Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18252 del 11/07/2018


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Civile Sent. Sez. L Num. 18252 Anno 2018
Presidente: BRONZINI GIUSEPPE
Relatore: LEO GIUSEPPINA

SENTENZA
sul ricorso 20328-2012 proposto da:
BARCA SALVATORE, elettivamente domiciliato in ROMA,
VIALE DI VILLA GRAZIOLI 15, presso lo studio
dell’avvocato BENEDETTO GARGANI, rappresentato e
difeso dall’avvocato FRANCESCO CORINA, giusta delega
in atti;
– ricorrente –

2017
3067

contro

AZIENDA AGRICOLA NETO DI MONACO DI MONACO ANTONELLO,
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TARVISIO

2,

presso lo studio dell’avvocato PAOLO CANONACO,

Data pubblicazione: 11/07/2018

rappresentato

e

difeso

dagli

avvocati

ORESTE

MORCAVALLO, ALESSANDRA MORCAVALLO, giusta delega in
atti;
– controricorrente –

avverso la sentenza n. 904/2011 della CORTE D’APPELLO

1335/2009;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 05/07/2017 dal Consigliere Dott.
GIUSEPPINA LEO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. ALBERTO CELESTE che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso;
udito l’Avvocato CATALANO ROBERTO per delega verbale
Avvocato CORINA FRANCESCO.
udito l’Avvocato MORCAVALLO ALESSANDRA.

di CATANZARO, depositata il 13/09/2011 R.G.N.

R.G. n. 20328/12
Udienza del 5 luglio 2017

FATTI DI CAUSA

13/9/2011, rigettava l’appello interposto da Barca Salvatore
avverso la sentenza resa dal Tribunale di Cosenza con la quale
era stata respinta la domanda del Barca, finalizzata ad ottenere
il riconoscimento della natura subordinata del rapporto di lavoro
svolto presso l’Azienda agricola “Neto di Monaco”, dal 1997 al
2004, con mansioni di amministratore, nonché la condanna al
pagamento delle differenze retributive tra quanto dovuto e
quanto ricevuto mensilmente nel corso del periodo indicato.
La Corte di merito, per quanto in questa sede rileva, reputava
di non potersi discostare dalla decisione di primo grado, sia pure
per ragioni diverse da quelle enunciate nella sentenza oggetto di
gravame e perveniva alla conclusione che la prestazione resa dal
Barca dovesse essere ricondotta ad un rapporto di lavoro di
natura subordinata, non rinvenendosi elementi per potere
ritenere che ci si trovasse in presenza di una prestazione a titolo
gratuito, ma che non potessero riconoscersi allo stesso le
richieste differenze retributive a causa della riduzione
quantitativa della prestazione lavorativa, per avere il Barca, nel
medesimo periodo, prestato servizio alle dipendenze dell’ARSSA
ed altresì a causa della carenza di prova circa la sussistenza dei
presupposti per il riconoscimento della qualifica di quadro.

i

e}L

La Corte territoriale di Catanzaro, con sentenza depositata il

Per la cassazione della sentenza il Barca propone ricorso
articolando cinque motivi, cui resiste con controricorso l’Azienda
agricola “Neto di Monaco.

1. Con il primo motivo si deduce la omessa, insufficiente o
contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della
controversia ed in particolare, si lamenta che l’unico esame
compiuto dalla Corte di Appello per giungere alla decisione
impugnata non atterrebbe ai fatti concretamente provati,
ma alla semplice circostanza della concorrenza di altro
rapporto di lavoro, sulla base di una valutazione
aprioristica astratta dalla reale dinamica dei rapporti; la
qual cosa avrebbe condotto i giudici di merito, a parere del
ricorrente, ad «omettere totalmente il vaglio del thema
pro bandum
lavorativa

avente ad oggetto la durata dell’attività
nell’azienda

nei

periodi

da

maggio

a

settembre».
2. Con il secondo motivo si denunzia ancora la omessa,
insufficiente o contraddittoria motivazione circa un punto
decisivo della controversia e si deduce che la sentenza
della Corte di merito avrebbe totalmente omesso di
argomentare in ordine ai presupposti ed ai motivi per i
quali le prove fornite (orali e documentali), che
deponevano per la sussistenza di un rapporto di lavoro a
tempo pieno, non fossero attendibili o sufficienti.

2

J

RAGIONI DELLA DECISIONE

3. Con il terzo mezzo di impugnazione si deduce la omessa,
insufficiente o contraddittoria motivazione su un punto
decisivo della controversia e si assume che nella sentenza
oggetto del giudizio di legittimità non sia spiegato perché

ritualmente

provato,

non

rientrano

in

quelle

contrattualmente ricomprese nella qualifica di quadro».
4. Con il quarto mezzo di impugnazione si lamenta la omessa,
insufficiente o contraddittoria motivazione circa un punto
decisivo della controversia e si sostiene che il rigetto della
domanda cui sono pervenuti i giudici di seconda istanza
violerebbe «il principio della domanda penalizzando
pesantemente il lavoratore a causa del solo mancato
formale riferimento alla previsione costituzionale di cui
all’art. 36 Cost.», poiché i medesimi giudici avrebbero
giustificato la decisione affermando che «il mancato
riferimento, da parte dell’appellante, alla previsione
costituzionale sulla adeguatezza della retribuzione alla
quantità e qualità del lavoro prestato, preclude la
possibilità di pervenire, in applicazione della norma
costituzionale, attraverso la riconduzione della prestazione
ad altro livello, alla eventuale integrazione del compenso
percepito, in assenza dell’allegazione dei parametri
retributivi fissati dalla contrattazione collettiva».
5. Con il quinto motivo si denunzia la omessa pronunzia su
una parte della domanda con violazione dell’art. 112 c.p.c.,

3

«le mansioni del Barca, il cui svolgimento è stato

perché il giudice di appello, pur accertando la natura
subordinata del rapporto di lavoro e considerando congrua
la remunerazione già corrisposta, non ha pronunciato sulla
domanda di condanna del datore di lavoro al pagamento in

all’accertamento del rapporto di lavoro dipendente, né ha
pronunciato sulla domanda, proposta in via subordinata, di
condanna al risarcimento del danno, ex art. 1126 c.c..
6. Il primo motivo non è meritevole di accoglimento.
Va, infatti, anche in questa sede ribadito che i difetti di
omissione e di insufficienza della motivazione sono
configurabili solo quando, dall’esame del ragionamento
svolto dal giudice del merito e quale risulta dalla sentenza
oggetto del giudizio, emerga la totale obliterazione di
elementi che potrebbero condurre ad una diversa decisione
ovvero quando si evinca l’obiettiva deficienza, nel
complesso della sentenza, del procedimento logico che ha
indotto il giudice, sulla scorta degli elementi acquisiti, al
suo convincimento, ma non quando vi sia difformità
rispetto alle attese ed alle deduzioni della parte ricorrente
sul valore e sul significato attribuiti dal giudice di merito
agli elementi delibati, poiché, in quest’ultimo caso, il
motivo di ricorso si risolverebbe in un’inammissibile istanza
di revisione delle valutazioni e dei convincimenti dello
stesso giudice di merito finalizzata ad ottenere una nuova
pronuncia sul fatto, certamente estranea alla natura ed alle

