Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1835 del 28/01/2014


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 1835 Anno 2014
Presidente: CURZIO PIETRO
Relatore: MANCINO ROSSANA

ORDINANZA
sul ricorso 17134-2011 proposto da:
MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE 80185250588, in
persona del Ministro in carica, elettivamente domiciliato in ROMA,
VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA
GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope
legis;

– ricorrente contro
ALLEVI SIMONA, ARDESI MARIA CARLA, SESTI VINCENZO,
MILZANI NADIA, DORDONI SERGIO;

intimati

avverso la sentenza n. 182/2010 della CORTE D’APPELLO di
BRESCIA dell’1/04/2010, depositata il 22/06/2010;

Data pubblicazione: 28/01/2014

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
12/12/2013 dal Consigliere Relatore Dott. ROSSANA MANCINO;

è presente il P.G. in persona del Dott. MAURIZIO VELARDI.

Ric. 2011 n. 17134 sez. ML – ud. 12-12-2013
-2-

r.g.n. 17134/2011, MIUR c/Allevi Simona ed altri
oggetto: docenti a tempo determinato; congedo parentale; trattamento economico;
interpretazione art. 11 CCNL scuola 2001

Svolgimento del processo e motivi della decisione

1. La causa è stata chiamata all’adunanza in camera di consiglio del 12 dicembre 2013 ai

c.p.c.:

2. La Corte d’appello di Brescia, con sentenza del 22 giugno 2010, ha respinto il
gravame svolto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
avverso la sentenza di prime cure che aveva accolto la domanda di Allevi Simona
ed altri litisconsorti, tutti docenti con contratto a tempo determinato, per
l’accertamento del diritto alla retribuzione integrale, prevista dall’art. 11, comma
3, CCNL Comparto Scuola del 15-3-2001, nei periodi in cui avevano fruito dei
congedi parentali, per i periodi di astensione obbligatoria e facoltativa;
3.

avverso tale sentenza propone ricorso, affidato ad un unico motivo, il MIUR, con

il quale si contesta l’applicabilità dell’art. 11, comma 3, CCNL 2001, al personale
assunto con contratto a tempo determinato, rilevando che soltanto con il cail del
2003, non applicabile ratione tempo,* nella fattispecie, era stata innovata la
disciplina dei congedi di maternità con equiparazione del relativo trattamento
economico dei dipendenti a tempo determinato a quello dei dipendenti a tempo
indeterminato;
4. gli intimati non hanno resistito;
5. il ricorso è qualificabile come manifestamente infondato in adesione alla
giurisprudenza di questa Corte di legittimità che, con le sentenze nn. 17234 e
17235 del 2010, ha affermato il seguente e condiviso principio di diritto: “le
disposizioni in tema di congedi parentali di cui all’art. 11 del cali 15-3-2001 del
personale del Comparto Scuola (nella fattispecie commi 3 e 5), fatte salve, quali
condizioni di maggior favore, dal D.Lgs. n. 151 del 2001, art. 1, comma 2, vanno
interpretate nel senso che sono dirette a tutto il personale dipendente, senza
distinzione alcuna tra personale a tempo indeterminato e personale a tempo
determinato”;
6. va richiamato, pertanto, P iter argomentativo svolto con le citate sentenze nn.
17234 e 17235 del 2010, osservando che la normativa di legge vigente e già in
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sensi dell’art. 375 c.p.c. sulla base della seguente relazione redatta a norma dell’art. 380 bis

vigore all’epoca dei congedi per cui è causa (D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151, “Testo
unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e
della paternità”, che ha innovato ed in parte trasfuso la precedente disciplina del
1971, modificata ed integrata nel 1977 e nel 2000) dispone che per quanto
riguarda il congedo di maternità (ex astensione obbligatoria ai sensi della legge
1204 del 1971) “le lavoratoci hanno diritto ad un’indennità giornaliera pari all’80
per cento della retribuzione per tutto il periodo del congedo di maternità” (art.

