Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18189 del 05/08/2010

Cassazione civile sez. III, 05/08/2010, (ud. 15/06/2010, dep. 05/08/2010), n.18189

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI NANNI Luigi Francesco – Presidente –

Dott. UCCELLA Fulvio – Consigliere –

Dott. URBAN Giancarlo – Consigliere –

Dott. SPAGNA MUSSO Bruno – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

B.P. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

PIAZZA CAVOUR, presso la Cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE,

rappresentato e difeso dall’avvocato PORCARI ANNA con delega a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

VENETO BANCA SCARL (OMISSIS) in persona del procuratore speciale

Dott. L.M. elettivamente domiciliata in ROMA, VIA G. DA

CARPI 6, presso lo studio dell’avvocato SZEMERE RICCARDO,

rappresentata e difesa dall’avvocato RAFFAEL MADIA con delega a

margine del controricorso;

– controricorrente –

e contro

S.M., VENEZIA S MARCO SRL, FINIMMO SRL;

– intimati –

avverso la sentenza n. 459/2006 del TRIBUNALE di VENEZIA, Prima

Sezione Civile, emessa il 26/01/2006; depositata il 20/02/2006;

R.G.N. 3997/2004;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/06/2010 dal Consigliere Dott. ROBERTA VIVALDI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Libertino Alberto che ha concluso per il rigetto.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso ritualmente proposto B.P. chiedeva che fosse dichiarata la nullità ed illegittimità di tutti gli atti esecutivi e dell’intero procedimento esecutivo promosso nei suoi confronti denunciando una serie di irregolarità formali.

I creditori, costituitisi, sostenevano la correttezza dell’esecuzione promossa chiedendo il rigetto dell’opposizione proposta.

Il Giudice dell’esecuzione rigettava l’istanza di sospensione e disponeva la prosecuzione del giudizio di merito.

Disattese le richieste istruttorie, con sentenza del 20.2.2006, il tribunale rigettava l’opposizione agli atti esecutivi.

Ha proposto ricorso per cassazione affidato a sette motivi il B..

Resiste con controricorso la Veneto Banca soc. coop. a r.l..

Gli altri intimati non hanno svolto attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente deve rilevarsi la non applicabilità, al ricorso in esame, dell’art. 366 bis c.p.c., trattandosi di sentenza pubblicata anteriormente (20.2.2006) al 2 marzo 2006, data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 40 del 2006.

Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione dell’ art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 e 5, in relazione all’art. 132 c.p.c. ed all’art. 118 disp. att. c.p.c.. Mancata e/o insufficiente motivazione della sentenza.

Con il secondo motivo denuncia la violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, in relazione agli artt. 75, 83, 84 156-1578 e 182 c.p.c. – nullità della sentenza.

Con il terzo motivo denuncia la violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e 4, in relazione agli artt. 141, 156 e 479 c.p.c., (inesistenza e/o nullità insanabile della notifica del titolo e del conseguente atto di precetto e del pignoramento).

Con il quarto motivo denuncia la violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e 5, in relazione all’art. 136 c.p.c. e art. 45 disp. att., inesistenza, nullità e/o invalidità della comunicazione del biglietto di cancelleria eseguita il 04.08.01 a mani del debitore e relativa all’udienza del 08.02.02.

Con il quinto motivo denuncia la violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3-4-5, in relazione all’art. 194 c.p.c. e art. 90 c.p.c., att. nullità della perizia.

Con il sesto motivo denuncia la violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – 4 – 5 e dell’art. 47 c.c.; richiamati in contratto di mutuo e dell’art. 191 bis, artt. 569, 530, 596 c.p.c., art. 141 c.p.c., comma 2.

Mancata notifica delle disposizioni del giudice riguardante l’attività del notaio incaricato alla vendita, nullità delle aste per mancata notifica del relativo avviso e della successiva fase.

Con il settimo motivo denuncia la violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e 5, in relazione degli artt. 615 e 339 c.p.c. opposizione all’esecuzione e non solo agli atti esecutivi, eliminazione di un grado di giudizio.

Il settimo motivo, per la priorità logico-giuridica delle questioni con lo stesso proposte, va esaminato per primo.

La qualificazione dell’opposizione esecutiva promossa comporta, infatti, un diverso regime dell’impugnazione proponibile avverso la stessa, trattandosi di sentenza anteriore all’1.3.2006.

Esso non è fondato.

Va premesso che l’individuazione del mezzo di impugnazione esperibile contro un provvedimento giurisdizionale deve essere compiuta in base al principio dell’apparenza, ovvero con riferimento esclusivo alla qualificazione dell’azione compiuta dal giudice nel provvedimento, indipendentemente dalla sua esattezza e dalla qualificazione dell’azione operata dalla parte.

