Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18328 del 07/09/2011

Cassazione civile sez. lav., 07/09/2011, (ud. 12/07/2011, dep. 07/09/2011), n.18328

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. DE RENZIS Alessandro – Consigliere –

Dott. LA TERZA Maura – Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. IANNIELLO Antonio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 4832/2010 proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE (OMISSIS) in

persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso

l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli

avvocati RICCIO Alessandro, VALENTE NICOLA, PULLI CLEMENTINA, giusta

procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

G.S. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in

ROMA, LARGO MESSICO 7, presso lo studio dell’avvocato PUGLIANO Pier

Paolo Salvatore, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato

SIRIANNI DOMENICO, giusta procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 134/2009 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO

del 12.2.09, depositata il 02/03/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

12/07/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO IANNIELLO;

udito per il ricorrente l’Avvocato Carla d’Aloisio (per delega avv.

Alessandro Riccio) che si riporta ai motivi del ricorso;

udito per la controricorrente l’Avvocato Lorenzo Grisostomi

Travaglini (per delega avv. Pier Paolo Salvatore Pugliano) che si

riporta agli scritti.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. PIETRO GAETA

che nulla osserva rispetto alla relazione scritta.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

La causa è stata chiamata alla odierna adunanza in Camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., sulla base della seguente relazione redatta a norma dell’art. 380-bis c.p.c.:

“Con ricorso consegnato all’ufficiale giudiziario per la notifica il 22 febbraio 2010, l’INPS chiede, con tre motivi, la cassazione della sentenza depositata il 2 marzo 2009, con la quale la Corte d’appello di Catanzaro ha respinto il suo appello avverso la decisione di primo grado che lo aveva condannato a pagare a G.S. l’assegno di invalidità di cui alla L. n. 118 del 1971, art. 13, con decorrenza dal primo giorno successivo alla presentazione della domanda in via amministrativa.

I motivi di ricorso attengono a:

1 – la violazione degli artt. 414, 416, 420 e 437 c.p.c., art. 2697 c.c., L. n. 118 del 1971, artt. 12 e 13, per avere riconosciuto il diritto azionato nonostante la ricorrente avesse dedotto e provato il requisito dell’incollocamento al lavoro unicamente nel corso del giudizio di primo grado;

2 e 3 – la violazione della L. n. 118 del 1971, artt. 12 e 13 e il vizio di motivazione per avere fatto decorrere l’assegno dal primo giorno del mese successivo a quello della presentazione della domanda in via amministrativa, anzichè con riferimento alla data successiva del perfezionamento del requisito dell’incollocamento al lavoro.

L’intimata resiste alle domande con rituale controricorso.

Il procedimento, in quanto promosso con ricorso avverso una sentenza depositata successivamente alla data di entrata in vigore del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, e antecedentemente alla data di entrata in vigore della L. 18 giugno 2009, n. 69, è regolato dall’art. 360 c.p.c., e segg., con le modifiche e integrazioni apportate dal D.Lgs. citato.

Il ricorso è inammissibile nel primo motivo e manifestamente fondato nel secondo (assorbito il terzo) e va pertanto trattato in camera di consiglio per essere accolto nei limiti di risulta.

Va anzitutto sgombrato il campo dalla deduzione di inammissibilità del ricorso per non idoneità dei quesiti di diritto di cui ai primi due motivi.

La deduzione è infatti del tutto generica, esprimendosi nella citazione delle massime di alcune sentenze di questa Corte, senza un puntuale, specifico riferimento ai quesiti formulati dal ricorrente.

Del resto, se con Cass. 29 aprile 2008 n. 1906, citata, tra le altre, dalla controricorrente, il quesito di diritto deve essere formulato in modo tale che la Corte di cassazione possa rispondere con un semplice si o no, nel caso in esame la semplice risposta data con un si o con un no ai quesiti proposti è tale da esprimere un preciso principio di diritto e insieme affrontare e risolvere il thema deciderteli proposto.

Il ricorso è peraltro inammissibile nel primo motivo per la diversa ragione (anch’essa dedotta all’interno della farraginosa esposizione del controricorso) che la relativa censura appare tardiva, in quanto proposta per la prima volta in questo giudizio di cassazione.

Di essa non vi è infatti traccia nella parte espositiva e nella motivazione della sentenza impugnata e il ricorrente non deduce in questa sede di averla proposta con l’atto di appello.

Il secondo motivo è viceversa manifestamente fondato, risultando dalla stessa sentenza impugnata che l’atto che certifica l’incollocamento da quel momento dell’assistita è del 24 giugno 2005, data successiva a quella della presentazione della domanda in via amministrativa.

E poichè sulla base della uniforme giurisprudenza di questa Corte in tema di invalidità pensionabile ai sensi della L. n. 118 del 1971, le prestazioni assistenziali decorrono dal primo giorno del mese successivo a quello in cui, unitamente al requisito sanitario, si realizza quello dell’incollocamento al lavoro (cfr. ad es. Cass. 2 dicembre 2003 n. 18403), nel caso in esame tale coincidenza si è pacificamente realizzata il 24 giugno 2005, successivamente alla data della presentazione della domanda in via amministrativa.

Infine resta assorbito nella censura di violazione di legge di cui al secondo motivo l’ultimo motivo, attinente un preteso vizio di motivazione al riguardo (arg. ex art. 284 c.p.c., u.c.)”.

E’ seguita la rituale notifica della suddetta relazione, unitamente all’avviso della data della presente udienza in Camera di consiglio.

Il Collegio condivide il contenuto della relazione, con conseguente accoglimento della seconda parte del ricorso. Non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa va decisa nel merito, precisando unicamente che la decorrenza del beneficio va stabilita alla data della realizzazione dei requisiti, ove successiva a quella della domanda svolta in via amministrativa e quindi nel caso in esame al 24 giugno 2005.

Quanto al regolamento delle spese dell’intero giudizio, si ritiene di di-sporne l’intergale compensazione, atteso l’esito della lite che ha visto la parziale soccombenza di ambedue le parti (l’INPS per la deduzione di infondatezza della domanda e la G. per la decorrenza anticipata alla data della presentazione della domanda in via amministrativa).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il primo motivo di ricorso, accoglie il secondo, assorbito il terzo; cassa corrispondentemente la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, determina nel giorno 24 giugno 2005 la decorrenza della prestazione; compensa le spese dell’intero processo.

Così deciso in Roma, il 12 luglio 2011.

Depositato in Cancelleria il 7 settembre 2011

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