Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18284 del 19/09/2016


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Cassazione civile sez. II, 19/09/2016, (ud. 21/04/2016, dep. 19/09/2016), n.18284

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MATERA Lina – Presidente –

Dott. MANNA Felice – rel. Consigliere –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 619/2012 proposto da:

C.M., (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA DEI COLLI PORTUENSI 187, presso la Dott.ssa DORA FURNO

GUERRIERO, rappresentata e difesa dagli avvocati ERNESTO FURNO, ERIK

FURNO;

– ricorrente –

contro

CA.MA. (OMISSIS), B.M. (OMISSIS),

CO.RA. (OMISSIS) e per essa gli eredi L.V. (OMISSIS),

L.S. (OMISSIS), L.R. (OMISSIS), elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA DELLE MILIZIE 22, presso lo studio

dell’avvocato ANDREA RICCIO, rappresentati e difesi dall’avvocato

INNOCENZO MILITERNI con procura speciale notarile n. 1669 del

19/4/2016;

A.C.M.A. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIALE DELLE MILIZIE 22, presso lo studio dell’avvocato ANDREA

RICCIO, rappresentato e difeso dall’avvocato INNOCENZO MILITERNI;

– controricorrenti –

e contro

c.a., M.S., L.C.,

L.M.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1349/2011 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 21/04/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

21/04/2016 dal Consigliere Dott. FELICE MANNA;

udito l’Avvocato FORNO Erik, difensore della ricorrente che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso e delle difese esposte;

udito l’Avvocato MILITERNI Innocenzo, difensore della Sig.ra

A.C. e di B.M. + altri con procura notarile, che ha

chiesto il rigetto del ricorso (l’Avvocato PELLECCHIA è deceduto ed

è stato sostituito dall’Avvocato MILITERNI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CERONI Francesca, che ha concluso per l’inammissibilità subordine

rigettO del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

C.M., promissaria acquirente della proprietà piena di un fondo rustico in (OMISSIS), per il prezzo di 950 milioni del vecchio conio, giusta preliminare di vendita del (OMISSIS), agiva ai sensi dell’art. 2932 c.c., innanzi al Tribunale di Napoli nei confronti di A.C.M.A., promittente venditrice.

Quest’ultima, avendo nel frattempo alienato con atto per notaio F. del (OMISSIS) il medesimo bene agli affittuari, che avevano esercitato la prelazione agraria L. n. 590 del 1965, ex art. 8, conveniva a sua volta l’attrice innanzi al medesimo Tribunale per fosse accertata l’offerta reale della caparra di Lire 200 milioni.

Riunite le due cause e chiamati in giudizio i titolari del diritto di prelazione, B.M., c.a., Ca.Ma., M.S. e Co.Ra., nonchè L.C., V., M., S., R. e L., il Tribunale dichiarava validamente esercitata la prelazione agraria da B.M., L.L., Co.Ra. e Ca.Ma., verificata la condizione risolutiva del preliminare (OMISSIS) per effetto della prelazione stessa ed efficacemente effettuata dalla A.C.M. l’offerta reale e il deposito della somma corrispondente alla caparra.

L’appello proposto da C.M. era respinto dalla Corte distrettuale napoletana con sentenza n. 1349/11. Osservava detta Corte d’appello che la doglianza circa la nullità della citazione, di cui il Tribunale aveva disposto la rinnovazione per mancata indicazione del nome della convenuta C.M. (indicata solo col cognome), era inammissibile essendo stato rinnovato regolarmente l’atto, di guisa che ove pure la prima citazione fosse stata ritenuta valida nessuna conseguenza si sarebbe prodotta sulla decisione; che la prelazione agraria poteva essere esercitata con qualsiasi atto scritto, incluso un fax, indipendentemente dal fatto che non vi fosse collegamento tra la ricezione di esso e il domicilio della venditrice, che ne aveva confermato la ricezione in data 30.12.1998; che tale prelazione era stata esercitata validamente in quanto il contratto preliminare era stato sottoposto a condizione risolutiva ove la prelazione, come nella specie, fosse stata esercitata anche da uno solo degli affittuari purchè per l’intero fondo, sicchè era escluso che dovesse esservi coincidenza tra la porzione del terreno detenuta in affitto da ciascun affittuario e quella oggetto della prelazione, nello specifico esercitata congiuntamente e per l’intero da B.M., L.L. e Ca.Ma.; che, quanto alla prova dei requisiti del diritto alla prelazione, la doglianza circa la qualità di coltivatori diretti era generica, mentre per quanto concerneva la prova della mancata alienazione di fondi agricoli nel biennio, l’attrice non aveva contestato specificamente ai sensi dell’art. 167 c.p.c., la correlata dichiarazione resa dagli affittuari nell’atto pubblico di vendita; mancata contestazione che, proseguiva la Corte territoriale, comportava l’inversione dell’onere della prova; che, pertanto, data la prevalenza del trasferimento di proprietà, restava “assorbito” il gravame sulla convalida dell’offerta reale; e che, infine, l’appellante pur domandando l’accoglimento di tutte le proprie istanze, nulla aveva dedotto in merito alle ragioni in base alle quali il Tribunale aveva respinto la domanda di riscatto proposta dalla C., onde il giudicato interno reiettivo sul punto.

