Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18258 del 24/07/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 24/07/2017, (ud. 25/05/2017, dep.24/07/2017),  n. 18258

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17033-2016 proposto da:

EQUITALIA SERVIZI DI RISCOSSIONE SPA, in persona del legale

rappresentante, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA G.P.DA

PALESTRINA 19, presso lo studio dell’avvocato FABIO FRANCESCO

FRANCO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

D.S.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DI SANTA

COSTANZA 2, presso lo studio dell’avvocato STEFANO RUGGIERO, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

ROMA CAPITALE, (OMISSIS), in persona del Sindaco p.t., elettivamente

domiciliato in ROMA, V. DEL TEMPIO DI GIOVE 21, presso lo studio

dell’avvocato DOMENICO ROSSI, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 494/2016 del TRIBUNALE di ROMA, depositata il

13/01/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 25/05/2017 dal Consigliere Don. ENZO VINCENTI.

Fatto

RITENUTO

che, con ricorso affidato a tre motivi, Equitalia Servizi di riscossione S.p.A., quale incorporante di Equitalia Sud S.p.A., ha impugnato la sentenza del Tribunale di Roma, in data 13 gennaio 2016, che, in riforma della decisione del Giudice di pace della medesima Città, l’aveva condannata, unitamente a Roma Capitale, al pagamento delle spese processuali in favore di D.S.F., opponente a cartella esattoriale vittorioso in ragione della mancata notificazione dei sottesi verbali di accertamento di violazioni al codice della strada;

che resistono con separati controricorsi D.S.F. e Roma Capitale;

che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata alle parti costituite, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio, in prossimità della quale il D.S. ha depositato memoria;

che il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione in forma semplificata.

Diritto

CONSIDERATO

che, con il primo mezzo, è denunciata la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, artt. 10,12,24,25 e 26, per aver il Tribunale, in relazione al capo di condanna dell’Agente della riscossione al pagamento sulle spese processuali, ritenuto erroneamente esistente, in capo a quest’ultimo, un dovere di controllo sulla legittimità della iscrizione a ruolo;

che, con il secondo mezzo, è dedotta la violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., per aver il Tribunale errato ad applicare il principio della soccombenza;

che, con il terzo mezzo, è prospettata violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 59, per aver il Tribunale erroneamente ritenuto sussistente una responsabilità in capo all’agente della riscossione per omessa verifica del titolo trasmesso dall’ente impositore;

che i motivi – da scrutinarsi congiuntamente – sono manifestamente infondati (quale ragione da reputarsi “più liquida” anche rispetto alle eccezioni di rito svolte dal controricorrente D.S. e necessitanti accertamenti sul “fatto processuale”), poichè legittimamente si condanna alle spese di lite – salva l’eventuale applicazione della disciplina sulla compensazione, alla quale però il soccombente (quale va definita l’odierna ricorrente) non ha alcun diritto – anche l’agente di riscossione pure in caso di accoglimento delle opposizioni non dovute a vizi formali o della procedura di riscossione, alla stregua di orientamento ormai consolidato di questa Corte (Cass. n. 14125/16, Cass. n. 3154/2017 e Cass. n. 3101/2017, alla cui motivazione, in particolare, si rinvia integralmente);

che, pertanto, il ricorso va rigettato e la ricorrente condannata al pagamento, in favore di ciascuna parte controricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità, come liquidate in dispositivo in conformità ai parametri di cui al D.M. n. 55 del 2014.

PQM

 

rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida, in favore di ciascuna parte controricorrente, in Euro 2.800,00, per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del citato art. 13, comma 1 bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta civile – 3 della Corte suprema di Cassazione, il 25 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 24 luglio 2017

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