Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1828 del 28/01/2010

Cassazione civile sez. trib., 28/01/2010, (ud. 29/10/2009, dep. 28/01/2010), n.1828

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PAPA Enrico – Presidente –

Dott. D’ALONZO Michele – Consigliere –

Dott. BOGNANNI Salvatore – Consigliere –

Dott. MERONE Antonio – Consigliere –

Dott. MELONCELLI Achille – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso principale rgn. 11179/2005, proposto da:

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, di seguito “Ministero”, in

persona del Ministro in carica, e dall’Agenzia delle entrate, di

seguito “Agenzia”, in persona del Direttore in carica, rappresentati

e difesi dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, presso la quale sono

domiciliati in Roma, Via dei Portoghesi 12;

– ricorrenti –

contro

la Interleasing Contaniners Sale & Leasing Company srl, in

liquidazione, di seguito “Società”, in persona del liquidatore in

carica e legale rappresentante, signor G.F.L.,

rappresentata e difesa dall’avv. PODENZANA – BONVINO DAVIDE ed

elettivamente domiciliata presso la Cancelleria della Colle di

cassazione;

– intimata e controricorrente –

e sul ricorso incidentale rgn. 21955/2005, proposto dalla Società,

come sopra rappresentata, difesa e domiciliata;

– ricorrente incidentale –

contro

il Ministero e l’Agenzia, come sopra rappresentati, difesi e

domiciliati;

– intimati –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale (CTR) di

Genova 23 novembre 2004, n. 64/07/04, depositata il 14 dicembre 2004

e notificata il 22 febbraio 2005;

udita la relazione sulla causa svolta nell’udienza pubblica del 29

ottobre 2009 dal Cons. Dott. Achille Meloncelli;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CICCOLO Pasquale Paolo Maria, che ha concluso per l’accoglimento del

ricorso principale e per l’assorbimento di quello incidentale.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Gli atti introduttivi del giudizio di legittimità:

1.1.1. Il 23 aprile 2005 è notificato alla Società un ricorso delle sopra indicate autorità tributarie per la cassazione della sentenza descritta in epigrafe, che ha accolto l’appello della Società contro la sentenza della Commissione tributaria provinciale (CTP) di Genova n. 802/11/2001, che aveva parzialmente accolto il ricorso della Società contro l’avviso di rettifica parziale n. (OMISSIS) dell’IVA 1994.

1.1.2. Il ricorso per cassazione delle autorità tributarie è sostenuto con sei motivi d’impugnazione e si conclude con la richiesta che sia cassata la sentenza impugnata, con ogni conseguente statuizione, anche in ordine alle spese processuali, dichiarando che i valore della causa è di Euro 1.300.000,00.

1.2.1. Il 1 giugno 2005 è notificato alle autorità tributarie, ricorrenti principali, un documento incorporante il controricorso della Società e un suo ricorso incidentale, sostenuto con un solo motivo d’impugnazione e integrato con memoria, contro la medesima sentenza descritta in epigrafe.

1.2.2. Gli atti della Società concludono, in via principale, per l’inammissibilità, l’improcedibilità e, comunque, per l’infondatezza del ricorso principale, e, in via subordinata, per l’accoglimento del ricorso incidentale, con l’adozione di ogni statuizione conseguenziale, anche in ordine alle spese di giudizio.

2. fatti di causa.

I fatti di causa sono i seguenti:

a) il 16 novembre 1995 la Dogana di Genova eleva due processi verbali di constatazione (PVC) nei confronti della Società, uno a fini doganali ed uno a fini IVA;

b) la controversia sulla conseguente ingiunzione doganale si conclude, a seguito della revoca del provvedimento, con la sentenza del Tribunale di Genova 22 ottobre 1997, n. 2987, che dichiara cessata la materia del contendere;

c) per quanto riguarda PIVA, nel PVC si muovevano otto rilievi alla Società, riguardanti sia cessioni di beni sia prestazioni di servizi: 1) il recupero a tassazione dell’imposta dovuta sulle cessioni ad acquirenti nazionali di containers per L. 2.003.660.951 (rilievo n. 6); 2) il recupero a tassazione della cessione ad acquirente extracomunitario di due containers ceduti in regime di cessione all’esportazione (rilievo n. 3); 3) l’omessa regolarizzazione con autofatturazione e, quindi, l’omessa dichiarazione e l’omesso versamento dell’imposta dovuta, in relazione all’acquisto da cedenti nazionali di containers usati per L. 1.054.296.397 (rilievo n. 7); 4) l’omessa regolarizzazione con integrazione della fattura e, quindi, l’omessa dichiarazione e l’omesso versamento dell’imposta dovuta, in relazione all’acquisto da cedenti comu-nitari di containers usati per L. 305.449.637 (rilievo n. 8); 5) l’omessa regolarizzazione con autofatturazione e, quindi, l’omessa dichiarazione e l’omesso versamento dell’imposta dovuta, in relazione a fatture passive riguardanti servizi di locazione o di riparazione, manutenzione, magazzinaggio e movimentazione o di trasporto di containers (rilievi nn. 1, 4 e 5); 6) il recupero a tassazione dell’IVA indebitamente non applicata su prestazioni attive di servizi di locazione o noleggio di containers (rilievo n. 2);