Per la cassazione di tale sentenza C.M. propone ricorso, affidato a sei motivi.

Resiste con controricorso A.C.M.A..

B.M., Ca.Ma. e L.S., V. e R., questi ultimi quali eredi di Co.Ra., hanno depositato una memoria di costituzione con procura a margine.

Dette parti hanno depositato memoria.

Sono rimasti intimati c.a., M.S. e L.C. e M., eredi di L.L..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – Preliminarmente va rilevata l’inammissibilità della “memoria di costituzione di nuovo difensore” depositata in data 15.4.2016 in favore di B.M., Ca.Ma. e di L.S., V. e R., quali eredi di Co.Ra., per difetto di valida procura speciale anteriore o coeva a tale atto, non essendo idonea quella appostavi a margine.

Nel testo risultante dalla modifica di cui alla L. n. 69 del 2009, art. 45, comma 9, l’art. 83 c.p.c., comma 3, stabilisce che la procura speciale può essere apposta anche in calce o a margine della memoria di nomina del nuovo difensore, in aggiunta o in sostituzione del difensore originariamente designato. Tale norma è applicabile, però, in base all’art. 58 stessa legge, ai giudizi instaurati dopo la data dell’entrata in vigore delle medesima L. n. 69 del 2009; e dunque non è applicabile al giudizio in esame, iniziato con citazione notificata nel 1999 (sull’interpretazione di tale ultima disposizione, nel senso che i giudizi instaurati corrispondono alle cause iniziate in primo grado prima dell’entrata in vigore della legge n. 69/09, v. Cass. nn. 2684/16, 15030/15, 6784/12 e 6007/12).

Oltre a ciò, va rimarcato che in tanto è ammessa ai fini dell’art. 83 c.p.c., una memoria di “nuova” costituzione in quanto la medesima parte si sia già costituita con ricorso o controricorso, a nulla rilevando la costituzione nel precedente grado di merito. E ciò non è avvenuto nella specie, in cui le suddette parti non hanno notificato alcun previo controricorso.

Infine, neppure la memoria ex art. 378 c.p.c., di dette parti (salvo per quanto concerne la posizione processuale della A.C.M., controricorrente, cui detto atto è stato reso comune) avrebbe potuto essere depositata (v. l’art. 370 c.p.c., comma 1, in base al quale in mancanza di notifica del controricorso la parte intimata non può presentare memorie).

Legittima, ne consegue, è la sola partecipazione alla discussione, in virtù della procura speciale notarile rilasciata in data (19.4.2016) successiva ai predetti atti.

2. – Il primo motivo denuncia la violazione o falsa applicazione degli artt. 163 e 164 c.p.c., in connessione con l’omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione su di un “punto” (recte, fatto) decisivo, in relazione dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5. Sostiene parte ricorrente che la prima citazione, notificata il 22.3.1999 e trascritta il 24.3.1999, era valida nonostante la mancanza del nome della convenuta, identificata correttamente tramite il cognome, la data e il luogo di nascita e il numero di codice fiscale. Pertanto, rispetto all’ano di vendita per notaio F. del (OMISSIS) stipulato tra la A.C.M. e gli affittuari si era già prodotta la prenotazione degli effetti della domanda giudiziale volta all’emissione di sentenza ex art. 2932 c.c..

2.1. – Il motivo è inammissibile per difetto d’interesse.

La domanda di pronuncia costitutiva ai sensi dell’art. 2932 c.c., è stata respinta non perchè i suoi effetti siano stati prenotati in ritardo rispetto ad una contrapposta domanda dei terzi acquirenti dalla medesima autrice, secondo il criterio di priorità che risolve il conflitto fra terzi aventi causa dal medesimo autore, ma in quanto il contratto preliminare è stato ritenuto inefficace tra le medesime parti contraenti, che per definizione terze tra loro non sono.

