Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18275 del 11/07/2018


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Civile Ord. Sez. L Num. 18275 Anno 2018
Presidente: BRONZINI GIUSEPPE
Relatore: BOGHETICH ELENA

ORDINANZA
sul ricorso 21532-2016 proposto da:
POLITO CATERINA, domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR,
presso la CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI
CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato
MARIA CLAUDIA CONIDI e RITA CELLINI, giusta delega in
atti;
– ricorrente contro

261.8
1965

AZ S.P.A., in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
COSSERIA 2,
rappresentata

presso la SOCIETA’
e

difesa

PLACIDI S.R.L.,

dall’avvocato

MERCURIO, giusta delega in atti;

ORLANDO

Data pubblicazione: 11/07/2018

- controricorrente

avverso la sentenza n. 1181/2016 della CORTE
D’APPELLO di CATANZARO, depositata 1’1/7/2016, R. G.

N. 394/2016.

n. 21532/2016 R.G.

RILEVATO

che con sentenza depositata 1’1.7.2016 la Corte di Appello di Catanzaro ha dichiarato
inammissibile il reclamo proposto da Caterina Polito nei confronti di AZ s.p.a. avverso
la sentenza emessa, ex art. 1, comma 57, della legge n. 92 del 2012, dal Tribunale
della medesima sede in quanto impugnazione depositata oltre il termine di trenta
giorni (in specie il 16.3.2016) dalla comunicazione della sentenza impugnata (del

che avverso tale sentenza la Polito ha proposto ricorso affidato a due motivi;
che la società ha resistito con controricorso;
CONSIDERATO
che la ricorrente deduce, con il primo motivo, violazione e falsa applicazione dell’art.
133, comma 2 cod.proc.civ. (ex art. 360, primo comma, n. 3, cod.proc.civ.),
assumendo che la natura di impugnazione del reclamo Fornero può far ritenere
applicabile la formulazione dell’art. 133, comma 2, cod.proc.civ. (con conseguente
inidoneità della comunicazione della sentenza, da parte della Cancelleria, a far
decorrere i termini brevi per le impugnazioni) nonché l’applicabilità del termine lungo
di cui all’art. 327 cod.proc.civ.;

che la ricorrente, con il secondo motivo, deduce la violazione dell’art. 4 della legge n.
300 del 1970 (ex art. 360, primo comma, n. 3, cod.proc.civ.) assumendo che la prova
della condotta inadempiente della lavoratrice è stata fornita dal datore di lavoro
tramite supporto CD di registrazione di videosorveglianza che doveva essere ritenuto
inutilizzabile perché contenente immagini filmate in violazione del divieto di
monitorare l’attività lavorativa dei dipendenti;

che il ricorso è inammissibile mancando del requisito richiesto dall’art. 366, primo
comma, n.3, cod.proc.civ. in quanto l’atto non contiene una esposizione sommaria del
fatto processuale, ossia dello svolgimento del processo, nonché del fatto sostanziale,
ossia dell’indicazione della pretesa fatta valere i giudizio e delle difese assunte dalle
parti in causa (v. in tal senso Cass. n. 7825 del 2006);

che, invero, il ricorso non solo manca completamente di una premessa, autonoma e
distinta dai motivi di impugnazione, relativa alla esposizione dei fatti ma non
contiene, nemmeno nell’ambito della trattazione dei motivi, elementi tali da consentire
una cognizione chiara e completa dei fatti che hanno ingenerato la lite, delle posizioni
delle parti e delle difese spiegate in giudizio dalle stesse, delle statuizioni adottate dal
1

21.12.2015);

n. 21532/2016 R.G.

Tribunale in sede sommaria e in sede di opposizione ex art.1, comma 57, della legge
n. 92 del 2012;
che in conclusione il ricorso va dichiarato inammissibile e le spese di lite sono regolate
secondo il criterio della soccombenza dettato dall’art. 91 cod.proc.civ.;
che sussistono i presupposti per il versamento, da parte della società ricorrente,
dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio

art. 1, comma 17 (legge di stabilità 2013);
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle
spese del presente giudizio di legittimità liquidate in euro 200,00 per esborsi e in euro
4.000,00 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di
legge.

Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater del D.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della
sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore
importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del
comma 1-bis dello stesso articolo 13.

Così deciso nell’Adunanza camerale del 15 maggio 2018

IL CANCEL1REi

Maria Pi

cola

Il Presidente
Dott. Giuseppe Bronzini

2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228,

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