d) sul PVC è basato l’avviso di rettifica parziale dell’IVA 1994, che la Società impugna dinanzi alla CTP di Genova, la quale accoglie il ricorso limitatamente alle sanzioni, che vengono disapplicate per incertezza normativa oggetti va, mentre ritiene legittimi nel merito tutti i recuperi ad imposizione operati dall’Ufficio;

e) la sentenza di primo grado è impugnata con appello principale dalla Società e con appello incidentale dall’Ufficio tributario;

f) la CTR, con la sentenza ora impugnata per cassazione, così decide: �In accoglimento dell’appello della Società contribuente, in parziale riforma della impugnata decisione, respinto l’appello incidentale, annulla integralmente l’atto impugnato�.

3. La motivazione della sentenza impugnata.

La sentenza della CTR, oggetto del ricorso per cassazione, è così motivata: �considerata la correttezza delle operazioni di cessione dei containers effettuate nel corso dell’anno 1994 in applicazione della normativa vigente all’epoca, rilevata l’innegabile incertezza di detta normativa insorta per le operazioni di cessione di containers a seguito della sopra detta Circolare Ministeriale n. 16/RIS/V del 23/03/1995, successivamente modificata e di fatto annullata dalla nota prot. 3221 del 06/06/1996 e dalla Circolare n. 271/D del 23/11/1998 della Direzione Centrale dei Servizi Doganali, ritenuta l’intervenuta definitività in merito all’annullamento in autotutela dell’ingiunzione fiscale della Dogana di Genova, originante del medesimo p.v. processo verbale di constatazione del 16/11/1995 di cui all’avviso di rettifica parziale impugnato, per la riconosciuta inesistenza della supposta infrazione; evidenziata la conseguente necessaria applicazione del principio giuridico ne bis in idem, che vieta un nuovo giudizio su controversia già decisa con sentenza ormai definitiva intervenuta nella fattispecie per cui è causa / P.Q.M.� accoglie l’appello principale della Società, respinge quello incidentale dell’Ufficio e annulla l’atto impugnato.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

4. La riunione preliminare del ricorso principale e del ricorso incidentale.

In via preliminare sono riuniti i due ricorsi, principale e incidentale, ex art. 335 c.p.c..

5. La questione pregiudiziale dell’inammissibilità del ricorso del Ministero.

In via pregiudiziale dev’essere dichiarata l’inammissibilità dei ricorso del Ministero, perchè esso non è stato parte del giudizio d’appello.

6. Il primo motivo d’impugnazione del ricorso principale dell’Agenzia.

6 A. La censura proposta con il primo motivo d’impugnazione.

6.1.1. La rubrica del primo motivo d’impugnazione.

Il primo motivo d’impugnazione è preannunciato dalla seguente rubrica: �Violazione e falsa applicazione dell’art. 2909 c.c.; art. 100 c.p.c.; D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 53, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4�.

6.1.2, La motivazione addotta a sostegno del primo motivo d’impugnazione.

La ricorrente agenzia, dopo aver riportato testualmente le pagine 2 e 3 della sentenza di primo grado (pagine 10 e 11 del ricorso per cassazione), sostiene che la CTP avrebbe ritenuto fondata la pretesa fiscale, facendo �leva sulla chiara disposizione testuale del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 7, comma 2, nella parte in cui include tra le cessioni imponibili quelle aventi ad oggetto beni in regime di autorizzazione doganale temporanea�, e che, tuttavia, la Società non avrebbe specificamente confutato nel suo appello l’interpretazione dell’art. 7 adottata dalla CTP, perchè si sarebbe limitata a richiamare i motivi del ricorso di primo grado, tra i quali nessuno aveva per oggetto tale interpretazione, come risulterebbe dalla parte del ricorso introduttivo, che viene testualmente riprodotta. Conclude l’Agenzia, affermando che �non vi era quindi alcuna critica della tesi che stava alla base della decisione di primo grado, la quale aveva affermato che proprio applicando alla lettera il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 7, comma 2, si ricavava senza ombra di dubbio la territorialità agli effetti dell’Iva delle operazioni di acquisto e cessione di containers (quale che fosse il loro regime doganale).

