Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18338 del 12/07/2018


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Civile Sent. Sez. 3 Num. 18338 Anno 2018
Presidente: VIVALDI ROBERTA
Relatore: OLIVIERI STEFANO

SENTENZA

sul ricorso 19559-2016 proposto da:
MEDINA MONICA, considerata domiciliata ex lege in
ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI
CASSAZIONE, rappresentata e difesa dagli avvocati
ANNA MARIA SCRIMA, MARCO BATTAGLIA, LUIGI MANDRONE
giusta procura a margine del ricorso;
– ricorrente contro

SICURITALIA SPA, in persona del Presidente del C.d.A.
nonché

legale

rappresentante

pro-tempore

Dott.

LORENZO MINAllATO, elettivamente domiciliata in ROMA,

1

Data pubblicazione: 12/07/2018

VIA ACHILLE PAPA 21, presso lo studio dell’avvocato
RODOLFO GAMBERINI MONGENET, che la rappresenta e
difende unitamente all’avvocato ANTONIO GALASSO
giusta procura in calce al controricorso;
– controricorrente

di MILANO, depositata il 19/02/2016;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 03/05/2018 dal Consigliere Dott. STEFANO
OLIVIERI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. ALBERTO CARDINO che ha concluso per
l’accoglimento dei motivi 2 e 3;
udito l’Avvocato PAOLO BATTAGLIA per delega;
udito l’Avvocato RODOLFO GAMBERINI MONGENET;

2

avverso la sentenza n. 635/2016 della CORTE D’APPELLO

Fatti di causa

La Corte d’appello Milano con sentenza 19.2.2016 n. 635, in parziale riforma della
decisione di prime cure, riconosceva l’istituto di vigilanza Sicuritalia s.p.a. responsabile
del danno subito da Monica Medina, titolare di un esercizio commerciale di tabaccheria,
a causa del furto perpetrato da ignoti nel locale, non avendo la società diligentemente

imponeva, in caso di segnalazione di allarme, di effettuare un accurata ispezione del
locale che nella specie presentava evidenti segni esteriori di effrazione della saracinesca,
della finestra sul retro e di alcune grate collocate nel muro perimetrale.
Riformava tuttavia la decisione di prime cure limitatamente al “quantum” risarcibile,
ritenendo doversi applicare l’art. 17 delle Condizioni generali di contratto che prevedeva
la limitazione dell’ammontare del danno risarcibile in misura pari alla rata mensile del
corrispettivo (ammontante ad E 48,59 oltre accessori), giustificandosi tale clausola
penale con il modesto importo del corrispettivo del servizio e con la difficoltà per le parti
contraenti di predeterminare la entità dell’obbligo risarcitorio, e comunque dovendo
ritenersi tardivamente formulata dalla Medina la eccezione di nullità della clausola.
Aggiungeva la Corte territoriale che, in ogni caso, la danneggiata non aveva fornito
idonea prova della liquidazione del “quantum” in relazione all’effettivo danno patito a
causa del furto.
La sentenza di appello, notificata alla parte in forma esecutiva ex art. 480 c.p.c., veniva
impugnata per cassazione da Monica Medina con tre motivi.
Resiste con controricorso, illustrato da memoria ex art. 378 c.p.c., Sicuritalia s.p.a..
Ragioni della decisione
Primo motivo: violazione e falsa applicazione degli arti’. 112 c.p.c. , 329 e 342 c.p.c. e
dell’ari’. 2909 c.c. in relazione all’art. 360co1 n. 4 c.p.c.

Sostiene la ricorrente che la statuizione del primo giudice in ordine al quantum,
liquidato con criterio equitativo puro, non aveva costituito oggetto di specifico motivo di
3
RG n. 19559/2016
ric. Medina Monica c/ SICURITALIA s.p.a.

Co
est.
Stefo IXivieri

adempiuto alle obbligazioni del contratto di servizio stipulato con la Medina che

gravame da parte dell’appellante società di vigilanza, e dunque doveva ritenersi passata
in giudicato interno, con conseguente illegittimità della pronuncia del secondo giudice
che aveva ritenuto non provato il danno, riconoscendo dovuta soltanto la somma prevista
nella clausola penale.
Il motivo è infondato.

