Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18375 del 07/09/2011

Cassazione civile sez. VI, 07/09/2011, (ud. 13/07/2011, dep. 07/09/2011), n.18375

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. IANNIELLO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

Dott. CURZIO Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 16445/2010 proposto da:

G.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIALE GIULIO CESARE 95, presso lo studio degli avvocati PALUMBO

Francesco e ABATE ADRIANO, che lo rappresentano e difendono, giusta

procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

RETE FERROVIARIA ITALIANA SPA – società con socio unico soggetta

all’attività di direzione e coordinamento di Ferrovie dello Stato

Spa in persona dell’institore, elettivamente domiciliata in ROMA,

VIALE UMBERTO TUPINI 113, presso lo studio dell’avv. CORBO Nicola,

che la rappresenta e difende, giusta procura a margine del

controricorso e ricorso incidentale;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

e contro

GARIBALDI Soc. Coop. a r.l.;

– intimata –

– ricorrenti incidentali –

avverso la sentenza n. 1517/2009 della CORTE D’APPELLO di MESSINA del

17.11.09, depositata il 18/12/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/07/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO IANNIELLO.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. RENATO

FINOCCHI GHERSI.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

La causa è stata chiamata alla adunanza in Camera di consiglio del 13 luglio 2011 ai sensi dell’art. 375 c.p.c., sulla base della seguente relazione redatta a norma dell’art. 380 c.p.c.:

” G.F., dipendente fino al marzo 2001 della Garibaldi società cooperativa di navigazione a r.l., appaltatrice dei servizi di camera e mensa a bordo delle navi traghetto dalle FF.SS., era stato assunto allo scadere dell’appalto, con altri dipendenti della cooperativa, dalla società ferroviaria, sottoscrivendo nell’occasione, con l’assistenza del sindacato, una transazione con la quale, in particolare, aveva rinunciato, nei confronti di FF.SS., agli eventuali diritti nascenti dal pregresso rapporto (e in ordine ai quali erano in corso alcuni giudizi da parte di dipendenti della Garibaldi per il riconoscimento della diretta dipendenza dalla società committente).

Promossa azione giudiziaria per l’accertamento della interposizione vietata di manodopera della L. n. 1369 del 1960, ex art. 1 e quindi di unicità e continuità del rapporto di lavoro in capo alle FF.SS. (oggi R.F.I. s.p.a.) e della conseguente nullità della transazione del 2001, con le domande che ne derivano in ordine alla “ricostruzione della carriera”, il ricorrente ha visto respinte le proprie richieste in ambedue i gradi del giudizio di merito, da ultimo con sentenza depositata il 18 dicembre 2009 della Corte d’appello di Messina.

Con ricorso notificato in data 16 giugno 2010, G.F. ha quindi chiesto la cassazione di quest’ultima sentenza, con tre motivi.

La R.F.I. ha resistito alle domande con rituale controricorso, proponendo altresì contestualmente ricorso incidentale condizionato con un unico motivo.

Nonostante la regolare notifica del ricorso, la Garibaldi non si è costituita in questo giudizio di cassazione.

Col ricorso principale, il lavoratore deduce:

– la violazione e falsa applicazione della L. n. 1369 del 1960, artt. 1 e 3 e il vizio di motivazione, non avendo i giudici di merito rilevato la nullità della transazione, in quanto intervenuta su di un titolo nullo per illiceità della causa (interposizione di manodopera) nonchè il vizio di motivazione in ordine a tali argomenti; il proposito, il ricorrente sostiene che la Corte territoriale avrebbe adottato una nozione riduttiva di interposizione vietata e quindi omesso di dare il giusto rilievo agli indici di essa emergenti dallo stesso contratto di appalto tra le FF.SS. e la cooperativa Garibaldi;

– la violazione degli artt. 210 e 421 c.p.c., e il vizio di motivazione, laddove la Corte, pur senza pronunciarsi in ordine alla richiesta produzione del contratto di appalto e del fascicolo personale del ricorrente, aveva affermato che il G. non aveva dedotto fatti e circostanze che possano dimostrare validamente la interposizione nè articolato tempestivamente prove specifiche al riguardo;

– la violazione degli artt. 2113 e 1972 cod. civ. e il vizio di motivazione per non avere la Corte territoriale fatto corretta applicazione ai principi dettati da tali norme.

Col ricorso incidentale subordinato, la società chiede la correzione della sentenza o la cassazione della stessa nella parte in cui la Corte territoriale aveva motivato anche in ordine alla insussistenza in concreto della violazione dell’art. 1972 c.c., mentre già solo in astratto non sarebbe ipotizzabile la nullità di una transazione che abbia ad oggetto, come nel caso in esame, il mero rischio giudiziale di accertamento di una interposizione fraudolenta.

Il procedimento è regolato dall’art. 360 c.p.c., e segg., con le modifiche e le integrazioni apportate dalla L. 18 giugno 2009, n. 69.

Il ricorso principale è manifestamente infondato, con conseguente assorbimento del ricorso incidentale.

La Corte territoriale ha infatti correttamente rilevato che nella transazione impugnata erano coinvolte pretese patrimoniali del lavoratore connesse ad un pregresso rapporto di lavoro e alla titolarità di questo e che pertanto la stipulazione di tale transazione con l’assistenza dei rappresentanti sindacali era soggetta alla disciplina di cui all’art. 2113 c.c., u.c., e pertanto sottratta alle regole generali relative alla invalidità delle transazioni aventi ad oggetto diritti di prestatori di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili di legge e di contratti e accordi collettivi.

