Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1823 del 24/01/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 1823 Anno 2018
Presidente: CIRILLO ETTORE
Relatore: MANZON ENRICO

ORDINANZA
sul ricorso 27425-2016 proposto da:
AGENZIA DEl LE ENTRATE C.F. 06363391001, in persona del
Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che la rappresenta e difende ope legis;

– ricorrentecontro
PALMIOTTI ANTONIO, elettivamente domiciliato in ROMA,
PIAZZA DELLA LIBERTÀ’ 10, presso lo studio dell’avvocato
GEMMA PATERNOSTRO, rappresentato e difeso dall’avvocato
OLINTO RAI+ ALLE VALENTINI;

– controricorrente –

Data pubblicazione: 24/01/2018

avverso la sentenza n. 2010/7/2016 della COMMISSIONE
TRIBUTARIA REGIONALE di BARI, depositata il 08/08/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 21/12/2017 dal Consigliere Dott. ENRICO
MANZON.

Presidente e del Relatore.
Rilevato che:
Con sentenza in data 20 maggio 2016 la Commissione tributaria
regionale della Puglia accoglieva parzialmente l’appello proposto da
Palmiotti Antonio avverso la sentenza n. 1003/11/14 della
Commissione tributaria provinciale di Bari che ne aveva respinto il
ricorso contro l’avviso di accertamento IRAP, IRPEF, IVA 2007. La
CTR osservava in particolare che le fatture passive inerenti il
pagamento di canoni di locazione e quella emessa dal Logoluso
dovevano considerarsi deducibili/detraibili, in quanto relative a costi di
impresa certi ed inerenti.
Avverso la decisione ha proposto ricorso per cassazione l’ Agenzia
delle entrate deducendo due motivi.
Resiste con controricorso il contribuente, che successivamente ha
depositato una memoria.
Considerato che:
Con il primo ed il secondo motivo —ex art. 360, primo comma, n. 3,
cod. proc. civ.- l’agenzia fiscale ricorrente lamenta la violazione/falsa
applicazione degli artt. 109, TUIR, 2697, cod. civ., poiché la CTR ha
rispettivamente ritenuto provata la sussistenza ed inerenza dei costi
relativi alla fattura Logoluso ed a quelle per canoni di locazione.
Le censure, da esaminarsi congiuntamente per stretta connessione,
sono inammissibili.
Ric. 2016 n. 27425 sez. MT – ud. 21-12-2017
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Disposta la motivazione semplificata su concorde indicazione del

Va ribadito che:
-«In tema di ricorso per cassazione, il vizio di violazione di legge
consiste in un’erronea ricognizione da parte del provvedimento
impugnato della fattispecie astratta recata da una norma di legge
implicando necessariamente un problema interpretativo della stessa;

concreta, mediante le risultanze di causa, inerisce alla tipica valutazione
del giudice di merito la cui censura é possibile, in sede di legittimità,
attraverso il vizio di motivazione» (ex multis Sez. 5, n. 26110 del 2015)
-«Con la proposizione del ricorso per cassazione, il ricorrente non può
rimettere in discussione, contrapponendone uno difforme,
l’apprezzamento in fatto dei giudici del merito, tratto dall’analisi degli
elementi di valutazione disponibili ed in sé coerente, atteso che
l’apprezzamento dei fatti e delle prove è sottratto al sindacato di
legittimità, dal momento che, nell’ambito di quest’ultimo, non è
conferito il potere di riesaminare e valutare il merito della causa, ma
solo quello di controllare, sotto il profilo logico formale e della
correttezza giuridica, l’esame e la valutazione fatta dal giudice di
merito, cui resta riservato di individuare le fonti del proprio
convincimento e, all’uopo, di valutare le prove, controllarne
attendibilità e concludenza e scegliere, tra le risultanze probatorie,
quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione» (Sez. 6 – 5,
Ordinanza n. 9097 del 07/04/2017, Rv. 643792 – 01).
Lo sviluppo delle censure collide radicalmente con le indicazioni sui
limiti del giudizio di cassazione rivenienti dai principi di diritto espressi
in tali arresti giurisprudenziali.
Infatti la CTR pugliese ha con puntualità argomentato rispetto alla
certezza/inerenza dei costi

de quibus, con specifico riguardo alle

contestazioni di cui all’atto impositivo impugnato ed all’onere
Ric. 2016 n. 27425 sez. MT – ud. 21-12-2017
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viceversa, l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie

probatorio gravante sul contribuente, che ha ritenuto adeguatamente
assolto.
Tali valutazioni di merito non possono essere ulteriormente sindacate
in questa sede.
Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile.

dispositivo.
Rilevato che risulta soccombente una parte ammessa alla prenotazione
a debito del contributo unificato per essere amministrazione pubblica
difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, non si applica l’art. 13
comma 1- quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Sez. 6 – L, Ordinanza
n. 1778 del 29/01/2016, Rv. 638714— 01).
PQM
La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna l’agenzia fiscale
ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che
liquida in curo 2.935 oltre euro 200 per esborsi, 15°/0 per contributo
spese generali ed accessori di legge.
Così deciso in Roma, 21 dicembre 2017

Le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate come in

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