Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1837 del 25/01/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 1837 Anno 2018
Presidente: AMENDOLA ADELAIDE
Relatore: TATANGELO AUGUSTO

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al numero 17956 del ruolo generale
dell’anno 2016, proposto
da
RUSSO Michele (C.F.: RSS MHL 48T1.4 A669F)

rappresentato e difeso dall’avvocato Sebastiano Pennisi (C.F.:
PNN SST 47A19 H325X)
-ricorrentenei confronti di
– GENERALI ITALIA S.p.A. (C.F.: 00409920584), in persona dei rappresentanti per procura Lorenzo Bizio e
Marco Porzio
rappresentati e difesi dall’avvocato Franco Tassoni (C.F.: TSS
FNC 65L13 H501T)
– PIERANTONI Pietro (C.F.: PRN PTR 35M10 H501I)
rappresentato e difeso dall’avvocato Giovanni Giustiniani
(C.F.: GST GNN 68R02 A662S)
-controricorrentiper la cassazione della sentenza della Corte di appello di Ro-

ma n. 3061/2016, pubblicata in data 13 maggio 2016 (e che
si dichiara notificata in data 16 maggio 2016);
udita la relazione sulla causa svolta nella camera di consiglio
in data 15 novembre 2017 dal consigliere Augusto Tatangelo;
Fatti di causa

Michele Russo ha agito in giudizio nei confronti del notaio Pietro Pierantoni chiedendone la condanna al pagamento della
Rie n 1 7q crsfiln 1

CI-73

=

Ad, 15 novernhre 2017 – Ordinan – Padina1 di 6

3 q-

Data pubblicazione: 25/01/2018

somma di £. 400.000.000 a titolo di responsabilità professionale.
Il notaio convenuto ha chiamato in causa la sua compagnia di
assicurazione della responsabilità civile, Assicurazioni Generali
S.p.A. (oggi Generali Italia S.p.A.), per esserne garantito.
La domanda è stata rigettata dal Tribunale di Roma.
La Corte di Appello di Roma ha confermato la decisione di

Ricorre il Russo, sulla base di due motivi.
Resistono con distinti controricorsi il Pierantoni e Generali Italia S.p.A..
È stata disposta la trattazione in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375, 376 e 380-bis c.p.c., in quanto il relatore ha ritenuto che il ricorso fosse destinato ad essere dichiarato improcedibile.
È stata quindi fissata con decreto l’adunanza della Corte, e il
decreto è stato notificato alle parti con l’indicazione della proposta.
Il ricorrente e la controricorrente Generali Italia S.p.A. hanno
depositato memorie ai sensi dell’art. 380-bis, comma 2,
c.p.c..
Il collegio ha disposto che sia redatta motivazione in forma
semplificata.
Ragioni della decisione
1. È pregiudiziale – in quanto attinente alla procedibilità del

ricorso – il rilievo del mancato deposito, da parte del ricorrente, della copia autentica della sentenza impugnata (che lo
stesso dichiara essergli stata notificata in data 16 maggio
2016) con la relazione di notificazione, in violazione dell’art.
369, comma 2, n. 2, c.p.c..
Risulta infatti prodotta una semplice copia del provvedimento
in questione, priva di certificazione di conformità all’originale,
ed il testo stampato di un messaggio di posta elettronica che
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primo grado.

ha come “oggetto”, la dicitura «NOTIFICAZIONE AI SENSI
DELLA LEGGE 53/94 – DELLA SENT. N. 3061.2016 – DELLA
CORTE DI APPELLO DI ROMA – N. RIF. 1508», indica come

“allegato/i” i seguenti:

«ATTESTAZIONE DI CONFORMITA

DELLA SENT. N. 3061.2016 DELLA CORTE DI APPELLO DI
ROMA.docx.p7m (dimensione 17 KB) – SENT. N. 3061.2016
DELLA CORTE DI APPELLO DI ROMA.pdf (dimensione 429

Cordiali saluti Avv. Paolo Gelli».

Non è stata dunque prodotta la copia autentica della sentenza
impugnata, e non è stata prodotta alcuna copia della relazione
di notificazione della stessa (notificazione che pure si assume
avvenuta), tanto meno munita di attestazione di conformità
all’originale ricevuto in via telematica sottoscritta dal legale
‘tesso, come sarebbe stato necessario, ai sensi dell’art. 9,
commi 1-bis e 1-ter, della legge 21 gennaio 1994 n. 53 (cfr.
Cass., Sez. 3, Sentenza n. 17450 del 14/07/2017, Rv.
644968 – 01: «in tema di ricorso per cassazione, qualora la
notificazione della sentenza impugnata sia stata eseguita con
modalità telematiche, per soddisfare l’onere di deposito della
copia autentica della relazione di notificazione, il difensore del
ricorrente, destinatario della suddetta notifica, deve estrarre
copie cartacee del messaggio di posta elettronica certificata
pervenutogli e della relazione di notificazione redatta dal mittente ex art. 3-bis, comma 5, della I. n. 53 del 1994, attestare
con propria sottoscrizione autografa la conformità agli originali
digitali delle copie analogiche formate e depositare nei termini
queste ultime presso la cancelleria della Corte»; cfr. anche,

nel medesimo senso, non massimate, in precedenza: Sez. 6 2, Ordinanza n. 6657 del 15/03/2017; Sez. 3, Sentenza n.
15177 del 20 giugno 2017; successivamente: Sez. 3, Sentenza n. 23668 del 10/10/2017; Sez. 3, Ordinanza n. 24292 del
16 ottobre 2017; Sez. 2, Sentenza n. 24347 del 16/10/2017;
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KB)», e contiene infine il seguente testo: «Come da allegato,

