Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18202 del 24/07/2017

Cassazione civile, sez. II, 24/07/2017, (ud. 01/03/2017, dep.24/07/2017),  n. 18202

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAZZACANE Vincenzo – Presidente –

Dott. MANNA Felice – rel. Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28903/2014 proposto da:

Z.V., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA NAZIONALE 204,

presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO BOZZA VENTURI, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato PAOLO FALDELLA;

– ricorrente –

contro

DAS SRL, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLE FORNACI 38,

presso lo studio dell’avvocato FABIO ALBERICI, che lo rappresenta e

difende unitamente agli avvocati ALFONSO CELLI, FABRIZIO FANTI;

– controricorrente –

e contro

P.G., P.N.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 2108/2014 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 10/10/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

01/03/2017 dal Consigliere Dott. FELICE MANNA.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

All’esito di un giudizio instaurato con le forme del rito locativo ma concluso, previo mutamento, con quelle ordinarie (a seguito di una riconvenzionale di usucapione), il Tribunale di Forlì con sentenza pubblicata l’11.7.2013 condannava Z.V. a rilasciare in favore della Das s.r.l., successore a titolo particolare ex art. 111 c.p.c., dell’attore, P.S., un immobile sito in (OMISSIS).

Contro tale sentenza Z.V. proponeva appello innanzi alla Corte distrettuale di Bologna, con ricorso ex art. 433 c.p.c. depositato l’11.10.2013, contenente una nuova procura con una diversa elezione di domicilio (non più in (OMISSIS) ma in (OMISSIS)). Successivamente, con ricorso depositato il 30.10.2013 e notificato il 13.11.2013, l’appellante chiedeva la sospensione della provvisoria esecutorietà della sentenza impugnata. Sospensione concessa con decreto e confermata poi con ordinanza all’esito della comparizione delle parti il 4.12.2013.

Il 5.12.2013 la Das s.r.l. notificava a Z.V. la sentenza di primo grado al domicilio eletto da quest’ultima in Forlì per il processo di primo grado, presso l’avv. Roberto Roccari.

Quindi, soltanto il 21.3.2014 la Z. notificava alla Das s.r.l., e il 24.3.2014 agli eredi di P.S., P.G. e N., il ricorso in appello e il pedissequo decreto di fissazione dell’udienza di comparizione delle parti.

Disposto anche in appello il mutamento del rito, da speciale a ordinario, la Corte territoriale con sentenza resa ai sensi dell’art. 281 sexies c.p.c., dichiarava inammissibile il gravame. Riteneva la Corte distrettuale che la notifica della sentenza di primo grado, essendo avvenuta in un momento anteriore all’instaurazione del giudizio d’appello (da individuare, in base a Cass. n. 12290/11 ed altre conformi, in quello di notifica del ricorso e del decreto di comparazione delle parti, e non in quello di deposito del ricorso ex art. 433 c.p.c.), era stata rettamente effettuata al procuratore costituito in primo grado, presso il domicilio che questi aveva eletto per tale giudizio in Forlì. Osservava, inoltre, che l’elezione d’un nuovo domicilio in Bologna, avvenuta con l’atto d’impugnazione, era stata portata a conoscenza della Das s.r.l. soltanto con la notifica del ricorso in appello successivamente alla definizione del subprocedimento d’inibitoria. Infatti, solo tale atto conteneva una procura regolarmente rilasciata a margine, non anche il ricorso ex art. 351 c.p.c.. Di qui la tardività dell’impugnazione, che prendendo data dalla notifica e non dal deposito del ricorso in appello, quest’ultimo erroneamente proposto in luogo della citazione a udienza fissa, era avvenuta decorso il termine di cui all’art. 325 c.p.c..

Per la cassazione di tale sentenza Z.V. propone ricorso, affidato a tre motivi.

Resiste con controricorso la Das s.r.l..

P.G. e N. sono rimasti intimati.

Attivato il procedimento camerale ex art. 380 bis c.p.c., comma 1, inserito, a decorrere dal 30 ottobre 2016, dal D.L.31 agosto 2016, n. 168, art. 1 bis, comma 1, lett. f), convertito, con modificazioni, dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197, il Procuratore generale ha presentato le proprie conclusioni scritte, chiedendo l’accoglimento del ricorso, e le parti ricorrente e controricorrente hanno depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. – I tre motivi di ricorso denunciano, nell’ordine e in relazione al n. 4 dell’art. 360 c.p.c., la violazione del R.D. n. 37 del 1934, art. 82, art. 157 c.p.c., e art. 111 Cost.; la violazione degli artt. 285 e 157 c.p.c.; e la violazione degli artt. 325 e 156 c.p.c.. Con essi si sostiene, in sintesi, che la procura rilasciata dalla Z. all’avv. Pagliani con elezione di domicilio presso lo studio di lui in (OMISSIS), regge allo stesso modo l’appello e il ricorso per l’inibitoria; che la Das s.r.l. ha violato il principio costituzionale del giusto processo, eccependo una mancata conoscenza del nuovo difensore e domiciliatario che, invece, aveva già acquisito a seguito della notifica del ricorso ex art. 351 c.p.c.; che quest’ultimo è un sub-procedimento incidentale non dotato di autonomia rispetto al processo d’appello; e che la costituzione della Das s.r.l. in tale sub-procedimento dimostra la conoscenza piena ed effettiva dell’appello stesso, del tutto identiche le difese svolte nella fase interinale e in quella a cognizione piena.

2. – Detti motivi, da esaminare congiuntamente per la loro stretta interrelazione, sono fondati.

La giurisprudenza di questa Corte si è occupata della variazione del domicilio eletto e delle modalità della sua comunicazione alla controparte, per farne discendere gli effetti ai fini delle successive notificazioni. Ed ha risolto il problema affermando, in generale, il principio per cui ove nel corso del giudizio si sia verificata una variazione del domicilio eletto, è necessario, affinchè questa possa avere effetto ai fini della decorrenza dei termini per l’impugnazione, che sia garantita alla controparte la legale conoscenza dell’atto, sicchè la variazione, ove non dichiarata nel corso dell’udienza con relativa verbalizzazione, deve essere resa nota in un atto indirizzato alla controparte anche se non specificamente rivolto a comunicare il mutamento (Cass. nn. 807/16, 5919/00 e 6281/79, le quali hanno ritenuto validamente effettuata la nuova elezione di domicilio contenuta nella comparsa conclusionale della quale la controparte aveva legale conoscenza per effetto del mero deposito in cancelleria, indipendentemente, quindi, dalla circostanza che essa poi avesse ritirato la sua copia).

In un altro caso è stato affermato il medesimo principio, ritenendo mezzo idoneo a comunicare la variazione l’apposizione di un timbro sulla copia notificata della sentenza (Cass. n. 3597/90).

Nell’un caso come negli altri risulta comunque superato il pregresso (ma isolato) orientamento espresso da Cass. n. 6664/84, la quale aveva invece ritenuto che il sopravvenuto mutamento del domicilio eletto fosse valido ed operante, al fine della notificazione presso il nuovo indirizzo dei successivi atti del processo, ivi incluso l’atto d’impugnazione, alla duplice condizione che il procuratore assumesse un’iniziativa idonea a portare a conoscenza della controparte detto mutamento (condizione di per sè sufficiente nel diverso caso del procuratore assegnato al circondario presso il quale si svolge il giudizio), e che tale iniziativa fosse stata esteriorizzata in modo formale, con una dichiarazione esplicita, menzionata nel verbale d’udienza, o con la notificazione di apposito atto.

Pertanto, secondo la giurisprudenza più recente e maggioritaria, la variazione è opponibile non in quanto dichiarata in udienza o notificata alla controparte, ma semplicemente allorchè è propalata con mezzo idoneo a consentirne la conoscenza legale.

2.1. – A tale indirizzo la Corte ritiene debba assicurarsi continuità anche nel caso di specie, la cui peculiarità risiede nel fatto che l’appello, che avrebbe dovuto essere proposto con citazione per il principio di ultrattività del rito, è stato introdotto invece con ricorso.

Il punto non è (come al contrario ha opinato la Corte d’appello) che in tal caso l’appello si instaura solo con la notificazione (circostanza pacifica), ma che la notificazione della sentenza ai fini dell’art. 285 c.p.c., non può più essere fatta nel domicilio eletto per il giudizio di primo grado, allorchè tale domicilio sia mutato per effetto d’un atto portato legalmente a conoscenza della parte vittoriosa notificante.

Il carattere legale della conoscenza, essendo tale per effetto della validità della propalazione o comunque per il compimento, da parte del destinatario, dell’atto successivo che la presuppone, non viene meno per l’eventuale inidoneità dell’atto stesso a produrre gli altri suoi effetti, in virtù dell’art. 159 c.p.c., comma 3, secondo cui se il vizio dell’atto impedisce un determinato effetto, l’atto può tuttavia produrre gli altri effetti ai quali è idoneo. Sebbene detta norma sia declinata al singolare, nulla osta ad applicarla anche ad una sequenza processuale composta di due o più atti collegati tra loro in senso funzionale, come, appunto, un appello cui acceda un ricorso ex art. 351 c.p.c., per l’inibitoria della sentenza di primo grado.

Pertanto, ai fini in oggetto non ha alcun rilievo la circostanza che in un appello da proporre con citazione, e non con ricorso, prima della notifica di quest’ultimo il gravame non possa ritenersi efficacemente instaurato. Atteso che il rapporto processuale pende anche nelle fasi inattive tra un grado e l’altro, è infatti possibile e decisiva la piana applicazione dell’art. 159 c.p.c., comma 3; e, dunque, il deposito del ricorso in appello, benchè non valga ancora a instaurare l’impugnazione soggetta alle forme ordinarie, è atto idoneo a propalare il nuovo domicilio eletto nel ricorso stesso, se vi faccia seguito la notifica d’un ricorso ai sensi dell’art. 351 c.p.c.. Ricevuta la quale, l’appellato, avendo certezza della proposizione dell’appello, ha l’onere di controllarne il contenuto in cancelleria, intenda o non organizzare la propria difesa ovvero porre in essere qualsivoglia altro atto del processo come la notificazione della sentenza di primo grado, ai sensi dell’art. 285 c.p.c..

Di qui la formulazione del seguente principio di diritto: “in virtù dell’art. 159 c.p.c., comma 3, (applicabile anche alle sequenze processuali composte di due o più atti collegati tra loro in senso funzionale), secondo cui se il vizio dell’atto impedisce un determinato effetto, l’atto può tuttavia produrre gli altri effetti ai quali è idoneo, la variazione in appello del domicilio eletto in primo grado è validamente effettuata ai fini delle successive notificazioni ove contenuta nel ricorso erroneamente depositato in luogo della citazione in appello, allorchè l’appellante notifichi all’appellato il ricorso ex art. 351 c.p.c., per l’inibitoria della sentenza di primo grado; notifica ricevuta la quale, l’appellato ha contezza dell’ancorchè invalida proposizione dell’appello ed ha, pertanto, l’onere di controllarne il contenuto, intenda o non organizzare la propria difesa ovvero porre in essere qualsivoglia altro atto del processo. Pertanto, è nulla la notificazione della sentenza di primo grado ciò nonostante effettuata ai sensi dell’art. 285 c.p.c., presso il precedente domicilio che l’altra parte aveva eletto in primo grado, a nulla rilevando che l’appello non sia stato ancora regolarmente instaurato con la notifica del ricorso, la quale è pertanto tempestiva se effettuata nel termine dell’art. 327 c.p.c., comma 1”.

2.2. – Nello specifico, la parte appellata ha per di più svolto le proprie difese scritte e di merito nel sub procedimento d’inibitoria, sicchè si sono realizzate entrambe le ipotesi di conoscenza legale, sia per implicazione (deposito in cancelleria del ricorso in appello non ancora notificato, contenente la procura con la nuova elezione di domicilio), sia per il compimento dell’atto successivo che la presuppone (difesa della parte appellata nel subprocedimento diretto alla sospensione della provvisoria esecutorietà della sentenza di primo grado).

3. – La sentenza impugnata va dunque cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Bologna, la quale esaminerà l’impugnazione nel merito e provvederà anche sulle spese di cassazione.

PQM

 

La Corte accoglie il ricorso e cassa la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Bologna, la quale provvederà anche sulle spese di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 1 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 24 luglio 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA