Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18195 del 05/08/2010

Cassazione civile sez. III, 05/08/2010, (ud. 23/06/2010, dep. 05/08/2010), n.18195

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VARRONE Michele – Presidente –

Dott. FILADORO Camillo – Consigliere –

Dott. UCCELLA Fulvio – rel. Consigliere –

Dott. SPAGNA MUSSO Bruno – Consigliere –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 8964/2006 proposto da:

UNISTILE DI PALANCA UMBERTO & C. DITTA S.N.C. (OMISSIS) in

persona dei suoi legali rappresentanti pro tempore Sig. P.

U. e B.F., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

G. FERRARI 2, presso lo studio dell’avvocato ANTONINI GIORGIO,

rappresentata e difesa dall’avvocato CONSORTI ERMANNO giusta delega a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MASSI COSTRUZIONI DI MASSI GIANCARLO & C. S.A.S. (OMISSIS) in

persona del socio accomandatario M.C., elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA BORMIDA 4, presso lo studio dell’avvocato

AMICI FRANCESCO, rappresentata e difesa dall’avvocato ESPOSTO Erasmo

Nicola giusta delega a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 411/2005 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

emessa il 20/7/2005, depositata il 27/07/2005, R.G.N. 501/2004;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

23/06/2010 dal Consigliere Dott. FULVIO UCCELLA;

udito l’Avvocato ERMANNO CONSORTI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Rosario Giovanni, che ha concluso per manifesta infondatezza,

condanna alle spese.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 27 luglio 2005 la Corte di appello di Ancona ha respinto il gravame proposto dalla Ditta Unistile di Palanca Umberto & C. s.n.c. contro analoga decisione del Tribunale di Ascoli Piceno – sezione distaccata di S. Benedetto del Tronto – del 25 novembre 2003, che aveva dichiarato risolto per inadempimento del conduttore – la Ditta Unistile – il contratto di locazione stipulato dalla Massi Costruzioni sas di Massi Giancarlo & C. e dichiarata inammissibile la riconvenzionale tardivamente dispiegata dalla Unistile.

Avverso la sentenza di appello propone ricorso per cassazione la Unistile, affidandosi a due motivi.

Resiste con controricorso la Massi Costruzioni.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Premesso che per l’ammissibilità del ricorso non necessitano i quesiti, essendo la decisione anteriore al 2 marzo 2006, il Collegio osserva quanto segue.

1. – I due motivi di impugnazione (rispettivamente violazione e falsa applicazione dell’art. 1453 c.c., ex art. 360 c.p.c., n. 3, il primo;

violazione e falsa applicazione degli artt. 1453 e 1454 c.c., in relazione agli artt. 1175, 1220 e 1375 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3; omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia ex art. 360 c.p.c., n. 5, il secondo) vanno esaminati congiuntamente per la loro interconnessione.

Con essi la società ricorrente lamenta che erroneamente il giudice dell’appello avrebbe ritenuto sussistere in capo ad essa l’obbligazione di pagare i canoni alla scadenza o i relativi oneri accessori e, così, dichiarare la risoluzione del contratto sia per difetto di colpa o dolo sia per difetto del requisito dell’importanza dell’inadempimento.

E ciò non solo in relazione alla documentazione prodotta, ma anche per le trattative in corso tra le parti, che non sarebbero state esaminate e valutate dal giudice del gravame in maniera adeguata ai fini di escludere ogni responsabilità di natura contrattuale proprio della locatrice che non le avrebbe comunicato, come da lei espressamente richiesto, che le trattative erano fallite.

Le censure, come formulate, non meritano accoglimento 2. – Con il primo motivo, in realtà, si censura l’approccio argomentativo del giudice dell’appello su questo capo della sentenza.

Contrariamente a quanto assume la ricorrente, il giudice del gravame mostra di aver esaminato la documentazione in atti, nonchè la condotta delle parti per dedurne che l’astensione dal pagamento dei canoni e la continuazione nel godimento dell’immobile “appaiono privi di univocità semantica ai fini della espressione (per pretesi fatti concludenti univoci) della volontà di accettazione della proposta”.

Infatti, tale univocità non solo deve essere chiara nel foro interno, ma anche dal punto di vista della percepibilità e della riconoscibilità oggettiva ed univoca nella sfera intellettualmente percettiva dell’altro contraente.

A fronte di simile argomentare la ricorrente non fa altro che proporre a questa Corte di valutare i documenti che il giudice dell’appello ha invece esaminato nella visione complessiva delle successive condotte delle parti in modo diverso dal suo assunto.

Di vero, non si può disconoscere che se le trattative non vanno a buon fine, restano integri gli obblighi contrattuali che, nella specie, prevedevano il pagamento dei canoni e degli oneri accessori.

Peraltro, il giudice del gravame, condividendo quanto già ritenuto dal primo giudice, ha affermato che il mancato pagamento dei canoni, la sua entità e la sua protrazione riferibile anche alle spese condominali giustificano il venir meno della fiducia contrattuale e, quindi, la risoluzione del contratto (p. 4-5 sentenza impugnata).

Ne consegue che, anche se in modo sintetico, ma con ragionamento logico, attento agli elementi processuali acquisiti, il giudice del merito ha mostrato di aver considerato gli elementi costitutivi di cui all’art. 1453 c.c..

Nè nel ricorso si deduce e/o si pone in rilevo che la conduttrice avesse dato esecuzione a quelle “trattative”, ma sì da atto solo dell’esistenza delle stesse e della “proposta immodificabile della Massi” (p. 3-4 ricorso).

Peraltro, proprio perchè le trattative non giunsero a buon fine il giudice dell’appello ha dato rilievo agli elementi oggettivi dell’inadempimento, dovendosi affermare che se essa conduttrice fosse stata in buonafede e fosse stata corretta la sua condotta, la stessa attuale ricorrente avrebbe dovuto avvertire l’obbligo da parte sua, comunque, di pagare l’insoluto nel frattempo maturato, salvo, poi, eventualmente denunciare la condotta da essa ritenuta non corretta dell’altra parte.

Ne consegue che la decisione richiamata a p. 5 del ricorso (Cass. n. 8501/95 non è conferente al caso in esame, in quanto non è stato accertato (così come quella decisione esige) la esistenza di un accordo di sospendere l’esecuzione delle prestazioni.

Se è certo che le trattative non giunsero a buon fine, è altresì certo che le parti non avevano stabilito concordemente di sospendere l’esecuzione delle prestazioni nascenti dal contratto; pertanto la decisione risulta pienamente rispondente ai criteri codicistici ed ermeneutici del caso.

Resta assorbito, quindi, il secondo motivo del ricorso.

Conclusivamente il ricorso va respinto e le spese che seguono la soccombenza vanno liquidate come da dispositivo e le spese.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di cassazione, che liquida in Euro 1200,00 di cui Euro 200,00 per spese, oltre spese generali ed accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 23 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 5 agosto 2010

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