Il motivo, pertanto, ascrive alla tempestiva trascrizione della domanda giudiziale un’efficacia che questa non possiede nella specie e che non vale a risolvere la controversia. Pacifico che il preliminare di vendita tra l’odierna ricorrente e la A.C.M. fosse subordinato al mancato esercizio della prelazione L. n. 590 del 1965, ex art. 8, è controverso che quest’ultima sia stata manifestata dagli affittuari in modo efficiente. Ed è solo dalla soluzione fornita a tale quesito che dipende la decisione di merito.

3. – Il seconde motivo espone la violazione della L. n. 590 del 1965, art. 8, art. 1326 c.c., artt. 112, 113 e 115 c.p.c.. L’accettazione da parte degli affittuari dell’offerta preliminare di vendita è atto la cui necessaria ricezione deve essere provata, sostiene parte ricorrente, da chi intende avvalersene. Nel caso in esame, il fax contenente l’accettazione fu spedito in un ufficio e in un luogo ignoto, diverso dal domicilio della promittente venditrice, quale indicato nel contratto preliminare (via (OMISSIS)); nè la firma vergata dalla A.C.M. sul fax dimostra alcunchè, potendo essere stata apposta in epoca successiva alla scadenza del termine e subito prima della costituzione in giudizio.

3.1. – Il motivo è infondato, anche se per ragioni che vanno meglio precisate facendo uso del potere correttivo di cui all’art. 384 c.p.c., u.c..

3.1.1. – La Corte territoriale non ha negato il carattere recettizio dell’accettazione della proposta di preliminare di vendita, ma ha escluso che la L. n. 590 del 1965, art. 8, fissi oltre al termine anche il luogo di ricezione.

Ciò non è del tutto esatto (almeno per come formulato dalla Corte partenopea), nel senso che detta norma ricade pur sempre sotto l’imperio dell’art. 1335 c.c., il quale a sua volta ricollega la presunzione di conoscenza della dichiarazione da parte del destinatario proprio al luogo di ricezione, che qualifica come indirizzo. E’ semmai quest’ultima nozione a dover essere intesa in senso ampio quale recapito idoneo a ricevere la comunicazione, includendo in esso qualsiasi luogo che, in base ad un criterio di collegamento ordinario (dimora o domicilio) o di normale frequenza (luogo di esplicazione di un’attività lavorativa) o per preventiva comunicazione o pattuizione dell’interessato, risulti in concreto nella sfera di dominio o controllo del destinatario (v. Cass. nn. 773/03, 18272/02, 10564/98, 6471/87 e 4083/78). E dunque, nel caso di comunicazione a mezzo telefax, una volta dimostrato l’avvenuto corretto inoltro del documento al numero corrispondente a quello del destinatario, è logico presumere il conseguente ricevimento, nonchè la piena conoscenza di esso da parte del destinatario, restando pertanto a carico del medesimo l’onere di dedurre e dimostrare l’esistenza di elementi idonei a confutare l’avvenuta ricezione (così, Cass. n. 349/13).

3.1.2. – Il punto, tuttavia, è un altro. Il luogo in cui deve pervenire la dichiarazione recettizia di cui alla L. n. 590 del 1965, art. 8, affinchè se ne possa presumere la conoscenza ai sensi dell’art. 1335 c.c., riguarda esclusivamente il rapporto tra il dichiarante e il destinatario. Rispetto ad esso il promissario acquirente rimane terzo, nel senso che il suo interesse è tutelato dal rispetto del termine entro cui detta dichiarazione deve perfezionarsi, consolidandosi diversamente l’acquisto del suo diritto (reale o di credito). Ne deriva che, provata o pacifica la data della dichiarazione di prelazione ai sensi della predetta legge speciale, non è dato al terzo (acquirente o promissario acquirente che sia) ingerirsi nel rapporto tra il titolare della prelazione e il destinatario di essa per stabilire, in luogo di entrambi, se la fattispecie si sia perfezionata ai sensi dell’art. 1335 c.c.. Nè egli è privo di tutela al riguardo, poichè proprio la sua posizione di terzo rispetto al suddetto rapporto rende applicabili in suo favore le norme dell’art. 2704 c.c., comma 1 e art. 1415 c.c..

