Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18159 del 05/08/2010

Cassazione civile sez. III, 05/08/2010, (ud. 22/04/2010, dep. 05/08/2010), n.18159

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI NANNI Luigi Francesco – Presidente –

Dott. FILADORO Camillo – Consigliere –

Dott. AMATUCCI Alfonso – Consigliere –

Dott. SPAGNA MUSSO Bruno – rel. Consigliere –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

IMPRESA CASTELLI S.R.L. IN LIQUIDAZIONE (gia’ IMPRESA CASTELLI

S.P.A.) (OMISSIS) in persona del suo liquidatore e legale

rappresentante Ing. S.M., elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA PREVESA 11, presso lo studio dell’avvocato SIGILLO’

ANTONIO, che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati COCCO

MARIO, COLOMBO SERGIO giusta delega in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI MILANO (OMISSIS) in persona del Sindaco pro tempore Dr.

A.G., elettivamente domiciliato in ROMA, LUNGOTEVERE

MARZIO 3, presso lo studio dell’avvocato IZZO RAFFAELE, che lo

rappresenta e difende unitamente agli avvocati FRASCHINI ANTONELLA,

SURANO MARIA RITA giusta delega in calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

M.P., + ALTRI OMESSI

;

– intimati –

e sul ricorso n. 4449/2006 proposto da:

M.G. (OMISSIS), + ALTRI OMESSI

elettivamente domiciliati in ROMA,

VIA CORSICA 6, presso lo studio dell’avvocato PANSARELLA MARIA

CRISTINA, rappresentati e difesi dall’avvocato COCCO DONATO giusta

delega in calce al controricorso e ricorso incidentale;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI MILANO in persona del Sindaco pro tempore Dr. A.

G., elettivamente domiciliato in ROMA, LUNGOREVERE MARZIO N.

3, presso lo studio dell’avvocato IZZO RAFFAELE, che lo rappresenta e

difende unitamente agli avvocati SURANO MARIA RITA, FRASCHINI

ANTONELLA giusta delega in calce al controricorso;

IMPRESA CASTELLI S.R.L. IN LIQUIDAZIONE (gia’ IMPRESA CASTELLI

S.P.A.), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PREVESA 11, presso lo

studio dell’avvocato SIGILLO’ ANTONIO, che la rappresenta e difende

unitamente agli avvocati COCCO MARIO, COLOMBO SERGIO giusta delega in

calce al ricorso principale;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 1862/2005 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

SEZIONE TERZA CIVILE, emessa il 22/2/2005, depositata il 13/07/2005,

R.G.N. 2575/2003;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

22/04/2010 dal Consigliere Dott. BRUNO SPAGNA MUSSO;

udito l’Avvocato ANTONIO SIGILLO’;

udito l’Avvocato DONELLA RESTA per delega dell’Avvocato RAFFAELE

RIZZO;

udito l’Avvocato DONATO COCCO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Libertino Alberto che ha concluso per il rigetto dei ricorsi.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione, notificato in data 14.4.1989 al Comune di Milano, F.S. piu’ altri 127, in qualita’ di conduttori dal 1986 di appartamenti siti in (OMISSIS), denunziavano:

a) la presenza negli stabili suddetti di inconvenienti tali da impedire un normale ed igienico uso dei locali, da cui deriverebbero infiltrazioni d’acqua piovana provenienti dalla facciate esterne degli stabili a causa di difetti di costruzione;

b) che i serramenti e gli infissi esterni anche di parti comuni non opererebbero chiusure adeguate consentendo il passaggio di aria ed infiltrazioni di acqua nei locali;

C) difetti agli ascensori montacarichi;

d) la mancata pulizia delle parti comuni; chiedevano quindi: ordinare al Comune di Milano l’immediato intervento di riparazioni e modifiche necessarie per un normale e pacifico godimento degli immobili in questione, con condanna al risarcimento dei danni morali e patrimoniali. Si costituiva il Comune e il giudice istruttore con provvedimento in data 7.7.89 autorizzava quest’ultimo a chiamare in causa l’impresa Castelli s.p.a. (quale ente che aveva provveduto alla progettazione ed esecuzione dello stabile).

