Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18280 del 05/08/2010

Cassazione civile sez. lav., 05/08/2010, (ud. 07/07/2010, dep. 05/08/2010), n.18280

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. MONACI Stefano – Consigliere –

Dott. DI NUBILA Vincenzo – Consigliere –

Dott. PICONE Pasquale – rel. Consigliere –

Dott. CURZIO Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

P.F., gia’ elettivamente domiciliato in ROMA, VIA UGO

BASSI 3, presso lo studio dell’avvocato MAZZOCCO ENNIO, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato MASIANI ROBERTO, giusta

mandato a margine del ricorso e da ultimo domiciliato d’ufficio

presso la CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE;

– ricorrente –

contro

A.S.R.E.M. MOLISE, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ALBALONGA 7, presso lo studio

dell’avvocato PALMIERO CLEMENTINO, rappresentata e difesa

dall’avvocato COLALILLO VINCENZO, giusta mandato a margine del

controricorso;

– DOTTORESSA P.C., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

ALBALONGA 7, presso lo studio dell’avvocato PALMIERO CLEMENTINO,

rappresentata e difesa dall’avvocato SCARANO STEFANO, giusta mandato

a margine del controricorso;

– controricorrenti –

e contro

ASL/(OMISSIS) “(OMISSIS)” ISERNIA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 438/2006 della CORTE D’APPELLO di CAMPOBASSO,

depositata il 25/05/2006 R.G.N. 397/04;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

07/07/2010 dal Consigliere Dott. PASQUALE PICONE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MATERA Marcello, che ha concluso per l’inammissibilita’ del ricorso.

 

Fatto

PREMESSO IN FATTO

1. La sentenza di cui si domanda la cassazione rigetta l’appello di P.F. e conferma la decisione del Tribunale di Isernia in data 14.10.2004, con la quale era stata giudicata infondata la domanda, proposta dal P. contro Azienda unita’ sanitaria locale n. (OMISSIS) di Isernia e contro la controinteressata P. C., per l’accertamento dell’illegittimita’ del conferimento alla P.C., con Delib. direttore generale n. 182 del 2000, dell’incarico quinquennale di dirigente medico di (OMISSIS) livello dell’unita’ organizzativa “Medicina interna” e del suo diritto ad essere correttamente valutato ai fini del conferimento dello stesso incarico.

2. Il rigetto dell’appello e’ motivato dalla Corte di Campobasso con il rilievo che la scelta dell’aspirante cui conferire l’incarico era stata congruamente motivata sulla base delle valutazioni della commissione di esperti, mediante il riferimento all’idoneita’ nazionale a primario conseguita dalla P.C. con la massima votazione nel settore della “medicina generale” e alle sue capacita’ organizzative; con la ritenuta infondatezza delle censure rivolte all’attivita’ valutativa della commissione di esperti, per una parte relative a fatti non comprovati, per altra parte dirette inammissibilmente ad ottenere dal giudice un sindacato di merito sui giudizi espressi dall’organo.

3. Il ricorso di P.F. si articola in sette motivi;

resistono, con i rispettivi controricorsi, l’Azienda sanitaria regionale Molise – ASRM -, subentrata alla soppressa AUSL n. (OMISSIS) di Isernia, e P.C.. Le due parti controricorrenti depositato anche memorie ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

1. Il primo motivo di ricorso critica la sentenza impugnata nella parte in cui ha ritenuto sufficientemente motivato l’atto di conferimento dell’incarico a P.C., denunciando violazione e falsa applicazione di norme di diritto (D.P.R. 12 settembre 1996, art. 53 circolare del Ministro della sanita’ 10.5.1996, art. 97 Cost., L. n. 241 del 1990, art. 3, D.L. n. 583 del 1997, art. 2, commi 1 bis, 1 quinques e 1 sexies conv. in L. n. 4 del 1997, D.P.R. n. 484 del 1997, art. 7), unitamente a vizio della motivazione.

2. Il secondo motivo attiene alla mancata considerazione del vizio procedurale imputato alla commissione di esperti e consistito nella mancata valutazione separata del colloquio e del curriculum professionale, denunciando violazione di norme di diritto (D.P.R. n. 484 del 1997, art. 8, L. n. 241 del 1990, art. 3, art. 97 Cost.) e vizio di motivazione.

3. Il terzo motivo sostiene che erroneamente era stato escluso l’obbligo della commissione di esperti di predisporre ed esternare i criteri di valutazione, denunciando violazione di norme di diritto (D.P.R. n. 484 del 1997, art. 8, L. n. 241 del 1990, art. 3, art. 97 Cost.) e vizio di motivazione.

4. Il quarto motivo censura l’omesso riconoscimento degli effetti invalidanti del vizio procedurale consistito nella mancata verbalizzazione, da parte della commissione di esperti, del colloquio, denunciando violazione di norme di diritto (D.P.R. n. 484 del 1997, art. 8, L. n. 241 del 1990, art. 3, art. 97 Cost.) e vizio di motivazione.