In proposito, vanno disattese le deduzioni del ricorrente in ordine alla non ricorrenza nella transazione dei requisiti propri di quelle previste dall’art. 411 c.p.c., alla partecipazione più o meno attiva alla trattativa e alla stipulazione del rappresentante sindacale e alla sua effettiva qualità di rappresentante cui il lavoratore si era affidato, in quanto non risulta specificatamente nel ricorso, in violazione della regola della autosufficienza dello stesso (su cui cfr., per tutte, recentemente, Cass. nn. 4201/10, 6937/10, 10605/10 e 11477/10), che esse siano state formulate in precedenza, sicchè sul tema si sia effettivamente sviluppato il contraddittorio.

Prendendo poi in considerazione, contrariamente a quanto accennato nel ricorso, la censura secondo la quale la transazione sarebbe comunque nulla ex art. 1972 c.c., per illiceità della causa in relazione al divieto di interposizione di manodopera, la Corte territoriale ha rilevato che l’affermazione relativa all’interposizione vietata non fosse sostenuta da adeguate deduzioni in fatto e da tempestive richieste probatorie, non risultando in giudizio “alcun elemento in base al quale si possa ritenere” tale assunto ed essendosi il ricorrente limitato nel ricorso introduttivo “a richiamare le varie previsioni del contratto di appalto Garibaldi- Ferrovie, senza però fornire alcun elemento sulla mancanza di autonomia della cooperativa, sulla sua effettiva esistenza come imprenditore nè sulla sua struttura aziendale, che potrebbero rappresentare elementi probatori della dedotta interposizione”.

Tale motivazione dimostra anzitutto che l’accusa mossa alla Corte territoriale di avere adottato una nozione di interposizione vietata troppo restrittiva rispetto alla giurisprudenza di questa Corte non coglie nel segno, in quanto, accertando che nessuna deduzione relativa all’autonomia dell’interponente (oltre al suo essere o non imprenditore e alla struttura aziendale) era stata formulata in ricorso, la sentenza fa chiaro riferimento, seppur sintetico, anche al dato relativo all’autonomia o non nella gestione (non meramente amministrativa e per autonome finalità produttive) del rapporto di lavoro da parte dell’interposto, conformemente all’insegnamento di questa Corte specificatamente in materia di appalti di servizi endoaziendali (cfr., ad es. Cass. 27 luglio 2009 n. 17444, 20 maggio 2009 n. 11720 e 30 agosto 2007 n. 18281).

Inoltre emerge dalle argomentazioni riassunte che i giudici non hanno ammesso la richiesta produzione documentale valutando, con giudizio di merito incensurabile in cassazione in quanto immune da vizi logici evidenti, che da essa non potesse provenire alcun ulteriore elemento di sostegno alla tesi attorea, proprio alla luce della illustrazione della sua rilevanza da parte ricorrente, giudizio che non appare superato dalle generiche indicazioni contenute nel ricorso”.

Sono seguite le rituali comunicazione e notifica della suddetta relazione, unitamente al decreto di fissazione della presente udienza in Camera di consiglio.

Il ricorrente ha depositato una memoria.

Il Collegio condivide il contenuto della relazione e non ritiene decisive in contrario le osservazioni svolte dal ricorrente nell’ultima memoria.

Quanto al primo rilievo, la citazione tratta dalle conclusioni del ricorso introduttivo, col quale il ricorrente avrebbe chiesto la declaratoria della nullità/inesistenza del verbale di transazione del 29.3.2001 non sostiene infatti l’assunto secondo il quale ciò significherebbe aver dedotto il vizio del consenso per scarsa partecipazione attiva del sindacato e per l’attitudine di questo a rappresentare il G..

La deduzione può essere forse stata formulata nel corso del giudizio, ma essa appare sufficientemente contrastata dalla valutazione di merito della Corte territoriale in ordine alla mancata prova in giudizio di irregolarità nella sede transattiva.

Col secondo rilievo, il ricorrente insiste in ordine alla ingiustificato implicito rifiuto da parte della Corte territoriale in ordine alla richiesta di esibizione soprattutto del contratto di appalto del servizio dalla R.F.I. alla Garibaldi, dal quale risulterebbero chiare indicazioni dell’appalto vietato, che la Corte territoriale non ha quindi analizzato.

Anche tale rilievo appare recedere a fronte della valutazione della Corte territoriale di assenza di deduzioni probatorie su fatti significativi, evidentemente fondata anche su di un giudizio di scarsa rilevanza, sul piano della dedotta interposizione vietata, degli elementi di fatto riassuntivamente indicati dalla difesa del ricorrente come emergenti dal contratto di appalto.

Concludendo, sulla base delle considerazioni svolte il ricorso principale va respinto, con conseguente assorbimento di quello incidentale. Il regolamento delle spese si uniforma al criterio della soccombenza sostanziale e i relativi importi sono liquidati in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi, rigetta quello principale, assorbito l’incidentale; condanna il ricorrente a rimborsare a R.F.I. s.p.a. le spese di questo giudizio, liquidate in Euro 30,00 per esborsi ed Euro 2.000,00 per onorari, oltre accessori di legge; nulla per le spese della Garibaldi.

Così deciso in Roma, il 13 luglio 2011.

Depositato in Cancelleria il 7 settembre 2011

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