la ricorrente deduce “violazione e falsa
applicazione dell’art. 1 comma 412 della legge 311/2004, dell’art. 6 comma 5
della legge 212/2000 e dell’art. 36 bis del d.p.r. 600/1973, in relazione all’art.
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processuale ha raggiunto il suo scopo ai sensi dell’art. 156 comma 3 c.p.c..

360 n. 3 c.p.c.”, in quanto, non essendovi incertezze su aspetti rilevanti della
dichiarazione, al contribuente non spettava la comunicazione di cui all’art. 1
comma 412 della legge 311/2004.
5.Con il quinto motivo di impugnazione la ricorrente deduce “Violazione e falsa
applicazione dell’art. 7 comma 2 della legge 212/2000, dell’art. 21 octies della
legge 241/2000, dell’art. 36 comma 4 ter della legge 31/2008 in relazione
all’art. 360 comma 1 n. 3 c.p.c.”, ricorrendo il vizio di nullità della cartella per

consegnati a decorrere dall’1-6-2008.
6.11 quarto motivo è infondato.
6.1.Infatti, l’art.

1

comma 412 della legge 311/2004 prevede che “in

esecuzione dell’articolo 6, comma 5, della legge 212/2000, l’Agenzia delle
entrate comunica mediante raccomandata con avviso di ricevimento ai
contribuenti l’esito dell’attività di liquidazione, effettuata ai sensi dell’art. 36 bis
del d.p.r. 600 del 1973, e successive modificazioni, relativamente ai redditi
soggetti a tassazione separata”.
Per la Suprema Corte, in tema di riscossione delle imposte, l’art. 1, comma
412, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, obbliga l’Agenzia delle Entrate, in
esecuzione di quanto sancito dall’art. 6, comma 5, della legge 27 luglio 2000,
n. 212, a comunicare al contribuente l’esito dell’attività di liquidazione,
effettuata ai sensi dell’art. 36 bis del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600,
relativamente ai redditi soggetti a tassazione separata, sicché l’omissione di

tale comunicazione determina la nullità del provvedimento di iscrizione a ruolo,
indipendentemente dalla ricorrenza, o meno, di incertezze su aspetti rilevanti
della dichiarazione (Cass.Civ., 20 maggio 2014, n. 11000; Cass.Civ., 22 giugno
2016, n. 12927; Cass.Civ., 23805/2016, in motivazione).
7.Tutti gli altri motivi sono inammissibili per carenza di interesse, in ragione del
rigetto del quarto motivo, in quanto la cartella di pagamento è stata emessa in
modo illegittimo in violazione della prevista comunicazione preventiva di cui
all’art. 1 comma 412 della legge 311/2004. Infatti, la motivazione della
sentenza poggia su più rationes decidendi, sicchè la conferma di una di esse,
comporta il rigetto del ricorso per Cassazione.
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la mancata indicazione del responsabile del procedimento solo per i ruoli

8.Le spese del giudizio vanno poste a carico della Agenzia delle entrate e
liquidate in favore dell’Avv. Enrico Valentini, difensore antistataio.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso.
Condanna la ricorrente a rimborsare in favore del resistente le spese del
giudizio di legittimità che si liquidano in complessivi C 9.000,00, oltre accessori
di legge e spese forfettarie nella misura del 15 %.

Il Consigliere est.
Luigi ‘Orazio

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio del 15 maggio 2018

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