Sul punto si era dunque formata una preclusione pro iudicato del tutto idonea a sorreggere la decisione di primo grado, che rendeva complessivamente inammissibile per carenza di interesse l’appello della società. Tale inammissibilità, non rilevata dalla CTR, dovrà ora essere rilevata da codesta S.C. cassando senza rinvio la sentenza impugnata�.

6.1.3. La norma di diritto indicata dal ricorrente.

L’Agenzia ricorrente indica, come norma su cui si fonda il primo motivo del suo ricorso, quella secondo cui “è inammissibile per carenza d’interesse l’appello tributario che non contenga specifici motivi d’impugnazione della sentenza di primo grado”.

6.2. La valutazione della Corte del primo motivo d’impugnazione.

Dai documenti incorporanti la sentenza di primo grado e l’appello della Società, ai quali la Corte può accedere per la natura processuale della questione sollevata con il primo motivo d’impugnazione, si deduce:

1) che, oltre alla questione dell'(in)applicabilità delle sanzioni per incertezza normativa oggettiva, la sentenza della CTP di Genova 22 aprile 2002 n. 802/11/02, ha esaminato soltanto quella relativa all’applicazione del D.P.R. n. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 7, alle operazioni di compravendita di containers e di locazione o servizi connessi (pag. 3, righe 5 – 7), per affermare che, �anche a prescindere dal fatto che i containers durante la loro permanenza in Italia non debbano essere scortati da alcun documento doganale, nè siano soggetti a dichiarazione o cauzione, essi non si differenziano dai beni presenti temporaneamente nello Stato in regime di perfezionamento attivo e quindi rientrano nell’ambito di applicazione dell’I.V.A. per l’appunto ai sensi dell’art. 7, comma 2, sopra citato. Di conseguenza la pretesa fiscale si appalesa legittima� (pag. 4, righe 9 – 16);

2) che l’appello della Società è stato basato su due motivi, attinenti, il primo, all’�assenza di motivazioni atte a contrastare i motivi del ricorso� e, il secondo, all’�omessa decisione sul punto n. 5 e n. 6 del ricorso in merito al precedente giudicato definitivo su identità soggettiva ed oggettiva del contenzioso� 3) che il secondo motivo non ha alcuna relazione con il capo della sentenza relativa all’applicazione dell’IVA alle operazioni di compravendita e di locazione dei containers, mentre il primo motivo, pur riferendosi a quel capo di sentenza, non lo censura specificamente, ma sembra limitarsi a sostenere che i diversi orientamenti interpretativi assunti dall’amministrazione finanziaria avrebbero dovuto indurre la CTP, non solo a non applicare le sanzioni tributarie per incertezza normativa oggettiva, ma anche a riconoscere la sottrazione all’IVA delle operazioni in questione;

4) che, pertanto, le censure proposte in sede d’appello o non elevano alcuna contestazione nei riguardi del capo della sentenza relativa all’applicazione dell’IVA alle operazioni di compravendita e di locazione dei containers o non ne criticano in alcun modo la ratio decidendi adottata dalla CTP. Ne deriva che l’appello avrebbe dovuto esser dichiarato inammissibile in parte per irrilevanza e in parte per mancanza di specificità dei motivi.

6.2.3. Valutazione conclusiva sul primo motivo d’impugnazione.

Il primo motivo è, in conclusione, fondato.

7. Conclusioni.

7.1. Sui ricorsi.

Le precedenti considerazioni comportano che debba essere accolto il primo motivo del ricorso principale dell’Agenzia, di cui restano assorbiti gli altri, e che, per mancanza d’interesse sia dichiarato inammissibile il ricorso incidentale della Società.

Conseguentemente dev’essere cassata la sentenza impugnata.

Inoltre, non richiedendosi, per la risoluzione della controversia, alcun altro accertamento di fatto, la causa può essere decisa nel merito, ex art. 384 c.p.c., con la dichiarazione d’inammissibilità dell’appello della Società.

7.2. Sulle spese processuali.

In ragione della peculiare struttura della fattispecie controversa si compensano tra le parti le spese processuali relative al grado d’appello e al giudizio di cassazione.

P.Q.M.

la Corte riunisce i ricorsi, accoglie il primo motivo del ricorso principale dell’Agenzia, assorbiti gli altri, dichiara inammissibile il ricorso incidentale della Società, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, dichiara inammissibile l’appello della Società, compensando tra le parti le spese processuali relative al grado d’appello e al giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 29 ottobre 2009.

Depositato in Cancelleria il 28 gennaio 2010

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