Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1820 del 24/01/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 1820 Anno 2018
Presidente: D’ASCOLA PASQUALE
Relatore: GIUSTI ALBERTO

ORDINANZA
sul ricorso 10601-2017 proposto da:
STARA ADOLFO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PILO
ALBERTELLI 1, presso lo studio dell’Avvocato LUCIA
CAMPOREALE, rappresentato e difeso dall’Avvocato SALVATORE
STARA;

– ricorrente contro
MINISIKO DELLA GIUSTIZIA, elettivamente domiciliato in
ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA
GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

controricorrente

avverso la sentenza n. 21780/2016 della CORTE SUPREMA DI
CASSAZIONE, depositata il 27/10/2016.

Data pubblicazione: 24/01/2018

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
15/12/2017 dal Consigliere ALBERTO GIUSTI.

Ritenuto che con decreto del 28 ottobre 2014, reso ai sensi dell’art.
5-ter della legge n. 89 del 2001, la Corte d’appello di Roma respingeva

dichiarato inammissibile la sua istanza di equa riparazione nei confronti
del Ministero della giustizia relativa alla domanda per l’eccessiva durata
di un processo svoltosi innanzi al Tribunale di Cagliari, conclusosi con
sentenza della Corte di cassazione pubblicata il 7 febbraio 2012;
che la Corte d’appello rilevava la tardività del ricorso in quanto
proposto soltanto in data 2 agosto 2013, oltre il termine semestrale,
non avendo alcuna incidenza ai fini del passaggio in giudicato della
sentenza pronunciata nel giudizio presupposto l’impugnabilità ex art.

391-bis cod. proc. civ.;
che lo Stara proponeva ricorso per cassazione avverso tale decreto
in base ad un unico motivo, illustrato anche da memoria;
che resisteva con ricorso il Ministero della giustizia;
che la Corte di cassazione, VI-2 Sezione civile, con sentenza 27
ottobre 2016, n. 21780, ha rigettato il ricorso, condannando parte
ricorrente alla rifusione delle spese processuali sostenute dal Ministero;
che la sentenza di questa Corte è così motivata:
«Con l’unico motivo il ricorrente deduce la violazione degli artt. 4 della
legge n. 89/01 e 6 par. 1 CEDU. Sostiene parte ricorrente che il
termine semestrale di decadenza entro cui ai sensi dell’art. 4 legge cit.
deve essere proposto il ricorso decorre dalla data in cui è divenuta
definitiva la decisione che conclude il processo presupposto. Termine
che nel caso di proposizione di revocazione della sentenza ex art. 395

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l’opposizione proposta da Adolfo Stara avverso il decreto che aveva

c.p.c., viene differito alla conclusione del giudizio relativo, trattandosi
di mezzo di impugnazione ordinario.
Ti motivo è infondato, trovando applicazione il principio secondo cui
in tema di equa riparazione per violazione del diritto alla ragionevole
durata del processo, ai fini della decorrenza del termine di cui alla legge

provvedimento conclusivo del procedimento, nell’ambito del quale la
violazione si assume violata, in ordine alla quale occorre aver riguardo
al momento del deposito della decisione della Corte di cassazione, che,
nel caso di rigetto (o dichiarazione di inammissibilità) del ricorso,
determina il passaggio in giudicato della sentenza, non essendo lo
stesso impedito dalla pendenza del termine per la revocazione ex art.
391 bis c.p.c. (Cass. n. 21863 del 2012; Cass. n. 4382 del 2013).

Le argomentazioni svolte dal ricorrente, fondate essenzialmente su un

errore scusabile”, sulla falsariga del principio di pro.spective overnding,

che si riferisce al mutamento della giurisprudenza su di una regola del
processo, qui non sono applicabili, non essendosi in presenza di
approdi giurisprudenziali consolidati di segno opposto.
D’altra parte, deve aggiungersi che del termine per la proposizione
della revocazione di una sentenza di questa Corte potrebbe tenersi
conto nel solo caso in cui l’impugnazione venga poi proposta, mentre
la definifività della sentenza di rigetto del ricorso per cassazione deve
ritenersi, ai fini della proposizione della domanda di equa riparazione,
non preclusa dalla mera pendenza del termine per la revocazione
ordinaria.»;
che per la revocazione della sentenza di questa Corte lo Stara ha
proposto ricorso, con atto notificato il 19 aprile 2017, sulla base di un
motivo;
che il Ministero della giustizia ha resistito con controricorso;
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24 marzo 2001, n. 89, art. 4, il dies a quo è segnato dalla definitività del

che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ.,
è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione
dell’adunanza in camera di consiglio;
che in prossimità dell’adunanza camerale il ricorrente ha
depositato una memoria illustrativa.

391-bis cod. proc. civ. in rapporto all’art. 395, primo comma, n. 4, cod.
proc. civ. e sentenze Corte cost. n. 17/86 e 36/91) errore di fatto
sotto vari profili dati da supposizione di fatti esistenti e in realtà non
esistenti, e viceversa, mancata o errata lettura degli atti di causa, da
travisamento e mistificazione dei fatti reali, da mancata pronuncia sulle
difese decisive del ricorrente;
che ad avviso del ricorrente, sarebbe errato in fatto affermare che
il rigetto o la dichiarazione di inammissibilità del ricorso per cassazione
determina il passaggio in giudicato della sentenza, non impedito dalla
pendenza del termine per la revocazione ex art. 391-bis cod. proc. civ.;
che secondo il ricorrente, la sentenza della Corte di cassazione non
diventa definitiva con la sua pubblicazione, perché la pendenza del
termine per impugnare per revocazione, che è un rimedio ordinario, ne
impedirebbe il passaggio in giudicato;
che poiché nel caso presente pendeva il termine per proporre
ricorso per revocazione, la Corte di cassazione avrebbe dovuto
accogliere il ricorso e ritenere tempestiva la domanda di equa
riparazione;
che il motivo è inammissibile;
che per costante giurisprudenza, l’istanza di revocazione di una
sentenza della Corte di cassazione, proponibile ai sensi dell’art. 391-bis
cod. proc. civ., implica, ai fini della sua ammissibilità, un errore di fatto
riconducibile all’art. 395, primo comma, n. 4, cod. proc. civ. e che
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Considerato che con l’unico motivo il ricorrente denuncia (ex art.

consiste in un errore di percezione, o in una mera svista materiale, che
abbia indotto il giudice a supporre l’esistenza (o l’inesistenza) di un
fatto decisivo, che risulti, invece, in modo incontestabile escluso (o
accertato) in base agli atti e ai documenti di causa, sempre che tale
fatto non abbia costituito oggetto di un punto controverso su cui il

contrasto fra due diverse rappresentazioni dello stesso fatto, delle quali
una emerge dalla sentenza, l’altra dagli atti e documenti processuali,
sempreché la realtà desumibile dalla sentenza sia frutto di supposizione
e non di giudizio (Cass., Sez. II, 30 ottobre 2005, n. 26074; Cass., Sez.
lav., 29 ottobre 2010, n. 22171; Cass., Sez. VI-5, 18 gennaio 2012, n.
714; Cass., Sez. VI-3, 29 aprile 2016, n. 8472);
che viceversa nella specie il ricorso per revocazione è stato attivato
per denunciare un supposto errore di giudizio commesso dalla Corte di
cassazione;
che il vizio denunciato non rientra nello statuto dell’errore di fatto
revocatorio e il ricorso, richiedendo un rinnovato esame della
questione oggetto della controversia definita dalla Corte di cassazione
con la sentenza qui impugnata, mira ad uno scrutinio critico del
principio di diritto enunciato in tale sede, principio di diritto in base al
quale, in tema di equa riparazione da irragionevole durata di un
processo civile conclusosi innanzi alla Corte di cassazione con una
decisione di rigetto (o inammissibilità) del ricorso, ai fini della
decorrenza del termine di cui all’art. 4 della legge n. 89 del 2001 — il cui
dies a quo è segnato dalla definitività del provvedimento conclusivo del
procedimento nell’ambito del quale si assume verificata la violazione —
occorre avere riguardo alla data di deposito della decisione della Corte,
quale momento che determina il passaggio in giudicato della sentenza,
a ciò non ostando la pendenza del termine per la revocazione, ex art.
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giudice si sia pronunciato: l’errore in questione presuppone, quindi, il

391-bis cod. proc. civ., posto che, per espressa previsione del codice di
rito (art. 391-bis cit.), “la pendenza del tetntine per la revocazione della
sentenza della Corte di cassazione non impedisce il passaggio in
giudicato della sentenza impugnata con ricorso per cassazione
respinto”;

non conformità al diritto comunitario dell’art. 391-bis cod. proc. civ.,
prospettati dal ricorrente con la memoria illustrativa;
che infatti questa Corte (Cass., Sez. VI-3, 29 aprile 2016, n. 8472)
ha già chiarito che è manifestamente infondata — né comporta la
necessità di un rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia — la questione
di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 395, 391bis e 391-ter cod. proc. civ., in riferimento agli artt. 2, 3, 11, 24, 101 e
111 della Costituzione ed in relazione all’art. 6 della CEDU, nella parte
in cui non ammettono la revocazione delle sentenze di legittimità della
Corte di cassazione per pretesi errori di diritto o di fatto, diversi dalla
mera svista su questioni non oggetto della precedente controversia,
rispondendo la non ulteriore impugnabilità all’esigenza, tutelata come
primaria dalle stesse norme

costituzionali e convenzionali,

di

conseguire il giudicato all’esito di un sistema strutturato anche su
differenti impugnazioni, con l’immutabilità e definitività della
pronuncia che tutela i diritti delle parti;
che il ricorso è inammissibile;
che risultando dagli atti che il procedimento in esame è
considerato esente dal pagamento del contributo unificato, non si deve
far luogo alla dichiarazione di cui al comma 1-quater all’art. 13 del testo
unico approvato con il d.P.R. n. 115 del 2002, introdotto dall’art. 1,
comma 17, della legge n. 228 del 2012.

P. Q. M.
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che vanno altresì disattesi i profili di illegittimità costituzionale e di

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al rimborso
delle spese processuali sostenute dal controricorrente Ministero, che
liquida in curo 500 per compensi, oltre alle spese prenotate a debito.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta-2 Sezione
Civile, il 15 dicembre 2017.

J1

Il Presidente

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