Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18295 del 03/09/2020

Cassazione civile sez. II, 03/09/2020, (ud. 06/02/2020, dep. 03/09/2020), n.18295

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. ORICCHIO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19378-2019 proposto da:

C.M., rappresentato e difeso dall’avvocato FRANCESCO GIAMPA’;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE CROTONE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 2150/2018 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 07/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

06/02/2020 dal Consigliere Dott. ANTONIO ORICCHIO;

 

Fatto

RILEVATO

che:

è stata impugnata da C.M. la sentenza n. 2150/2018 della Corte di Appello di Catanzaro con ricorso fondato su due motivi e non resistito con controricorso dalla parte intimata.

Per una migliore comprensione della fattispecie in giudizio va riepilogato, in breve e tenuto conto del tipo di decisione da adottare, quanto segue.

L’odierna parte ricorrente chiedeva, come da atti, alla competente Commissione Territoriale il riconoscimento della protezione internazionale.

La domanda veniva rigettata.

Impugnata la decisione della detta Commissione con successivo ricorso, quest’ultimo veniva rigettato con provvedimento del Tribunale di Catanzaro in data 6.10.2016.

All’esito dell’interposto appello avverso la decisione del Tribunale stesso, l’adita Corte di Appello, con la sentenza oggetto del ricorso, rigettava il proposto gravame.

Il ricorso viene deciso ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c. con ordinanza in camera di consiglio non ricorrendo l’ipotesi di particolare rilevanza delle questioni in ordine alle quali la Corte deve pronunciare.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.- Con il primo motivo del ricorso si censura il vizio di violazione e falsa applicazione – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) – del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 14 e 17 nonchè omesso esame di fatti decisivi per il giudizio, nonchè – ancora – vizio di violazione di legge e nullità della sentenza per falsa ed apparente motivazione.

Pur nel contesto di doglianze articolantesi in inammissibili plurime censure di differente natura cumulativamente svolte deve evidenziarsi l’infondatezza delle ragioni poste a base del motivo.

In sostanza il ricorrente lamenta il fatto che la Corte territoriale abbia “imposto incidentalmente al ricorrente l’onere, per ottenere la protezione sussidiaria, di dedurre l’esistenza di un pericolo concreto”.

Tuttavia i Giudici del merito (in primo ed in secondo grado) hanno basato la decisione sul fatto che, all’esito della svolta corretta valutazione in fatto loro incombente, quelle del ricorrente “erano dichiarazioni inverosimili confermando i dubbi sulla genuinità delle stesse espressi dalla Commissione territoriale nel decreto di diniego”.

Sentenza oggi impugnata, peraltro, ha – con ampia motivazione. Dato ampiamente atto del suo decisum affrontando specificamente ogni aspetto in punto di fatto della controversia (condizioni del paese di origine, emergenze istruttorie ostative al riconoscimento dello status di rifugiato ed alla effettiva ricorrenza di ipotesi idonee alla concessione del beneficio della protezione sussidiaria e di quella umanitaria).

Il motivo è, quindi, infondato e va respinto.

2.- Con il secondo motivo del ricorso si deduce, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3 il vizio di violazione di norme di legge, in particolare il vizio di violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4.

Il motivo attiene, più specificamente, alla pretesa sussistenza dei requisiti per il riconoscimento della protezione ex art. 10 Cost., comma 3.

Il motivo, in virtù della corretta ed ampia motivazione con cui i giudici di merito hanno disatteso l’istanza del ricorrente, è infondato per lo stesso ordine di ragioni innanzi già esposte sub 1.

Il motivo va, pertanto, respinto al pari di quello in precedenza esaminato.

3.- Il ricorso deve, dunque, essere rigettato.

4.- Nulla va statuito quanto alle spese stante la mancata costituzione della parte intimata.

5.- Sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 bis, se dovuto, non risultando il ricorrente ammesso in via definitiva al beneficio del gratuito patrocinio a spese dello Stato.

PQM

LA CORTE

rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 6 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 3 settembre 2020

 

 

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