risulta che la società di vigilanza aveva impugnato la decisione di “prime cure” in
relazione a tutti i capi di sentenza, avendo richiesto al Giudice di secondo grado di
“rigettare tutte le domande ex adverso formulate, poiché infondate in fatto e diritto” e di
“condannare conseguentemente l’appellata a restituire la somma pari ad E 14.897,00
oltre interessi…”, e soltanto in via subordinata avendo chiesto di mantenere la
liquidazione del danno nei limiti della clausola penale. Pertanto la impugnazione della
società di vigilanza ha investito “in toto” la decisione di prime cure, non trovando,
quindi, conferma la censura per “error in procedendo” nella parte di atto trascritto nel
ricorso. Laddove se la parte ricorrente avesse, invece, inteso criticare la decisione
impugnata per non aver valutata la aspecificità dei motivi di gravame, come illustrati
nell’atto di appello in punto di liquidazione del “quantum”, ovvero avesse inteso dedurre
che la impugnazione da parte di Sicuritalia s.p.a. era rivolta esclusivamente alla
statuizione che accertava la responsabilità per inadempimento contrattuale, bene avrebbe
allora dovuto assolvere compiutamente al prescritto requisito di specificità di cui all’art.
366, comma 1, n. 4 e 6, c.p.c., atteso che il vizio di ultrapetizione, per violazione dell’art.
112 c.p.c., non deve essere soltanto allegato ma, trattandosi di nullità non rilevabile “ex
officio”, deve essere formulato in modo da dare contezza alla Corte -che in tal caso è
anche giudice del fatto- di tutti gli elementi individuanti e caratterizzanti il

“fallo

pr, ilc” di cui si richiede il riesame e, quindi, affinchè il motivo sia ammissibile
deve contenere, per il principio di specificità, tutte le precisazioni e i riferimenti
necessari ad individuare la dedotta violazione processuale (cfr. Corte cass. Sez. 5,

4
RG n. 19559/2016
ric. Medina Monica c/ S1CURITALIA s.p.a.

Stefa

est.
ivieri

Dalle conclusioni dell’atto di appello, trascritte alla pag. 5-6 del ricorso per cassazione,

Sentenza n. 1170 del 23/01/2004; id. Sez. U, Sentenza n. 8077 del 22/05/2012; id. Sez.
1 – , Sentenza n. 2771 del 02/02/2017).
Secondo motivo: violazione e falsa applicazione dell ‘ari’. 1229 c.c. in relazione all’art.
360co1 n. 3 c.p.c..
Terzo motivo: violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. e dell’art. 345co2

I motivi contestano la decisione della Corte territoriale nella parte in cui ha ritenuto
tardiva la eccezione di nullità della clausola penale -in quanto asseritamente nulla per
violazione dell’art. 1229 c.c.- che era stata proposta nella comparsa conclusionale di
primo grado e riproposta nella comparsa di costituzione in grado di appello, atteso che
tale nullità era comunque rilevabile “ex officio”.
La prima parte della censura (secondo motivo) e la censura dedotta con il terzo motivo
sono inammissibili in quanto si contesta un vizio di “error in procedendo” che non ha
prodotto alcun pregiudizio al diritto di difesa della parte.
La Corte territoriale, pur essendo incorsa in errore, avendo ritenuto applicabili le
preclusioni relative alla definizione del “thema decidendum” formatesi al termine della
fase di trattazione della causa ex art. 183 c.p.c. ed avendo rilevato la inammissibilità per
tardività della eccezione di nullità della clausola (in quanto formulata soltanto in sede di
memoria conclusionale illustrativa depositata ai sensi dell’art. 281 quinquies c.p.c., e non
proponibile in grado di appello, incontrando il divieto dell’art. 345, comma 2, c.p.c.), non

considerando, invece, che al Giudice è sempre consentito il rilievo “ex officio” di una
nullità negoziale – sotto qualsiasi profilo ed anche ove sia configurabile una nullità
speciale o “di protezione” – in tutte le ipotesi di impugnativa negoziale (adempimento,
risoluzione per qualsiasi motivo, annullamento, rescissione), senza, per ciò solo, negarsi
la diversità strutturale di queste ultime sul piano sostanziale, poichè tali azioni sono
disciplinate da un complesso normativo autonomo ed omogeneo, affatto incompatibile,
strutturalmente e funzionalmente, con la diversa dimensione della nullità contrattuale
(cfr. Corte cass. Sez. U, Sentenza n. 26242 del 12/12/2014; id. Sez. 3, Sentenza n. 12996 del
5
RG n. 19559/2016
ric. Medina Monica c/ SICURITALIA s.p.a.

C
Stef

st.
ivieri

c.p.c. in relazione all’art. 360co1 n. 4 c.p.c..

