Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18206 del 05/08/2010

Cassazione civile sez. III, 05/08/2010, (ud. 12/07/2010, dep. 05/08/2010), n.18206

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VARRONE Michele – Presidente –

Dott. URBAN Giancarlo – Consigliere –

Dott. CHIARINI Maria Margherita – Consigliere –

Dott. SPIRITO Angelo – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Adelaide – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso gli UFFICI DELL’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, da cui e’

difeso per legge;

– ricorrente –

contro

U.C., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DEGLI SCIALOJA 6, presso lo studio dell’avvocato OTTAVI

LUIGI, che lo rappresenta e difende giusta mandato a margine del

controricorso;

– controricorrente –

e contro

VANEDOLA & ZINI SRL;

– intimato –

avverso la sentenza n. 467/2005 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

Sezione 2 Civile, emessa l’11/03/2005, depositata il 19/04/2005;

R.G.N. 1374/2002;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

12/07/2010 dal Consigliere Dott. ADELAIDE AMENDOLA;

udito l’Avvocato Massimo GIANNUZZI;

udito l’Avvocato Luigi OTTAVI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

DESTRO Carlo che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con citazione notificata in data 11 maggio 1995 U.C. conveniva in giudizio innanzi al Tribunale di Bologna Vanedola e Zini s.r.l. chiedendone la condanna al risarcimento dei danni da lui subiti in data (OMISSIS). Esponeva al riguardo che, in qualita’ di commerciante di segatura e scarti di legno, era stato incaricato dalla predetta societa’ dello svuotamento di un silos di trucioli che si era poco prima incendiato; che, giunto sul posto, aveva trovato i Vigili del Fuoco i quali avevano assicurato che l’incendio era stato completamente spento; che, iniziato lo scarico, era stato colpito da una fiammata che gli aveva provocato ustioni in varie parti del corpo; che la committente doveva rispondere delle conseguenze lesive del sinistro ex artt. 2043 e 2051 cod. civ..

Resisteva la societa’, che contestava l’avversa pretesa.

Chiesta e ottenuta l’autorizzazione a chiamare in causa i Vigili del Fuoco di Imola, si costituiva il Ministero dell’Interno, sostenendo la responsabilita’ esclusiva dell’attore nella causazione del sinistro.

Con sentenza depositata l’11 aprile 2002 il giudice adito condannava l’Amministrazione convenuta a risarcire i danni all’attore.

La decisione, impugnata in via principale dal Ministero dell’Interno e incidentale dall’ U., veniva confermata in data 19 aprile 2005 dalla Corte d’appello di Bologna, che rigettava i gravami hinc et inde avanzati.

Avverso detta pronuncia propone ricorso per cassazione il Ministero dell’Interno, formulando due motivi e notificando l’atto a U. C. e a Vanedola & Zini s.r.l..

Solo il primo ha resistito con controricorso, mentre nessuna attivita’ difensiva ha svolto la societa’.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.1 Col primo motivo l’impugnante denuncia omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia nonche’ violazione e falsa applicazione dell’art. 2051 cod. civ., ex art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, in relazione alla affermazione della responsabilita’ dei Vigili del Fuoco nella eziologia dell’incidente.

La censura investe l’assunto della Corte territoriale secondo cui l’incauto affidamento dell’ U. sarebbe stato determinato dalle assicurazioni dei predetti agenti in ordine alla cessazione dello stato di pericolo, laddove il Tribunale lo aveva radicato sul fatto, specificamente censurato in sede di gravame, della loro permanenza in loco nel momento in cui l’attore si era attivato. In ogni caso dalle predette circostanze non poteva dedursi, come aveva fatto il giudice di merito, che la societa’ era stata spogliata della custodia del silos.

passato sotto il diretto controllo dei pompieri, cosi’ come apodittica era l’affermazione della prevedibilita’, da parte di questi, della fiammata che investi’ l’ U., dovuta all’improvvisa ossigenazione di materiale compresso e altamente infiammabile. Torna quindi il Ministero a sostenere che, in base alle norme che governano la materia, la responsabilita’ del sinistro andava ascritta allo stesso danneggiato, che aveva repentinamente svuotato il silos nonche’ alla ditta proprietaria, non essendo accettabile la tesi che la stessa ne avesse perso la custodia.

1.2 Col secondo mezzo il ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 2043 cod. civ., ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per non avere il giudice di merito considerato che le fiammate erano sopraggiunte quando gia’ l’intervento dei Vigili del Fuoco era stato portato a compimento, di talche’ la responsabilita’ dell’incidente non poteva ad essi essere ascritta, mancando sia il requisito soggettivo del dolo o della colpa, sia il nesso eziologico tra condotta e danno.

2 Le critiche sono destituite di ogni fondamento.

Ai fini della conferma del giudizio di colpevolezza, la Corte territoriale ha valorizzato una circostanza pacificamente riferita dai testi escussi, e cioe’ che i Vigili avevano dato assicurazioni in ordine al completo spegnimento dell’incendio. Ha poi aggiunto che, nel momento in cui erano intervenuti, avevano spogliato della custodia la societa’, in tale prospettiva conseguentemente escludendo qualsivoglia responsabilita’ di Vanedola e Zini s.r.l. Ha infine argomentato che l’ U., commerciante di segatura e altro materiale di scarto del legno, non poteva essere considerato un tecnico nello spegnimento degli incendi.

Ritiene il collegio che tale impianto motivazionale, logicamente corretto, esente da aporie e da contrasti disarticolanti con il contesto fattuale di riferimento nonche’ conforme a principi di comune buon senso, resista alle critiche formulate in ricorso.

Non puo’ invero sfuggire l’assoluta speciosita’ dell’allegato travisamento delle risultanze processuali percio’ solo che il giudice d’appello ha valorizzato, ai fini dell’affermazione della responsabilita’ della convenuta amministrazione, le assicurazioni date dai Vigili del Fuoco, senza considerare che tale condotta assorbe quella costituita dalla mera presenza sul posto degli agenti e implica un ancor piu’ penetrante loro coinvolgimento nell’eziologia del sinistro.

A cio’ aggiungasi che le argomentazioni volte a sostenere la responsabilita’ di Vanedola e Zini s.r.l. in ragione della permanenza del rapporto di custodia, quanto meno a incendio apparentemente sedato, non considerano che gli agenti, i quali avevano necessariamente dovuto assumere il controllo della struttura allorche’ erano intervenuti, continuavano evidentemente a mantenerlo, al momento del sinistro, non avendo la loro perdurante presenza in loco altra ragione e finalita’ che garantire la definitiva cessazione di ogni situazione di pericolo.

E’ infine addirittura contrario alle piu’ comuni massime di esperienza ipotizzare che l’infortunato, in ragione dell’attivita’ svolta, potesse avere una competenza tecnica in materia di incendio addirittura superiore a quella dei Vigili.

In realta’ il ricorso, attraverso la surrettizia evocazione di violazioni di legge e di vizi motivazionali affatto insussistenti, mira solo a provocare una rivalutazione dei fatti e delle prove preclusa in sede di legittimita’. Esso va pertanto rigettato, anche se le peculiarita’ della fattispecie consigliano di compensare integralmente tra le parti le spese del giudizio.

P.Q.M.

LA CORTE rigetta il ricorso. Compensa integralmente tra le parti le spese del giudizio.

Così deciso in Roma, il 12 luglio 2010.

Depositato in Cancelleria il 5 agosto 2010

 

 

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