Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18360 del 04/09/2020

Cassazione civile sez. VI, 04/09/2020, (ud. 21/07/2020, dep. 04/09/2020), n.18360

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – rel. Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4391-2018 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE, (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,

PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE,

rappresentata e difesa dall’avvocato GIOVANNI GRECO;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

Direttore pro tempore, in proprio e quale mandatario della Società

di Cartolarizzazione dei Crediti INPS – SCCI SPA, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA

CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati

ANTONINO SGROI, LELIO MARITATO, CARLA D’ALOISIO, EMANUELE DE ROSE,

ESTER ADA VITA SCIPLINO, GIUSEPPE MATANO;

– resistente –

contro

A.C.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1767/2017 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 20/07/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 21/07/2020 dal Presidente Relatore Dott. ADRIANA

DORONZO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

con sentenza pubblicata in data 20/7/2017, la Corte di Appello di Lecce ha rigettato l’appello proposto da Equitalia sud S.p.A. contro la sentenza di primo grado che aveva, su ricorso di A.C., dichiarato prescritto il credito azionato con l’intimazione di pagamento notificata il 5/10/2012, relativa a contributi previdenziali e somme aggiuntive richieste dall’Inps con precedente cartella di pagamento notificata il 26/7/2005 e non opposta dei termini di legge; ha pure rigettato l’appello incidentale proposto dall’ A. contro il capo della sentenza relativo alla compensazione delle spese del giudizio;

ad avviso della Corte territoriale e per quanto ancora di rilievo in questa sede, i crediti previdenziali portati nella cartella esattoriale non opposta erano prescritti essendo decorsi cinque anni dalla notifica della cartella non opposta, a nulla rilevando che i crediti riguardavano il periodo anteriore all’entrata in vigore della L. n. 335 del 1995, dal momento che mancava la prova di atti interrottivi anteriori compiuti entro il 31/12/1995, con la conseguenza che anche per i crediti previdenziali sorti anteriormente all’entrata in vigore della detta legge il termine era divenuto quinquennale;

per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso l’Agenzia delle Entrate – Riscossione, quale ente pubblico economico subentrato a titolo universale nei rapporti giuridici attivi e passivi di Equitalia servizi di riscossione S.p.A., affidato ad un unico motivo;

l’Inps, anche per conto della SCCI S.p.A., ha resistito con procura stesa in calce alla copia del ricorso notificata, mentre nessun attività difensiva ha svolto A.;

è stata depositata la proposta del relatore ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con l’unico articolato motivo di ricorso, la Agenzia delle entrate deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 2946 c.c., del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 49, e del D.Lgs. n. 112 del 1999, artt. 19 e 20, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per non avere la Corte territoriale applicato il termine di prescrizione ordinario decennale trattandosi di crediti iscritti a ruolo ed oggetto di cartelle di pagamento non impugnate, evidenziandosi come l’applicabilità del predetto termine ordinario ai crediti di cui alle cartelle di pagamento non opposte deriverebbe non dall’art. 2953 c.c. ma dal fatto che l’Agente di Riscossione avrebbe azionato un diverso credito dall’originario, novato dal punto di vista soggettivo a seguito della formazione del ruolo e della conseguente cartella di pagamento e divenuto “irretrattabile” per effetto della mancata opposizione nei termini della cartella di pagamento, diritto che si prescriverebbe nell’ordinario termine decennale di cui all’art. 2946 c.c.;

tale conclusione discenderebbe dall’intero sistema e sarebbe confermata dal D.Lgs. n. 112 del 1999, art. 20, col quale si attribuisce all’ente creditore, successivamente al discarico dell’agente della riscossione per l’accertata inesigibilità del credito iscritto a ruolo, la possibilità di riaffidare le somme in riscossione, comunicando all’agente i nuovi beni da sottoporre all’esecuzione, ovvero le azioni esecutive o cautelari da intraprendere il tutto alla “condizione che non sia decorso il termine di prescrizione decennale”;

il ricorso principale è inammissibile ai sensi dell’art. 360 bis, n. 1, c.p.c. avendo la corte deciso la questione in modo conforme al principio di diritto affermato dalle Sezioni unite con la sentenza n. 23397 del 17 novembre 2016 secondo cui ” La scadenza del termine pacificamente perentorio – per proporre opposizione a cartella di pagamento di cui al D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 24, comma 3, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l’eletto sostanziale della irretrattabilità del credito contributivo senza determinare anche la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve (nella specie, quinquennale, secondo la L n. 333 del 1993, art. 3, commi 9 e 10) in quello ordinario (decennale), ai sensi dell’art. 2953 c.c.. Tale ultima disposizione, infatti, si applica soltanto nelle ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale divenuto definitivo, mentre la suddetta cartella, avendo natura di atto amministrativo, è priva dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato. Lo stesso vale per l’avviso di addebito dell’INPS, che, dall’1 gennaio 2011, ha sostituito la cartella di pagamento per i crediti di natura previdenziale di detto Istituto (D.L. n. 78 del 2010, art. 30, conv., con modif., dalla L. n. 122 del 2010).”.

Le argomentazioni contenute nel ricorso non valgono a scalfire le ragioni di cui alla motivazione della citata sentenza n. 23397/2016 (qui da intendersi richiamata anche ai sensi dell’art. 118 c.p.c., comma 1) e che ha trovato conferma in innumerevoli successive pronunce (Cass. del 27 settembre 2018, n. 23418; Cass. 1088/2019, Cass. n. 6888/2019);

l’affidamento in riscossione, ai sensi di legge e secondo le modalità previste per le imposte dirette (L. n. 576 del 1980, in relazione al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 18, comma 5, seconda parte) comporta, per un verso, la preposizione del concessionario quale adiectus solutionis causa (art. 1188 c.c.) e, per altro verso, assume i contenuti propri del mandato, con rappresentanza ex lege, a compiere quanto necessario perchè il pagamento possa avvenire, in forma spontanea, oppure anche a dare corso alle azioni esecutive secondo la disciplina propria dell’esecuzione forzata speciale (Cass. n. 27218 del 26 ottobre 2018, in motivazione) e non certo una novazione soggettiva dell’originaria obbligazione come pure sostenuto nel motivo;

a questa tesi neppure giova il richiamo al D.Lgs. n. 112 del 1999, art. 20, comma 6, che prevede un termine di prescrizione strettamente inerente al procedimento amministrativo per il rimborso delle quote inesigibili, che in alcun modo può interferire con lo specifico termine di prescrizione previsto dalla legge per azionare il credito nei confronti del debitore (in tal seno da ultimo, Cass. 8/3/2019, n. 6888); il ricorso deve essere pertanto dichiarato inammissibile;

nessun provvedimento sulle spese deve essere adottato nei confronti dell’ A., che non ha svolto attività difensiva, e nei confronti dell’Inps la cui attività difensiva si è limitata al rilascio della procura; sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (legge di stabilità 2013) trovando tale disposizione applicazione ai procedimenti iniziati in data successiva al 30 gennaio 2013, quale quello in esame (Cass. n. 22035 del 17/10/2014; Cass. N. 10306 del 13 maggio 2014 e numerose successive conformi).

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 21 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 4 settembre 2020

 

 

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