23/06/2016; id. Sez. 2 – , Sentenza n. 27516 del 30/12/2016), è venuta, infatti, poi ad esaminare

nel merito la questione della invalidità della clausola penale ex art. 1382 c.c., prospettata
in termini di elusione del divieto di limitazione preventiva di responsabilità “ex
contractu” anche nei casi di dolo o colpa grave ex art. 1229, comma 1, c.c., pervenendo
ad escludere il vizio di nullità, in quanto la tesi difensiva della Medina “si appalesava
priva di agganci letterali e/o normativi”, ed inoltre la pattuizione preventiva, volta a

lato sussistendo una obiettiva proporzionalità tra la misura del “quantum” e l’importo
particolarmente modesto del corrispettivo del servizio, dall’altro evidenziandosi la
comune esigenza delle parti contraenti di evitare preventivamente eventuali discussioni e
contestazioni in caso di inadempimento attesa la difficoltà di “identificare gli effetti
dell’eventuale furto”.

Fondato deve ritenersi invece il secondo motivo con il quale si impugna l’errore di
diritto commesso dalla Corte d’appello nella mancata applicazione alla fattispecie
concreta dell’art. 1229 c.c..
Questa Corte ha infatti precisato che la irrisorietà del risarcimento del danno pattuito
preventivamente sotto forma di clausola penale viene a costituire elemento sintomatico
dell’aggiramento del divieto di limitazione di responsabilità stabilito dall’art. 1229,
comma 1, c.c. (cfr. Corte cass. Sez. 3, Sentenza n. 7061 del 28/07/1997, richiamata dalla
ricorrente. Ma Vedi anche Corte cass. Sez. 3 Sentenza 20.6.2014 n. 14084).
Nella specie la clausola contrattuale disponeva che “L’Istituto non presta alcuna
garanzia né si assume alcune responsabilità per eventuali furti, danni ed in genere
pregiudizi subiti dall’Utente… Nel caso di comprovato inadempimento
nell’esecuzione del servizio e di comprovata riferibilità dei danni a tale inadempimento,
l’istituto sarà tenuto unicamente a versare all’Utente, a titolo di penale fissa, una
somma pari ad una mensilità del canone in corso. E’ esclusa pertanto ogni risarcibilità
di eventuale danno ulteriore subito dall’Utente”.

Orbene dalla lettura della clausola

emerge inequivocamente che, non soltanto viene delimitato quantitativamente
6
RG n. 19559/2016
ric. Medina Monica c/ SICURITALIA s.p.a.

Cons est.
ivieri
Stefan

limitare il “quantum” risarcibile, si giustificava nell’interesse comune delle parti, da un

l’ammontare del danno patrimoniale risarcibile, cagionato dal mancato od inesatto
adempimento della prestazione di vigilanza, ma nella parte in cui la clausola prevede che
“l’Istituto non assume.., alcuna responsabilità per eventuali furti” (dovendo intendersi
quindi estesa la esclusione, in difetto di alcuna diversa indicazione, anche alle ipotesi di
responsabilità per dolo o colpa grave), evidenzia la volontà della società di vigilanza di

interrompere proprio il nesso funzionale -sul quale è fondato l’interesse dedotto in
contratto del committente- tra la corretta esecuzione del servizio e la prevenzione della
commissione di furti ai danni del cliente.
Così formulata, nella combinazione di entrambi gli elementi indicati (quello
sintomatico della limitazione del danno risarcibile ad importo del tutto irrisorio rispetto
dal danno patrimoniale verificatosi; quello della estensione della limitazione dalla
misura del “quantum” alla integrale responsabilità per inadempimento ex artt. 1218 e
1229 c.c.), la clausola in questione deve ritenersi inficiata dal vizio di nullità per
violazione della norma imperativa di cui all’art. 1229, comma 1, c.c.
In conseguenza il ricorso trova accoglimento quanto al secondo motivo (infondati gli
altri motivi), la sentenza impugnata va cassata in relazione al motivo accolto con rinvio
della causa alla Corte d’appello di Milano, in altra composizione, che provvederà a
rinnovare il giudizio, nonché a liquidare anche le spese del giudizio di legittimità.
P.Q.M.

accoglie il secondo motivo di ricorso; rigetta il primo ed il terzo motivo di ricorso; cassa
la sentenza in relazione al motivo accolto; rinvia alla Corte di appello di Milano in
diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di
legittimità.
Così deciso in Roma il 03/05 /2018

sottrarsi a qualsiasi responsabilità per i danni derivanti da furto con ciò venendo ad

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