madre lavoratrice, trascorso il periodo di congedo di maternità” ex art. 32,
comma 1, lett. a) – ex astensione facoltativa-) “è dovuta fino al terzo anno di vita
del bambino un’indennità pari al 30 per cento della retribuzione, per un periodo
massimo complessivo tra i genitori di sei mesi”;
7. lo stesso D.Lgs., all’art. 1, comma 2, stabilisce però che: “Sono fatte salve le
condizioni di maggior favore stabilite da leggi, regolamenti, contratti collettivi, e
da ogni altra disposizione”;
8. ebbene l’art. 11 (“Congedi parentali”) del cali del 15-3-2001 del Comparto Scuola
(successivo alla L. 8 marzo 2000, n. 53, ma anteriore al D.Lgs. 26 marzo 2001, n.
151), premesso che (commi 1 e 2) “Al personale dipendente si applicano le
vigenti disposizioni in materia di tutela della maternità contenute nella L. n. 1204
del 1971, come modificata ed integrata dalle L. n. 903 del 1977, e L. n. 53 del
2000”, e che “Nel presente articolo tutti i richiami alle disposizioni della L. n.
1204 del 1971, e della, L. n. 903 del 1977, si intendono riferiti al testo degli articoli
di tali leggi risultante dalle modificazioni, integrazioni e sostituzioni introdotte
dalla L. n. 53 del 2000”, al comma 3 stabilisce che: “Nel periodo di astensione
obbligatoria, ai sensi della L. n. 1204 del 1971, artt. 4 e 5, alla lavoratrice o al
lavoratore … spetta l’intera retribuzione fissa mensile nonché le quote di salario
accessorio fisse e ricorrenti che competono nei casi di malattia superiore a 15
giorni consecutivi o in caso di ricovero ospedaliero e per il successivo periodo di
convalescenza post-ricovero, secondo la disciplina di cui all’art. 23 del CCNL 4-81995” ed al comma 5, dispone che; “Nell’ambito del periodo di astensione dal
lavoro previsto dalla L. n. 1204 del 1971, art. 7, comma 1, lett. a), e successive
modificazioni e integrazioni, per le lavoratrici madri o in alternativa per i
lavoratori padri, i primi trenta giorni, computati complessivamente per entrambi i
genitori e fruibili anche in modo frazionato, non riducono le ferie, sono valutati ai
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22, comma 1), e per quanto riguarda i congedi parentali (e fra questi quello “alla

fini dell’anzianità di servizio e sono retribuiti per intero, con esclusione dei
compensi per lavoro straordinario e le indennità per prestazioni disagiate,
pericolose o dannose per la salute”;
9.

la disciplina prevista dal ccn1 del 2001 è, all’evidenza, più favorevole rispetto alla
disciplina legale (sia anteriore che successiva al d.lgs. citato), prevedendo, in
sostanza l’intera retribuzione sia per il periodo del congedo di maternità, sia per i
primi trenta giorni del periodo di congedo parentale successivo;

riferite alla disciplina legale del momento, e cioè “alle disposizioni contenute nella
L. n. 1204 del 1971, come modificata e integrata dalle L. n. 903 del 1977, e L. n.
53 del 2000”, non essendo stato ancora emanato il Testo unico in base alla delega
contenuta nell’art. 15 di quest’ultima legge, il dato letterale risulta inequivoco e
pienamente conforme con il quadro sistematico e con la comune volontà delle
parti emergente chiaramente da tutti gli elementi, nel senso affermato nella
sentenza impugnata;
11. appare evidente che il CCNL del 2001, con l’art. 11, disciplina unitariamente i
“Congedi parentali” con riferimento comune a tutto il “personale dipendente”,
attribuendo espressamente alle “lavoratrici” (ed ai “lavoratori”) il miglior
trattamento previsto, senza specificazione ne’ distinzione alcuna all’interno del
personale stesso;
12 il rilievo assume, nella specie, particolare significato proprio alla luce della

pregressa disciplina collettiva del 1995, che invece espressamente differenziava il
trattamento retributivo in materia a seconda che del congedo usufruisse il
personale dipendente a tempo indeterminato o quello con rapporto a tempo
determinato;
13. l’art. 21 del ccn1 4-8-1995 che disciplinava i “Permessi retribuiti” con riferimento

al “dipendente della scuola con contratto di lavoro a tempo indeterminato”, al
comma 7 stabiliva infatti che “alle lavoratrici madri in astensione obbligatoria dal
lavoro ai sensi della L. n. 1204 del 1971, art. 4, spetta l’intera retribuzione fissa
mensile nonché le quote di salario accessorio fisse e ricorrenti” e che “nell’ambito
del periodo complessivo di astensione facoltativa dal lavoro previsto per le
lavoratici madri o, in alternativa, per i lavoratori padri della L. n. 30 dicembre
1971, n. 1204, art. 7, comma 1, integrata dalla L. 9 dicembre 1977, n. 903, fermo
restando il trattamento economico del 30 % previsto dalla legge per il restante
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10. premesso che le parti collettive, ovviamente, alla data della stipula del cml si sono