4

favore dell’INPS e dell’EMPAIA dei contributi conseguenti

finalità del giudizio di cassazione (cfr., ex plurimis, Cass.,
S.U., n. 24148/2013; Cass. n. 14541/2014).
Nel caso di specie, le doglianze articolate dalla

parte

ricorrente come vizio di motivazione appaiono inidonee,

delle risultanze istruttorie ed in particolare, delle
dichiarazioni rese da alcuni testimoni, peraltro neppure
riportate nella loro interezza, a scalfire la coerenza della
sentenza sotto il profilo dell’iter logico-giuridico. I giudici di
seconda istanza, infatti, sono correttamente pervenuti alla
decisione oggetto del giudizio di legittimità attraverso
l’attenta analisi degli esiti istruttori che hanno consentito la
qualificazione giuridica del rapporto di cui si tratta del tutto
compatibile con il ragionamento esplicitato nella sentenza.
7. Neppure il secondo motivo può essere accolto, poiché i
giudici di merito hanno preso in considerazione gli elementi
che connotano la subordinazione e, dopo avere vagliato le
risultanze istruttorie, sono pervenuti, attraverso un
percorso motivazionale del tutto coerente, ad escluderne la
sussistenza con riferimento alla fattispecie.
Peraltro, il mezzo di impugnazione non indica la
deposizione testimoniale con la quale la motivazione
contrasterebbe e lamenta, in modo generico, che la Corte
di merito avrebbe fatto ricorso a presunzioni semplici per
pervenire alla decisione impugnata.

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perché palesemente tese ad ottenere un nuovo esame

Ma, secondo i consolidati arresti giurisprudenziali di questa
Corte, il ricorso a presunzioni semplici, consistenti nel
ragionamento del giudice di merito, il quale, una volta
acquisita attraverso fonti materiali di prova la conoscenza

del fatto principale ignoto, è incensurabile in sede di
legittimità. E, nella fattispecie, i giudici di seconda istanza
sono pervenuti, come già sottolineato, alla qualificazione
del rapporto di cui si tratta con una motivazione del tutto
coerente, sulla base di fatti delibati in sede istruttoria.
8. Anche il terzo motivo è da respingere, avendo la Corte di
appello dato compiutamente atto del fatto che il contenuto
di alcune deleghe conferite al ricorrente dal Monaco, negli
ultimi mesi di vita di quest’ultimo, sono risultate
espressione di un rapporto personale che – come è stato
acclarato – era intercorso tra le parti; la qual cosa è del
resto comprovata anche dalla collocazione temporale degli
eventi e dalla natura delle attività delegate (ritiro della
posta ed operazioni bancarie connesse al deposito di
somme che i compratori facevano affluire in assenza del
titolare solo negli ultimi mesi di vita dello stesso).
9. Il quarto motivo che, nella sostanza, attiene al capo della
decisione che ha ritenuto adeguato il compenso dichiarato
dal ricorrente, non è fondato. Invero, la dichiarazione fatta
dallo stesso Barca di compensi sempre diversi a seconda
del lavoro svolto esclude la predeterminazione di una

6

di un fatto secondario, deduce da quest’ultimo l’esistenza

retribuzione fissa come ulteriore indice della mancanza di
un lavoro a tempo pieno. Inoltre, la Corte distrettuale non
ha dato seguito alle richieste del Barca in ordine al
riconoscimento della qualifica di quadro, in carenza

retributive sono rimaste prive di supporto probatorio e di
specificazione adeguata da parte del ricorrente che si è
limitato a rivendicare la figura di quadro relativamente ad
un contratto, che si assume stipulato il 5.4.2000, mai
prodotto.
10.

Il quinto motivo resta assorbito, poiché è stato,
all’evidenza, respinto implicitamente dalla Corte di Appello,
una volta disatteso il riconoscimento della qualifica di
quadro, alla quale sarebbe conseguita, in caso di
accoglimento, la condanna alla ricostruzione della posizione
previdenziale corrispondente.

11.

Per tutto quanto esposto, il ricorso va rigettato.

Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la
soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al
pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate
in Euro 3.700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre
spese generali nella misura del 15% ed accessori come per
legge.

7

assoluta di prove al riguardo. E, pertanto, le rivendicazioni

Così deciso in Roma, 5 luglio 2017

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