Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18369 del 06/08/2010

Cassazione civile sez. III, 06/08/2010, (ud. 02/07/2010, dep. 06/08/2010), n.18369

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI NANNI Luigi Francesco – Presidente –

Dott. PETTI Giovanni Battista – Consigliere –

Dott. AMATUCCI Alfonso – Consigliere –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere –

Dott. LANZILLO Raffaella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

IMMOBILIARE MAREVA S.R.L. (OMISSIS) in persona

dell’amministratore unico legale rappresentante Sig.ra C.

M., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZALE CLODIO 1, presso

lo studio dell’avvocato GAITO VIRGILIO, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato ALGANI ALDO giusta delega a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

CAPTTALIA SPA (OMISSIS) Capogruppo del Gruppo Bancario CAPITALIA

rappresentata congiuntamente dai Sigg. Avv. P.F.

Dirigente e Responsabile della Funzione Contenzioso e Dott. M.

R.M. Quadro direttivo di (OMISSIS) livello addetto alla

funzione

contenzioso, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ALBERICO II 33,

presso lo studio dell’avvocato LUDINI ELIO, che la rappresenta o

difende unitamente all’avvocato SIKONCINI CARLO giusta delega in

calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 527/2005 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

SEZIONE SECONDA CIVILE, emessa il 23/2/2005, depositata il

14/06/2005, R.G.N. 1295/2002;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

02/07/2010 dal Consigliere Dott. RAFFAELLA LANZILLO;

udito l’Avvocato SEBASTIANO RIBAUDO per delega dell’Avvocato VIRGILIO

GAITO;

udito l’Avvocato ANGELA SOCCIO per delega dell’Avvocato ELIO LUDINI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ABBRITTI Pietro che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato il 4.10.1993 la s.p.a. Banca di Roma ha convenuto davanti al Tribunale di Bergamo B.G., fideiussore di una propria debitrice (s.p.a. Epox Italia), e la s.r.l. Immobiliare Mareva, chiedendo la revoca ai sensi dell’art. 2901 cod. civ. della vendita di un appartamento dal primo alla seconda, in pregiudizio dei creditori.

Il B. e’ rimasto contumace, mentre la Mareva ha resistito alla domanda, eccependo l’insussistenza dell’interesse ad agire in revocatoria, per il fatto che essa aveva rivenduto a terzi l’appartamento, con atto (OMISSIS), trascritto nei registri immobiliari il 10.11.1992, data anteriore alla notificazione dell’atto di citazione in revocatoria; donde l’impossibilita’ per l’attrice di agire esecutivamente sullo stesso. Ha comunque eccepito l’insussistenza dei presupposti per la revoca.

Il Tribunale di Bergamo ha accolto la domanda attrice.

Proposto appello dalla soccombente, con sentenza n. 527, depositata il 14 giugno 2005, la Corte di appello di Brescia ha confermato la sentenza di primo grado.

L’Immobiliare Mareva propone un motivo ci ricorso per cassazione, illustrato da memoria.

Resiste con controricorso la s.p.a. Capitalia, quale mandataria della Banca di Roma. Con memoria di costituzione 25 giugno 2010 e procura alle liti conferita con atto notarile, si e’ costituita la s.p.a.

Aspra Finance, quale cessionaria dei crediti della Banca di Roma, e per essa la sua mandataria s.p.a. Unicredit Credit Management Bank.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.- La Corte di appello ha accolto l’azione revocatoria con la motivazione che il creditore puo’ avvalersi della sentenza di revoca della compravendita non solo al fine di agire esecutivamente sul bene che ne costituisce oggetto, ma anche allo scopo di ottenere dal terzo revocato la restituzione del corrispettivo che questi abbia percepito dal subacquirente. Donde la sussistenza dell’interesse ad agire.

2.- Con l’unico motivo, deducendo violazione dell’art. 2902 cod. civ., degli artt. 100 e 112 cod. proc. civ., la ricorrente censura la decisione e la motivazione, sul rilievo che l’attrice non ha mai proposto domanda di accertamento dei presupposti della revocatoria al fine di agire per la restituzione del prezzo, ma ha lasciato immutata la domanda – che aveva ad oggetto la sola dichiarazione di inefficacia dell’atto di trasferimento – anche dopo che le e’ stata eccepita la carenza di interesse ad agire, a causa del trasferimento del bene a terzi. Richiama la giurisprudenza di questa Corte secondo cui l’interesse ad agire in revocatoria fallimentare viene meno se, nelle more della procedura, l’immobile venga alienato (Cass. n. 8419/2000).