Con sentenza in data 20.10.2002, il Tribunale di Milano, espletata consulenza di ufficio, cosi’ statuiva:

1) ordina al Comune di Milano di effettuare gli interventi di riparazione dei n. 4 terrazzi siti al 10 piano per eliminare infiltrazioni d’acqua all’interno degli appartamenti del 9 piano, abitati da F., S., Sa., D.M., e condanna l’Impresa Castelli s.p.a. a tenere manlevato e indenne il Comune di Milano rimborsando il corrispondente importo necessario per il rifacimento complessivo, pari a L. 7.600.000, come accertato dalla relazione peritale del 1997, con la rivalutazione in base agli indici Istat da tale data al saldo effettivo;

2) accertato che il costo per effettuare gli interventi di riparazione all’interno degli immobili locati ai 72 inquilini, nominativamente indicati nella allegata tabella, per l’eliminazione dei danni riscontrati all’interno degli appartamenti ammonta a complessive L. 284.064.109, condanna il Comune di Milano ad effettuare i sindacati interventi ovvero in alternativa laddove non provveda, al rimborso degli esborsi per il ripristino in favore dei n. 72 inquilini nella misura corrispondente indicata nell’allegata tabella, con la rivalutazione in base agli indice Istat dalla data dell’accertamento peritale (26.3.96) al saldo effettivo; condanna l’Impresa Castelli s.p.a. a tenere manlevato e indenne il Comune di Milano rimborsando il corrispondente importo come sopra determinato;

condanna il Comune di Milano al risarcimento del danno in favore dei 72 inquilini per disagi subiti nel periodo tra il 7.2.89 a tutto il 1996, nella misura pari del 20% del canone corrisposto dagli inquilini, nonche’ sino alla data della effettiva eliminazione delle infiltrazioni d’acqua nei n. 4 appartamenti del 9 piano con la conseguente condanna del Comune di Milano a restituire agli attori le maggiori somme percepite; condanna L’Impresa Castelli s.p.a. a tenere manlevato e indenne il Comune di Milano rimborsando il corrispondente importo come sopra determinato”.

A seguito dell’appello proposto dalla Impresa Castelli, costituitosi il Comune di Milano, nonche’ il F. e gli altri, in qualita’ di inquilini, proponenti a loro volta appello incidentale, la Corte d’Appello di Milano, con la decisione in esame depositata in data 13.7.2005, rigettava entrambi i gravami e confermava quanto statuito in primo grado.

Affermava in particolare la Corte territoriale che: “le perizie effettuate in prime cure hanno accertato che i difetti degli immobili dipendevano da responsabilita’ del costruttore; si trattava di vizi igrometrici, di difettosita’ del tracciato elettrico sugli impianti degli ascensori e antincendio, di inidoneita’ di tenuta delle coperture piane delle acque meteoriche, di diffusa presenza di fessurazioni nonche’ di fenomeni di distacco dei tavolati interni e delle pareti perimetrali; in relazione a tali inconvenienti il secondo accertamento tecnico ha individuato la loro incidenza per ciascuno dei 72 appartamenti visionati ed ha indicato il costo necessario per la loro rimozione e per il ripristino; la terza perizia ha infine stabilito la permanenza delle infiltrazioni di acque piovane provenienti dal decimo piano in danno di quattro alloggi del nono piano. Ora, mentre la domanda dei conduttori nei confronti del locatore trova fondamento nel disposto dell’art. 1575 c.c. e segg., quella di manleva proposta dal Comune nei confronti dell’Impresa Castelli e’ tutelata dalla disciplina in tema di appalto e dunque dall’obbligo di garanzia gravante sull’appaltatore per le difformita’ ed i vizi dell’opera di cui agli artt. 1667, 1668 e 1669 c.c.”.

Ricorre per cassazione l’Impresa Castelli s.r.l in liquidazione con sei motivi. Resistono con autonomi controricorsi F. S., + ALTRI OMESSI che propongono a loro volta ricorso incidentale fondato su quattro motivi; resiste altresi’ con controricorso il Comune di Milano. Entrambe le parti hanno depositato memoria.