5. Il quinto motivo riguarda l’efficacia invalidante che il giudice del merito avrebbe dovuto attribuire alla violazione del corretto iter procedurale della commissione di esperti (indicazione omessa ed errata dei titoli professionali), denunciando violazione di norme di diritto (L. n. 241 del 1990, art. 3, art. 97 Cost.) e vizio di motivazione.

6. Il sesto motivo censura la ritenuta infondatezza della deduzione secondo cui, in mancanza di autocertificazione ai sensi di legge, il curriculum della P.C. non poteva essere valutato, denunciando violazione di norme di diritto (D.P.R. n. 484 del 1997, art. 8, comma 5, L. n. 15 del 1968, art. 3, 20 e 26) e vizio di motivazione.

7. Il settimo motivo attiene alla questione, pure disattesa dalla sentenza impugnata, della mancata precisazione, nel curriculum della P.C., delle strutture presso le quali aveva maturate le esperienze professionali, denunciando violazione di norme di diritto (D.P.R. n. 484 del 1997, art. 8, L. n. 241 del 1990, art. 3, art. 97 Cost.) e vizio di motivazione.

8. La controricorrente ASRM eccepisce preliminarmente l’inammissibilita’ del ricorso per effetto della violazione del disposto di cui all’art. 366 bis c.p.c..

Il rilievo della controricorrente ASRM e’ fondato e’ il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, restando assorbito l’esame dell’altra questione di ammissibilita’ sollevata dalla controricorrente P.C. con riferimento all’evento sopravvenuto del trasferimento del ricorrente ad altra azienda sanitaria locale.

9. La sentenza impugnata e’ stata pubblicata, mediante deposito in cancelleria, il 25 maggio 2006 e trova, pertanto applicazione il disposto dell’art. 366 bis c.p.c. (inserito dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 6 a far data dal 2 marzo 2006 ai sensi dell’art. 27, comma 2, del medesimo decreto, successivamente abrogato della L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 47, comma 1, lett. d), ma, ai sensi dell’art. 58, comma 5, con effetto per i soli ricorsi avverso provvedimenti pubblicati successivamente all’entrata in vigore di tale legge): Nei casi previsti dall’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1), 2), 3) e 4), l’illustrazione di ciascun motivo si deve concludere, a pena di inammissibilita’, con la formulazione di un quesito di diritto. Nel caso previsto dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilita’, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione”.

10. Tutti i motivi del ricorso denunciano violazione di norme di diritto e non contengono la formulazione dei relativi quesiti di diritto.

Non rileva, secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza della Corte che, in difetto dell’adempimento dell’onere specificamente imposto, che il quesito possa ricavarsi dalle deduzioni svolte nell’illustrazione del motivo. In tal senso si sono espresse le Sezioni unite con la sentenza 16 marzo 2007, n. 6278 e la conforme giurisprudenza successiva. Piu’ in particolare, con l’ordinanza 5 febbraio 2008, n. 2658, le stesse Sezioni unite hanno precisato che il quesito di diritto (art. 366 bis c.p.c.), perche’ sia idoneo ai fini dell’ammissibilita’ del ricorso per cassazione, deve contenere, in via autonoma e formalmente separata dalle argomentazioni svolte nel motivo, l’indicazione dell’errore di diritto imputato al giudice del merito e della corretta soluzione che avrebbe dovuto condurre ad una decisione diversa da quella adottata.

11. Gli stessi motivi di ricorso, poi, denunciano anche vizi di motivazione.

Si osserva che nell’art. 366 bis cod. proc. civ, nonostante la mancanza di riferimento alla conclusi vita (presente, invece, per il quesito di diritto), il requisito concernente il motivo di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, – cioe’ la “chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero delle ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione della sentenza impugnata la rende inidonea a giustificare la decisione” – deve consistere in una parte del motivo che si presenti a cio’ specificamente e riassuntivamente destinata, di modo che non e’ possibile ritenerlo rispettato allorquando solo la completa lettura della complessiva illustrazione del motivo riveli eventualmente, all’esito di un’attivita’ di interpretazione svolta dal lettore e non di una indicazione da parte del ricorrente, deputata all’osservanza del requisito del citato art. 366 bis c.p.c., che il motivo stesso concerne un determinato fatto controverso, riguardo al quale si assuma omessa, contraddittoria od insufficiente la motivazione e si indichino quali sono le ragioni per cui la motivazione e’ conseguentemente inidonea sorreggere la decisione (tra i numerosi precedenti, vedi: Cass., sez. un., 18 giugno 2008, n. 16528;. Cass. 18 luglio 2007, n. 16002).

12. Consegue alla declaratoria di inammissibilita’ del ricorso la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e degli onorari del giudizio di cassazione, nella misura determinata in dispositivo per ciascuna delle parti controricorrenti.

P.Q.M.

LA CORTE dichiara inammissibile il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese e degli onorari del giudizio di cassazione, determinate le prime in Euro 46,00 oltre accessori, iva e cpa, e i secondi in Euro 2500,00 (duemilacinquecento/00) per ciascuna delle parti controricorrenti.

Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Lavoro, il 7 luglio 2010.

Depositato in Cancelleria il 5 agosto 2010

 

 

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