periodo, i primi trenta giorni, fruibili anche frazionatamente, sono considerati
permessi per i quali spetta il trattamento di cui ai commi 4 e 5 (e cioè “l’intera
retribuzione esclusi i compensi per attività aggiuntive…”). Dopo il compimento
del primo anno di vita del bambino e fino al terzo anno, nei casi previsti dalla L.
n. 1204 del 1971, art. 7, comma 2, alle lavoratici madri ed ai lavoratori padri sono
concessi, con le stesse modalità gg. 30 per anno di permesso retribuito”;
14. quanto al “personale assunto a tempo determinato”, il ccn1 del 1995 all’art. 25,

tutela delle lavorataci madri e dei padri lavoratori poste dalla L. n. 1204 del 1971,
e dalla L. n. 903 del 1977″;
15. la chiara espressione letterale del CCNL del 2001 e la scomparsa della
differenziazione pregressa inducono a ritenere che le parti collettive abbiano
senz’altro voluto uniformare la disciplina dei congedi parentali con riferimento sia
al personale a tempo indeterminato sia a quello a tempo determinato;
16. in senso contrario non può invocarsi il richiamo all’art. 23 del CCNL del 1995
contenuto nell’art. 11, comma 3, del CCNL del 2001, trattandosi di rinvio diretto
semplicemente a determinare l’entità del trattamento retributivo, spettante a tutto
il “personale dipendente”, precedentemente spettante soltanto al personale “con
contratto a tempo indeterminato”;
/7 del resto, significativamente l’art. 11 del CCNL del 2001 non contiene alcun
rinvio all’art. 25 del CCNL del 1995;
18.

parimenti non può assumere alcun significato contrario neppure il richiamo
all’art. 26 del CCNL del 1995 contenuto nell’art. 17 del CCNL del 2001 (“Le
disposizioni di cui all’art. 26 del CCNL 4-8-1995 in materia di infortunio sul
lavoro e malattie dovute a causa di servizio, in quanto dirette alla generalità del
personale della scuola, si applicano anche ai dipendenti con contratto a tempo
determinato, nei limiti della durata della nomina”), considerato che la disciplina
degli infortuni sul lavoro e delle malattie dovute a causa di servizio, nel cali del
1995 non prevedeva alcuna differenziazione tra personale a tempo indeterminato
e a tempo determinato, le parti nel 2001 hanno inteso distinguere e chiarire, sul
piano applicativo, che la tutela contrattuale (intera retribuzione lino alla
guarigione clinica e garanzia della conservazione del posto di lavoro), nel caso di
personale a tempo determinato, viene a cessare allo scadere del termine;

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comma 16, prevedeva semplicemente che allo stesso “si applicano le norme per la

19. tale esigenza, invece, non ricorreva affatto nel caso della maternità e dei congedi
parentali, giacché il ccnl del 1995 al riguardo prevedeva una disciplina
differenziata, mentre l’art. 11 del ccn1 del 2001 contiene una regolamentazione
innovativa e complessiva del trattamento economico della maternità e dei congedi
parentali, che ha parificato le due categorie di personale, l’art. 17 dello stesso ccril
si limita a chiarire che le disposizioni pregresse, in materia di infortunio sul lavoro
e malattie dovute a causa di servizio (già “dirette alla generalità del personale della

di durata della nomina”;
20. parimenti inconcludente è, infine, l’argomento fondato sulla previsione dell’art. 19
comma 14 del successivo cali del 2003 (che recita: “Al personale di cui al
presente articolo (a tempo determinato) si applicano le disposizioni relative ai
congedi parentali come disciplinati dall’art. 12”) trattandosi di previsione che,
senza smentire quanto già previsto dall’art. 11 del ccn1 del 2001, al pari di altre in
materia di “ferie, permessi ed assenze del personale assunto a tempo
determinato” contenute nello stesso art. 19, assume, infatti, il significato di una
semplice “precisazione” (vedi in tal senso anche il medesimo art. 19, comma 1)
esplicitata dalle parti collettive al fine di rendere indiscutibile la loro volontà.
21. Sono seguite le rituali comunicazione e notifica della suddetta relazione,
unitamente al decreto di fissazione della presente udienza in Camera di consiglio.
22. Il Collegio condivide il contenuto della relazione, ritenendo manifestamente
infondato il ricorso che va, pertanto, rigettato.
23. Non si provvede alla regolamentazione delle spese per non aver le parti intimate
svolto attività difensiva

P. Q.M.

La Corte rigetta il ricorso ; nulla spese.

Così deciso in Roma il 12 dicembre 2013
DEPOSITATO IN CANCELLERIA

scuola”) si applicano ai dipendenti con contratto a tempo determinato “nei limiti

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