2.- Il ricorso non e’ fondato.

La ricorrente pone due questioni: a) se sussista l’interesse del creditore ad agire in revocatoria, qualora il bene oggetto dell’atto di cui si chiede la revoca non sia piu’ nella disponibilita’ del terzo acquirente, per essere stato da questo validamente alienato a terzi; b) se, in caso positivo, il creditore debba proporre specifica domanda, in aggiunta a quella avente ad oggetto la dichiarazione di inefficacia, qualora intenda avvalersi della sentenza di revoca ad effetti diversi dall’esecuzione sul bene.

La soluzione prospettata dalla ricorrente – negativa sulla prima questione e positiva sulla seconda – presuppone implicitamente che il creditore debba congiuntamente proporre sia la domanda di accertamento dell’inefficacia dell’atto di disposizione, ai sensi dell’art. 2901 cod. civ., sia le azioni esecutive e conservative consequenziali di cui all’art. 2902 cod. civ. (o quelle ad essa succedanee, quale l’azione sul prezzo riscosso dal terzo).

Ove cio’ avvenga, le censure di cui al primo motivo potrebbero ritenersi fondate, ed a questo caso si riferiscono le decisioni giurisprudenziali richiamate dalla ricorrente.

Ma il creditore che agisca in revocatoria non e’ tenuto a proporre contemporaneamente tutte le domande. Ben puo’ limitarsi a chiedere che sia dichiarata l’inefficacia dell’atto di disposizione, riservandosi di assumere in seguito le iniziative meglio adeguate a realizzare il suo credito, tenuto conto delle peculiari contingenze del caso concreto.

Ed invero, l’attuazione dell’azione revocatoria si realizza in due fasi distinte: l’una volta a provocare la dichiarazione di inefficacia dell’atto di disposizione, tramite un’azione di accertamento che il creditore esercita nei confronti del debitore e del terzo acquirente; l’altra che poggia sulla prima ma e’ da essa distinta – che consiste nell’esperimento delle azioni esecutive e conservative di cui all’art. 2902 cod. civ., comma 1 o di quelle ad esse alternative, quali le azioni dirette ad ottenere dall’acquirente revocato la restituzione del valore del bene alienato (cfr. Cass. Civ. Sez. 3, 17 febbraio 1993 n. 1941; Cass. Civ. Sez. 1^, 22 ottobre 2002 n. 14891; Idem 9 febbraio 2007 n. 2883; Idem, 17 giugno 2009 n. 14098), o le azioni di risarcimento dei danni, proponibili anche contro il terzo acquirente che abbia consapevolmente pregiudicato con il suo comportamento le ragioni del creditore (cfr. Cass. Civ. Sez. 3, 13 gennaio 1996 n. 251).

La Corte di appello ha accertato che la Banca attrice ha cosi’ limitato la sua domanda ed ha correttamente ravvisato la sussistenza dell’interesse ad agire, interesse che nella specie e’ determinato dalla sussistenza del credito dell’attrice, dal pregiudizio che a questa e’ derivato dall’atto di disposizione patrimoniale, e dall’esistenza di strumenti giuridici (anche diversi dalle azioni esecutive o conservative) tramite i quali la sentenza dichiarativa dell’inefficacia le puo’ consentire di realizzare il suo credito.

La mancata formulazione di una specifica domanda di pagamento del valore del bene alienato rimane percio’ irrilevante, dovendosi nella specie ascrivere ad una precisa scelta difensiva. (A prescindere dal principio piu’ volte affermato dalla giurisprudenza di’ questa Corte, secondo cui – anche quando sia rilevante – la domanda di pagamento del valore e’ da ritenere compresa nella domanda di revoca, la quale ha per oggetto non tanto il recupero del bene in se’, che non si trasferisce al debitore originario, quanto piuttosto la possibilita’ di’ realizzarne il valore a soddisfacimento del credito: cfr. Cass. Civ. Sez. 3, 17 febbraio 1993 n. 1941; Cass. Civ. Sez. 1^, 22 ottobre 2002 n. 14891; Idem 9 febbraio 2007 n. 2883; Idem, 17 giugno 2009 n. 14098, citate in precedenza.).

3.- Il ricorso deve essere rigettato.

4.- Le spese del presente giudizio, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

LA CORTE DI CASSAZIONE rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate complessivamente in Euro 5.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi ed Euro 5.000,00 per onorari oltre al rimborso delle spese generali ed agli accessori previdenziali e fiscali di legge.

Cosi’ deciso in Roma, il 2 luglio 2010.

Depositato in Cancelleria il 6 agosto 2010

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