Con riferimento ad una sentenza emessa a definizione di un giudizio di opposizione esecutiva, essa – (nel regime anteriore all’1.3.2006 applicabile ratione temporis nella specie) – era impugnabile con l’appello, se il giudice aveva qualificato l’azione come opposizione all’esecuzione, mentre era impugnabile soltanto con il ricorso per cassazione, se era stata qualificata dal giudice come opposizione agli atti esecutivi.

Deve anche sottolinearsi che, in sede di impugnazione, ivi compreso il giudizio di cassazione, qualora il potere di qualificazione non sia stato esercitato dal giudice a quo, può essere esercitato dal giudice ad quem; e ciò, non solo ai fini del merito, ma altresì dell’ammissibilità dell’impugnazione (v. per tutte Cass. 12.3.2010 n. 6054; cass. 21.12.2009 n. 26919; v. anche cass. ord. 23.12.2008 n. 30201; cass. 14.12.2007 n. 26294).

Nel caso in esame, il giudice del merito ha espressamente qualificato l’opposizione quale opposizione agli atti esecutivi; al che consegue che il mezzo di impugnazione è stato correttamente individuato nel ricorso per cassazione (v. anche cass. ord. 1.2.2010 n. 2261).

Gli altri motivi possono essere esaminati congiuntamente.

Essi non sono fondati.

Il debitore B. è stato notiziato, con biglietto di cancelleria notificato il 4.8.2001 “a mani proprie” all’indirizzo di (OMISSIS), che il giudice dell’esecuzione immobiliare n. 135/2001, promossa dalla Veneto Banca scarl nei suoi confronti, aveva fissato l’udienza dell’8.2.2002 per “l’audizione delle parti relativa alla vendita dell’immobile pignorato”.

Quantomeno da quella data (4.8.2001), quindi, il B. era a conoscenza dell’esistenza di una procedura esecutiva promossa nei suoi confronti e, da quel momento, avrebbe potuto proporre tempestiva opposizione agli atti esecutivi, facendo valere le ritenute invalidità degli atti precedenti (notificazione del titolo esecutivo, del precetto e del pignoramento).

Diversamente – come correttamente rilevato dal giudice del merito – egli ha proposto opposizione agli atti esecutivi solo due anni dopo, il 23-24.12.2003, con evidente tardività del mezzo esperito; e ciò in relazione ai motivi 1, 2, 3 e 4 del ricorso per cassazione.

Ad eguale conclusione deve pervenirsi anche per gli atti successivi, investiti dai motivi 5 e 6 del ricorso.

Infatti, una volta che il debitore era stato reso edotto della data dell’udienza di comparizione delle parti per la vendita dell’immobile pignorato, era suo onere partecipare alla stessa e seguirne le vicende, facendo valere, nel termine di cinque giorni, gli eventuali vizi formali dai quali riteneva fossero affetti gli ulteriori atti del procedimento esecutivo (v. anche Cass. 17.7.2009 n. 16731).

L’avere, invece, proposto l’opposizione agli atti esecutivi, una volta decorso – di gran lunga – il termine per la loro impugnazione, preclude, in questa sede, l’esame degli ulteriori motivi di ricorso.

Nè, sotto questo profilo, potrebbe, in ogni caso, ritenersi, con riferimento agli atti successivi alla notificazione dell’udienza di comparizione per l’audizione delle parti in ordine alla vendita dell’immobile pignorato – costituente l’atto presupposto nullo del quale lamenta la mancata corretta notificazione la tempestività dell’opposizione proposta oltre il termine di cui all’art. 617 c.p.c., comma 2.

In questo caso, infatti, l’opponente (ed odierno ricorrente) avrebbe dovuto allegare e dimostrare quando era venuto a conoscenza dell’atto, o degli atti presupposti nulli (cioè della loro mancata comunicazione e, quindi, della relativa nullità), e di quelli conseguenti (v. anche Cass. 17.3.2010 n. 6487).

Ciò che non è avvenuto.

Da ultimo, non sussistono le condizioni per l’applicabilità del richiesto art. 96 c.p.c..

Pur essendo, infatti, la domanda di condanna al risarcimento dei danni per responsabilità processuale aggravata, ai sensi dell’art. 96 c.p.c., proponibile anche in sede di legittimità, con controricorso (v. anche Cass. 27.11.2007 n. 24645) – come nella specie -, relativamente ai danni che derivino dal giudizio davanti alla Corte di cassazione, per il suo accoglimento la parte istante avrebbe dovuto fornire la prova sia dell’an, sia del quantum debeatur; prova che non è stata fornita.

Nè tali elementi – che consentirebbero la liquidazione d’ufficio – sono in concreto desumibili dagli atti di causa (v. in questo senso Cass. 8.6.2007 n. 13395).

Conclusivamente, il ricorso va rigettato.

Le spese seguono la soccombenza e, liquidate come in dispositivo in favore della resistente Veneto Banca scarl, vanno poste a carico del ricorrente.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese che liquida, in favore della Veneto Banca scarl, in complessivi Euro 2.200,00, di cui Euro 2.000,00 per onorari, oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 15 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 5 agosto 2010

 

 

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