Sez. 6-2, Ordinanza n. 24422 del 17/10/2017; Sez. 3, Ordinanza n. 25429 del 26/10/2017; Sez. 3; Sentenza n. 26520
del 09/11/2017; Sez. 6-3, Ordinanza n. 26606 del
09/11/2017; Sez. 6-3; Ordinanza n. 26612 del 09/11/2017;
Sez. 6-3, Ordinanza n. 26613 del 09/11/2017).
Nella memoria depositata ai sensi dell’art. 380-bis, comma 2,
c.p.c., parte ricorrente deduce che avrebbe ricevuto la copia

ma senza alcuna relazione di notificazione, e sostiene che la
certificazione di conformità all’originale della suddetta copia
della sentenza dovrebbe ricavarsi dalle indicazioni a stampa
riportate in ogni sua singola pagina sulla sottoscrizione digitale da parte del giudice relatore e del presidente del collegio,
nonché dal “visto” del Cancelliere di questa Corte che ha attestato il deposito della stessa unitamente al ricorso, e infine
dall’epigrafe del suo stesso ricorso.
Nessuna di tali argomentazioni ha fondamento.
La dichiarazione del ricorrente di avere ricevuto la notificazione del provvedimento impugnato lo onera a depositare, nei
termini previsti dall’art. 369 c.p.c., la relazione della notificazione stessa. Proprio in una ipotesi come la presente è particolarmente evidente la necessità che a tal fine il difensore che
abbia ricevuto la suddetta notificazione a mezzo posta elettronica certificata, laddove non abbia la possibilità di depositare
in modalità telematica i documenti ricevuti (come sarebbe di
regola necessario, ma risulta impossibile negli uffici in cui non
sia ancora attivato il processo civile telematico), proceda alla
stampa del messaggio di posta elettronica e di tutti i suoi allegati, e depositi tali copie cartacee, attestandone la conformità
agli originali telematici in suo possesso, ai sensi dell’art. 9,
commi 1-bis e 1-ter, della legge 21 gennaio 1994 n. 53, in
conformità all’indirizzo di questa Corte più sopra richiamato.
Nel caso di specie non è stata depositata alcuna relazione di
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della sentenza prodotta, a mezzo posta elettronica certificata,

notificazione, e il difensore non ha neanche attestato, ai sensi
della disposizione appena richiamata e nel termine perentorio
previsto dall’art. 369 c.p.c., che il testo cartaceo depositato
costituiva effettivamente l’unico contenuto del messaggio ricevuto, unitamente alla copia della sentenza. Peraltro lo stesso messaggio cartaceo depositato indica in realtà, tra i suoi allegati, oltre che la copia della sentenza, anche la relativa atte-

stato prodotto nei termini (neanche in copia semplice priva di
attestazione di conformità all’originale telematico ricevuto).
In ogni caso (e anche a prescindere dall’omesso deposito della
relazione di notificazione), nella specie non risulta prodotta la
copia autentica della sentenza impugnata.
I 9

copia prodotta non è in alcun modo certificata conforme

all’originale.
Le indicazioni a stampa riportate in ogni pagina di detta copia
sulla sottoscrizione digitale da parte del giudice relatore e del
presidente del collegio, dimostrano solo che l’originale del
provvedimento ha forma telematica e non cartacea, ma non
costituiscono certificazione di conformità al suddetto originale
telematico.
Il “visto” del Cancelliere di questa Corte che attesta il deposito
dei documenti allegati al ricorso (tra cui la presunta “copia autentica del provvedimento impugnato”), è evidentemente idoneo esclusivamente a dimostrare l’avvenuto deposito di taluni
documenti qualificati in determinati termini dalla parte, ma
(non essendo del resto il suddetto Cancelliere depositario degli
originali), di certo non può avere alcun valore di attestazione
della conformità agli originali di quelli eventualmente prodotti
in copia semplice.
Infine, è evidente che dal contenuto ricorso non è certo possibile evincere alcuna specifica attestazione di conformità, da

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stazione di conformità all’originale, che però certamente non è

parte del difensore, della copia della sentenza impugnata prodotta.
Il ricorso è pertanto improcedibile ai sensi dell’art. 369, comma 2, n. 2, c.p.c..
2. Il ricorso è dichiarato improcedibile.

Per le spese del giudizio di cassazione si provvede, sulla base
del principio della soccombenza, come in dispositivo.

al termine previsto dall’art. 1, co. 18, della legge n. 228 del
2012, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti di cui
all’art. 13, co. 1-quater, del D.P.R. n. 115 del 2002, introdotto
dall’art. 1, co. 17, della citata legge n. 228 del 2012.
per questi motivi
La Corte:

dichiara improcedibile il ricorso;

condanna il ricorrente a pagare le spese del giudizio di
legittimità in favore dei controricorrenti, liquidandole per
ciascuno di essi in complessivi C 4.000,00, oltre C
200,00 per esborsi, nonché spese generali ed accessori
di legge.

Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del
2002, inserito dall’art. 1, comma 17, della legge n. 228 del
2012, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso,
a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.
Così deciso in Roma, in data 15 novembre 2017.
Il presidente
Adelaide AMENDOLA

Dal momento che il ricorso risulta notificato successivamente

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