Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18354 del 12/07/2018


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Civile Sent. Sez. 6 Num. 18354 Anno 2018
Presidente: PETITTI STEFANO
Relatore: CORRENTI VINCENZO

SENTENZA
sul ricorso 2965-2015 proposto da:
COMUNE DI IMOLA, CT. 00794470377 – 1.1 pefsona del Sindaco
pro tempore, elettivaftienft domiciliato in l{M) i.
presso lo .:tudio (3.c . 2av-v cato C – KWANNA

57,
ksr:f-i -19.1.•11 L:, che lo

rappresenta e difende giusta procura in calce ai ricorso;

– ricorrente contro
GAETI”A CKRIST

– intimato avverso la sentenza o. 2E28/2014 del TRIBUNA1- di BOLOGNA,
emessa il 26/06/2014 e der)ositata il 27/06/1-.L

Data pubblicazione: 12/07/2018

udita la relazione della causa svolta neili.. pubblica udienza del
10/11/2016 dal Consigliere Relatore Dott. VINCENZO
CORRENTI;
udito l’Avvocato Carlo Gandolfi Colleoni (delega

Gianna

Machirelli), per il ricorrente, che si riporta agli atti.

Ric. 2015 n. 02965 sez. M2 – ud. 20-11-2016
-2-

FATTO E DIRITTO
Il Comune di Imola propone ricorso per cassazione avverso la
sentenza del Tribunale di Bologna che ha rigettato il suo appello relativo alla sentenza del Giudice di pace di Imola che, accogliendo il ricorso proposto da Gaetta Ckristian, aveva annullato il verbale con il
quale gli era stata contestata la violazione dell’art. 142 codice della

Il Tribunale, premesso che la sanzione era stata accertata con autovelox Traffiphot III SR – Photo R&V matr. 593-100/61048, omologata con decreto n. 4139/2004 del Ministero dei trasporti, e che tale
apparecchiatura era stata sottoposta dall’amministrazione comunale a
verifiche periodiche attestate dal relativo certificato, contestato dal
Gaetta, ha affermato che era onere dell’amministrazione provare che
le specifiche incongruenze dedotte circa le modalità di verifica non
avevano alterato il risultato della certificazione.
Il Comune di Imola, con un primo motivo, denuncia vizio di motivazione omessa, insufficiente o contraddittoria in ordine alla ritenuta
inidoneità della taratura cui era stata sottoposta l’apparecchiatura utilizzata nel caso di specie.
Con il secondo motivo, deduce violazione o falsa applicazione degli artt. 142 e 23 della legge n. 689 del 1981, nonché contraddittorietà della motivazione, dolendosi del fatto che il Tribunale, pur dando
atto che il Comune aveva depositato il certificato di taratura dello
strumento attestante il buon esito della stessa, abbia poi ritenuto che
le generiche contestazioni dell’opponente erano idonee ad inficiare tale risultato.
Con il terzo motivo, il Comune denuncia violazione degli artt. 142
e 45 del codice della strada e della legge n. 273 del 1991, sostenendo
che le apparecchiature di rilevazione della velocità non debbono essere sottoposte a taratura.

i

strada.

Il primo motivo è inammissibile, perché, trattandosi di decisione
pubblicata nel 2014, ad essa si applica la nuova formulazione dell’art.
360, n. 5, c.p.c., che non prevede più quale vizio deducibile in cassazione l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, essendo
invece proponibile la censura di omesso esame circa un fatto decisivo
per il giudizio, che p stato oggetto di discussione tra le parti. nel

Le Sezioni Unite di questa Corte hanno chiarito che “la riformulazione dell’art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., disposta
dall’art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in legge 7 agosto
2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 delle preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è
denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal
testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”,
esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della
motivazione” (Cass., S.U., n. 8053 del 2014).
All’evidenza, la sentenza impugnata non incorre in tale tipologia di
vizio.
Il terzo motivo, all’esame del quale occorre procedere in via prioritaria per ragioni di ordine logico, è infondato atteso che la Corte costituzionale, con la sentenza n. 113 del 2015, ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’art. 45, comma 6, del d.lgs. 30 aprile 1992,
n. 285, nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature

2

mentre la motivazione

impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano
sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura.
E’ invece fondato il secondo motivo.
Premesso che, come detto, la taratura dell’apparecchiatura di rilevazione della velocità deve essere sottoposta a taratura periodica,
deve rilevarsi che, nella specie, lo stesso Tribunale ha dato atto

di taratura dell’apparecchiatura in concreto utilizzata. Il Tribunale ha
però ritenuto di poter disattendere la detta certificazione, dando seguito alle incongruenze evidenziate dall’opponente in ordine alle modalità di effettuazione della verifica. Ha quindi ritenuto che il Comune
fosse onerato della prova che le specifiche incongruenze dedotte
dall’automobilista circa le modalità di verifica non avessero alterato il
risultato della certificazione.
In tal modo, il Tribunale non ha tenuto conto del principio per cui
“in materia di violazione delle norme del codice della strada relative ai
limiti di velocità, l’efficacia probatoria dello strumento rivelatore del
superamento di tali limiti (autovelox) opera fino a quando sia accertato, nel caso concreto, sulla base di circostanze allegate dall’opponente
e debitamente provate, il difetto di costruzione, installazione o funzionamento del dispositivo elettronico” (Cass. n. 10212 del 2005).
Principio, questo, che ovviamente, per effetto dell’intervenuta dichiarazione di illegittimità costituzionale di cui si è detto, deve oggi essere
integrato con la previsione che l’apparecchiatura utilizzata sia omologata e sottoposta alle verifiche periodiche. Ma, nella specie, è proprio
questo che è avvenuto, atteso che il certificato di taratura era esistente ed è stato depositato, come affermato dallo stesso Tribunale.
D’altra parte, in presenza di un “certificato” di taratura, del quale
non sia contestata la provenienza da soggetto abilitato
all’adempimento, non è dato al giudice di merito di spingere il proprio

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dell’avvenuto deposito, da parte del Comune di Imola, del certificato

esame sino alla verifica delle modalità con le quali la stessa taratura è
stata effettuata.
Il secondo motivo è dunque fondato.
Consegue la cassazione della sentenza impugnata, con rinvio, per
nuovo esame della causa alla luce del richiamato principio di diritto, al
Tribunale di Bologna, in persona di diverso magistrato.

spese del giudizio di cassazione.
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il primo motivo di ricorso, rigetta
il terzo e accoglie il secondo; cassa la sentenza impugnata e rinvia la
causa, anche per le spese del giudizio di legittimità, al Tribunale di
Bologna, in persona di diverso magistrato.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione
civile, il 10 novembre 2016.
Il Consigliere estensore

Il Presidente
71 ,ALL,-

Al giudice di rinvio è demandata altresì la regolamentazione delle

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