Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18224 del 05/07/2019

Cassazione civile sez. I, 05/07/2019, (ud. 07/06/2019, dep. 05/07/2019), n.18224

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Presidente –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – rel. Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23154/2018 proposto da:

T.B.V., elettivamente domiciliata in Roma,

Circonvallazione Clodia n. 36/A, presso lo studio dell’avvocato

Pisani Fabio, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato

Barreca Giuseppe, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

C.A., C.S., Pubblico Ministero Procura

Generale presso la Corte d’Appello di Brescia;

– intimati –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di BRESCIA, depositato il

26/06/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

07/06/2019 dal cons. Dott. FIDANZIA ANDREA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con decreto depositato il 26 giugno 2018 la Corte d’Appello di Brescia – Sezione per i Minorenni – ha rigettato i reclami proposti separatamente da C.S. e T.B.V., rispettivamente madre e nonna materna della minore C.A., nata il (OMISSIS), avverso il decreto del 15.3.2017 con cui il Tribunale per i Minorenni di Brescia ha disposto l’affidamento della minore medesima, affetta da sindrome di down, ai Servizi Sociali con collocamento presso una famiglia affidataria. Il provvedimento impugnato ha, altresì, incaricato i Servizi sociali di prevedere frequentazioni tra madre e figlia, inizialmente in misura di due alla settimana, in ambiente protetto, e poi nel numero ritenuto adeguato anche in ambiente non protetto, prevedendo, invece frequentazioni tra nonna e nipote in misura di una volta al mese in ambiente protetto, con possibilità dei Servizi sociali di intensificarle o diradarle.

Il decreto in oggetto, alla stregua delle conclusioni della CTU, ha evidenziato che nè la madre nè la nonna materna sono in grado di occuparsi in modo sufficientemente adeguato della minore, la prima, per mancanza di stabile e sicura autonomia personale, la seconda, in quanto incapace, di cogliere i bisogni e le problematicità della minore autonomia e di rispondervi in termini costruttivi.

Avverso il decreto ha proposto ricorso per cassazione T.B.V. affidandolo a tre motivi, depositando, altresì, la memoria ex art. 380 bis.1 c.p.c.. C.S. non si è costituita in giudizio.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo è stata dedotta la violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 nonchè la nullità del decreto impugnato per insanabile contrasto tra le varie parti della motivazione.

Lamenta la ricorrente che la Corte d’Appello, nel far riferimento al percorso argomentativo del CTU è incorso in insanabili contraddizioni, avendo ritenuto che la metodologia adottata dal consulente è di qualità elevata tale da “non” rendere superflui ulteriori incontri con i familiari della minore.

2. Il motivo è infondato.

Il decreto impugnato è incorso in un evidente errore materiale, non presentando nessuna altra incongruenza logica, che ne mini la struttura argomentativa.

3. Con il secondo motivo è stata dedotta la violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 5 per violazione procedimentale e per omesso esame di fatti decisivi per il giudizio.

Lamenta la ricorrente che la Corte d’Appello ha ignorato gli argomentati rilievi dalla stessa mossi alla CTU, limitandosi a ripetere il contenuto dell’elaborato peritale. Censura il giudizio negativo formulato sulla stessa dalla consulente tecnico d’ufficio, non considerando che era stata l’unica ad occuparsi della minore, stante la latitanza della madre, e che aveva sempre manifestato una seria disponibilità a prendersi cura della minore.

4. Il motivo è inammissibile.

Va osservato che, in tema di ricorso per cassazione, per infirmare, sotto il profilo della insufficienza argomentativa, la motivazione della sentenza che recepisca le conclusioni di una relazione di consulenza tecnica d’ufficio di cui il giudice dichiari di condividere il merito, è necessario che la parte alleghi di avere rivolto critiche alla consulenza stessa già dinanzi al giudice a quo, e ne trascriva, poi, per autosufficienza, almeno i punti salienti, onde consentirne la valutazione in termini di decisività e di rilevanza, atteso che, diversamente, una mera disamina dei vari passaggi dell’elaborato peritale, corredata da notazioni critiche, si risolverebbe nella prospettazione di un sindacato di merito inammissibile in sede di legittimità” (Cass. n. 11482 del 3.6.2016).

A questi precisi canoni di contestazione non si è attenuta l’odierna ricorrente, avendo la stessa riportato integralmente nel ricorso per cassazione intere pagine delle proprie osservazioni formulate alla CTU senza neppure dedurre se tali censure fossero già state svolte nel precedente giudizio e non indicando, quindi, nè la eventuale sede processuale nè il modo di deduzione, onde consentire alla Suprema Corte di controllare “ex actis” la veridicità di tali asserzioni prima di esaminare il merito della suddetta questione (Cass., 13/06/2018, n. 15430).

5. Con il terzo motivo è stata dedotta la violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per violazione della L. n. 184 del 1983, art. 4. Lamenta la ricorrente che ogni decisione riguardanti i rapporti dei familiari con la minore sono stati demandati dal decreto impugnato all’arbitrio dei servizi sociali senza alcuna specifica motivazione.

6. Il motivo è in parte inammissibile e in parte infondato.

E’, in primo luogo, inammissibile per difetto di autosufficienza, in quanto, ricalcando le statuizioni riguardanti l’incarico attribuito ai Servizi Sociali pedissequamente il provvedimento di primo grado, la ricorrente non ha neppure dedotto di aver già sottoposto le censure esposte nel motivo al giudice del merito.

Va, inoltre, osservato che il decreto impugnato, anche con il richiamo alla CTU ed al provvedimento di primo grado, ha indicato le ragioni che non consentono l’affidamento della minore A. alla nonna materna, evidenziando l’inidoneità della stessa ad identificare gli effetti che la disabilità, di cui la minore è affetta, produce sulle sue condizioni e sulle sue potenzialità evolutive.

Nulla per le spese.

PQM

Rigetta il ricorso.

Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma del In caso di diffusione del presente provvedimento si omettano le generalità e gli altri dati identificativi, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Così deciso in Roma, il 7 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 5 luglio 2019

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA