Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18202 del 11/07/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 18202 Anno 2018
Presidente: MANNA FELICE
Relatore: FALASCHI MILENA

ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 13071-2017 proposto da:
IMMOBILIARE TARANTINA S.R.L. P.I.00872980735, in persona
del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in
ROMA piazza Cavour presso la Cancelleria della Corte di Cassazione,
rappresentata e difesa dall’avvocato ANNAMARIA CONDEMI, e
FILIPPO CONDEMI;

– ricorrente contro
B_ARBERIO FILIPPO, elettivamente domiciliato in ROMA piazza
Cavour presso la Cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentato e
difeso dagli avvocati GIUSEPPE ANDREA BASCIANI e
ANTONIO PIZZULLI;

– resistente –

<7-)Data pubblicazione: 11/07/2018per regolamento di competenza avverso l'ordinanza cron. n. 2993/2017 del GIUDICE DI PACE di TARANTO del 27/04/2017, emessa sul procedimento iscritto al n°2993/2017R.G.; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 19/10/2017 dal Consigliere Dott. MILENAlette le conclusioni scritte dal Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Alberto Celeste, che ha chiesto che la Corte di Cassazione, in camera di consiglio, accolga il regolamento necessario di competenza e annulli l'ordinanza del Giudice di Pace di Taranto in data 27/04/2017, con le conseguenze di legge.FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE La Immobiliare Tarantina s.r.l. ha proposto istanza di regolamento di competenza nei confronti di Filippo Barberio avverso l'ordinanza del 27 aprile 2017, con cui il Giudice di pace di Taranto ha disposto la sospensione del giudizio civile dalla medesima introdotto — con ricorso monitorio - nel novembre del 2016, decreto ingiuntivo che (ottenuto dalla società intimante) veniva opposto dal debitore assumendo che nessuna provvigione doveva per l'attività di mediazione immobiliare per avere egli presentato querela nei confronti anche della proprietaria dell'appartamento oggetto delle trattative di vendita ai sensi degli artt. 110 e 640 c.p., a suo dire commessi nei suoi confronti dalle medesime, le quali si erano procurate l'ingiusto vantaggio patrimoniale consistente nella nella somma da lui erogata a fronte di un acquisto che non poteva andare a buon fine a causa dei numerosi pesi ed ipoteche che gravavano sul bene. Il giudice adito ha reputato sussistenti i presupposti di cui all'art. 295 c.p.c. e disposto la sospensione.Ric. 2017 n. 13071 sez. M2 - ud. 19-10-2017 -2-FALASCHI.Ha resistito il Barberio con memoria, depositando anche copia del decreto di citazione a giudizio ex art. 552 c.p.p. emesso dal pubblico ministero nei confronti delle querelate. Essendosi ritenute applicabili le condizioni per la decisione ai sensi dell'art. 380-ter c.p.c., è stata fatta richiesta al Procuratore Generale di formulare le suedifensori delle parti, unitamente al decreto di fissazione dell'adunanza in camera di consiglio.Considerato che: l'istanza di regolamento di competenza appare manifestamente fondata, in quanto la sospensione è stata disposta in palese violazione della consolidata giurisprudenza di questa Corte sui limiti entro cui il giudice civile deve sospendere il processo civile per la pendenza di un processo penale. In proposito si ricorda che le Sezioni Unite di questa Corte (sent. n. 13682 del 2001) hanno già avuto occasione di statuire che «Ai sensi degli artt. 295 cod. proc. civ., 75 cod. proc. pen., 211 disp. att. cod. proc. pen., fuori dal caso in cui i giudizi di danno possono proseguire davanti al giudice civile ai sensi dell'art. 75, secondo comma cod. proc. pen., negli altri casi, il processo può essere sospeso se tra processo penale e altro giudizio ricorra il rapporto di pregiudizialità indicato dall'art. 295 cod. proc. civ. o se la sospensione sia prevista da altra specifica norma, e sempre a condizione che la sentenza penale esplichi efficacia di giudicato nell'altro giudizio, ai sensi degli artt. 651, 652 e 654 cod. proc. pen.». Nel medesimo solco si pone una successiva pronuncia (Cass. n. 15641 del 2009) che ha affermato che «In materia di rapporto tra giudizio civile e processo penale, il primo può essere sospeso, in base a quanto dispongono gli artt. 295 cod. proc. civ., 654 cod. proc. pen. e 211 disp. att. cod. proc. pen., nell'ipotesi in cui alla commissione del reato oggetto effetto sul diritto oggetto Ric. 2017 n. 13071 sez. M2 - ud. 19-10-2017 -3-conclusioni ed all'esito del loro deposito, ne è stata fatta notificazione aidi giudizio nel processo civile, e sempre a condizione che la sentenza che sia per essere pronunciata nel processo penale possa esplicare nel caso concreto efficacia di giudicato nel processo civile. Pertanto, per rendere dipendente la decisione civile dalla definizione del giudizio penale, non basta che nei due processi rilevino gli stessi fatti, ma occorre che l'effetto giuridico dedotto neloggetto di imputazione nel giudizio penale» (nello stesso senso, Cass. n. 27787 del 2005). Ora, nella fattispecie il rapporto fra giudizio civile introdotto dalla ricorrente in monitorio e quello penale pendente nei suoi confronti non è riconducibile all'ipotesi dell'art. 75 c.p.p., atteso che il primo ha ad oggetto la corresponsione della provvigione nell'ambito del rapporto di mediazione intercorso fra le parti, mentre il secondo attiene a fatti di reato che sarebbero stati dal legale rappresentante della società commessi in concorso con la proprietaria dell'immobile oggetto delle trattative. La circostanza che vi sia coincidenza fra taluni dei fatti storici oggetto del giudizio civile, che debbono essere esaminati dal giudice civile per valutare se esista la dedotta fattispecie di illecito, e taluni dei fatti che il giudice penale deve esaminare per accertare se il legale rappresentante della ricorrente ha commesso i reati oggetto dell'imputazione, non è in alcun modo sufficiente a giustificare la sospensione. La sospensione si sarebbe potuta giustificare ai sensi dell'art. 295 c.p.c. ed in relazione all'art. 211 disp. att. c.p.p. solo se tra i fatti costitutivi del diritto di credito fatto valere davanti al giudice civile dalla ricorrente vi fosse stata la fattispecie di reato per cui si procede nei suoi confronti. Situazione che palesemente non ricorre. Del resto il provvedimento impugnato, privo di qualsiasi argomentazione al riguardo, non precisa in quale modo vi sia una concreta interferenza del giudicato penale nel giudizio civile creditorio. Ric. 2017 n. 13071 sez. M2 - ud. 19-10-2017 -4-processo civile sia collegato normativamente alla commissione del reato che èDev'essere, pertanto, disposta la prosecuzione del giudizio, essendo l'ordinanza di sospensione palesemente illegittima. Le spese del giudizio di regolamento vanno rimesse al giudice del merito.La Corte accogliere il ricorso e per l'effetto annulla il provvedimento di sospensione, disponendo la prosecuzione del giudizio; rimette le parti avanti al Giudice di pace di Taranto, che provvederà anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio, fissando il termine di cui all'art. 50 c.p.c. per la riassunzione il termine, con decorrenza dalla comunicazione del deposito della presente ordinanza. Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della VI-2^ Sezione Civile, il 19 ottobre 2017.teP.Q.M.

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