Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18153 del 04/08/2010

Cassazione civile sez. trib., 04/08/2010, (ud. 10/06/2010, dep. 04/08/2010), n.18153

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – rel. Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

SIAL DI PAOLI SILVIO & C. S.N.C., in persona del

legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma, via

Crescenzio 91, presso lo studio dell’avv. Lucidano Claudio, che la

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato;

e

EQUITALIA QUERIT S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, via Panama 68, presso lo

studio degli avv.ti Cucchi Bruno e Giovanni Puoti, che la

rappresentano e difendono;

– controricorrenti –

per la cassazione della sentenza della Commissione Tributaria

Regionale della Toscana, sez. 29^, n. 102, depositata il 18.12.2007;

Letta la relazione scritta redatta dal consigliere relatore dott.

Aurelio Cappabianca;

constatata la regolarita’ delle comunicazioni di cui all’art. 380 bis

c.p.c., comma 3.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Premesso:

che la societa’ contribuente propose ricorso avverso cartella di pagamento, con la quale, in relazione all’annualita’ 1997, le erano state applicate sanzioni pecuniarie per tardivi versamenti iva mensili;

che l’adita commissione tributaria accolse il ricorso e annullo’ la cartella;

che, in accoglimento dell’appello principale dell’Agenzia, la decisione fu, tuttavia, riformata dalla commissione regionale, che dichiaro’, peraltro, inammissibile l’appello incidentale della societa’ contribuente e regolamento’, di conseguenza, le spese del giudizio;

rilevato:

– che, avverso la decisione di appello, la societa’ contribuente ha proposto ricorso per cassazione in molteplici motivi;

– che le intimate, Agenzia e concessionaria alla riscossione, hanno resistito con controricorso;

osservato:

– che, con il secondo motivo di ricorso (sul piano logico – giuridico prioritario rispetto al primo), la societa’ contribuente censura la declaratoria di inammissibilita’ del proprio appello incidentale, teso a riproporre in sede di gravame tutte le questioni gia’ dedotte nel ricorso introduttivo e restate assorbite nella decisione di primo grado;

considerato:

che, per l’assoluta genericita’ del quesito (“…se la tempestivita’ del ricorso in appello incidentale si verifichi non alla data di arrivo dello stesso presso la segreteria della CTR, bensi’ dalla data di inoltro tramite il servizio postale”) , il motivo risulta inammissibile, giacche’ non ottempera alle prescrizioni dell’art. 366 bis c.p.c.;

– che le SS.UU. di questa Corte sono, infatti, chiaramente orientate a ritenere che ognuno dei quesiti formulati, per ciascun motivo di ricorso, deve consentire l’individuazione del principio di diritto che e’ alla base del provvedimento impugnato e, correlativamente, del diverso principio la cui auspicata applicazione ad opera della Corte di Cassazione possa condurre ad una decisione di segno diverso (giacche’, in mancanza di tale articolazione logico – giuridica, il quesito si risolverebbe in un’astratta petizione di principio, inidonea sia ad evidenziare il nesso tra la fattispecie ed il principio di diritto che si chiede venga affermato, sia ad agevolare la successiva enunciazione di tale principio ad opera della Corte, in funzione nomofilattica); e, dall’esposta premessa, inferiscono che il quesito non puo’ consistere in una semplice richiesta di accoglimento del motivo ovvero (come nel caso di specie) nel mero interpello della Corte in ordine alla fondatezza della propugnata petizione di principio o della censura cosi’ come illustrata nello svolgimento dello stesso motivo, ma deve risolversi in sintesi logico – giuridica della questione idonea a far comprendere alla Corte l’errore di diritto asseritamente compiuto dal giudice e quale sia, secondo la prospettazione del ricorrente, la regola da applicare, (v. Cass. s.u.

3519/08);

che il motivo non risponde, inoltre, alla previsione dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, che, nella nuova formulazione di cui al D.Lgs. n. 40 del 2006, impone al ricorrente, pena l’improcedibilita’ della doglianza, l’onere di depositare gli atti anche processuali (nella specie: quelli relativi al disatteso appello incidentale) su cui il ricorso si fonda, sancendo un onere che questa Corte ha evidenziato dover essere necessariamente osservato entro quello stesso termine (di venti giorni dalla notificazione del ricorso alle controparti), che l’art. 369 c.p.c., comma 1, fissa per il deposito del ricorso in Cancelleria (cfr. Cass. ss. uu. 24747/09, 24940/09, 2855/09, 28547/08 e 21080/08);

considerato:

– che, per le medesime ragioni (insufficienza dei quesiti, inosservanza delle prescrizioni di cui all’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, deve disattendersi, il primo motivo di ricorso, teso a lamentare il mancato coinvolgimento, nel giudizio di secondo grado, della concessionaria per la riscossione;

che la confermata inammissibilita’ dell’appello incidentale della societa’ contribuente comporta, peraltro, l’infondatezza della doglianza, per l’assenza di situazioni idonee a determinare la legittimazione passiva della concessionaria;

che tutti gli ulteriori motivi di ricorso, ad eccezione dell’ultimo, si rivelano inammissibili ex art. 366 bis c.p.c., per assoluta mancanza del quesito diritto;

che l’ultimo motivo di ricorso, investente il capo della condanna alle spese, e’, infine, inammissibile sotto il profilo del difetto di autosufficienza con riguardo all’interesse ad agire, giacche’ non fornisce alcuna indicazione atta ad evidenziare la liquidazione a carico della societa’ contribuente, integralmente soccombente, di spese per importi eccessivi;

ritenuto:

che, alla stregua delle considerazioni che precedono, il ricorso della societa’ contribuente si rivela manifestamente infondato, sicche’ va respinto nelle forme di cui agli artt. 375 e 380 bis c.p.c.;

– che, per la soccombenza, la societa’ contribuente va condannata alla refusione delle spese di causa, liquidate come in dispositivo, in favore di entrambe le controparti.

P.Q.M.

LA CORTE respinge il ricorso; condanna la societa’ contribuente al pagamento, in favore delle controparti, delle spese di causa, liquidate, per ciascuna, in complessivi Euro 800,00 (di cui Euro 700,00 per onorari) oltre spese generali, contributo unificato ed accessori di legge.

Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 10 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 4 agosto 2010

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