E poichè nella specie il motivo non aggredisce l’accertamento della data della dichiarazione, ma pretende proprio e soltanto tale ingerenza, la censura non ha pregio.

4. – Il terzo motivo espone la violazione o falsa applicazione della L. n. 590 del 1965, art. 8 e della L. n. 817 del 1971, in connessione col vizio motivazionale, in relazione dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, in quanto la prelazione non è stata esercitata da tutti i singoli affittuari aventi diritto.

4.1. – Il motivo è inammissibile perchè elude la ratio decidendi della sentenza impugnata, con la quale in realtà non si confronta.

La Corte d’appello ha rilevato che a) il preliminare tra la C. e la A.C.M. sottoponeva espressamente la convenzione alla condizione risolutiva dell’esercizio della prelazione da parte anche d’uno solo degli affittuari; b) tale prelazione era stata esercitata congiuntamente e per l’intero immobile; e c) il successivo atto di vendita per notaio F., che aveva assegnato una porzione dell’unico fondo a ciascuno degli affittuari che ne avevano fatto richiesta era frutto d’un accordo interno a questi ultimi.

In altri termini – a ciò conduce il ragionamento della Corte distrettuale – è vero che la legge prevede che ogni affittuario eserciti la prelazione per il fondo affittato, ma le parti ben potevano negoziare, come in effetti hanno negoziato, la clausola risolutiva espressa per l’ipotesi di prelazione esercitata anche da un solo affittuario per l’intero (e dunque anche per porzioni, dell’unico terreno promesso, affittate ad altri), prevedendo così un accrescimento convenzionale del diritto in favore dei terzi affittuari che avessero esercitato la prelazione.

Rispetto a tale ratio decidendi il motivo si limita da un lato a riprodurre il testo della lettera (OMISSIS) diretta a provocare l’esercizio o non della prelazione; poi riproduce – anticipato da una congiunzione “sen(n)onchè” di cui non spiega il valore eccettuativo – il testo del contratto “in deroga” 21.12.1992 tra la A.C.M. e gli affittuari L.G. e L., Ca.Co. e B.M.; quindi riporta il rogito notaio F., intervenuto tra la proprietaria e i soli B.M., Co.Ra. e Ca.Ma.; vi giustappone il terzo motivo del proprio atto d’appello e la parte della sentenza impugnata che vi si riferisce; per poi concludere (come se i fatti narrati s’imponessero per evidente virtù propria sul ragionamento giuridico svolto dalla Corte territoriale) che “(g)ravi errori di diritto inficiano la gravata decisione dei Giudici di appello”. F tali errori consisterebbero nel fatto che il rogito notarile avrebbe dovuto “pedissequamente” seguire l’acquisto già avvenuto con l’esercizio della prelazione, e che quest’ultima non avrebbe potuto riguardare il fondo locato ad altro colono, L.L., che non l’aveva esercitata.

Ma – in disparte la continua commistione tra l’efficacia obbligatoria del preliminare e quella traslativa del definitivo – tutto ciò non vale a confrontarsi con la base logico-giuridica del ragionamento svolto dalla Corte distrettuale, ossia la deroga convenzionale dei limiti soggettivi della prelazione prevista dalla L. n. 590 del 1965; nè a tal fine sovviene il richiamo a Cass. n. 7244/92, che riguarda una fattispecie del tutto diversa (violazione delle norme sulla violazione legale e conseguente nullità della vendita effettuata a favore del prelazionante decaduto dall’esercizio della prelazione per inosservanza dei relativi termini).

Non senza osservare, infine, che contrariamente a quanto opina parte ricorrente il rogito notarile non è la “presa d’atto” d’una valida prelazione, ma è il contratto che produce quell’effetto traslativo che la sola prelazione esercitata sul preliminare di vendita non vale evidentemente a determinare. E come ogni contratto definitivo può contenere un regolamento negoziale in parte diverso da quello previsto nel preliminare.

Il punto, pertanto, resta(va) altro, ossia l’ammissibilità di una deroga convenzionale volta ad estendere l’inefficacia del preliminare all’ipotesi di prelazione esercitata anche da uno soltanto degli affittuari delle varie porzioni in cui era suddiviso l’intero fondo promesso. Su tale deroga, che la sentenza impugnata ha ritenuto (con motivazione in parte qua non specificamente aggredita nei suoi presupposti logico-giuridici) essere stata concordata nel contratto preliminare tra la C. e la A.C.M., il motivo tace, dando per presupposto che non fosse data nè potesse darsi altra prelazione se non quella dichiarata singolarmente da tutti gli affittuari, ciascuno limitatamente alla frazione di terreno a sè affittata.