Ricorso principale:

con il primo motivo si deduce “violazione e falsa applicazione degli artt. 1575, 1576 e 1578 c.c., degli artt. 106 e 184 c.p.c. (vigente prima della introduzione della L. 26 novembre 1990, n. 353, art. 18), 1223 c.c.: in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4; vizi per omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia: in relazione all’art. 360 c.p.c. n. 5 “;

con il secondo motivo si deduce “violazione e falsa applicazione degli artt. 112, 277, 278 e 359 c.p.c, con riferimento agli artt. 360 c.p.c., nn. 3 e 4; all’art 2697 c.c. con riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 3; vizi per omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia: in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5”;

con il terzo motivo si deduce “violazione e falsa applicazione degli artt. 1218, 1665, 1227 c.c., L. n. 741 del 2001, art. 5: in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3; vizi per omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia:

in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5″;

con il quarto motivo si deduce ” violazione e falsa applicazione degli artt. 1367, 1362 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3;

vizi per omessa insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia: in relazione all’art. 363 c.p.c., n. 5″;

con il quinto motivo si deduce “vizi per omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia:

in relazione all’art. 363 c.p.c., n. 5”;

con il sesto ed ultimo motivo si chiede la “restituzione delle somme pagate dalla Castelli s.p.a. in osservanza della sentenza di primo grado”.

Ricorso incidentale:

con il primo motivo si deduce sia violazione dell’art. 112 c.p.c. per omessa pronuncia in ordine agli interessi legali sulle somme liquidate a titolo di risarcimento danni; sia difetto di motivazione, in relazione all’art. 1282 c.c. e segg. in relazione al punto in cui la Corte d’appello testualmente afferma “i valori sono stati espressi in moneta attuale, con riferimento alla riduzione del canone”;

con il secondo motivo si deduce violazione dell’art. 1224 c.c. e dell’art. 1282 c.c. e segg. e relativo difetto di motivazione in relazione alla omessa liquidazione degli interessi moratori e degli interessi legali sulle somme disposte a titolo di risarcimento danni (restituzione del 20% dei canoni);

con il terzo e quarto motivo si deduce mancata applicazione delle vigenti tariffe forensi in relazione alla liquidazione delle spese giudiziali e mancata liquidazione delle spese di consulenza di ufficio.

Preliminarmente si dispone la riunione dei ricorsi ai sensi dell’art. 335 c.p.c..

Fondati sono i primi due motivi del ricorso incidentale, mentre non meritano accoglimento i motivi del ricorso principale (con assorbimento del sesto motivo) e gli ultimi due motivi dello stesso ricorso incidentale.

Quanto al primo motivo del ricorso incidentale si osserva: gli appellanti, a seguito dell’omessa liquidazione da parte del Tribunale degli interessi legali (sugli importi risarcitori) dalla domanda, avevano formulato relativa censura e su tale richiesta la Corte territoriale non ha minimamente disposto, limitandosi in dispositivo ad affermare testualmente “respinge l’appello incidentale dei conduttori”. In proposito deve ribadirsi quanto gia’ statuito da questa Corte (tra le altre, S.U. n. 8520/2007), secondo cui il risarcimento del danno da fatto illecito costituisce debito di valore e, in caso di ritardato pagamento di esso, gli interessi non costituiscono un autonomo diritto del creditore, ma svolgono una funzione compensativa tendente a reintegrare il patrimonio del danneggiato, qual’era all’epoca del prodursi del danno, e la loro attribuzione costituisce una mera modalita’ o tecnica liquidatoria.

Ne consegue che, impugnato il capo della sentenza contenente la liquidazione del danno, non puo’ invocarsi il giudicato in ordine alla misura legale degli interessi precedentemente attribuiti e il giudice dell’impugnazione (o del rinvio), anche in difetto di uno specifico rilievo sulla modalita’ di liquidazione degli interessi prescelta dal giudice precedente, puo’ procedere alla riliquidazione della somma dovuta a titolo risarcitorio e dell’ulteriore danno da ritardato pagamento, utilizzando la tecnica che ritiene piu’ appropriata al fine di reintegrare il patrimonio del creditore (riconoscendo gli interessi nella misura legale o in misura inferiore, oppure non riconoscendoli affatto, potendo utilizzare parametri di valutazione costituiti dal tasso medio di svalutazione monetaria o dalla redditivita’ media del denaro nel periodo considerato), restando, tra l’altro, irrilevante che vi sia stata impugnazione o meno in relazione agli interessi gia’ conseguiti e alla misura degli stessi.

Meritevole di accoglimento, come detto, e’ anche il secondo motivo del ricorso incidentale.

Censurabile e’, infatti, la decisione impugnata la’ dove in sede di argomentazioni poste a fondamento della motivazione afferma che “i valori sono stati espressi in moneta attuale e quindi sul corrispondente credito competono i soli interessi moratori”, mentre nel dispositivo si limita ad enunciare, in modo contraddittorio, “respinge l’appello incidentale dei conduttori”, tra l’altro non pronunciandosi sulla chiesta rivalutazione sulle somme liquidate a titolo di risarcimento del danno (da corrispondere mediante restituzione del 20% del canone corrisposto dagli inquilini).

Non e’ dato quindi comprendere quale “risposta” sul punto di detta richiesta la Corte di merito abbia inteso dare agli appellanti.

Non meritevoli di accoglimento sono, invece, i motivi del ricorso principale.

Quanto al primo motivo si rileva, a parte l’incomprensibile dedotta violazione di molteplici norme prospettanti questioni diverse, che la Corte di merito ha inteso inquadrare il thema decidendum in relazione alla norma di cui all’art. 1578 c.c. e in proposito l’impresa ricorrente si limita a prospettare una tesi diversa (in piu’ senza deduzioni analitiche e coerenti). Va altresi’ rilevato che sul punto logica e sufficiente e’ l’impugnata decisione nell’affermare, avvalendosi del proprio potere discrezionale, che “la domanda in esame, seppure proposta come domanda di riduzione del canone, e’ in realta’ una forma della piu’ ampia pretesa risarcitoria; il primo giudice non l’ha infatti accolta sotto il profilo dell’art. 1578 c.c. (il che avrebbe comportato la riduzione del canone per tutta la durata del rapporto locativo) non essendo consentito al conduttore, sia in relazione a vizi preesistenti che sopravvenuti, la esperibilita’ dell’azione per esatto adempimento; la somma, calcolata con abbattimento percentuale del canone corrisposto, costituisce infatti una forma di risarcimento per equivalente del danno connesso alla mancata integrale utilizzazione degli appartamenti”.

Inammissibili sono, poi, il secondo, terzo, quarto e quinto motivo, rispettivamente per genericita’ espositiva (che non consente di individuare i termini della censura), per valutazione di dati della consulenza di ufficio (non ulteriormente esaminabili nella presente sede), per rilievi fattuali in ordine ad accordi intervenuti tra il Comune di Milano e l’impresa, perche’ riguardante le singole liquidazioni dei danni. Deve aggiungersi, deducendosi anche su detti punti difetto di motivazione, che la Corte di merito ha comunque sufficientemente e logicamente dato conto delle proprie ragioni del decidere.

Infine da rigettare sono gli ultimi due motivi del ricorso incidentale (in ordine alla mancata applicazione delle tariffe forensi) rientrando la liquidazione delle spese processuali e della consulenza di ufficio nella valutazione discrezionale del giudice del merito. In particolare generico e’ detto quarto motivo in quanto i ricorrenti non indicano chi ha preventivamente sostenuto le spese della consulenza di ufficio e con quali modalita’.

Assorbito, infine, e’ l’ultimo motivo del ricorso principale.

P.Q.M.

LA CORTE riuniti i ricorsi, accoglie i primi due motivi del ricorso incidentale; rigetta il ricorso principale e gli altri motivi del ricorso incidentale. Cassa l’impugnata decisione in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese della presente fase, alla Corte d’Appello di Milano in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 22 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 5 agosto 2010

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