Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18215 del 02/09/2020

Cassazione civile sez. II, 02/09/2020, (ud. 19/02/2020, dep. 02/09/2020), n.18215

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Presidente –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 4472/2017 R.G. proposto da:

B.C., rappresentato e difeso dall’Avv. Luigi Guidone,

domiciliato in Vasto, via Alessandrini n. 35.

– ricorrente –

contro

PREFETTURA DI CHIETI – UFFICIO TERRITORIALE DEL GOVERNO, in persona

del Prefetto p.t., rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale

dello Stato, con domicilio in Roma, alla Via dei Portoghesi n. 12.

– controricorrente –

avverso la sentenza del Tribunale di Vasto n. 228/2016, depositata in

data 13.7.2016.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 19.2.2020 dal

Consigliere Dott. Giuseppe Fortunato.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con sentenza n. 228/2016, il Tribunale di Vasto ha respinto l’appello proposto dal B. avverso la sentenza n. 5/2015 del Giudice di pace di Casalbordino, che, pur accogliendo l’opposizione avverso il provvedimento di sospensione della patente di guida, aveva compensato le spese processuali.

Il giudice di secondo ha ritenuto corretta la disposta compensazione, osservando che gli esiti istruttori erano risultati contrastanti e che l’alcooltest eseguito aveva accertato lo stato di ebbrezza in cui versava l’appellante, rendendo giustificata l’adozione del decreto di sospensione, poi annullato solo a seguito di ulteriore istruttoria. La cassazione della sentenza è chiesta da B.C. con ricorso in unico motivo, illustrato con memoria.

La Prefettura di Chieti ha proposto controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Deve dichiararsi inammissibile l’eccezione di inammissibilità dell’appello ai sensi dell’art. 342 c.p.c., sollevata in secondo grado e riproposta in cassazione dall’attuale controricorrente.

La censura è stata esplicitamente disattesa dal giudice distrettuale, sicchè, per sollecitarne il riesame ad opera di questa Corte, occorreva la proposizione del ricorso incidentale, attesa la conversione delle ragioni di nullità della pronuncia in motivi di impugnazione (Cass. 11204/2019; Cass. 2631/2014).

2. Con l’unico motivo di ricorso si deduce la violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, sostenendo che le ragioni addotte dal tribunale per confermare la pronuncia di compensazione non integravano il presupposto delle gravi ed eccezionali ragioni previste dall’art. 92 c.p.c., atteso peraltro che la sentenza di primo grado, non censurata sul punto, aveva attestato che il ricorrente non era alla guida del veicolo al momento del sinistro e non versava in uno stato di alterazione psicofisica dovuto all’uso di alcol.

Il motivo è fondato.

Va premesso che l’opposizione è stata proposta in data 26.2.2013 e, quindi, prima dell’entrata in vigore del D.L. n. 132 del 2014, art. 13, conv. con L. n. 162 del 2014 (applicabile ai procedimenti introdotti a decorrere dal trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore della relativa legge di conversione, avvenuta l’11 novembre 2014), per cui il regime delle spese, per entrambi i gradi di causa, era regolato dall’art. 92 c.p.c., comma 2, nel testo novellato dalla L. n. 69 del 2009, secondo cui se vi è soccombenza reciproca o concorrono altre gravi ed eccezionali ragioni, esplicitamente indicate nella motivazione, il giudice può compensare, parzialmente o per intero, le spese tra le parti.

Occorre anche rilevare che la censura formulata in ricorso non propone di contestare l’opportunità di disporre la compensazione delle spese, che è profilo rimesso alla discrezionalità del giudice di merito, ma è volto a negare che i motivi addotti dalla pronuncia impugnata siano tali da integrare i presupposti applicativi dell’art. 92 c.p.c., comma 2.

La norma, nella parte in cui permette la compensazione delle spese di lite allorchè concorrano gravi ed eccezionali ragioni, costituisce difatti – una clausola generale da specificare in via interpretativa da parte del giudice del merito, le cui conclusioni sono censurabili in sede di legittimità in quanto fondate su norme giuridiche (Cass. s.u. 2572/2012).

2.1. Il tribunale ha disposto la compensazione delle spese di entrambi i gradi, evidenziando che la causa era stata decisa in base ad esiti istruttori contrastati e che, inoltre, il test eseguito sull’appellante deponeva per lo stato di ebbrezza, giustificando l’applicazione della sanzione.

Tuttavia, come ha dato atto anche la difesa erariale, l’opposizione era stata accolta dal Giudice di pace per il fatto che il ricorrente non era risultato alla guida del veicolo al momento della violazione e, pertanto, nessun rilievo logicamente poteva assumere – sia pure ai soli fini della pronuncia sulle spese – il riscontro dello stato di ebbrezza.

Già sotto tale profilo, deve ribadirsi che le “gravi ed eccezionali ragioni” previste dalla citata disposizione non possono essere illogiche o erronee, configurandosi altrimenti il vizio di violazione di legge, denunciabile in sede di legittimità (Cass. 9977/2019; Cass. 6059/2017).

Per altro verso, neppure i contrastanti esiti istruttori integravano automaticamente – e nello specifico – i presupposti applicativi dell’art. 92 c.p.c., comma 2.

Difatti, la sentenza, oltre a valorizzare erroneamente i risultati dell’alcoltest, ha dato rilievo agli esiti contrastanti dell’istruttoria (che avevano condotto all’accoglimento dell’opposizione), senza però valutare tale circostanza alla stregua del parametro di gravità ed eccezionalità previsto dalla norma e senza considerare – alla stregua del materiale disponibile al momento della instaurazione della lite o a quello in cui era stata posta in essere l’attività che aveva dato origine alle spese – la stessa prevedibilità dell’esito della causa in relazione all’atteggiamento soggettivo dell’amministrazione soccombente, ricollegabile alla considerazione delle ragioni che l’avevano indotta a resistere in giudizio (Cass. 2883/2012; Cass. s.u. 2572/2012).

E’ quindi accolto l’unico motivo di ricorso.

La sentenza è cassata in relazione al motivo accolto, con rinvio della causa ad altro Magistrato del Tribunale di Vasto, anche per la pronuncia sulle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

accoglie l’unico motivo di ricorso, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa ad altro Magistrato del Tribunale di Vasto, anche per la pronuncia sulle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 19 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 2 settembre 2020

 

 

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