Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18177 del 05/09/2011

Cassazione civile sez. I, 05/09/2011, (ud. 05/05/2011, dep. 05/09/2011), n.18177

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITRONE Ugo – Presidente –

Dott. DOGLIOTTI Massimo – rel. Consigliere –

Dott. CULTRERA Maria Rosaria – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

V.G. (c.f. (OMISSIS)), domiciliato in ROMA,

PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA CIVILE DELLA CORTE DI

CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato MARRA ALFONSO LUIGI,

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del Ministro pro

tempore, domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrente –

sul ricorso 23582-2009 proposto da:

D.V. (c.f. (OMISSIS)), domiciliato in ROMA,

PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA CIVILE DELLA CORTE DI

CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato MARRA ALFONSO LUIGI,

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE;

– intimato –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di NAPOLI, depositato il

23/03/2009; nn. 4070 e 4072/08 R.G.V.G.;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

05/05/2011 dal Consigliere Dott. MASSIMO DOGLIOTTI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ZENO Immacolata che ha concluso per l’inammissibilità, in subordine

rigetto dei ricorsi.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorsi separati ritualmente depositati, V.G. e D.V., impugnavano il decreto della Corte d’Appello di Napoli del 23-03-2009, che aveva condannato il Ministero dell’Economia e delle Finanze al pagamento di somma in loro favore, quale equa riparazione del danno morale per irragionevole durata di procedimento, in punto liquidazione delle spese giudiziali. Resiste con controricorso il Ministero nei confronti di V..

Non ha svolto attività difensiva il Ministero, nei confronti del D..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Vanno riuniti i ricorsi avverso il medesimo decreto ai sensi dell’art. 335 c.p.c. In ordine alle spese, i ricorrenti, con un motivo, sostengono l’applicabilità delle tariffe previste per i procedimenti contenziosi, con un altro, lamentano violazione dell’art. 6 par. 1 CEDU: i motivi sono inammissibili per inadeguatezza dei quesiti ex art. 366 bis c.p.c., in quanto si configurano come interrogativi circolari, tautologie, senza alcun riferimento alla fattispecie concreta (tra le altre, Cass. S.u. n. 28536 del 2008).

Altrettanto inammissibili, altri motivi che sulle medesime questioni sollevano vizi di motivazione, in quanto privi di una specifica sintesi, omologa al quesito di diritto, tale da individuare esattamente il fatto controverso e la sua rilevanza ai fini decisori (tra le altre, Cass. N. 2694 del 2008).

Con altri motivi, i ricorrenti lamentano insufficiente liquidazione delle spese. Anche tali motivi appaiono inammissibili, per non autosufficienza. I ricorrenti avrebbero dovuto trascrivere la loro nota spese, indicando esattamente quanto loro sarebbe spettato rispetto alla liquidazione del primo giudice, dunque quale era il pregiudizio occorso. Essi si sono limitati ad indicare astrattamente voci di tariffe professionali, senza riferimenti specifici all’attività svolta (al riguardo Cass. N. 9098 del 2010; Cass. N. 14744 del 2007; n. 17059 del 2007). Non vi è censura sulla parziale compensazione delle spese del giudizio di merito. Vanno conclusivamente dichiarati inammissibili i ricorsi. Le spese seguono la soccombenza riguardo al V..

Nulla spese riguardo al D..

P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi e li dichiara inammissibili; condanna V.G. al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità nei confronti dell’Amministrazione, che liquida in Euro 600,00 per onorari oltre le spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 05 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 5 settembre 2011

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