5. – Il quarto motivo deduce la violazione e falsa applicazione della L. ln. 590 del 1965, art. 8, della L. n. 817 del 1971 e degli artt. 112, 113 e 115, nonchè il vizio di omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, in relazione dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5. Sostiene parte ricorrente di aver contestato, tra l’altro, che i coloni della A.C.M. fossero in possesso di tutti i requisiti per l’esercizio della prelazione, incluso quello relativo alla non alienazione nel biennio anteriore di fondi rustici d’imponibile superiore; requisiti della cui prova restava, pertanto, gravata la parte avversa.

5.1. – Il motivo è fondato.

L’onere di contestazione specifica, sia nei termini generali di cui all’art. 115 c.p.c., comma 1, sia in quelli particolari dell’art. 167 c.p.c., relativi alla posizione del convenuto, riguarda i fatti storici costituenti l’ossatura narrativa della domanda. Per i fatti c.d. normativi, la cui necessità è insita negli elementi costitutivi del diritto azionato o vantato in via d’eccezione, non occorre una contestazione specifica e pedantemente reiterata in rapporto ad ogni singolo elemento della fattispecie ipotetica, essendo sufficiente la contestazione del diritto nel suo insieme. Meno che mai sono da ritenere ammessi i fatti storici secondari non specificamente contestati, id est quelli dedotti in funzione probatoria dei fatti principali. Il loro inerire al thema probandum dà per vincolo logico come già affermata la necessità della loro dimostrazione, chè diversamente, essendo pacifici i fatti principali, non vi sarebbe bisogno di allegare quelli secondari diretti a provarli.

Nello specifico, la parte odierna ricorrente non aveva alcun onere di contestare, per di più in maniera specifica, i documenti prodotti dall’altra parte per dimostrare il possesso dei requisiti di legge da cui dipende l’esercizio legittimo del diritto di prelazione. La diversa opinione espressa dalla Corte partenopea, in particolare relativamente alla non alienazione nel biennio precedente di fondi rustici d’imponibile superiore (v. pagg. 9-11 della sentenza impugnata), viola, pertanto, l’art. 115 c.p.c..

6. – Il quinto motivo lamenta l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa la tardività dell’impugnazione dell’atto notaio F. e il giudicato (pare di capire, sulla tardività della domanda di riscatto, proposta dalla C.).

Così prosegue la censura: “Non si avvede (la Corte territoriale: n.d.r.) che l’appellante aveva subito dedotto: – Di aver compromesso l’acquisto del fondo; – Che l’effetto risolutivo non poteva esservi per la non corrispondenza tra affittuari e riscattanti e la non corrispondenza tra costoro ed i (sic) stipulanti l’atto F.. Se la prelazione fosse stata validamente esercitata e se la vendita avesse questa eseguito pedissequamente, nulla quaestio. In caso contrario, era fondata la domanda C., che poteva essere antecedente – come certamente fu – l’atto F., o anche successiva. Il resto sono confuse espressioni, prive di giuridico fondamento. Per fare un esempio elementare: chi acquista in prelazione, subito dopo vende o dona ai terzi, alla moglie o al figlio. Secondo chi ha scritto la sentenza potrà farlo. Secondo le leggi e la costante giurisprudenza, no” (così, testualmente, a pagg. 26-27 del ricorso).

6.1. – Il motivo, che non è sintetizzabile altrimenti e in termini razionali, è inammissibile.

Non è dato di comprendere nè quali siano i fatti storici su cui la motivazione della sentenza impugnata sarebbe stata omessa o esposta in maniera insufficiente o contraddittoria, nè le ragioni del dedotto vizio motivazionale, visto che parte ricorrente, lamentando la confusione della sentenza impugnata, vi replica in maniera non meno confusa.

7. – Il sesto motivo, inerente alla convalida dell’offerta reale, per l’effetto espansivo interno della cassazione ex art. 336 c.p.c., comma 1, è assorbito dall’accoglimento del quarto mezzo.

8. – La sentenza impugnata va dunque cassata in relazione al motivo accolto, con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Napoli, che provvederà anche sulle spese di cassazione.

PQM

La Corte accoglie il quarto motivo di ricorso, respinti i primi tre ed il quinto ed assorbito il sesto, cassa la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Napoli, che provvederà anche sulle spese di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 21 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 19 settembre 2016

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