Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18170 del 05/09/2011

Cassazione civile sez. I, 05/09/2011, (ud. 04/04/2011, dep. 05/09/2011), n.18170

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUCCIOLI Maria Gabriella – Presidente –

Dott. FELICETTI Francesco – Consigliere –

Dott. CULTRERA Maria Rosaria – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

NUOVA CASENOVOLE SOC. AGR. A R.L. (C.F. (OMISSIS)), in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA MIRABELLO 18, presso l’avvocato JAUS MARIA LUISA, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato PERONACI VITTORIO,

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del Ministro pro

tempore, domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrente –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di FIRENZE depositato il

14/04/2009, n. 348/08 V;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

04/04/2011 dal Consigliere Dott. ANDREA SCALDAFERRI;

udito, per la ricorrente, l’Avvocato RICHIELLO UMBERTO, per delega,

che ha chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

VELARDI Maurizio che ha concluso per l’accoglimento del primo e

secondo motivo, inammissibilità del terzo motivo.

Fatto

IN FATTO E IN DIRITTO

Con ricorso alla Corte d’appello di Firenze del maggio 2008, la Nuova Casenovole s.r.l. proponeva domanda di equa riparazione ai sensi della L. n. 89 del 2001 per violazione dell’art. 6 della C.E.D.U. a causa della irragionevole durata del giudizio per annullamento – di un provvedimento amministrativo, instaurato dinanzi al T.A.R. Toscana nel luglio 1990 e dichiarato perento nel settembre 2007 per mancata presentazione di nuova istanza di fissazione di udienza. La Corte d’appello dichiarava inammissibile la domanda di equa riparazione per genericità della allegazione del richiesto danno non patrimoniale, trattandosi di una società di capitali; osservava inoltre, ad abundantiam, come la società istante non avesse, da tempo, più alcun interesse alla definizione del giudizio presupposto. Avverso tale decreto, depositato in data 14 aprile 2009 e notificato il 6 maggio 2009, la Nuova Casenovole ha proposto ricorso a questa Corte con atto notificato il 6 luglio 2009, formulando tre motivi, cui resiste il Ministero Economia e Finanze con controricorso. Il collegio ha disposto farsi luogo a motivazione semplificata.

Il ricorso, contrariamente a quanto eccepito dal Ministero, è tempestivo, in quanto notificato il giorno successivo alla scadenza del termine breve (5.7.2009), che cadeva di domenica. Con il primo motivo si denunzia la violazione della L. n. 89 del 2001, art. 2 e dell’art. 6 C.E.D.U., con riferimento al mancato rispetto dei parametri adottati dalla Corte E.d.u. in materia di indennizzo del danno non patrimoniale anche in favore delle persone giuridiche. Il secondo motivo denuncia la contraddittorietà della motivazione, là dove la Corte di merito ha dichiarato di provvedere sul ricorso proposto nel 2008, per poi rilevare una contraddittorietà del contenuto di questo rispetto ad un precedente ricorso del 2007 rigettato per carenza di legittimazione passiva. Il terzo motivo ha ad oggetto la motivazione ad abundantiam nel merito della richiesta di equa riparazione, che la Corte avrebbe esposto senza prendere in considerazione le argomentazioni esposte dalla ricorrente.

Il primo motivo è fondato. La distinzione – prospettata nel decreto impugnato – tra persona fisica e persona giuridica/soggetto collettivo ai fini della configurabilità – esclusa per la seconda – della presunzione di un pregiudizio non patrimoniale conseguente alla durata irragionevole di un giudizio si pone in contrasto con l’orientamento seguito ormai da tempo dalla giurisprudenza di questa Corte (cfr. ex multis Cass. n. 8604/2007; n. 13829/2006; n. 7145/2006; n. 21094/2005; n. 12015/2005), in sintonia con l’indirizzo maturato in proposito nella giurisprudenza della Corte di Strasburgo.

Orientamento nel senso di una completa parificazione, sotto il profilo considerato, tra persona fisica e persona giuridica: anche per quest’ultima si ritiene cioè che il pregiudizio non patrimoniale costituisca conseguenza normale, ancorchè non automatica e necessaria, della violazione del diritto alla ragionevole durata del processo, a causa dei disagi e dei turbamenti di carattere psicologico che la lesione di tale diritto solitamente provoca alle persone preposte alla gestione dell’ente o ai suoi membri. Sì che, una volta accertata tale violazione e determinatane l’entità, l’equa riparazione di tale pregiudizio non patrimoniale può essere negata solo ove risultino nel caso concreto specifici elementi – dei quali il giudice di merito deve dare conto – che facciano positivamente escludere che tale pregiudizio sia stato subito dalla parte ricorrente. Nel decreto impugnato, invece, la Corte di merito non ha fatto alcun riferimento a tali eventuali elementi contrari avendo affermato l’esistenza, per il solo soggetto collettivo, non solo di un onere di prova del pregiudizio non patrimoniale, ma anche di specifica allegazione, in tal modo prospettando un regime diversificato non desumibile affatto dal sistema normativo, che al contrario non discrimina in alcun modo tra i soggetti legittimati a richiedere l’equa riparazione e quindi non consente di configurare per alcuni di essi oneri – quale quello di puntuale allegazione delle forme assunte dal pregiudizio non patrimoniale subito in relazione alla specifica situazione personale del richiedente – che giungerebbero a vanificare il diritto di costoro all’equa riparazione.

Si impone pertanto la cassazione del decreto sotto il profilo esaminato, assorbiti gli altri motivi, ed il rinvio della causa alla Corte d’appello di Firenze che, in diversa composizione, esaminerà il merito della richiesta di equa riparazione, alla luce dei principii sopra esposti, e provvederà anche sulle spese di questo giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso nei limiti precisati in motivazione, cassa il decreto impugnato e rinvia la causa alla Corte d’appello di Firenze in diversa composizione, la quale provvederà anche sulle spese di questo giudizio di legittimità.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della prima sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, il 4 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 5 settembre 2011

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA