Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18142 del 31/08/2020

Cassazione civile sez. II, 31/08/2020, (ud. 15/01/2020, dep. 31/08/2020), n.18142

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19839-2019 proposto da:

I.A., rappresentata e difesa dall’Avvocato Duilio

Balocco con studio in Iglesias (CA), via Cappuccini n. 11;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– intimato –

avverso il decreto del Tribunale di Cagliari, depositata il

11/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/01/2020 dal Consigliere Annamaria Casadonte.

 

Fatto

RILEVATO

che:

-il presente giudizio di legittimità trae origine dal ricorso notificato da I.A., cittadina nigeriana, nei confronti del Ministero dell’interno ed avverso il decreto del Tribunale di Cagliari che aveva respinto l’impugnazione dalla stessa proposta nei confronti del diniego della protezione internazionale e di quella umanitaria pronunciata dalla Commissione territoriale di Cagliari;

– il tribunale cagliaritano aveva escluso la sussistenza dei requisiti per il riconoscimento di tutte le forme di protezione richieste, confermando il provvedimento impugnato;

– la cassazione della decreto del tribunale è chiesta sulla base di quattro motivi;

– non ha svolto attività difensiva l’intimato Ministero.

Diritto

CONSIDERATO

che:

-con il primo motivo si denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio per non avere il tribunale adeguatamente valutato la narrazione della ricorrente in relazione alla gravità e frequenza della violenza domestica dalla stessa patita;

– con il secondo motivo si denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 non avendo il tribunale correttamente valutato, in adempimento del dovere di cooperazione officiosa, e sulla base delle fonti EASO del 2017, la situazione di pericolo lamentata dalla richiedente;

– il primo e secondo motivo, riguardanti la rilevanza del danno allegato dalla richiedente rispetto alla situazione del Paese di origine, possono essere esaminati congiuntamente e sono infondati;

– – è stato affermato da questa Corte, facendo riferimento agli artt. 3 e 60 della Convenzione di Instanbul dell’11 maggio 2011 sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, che a fronte di un abusi e violenze intrafamiliari si è in presenza di condotte persecutorie limitative dell’esercizio di diritti umani fondamentali (cfr. Cass. 28152/2018);

-in presenza di detti abusi e violenze il giudice è onerato di verificare se, pur in presenza di minaccia di danno grave ad opera di soggetto non statuale, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 5, lett. c)il Paese di origine sia in grado di offrire alla richiedente adeguata protezione (cfr. Cass. 12333/2017; in generale nel caso di atti di vendetta e ritorsione minacciati o posti in essere da membri di un gruppo familiare, cfr. Cass. 1343/2020);

– ciò posto, nel caso di specie il tribunale ha proceduto a detta specifica verifica dando atto (cfr. pag.3 del decreto), secondo le fonti ufficiali consultabili sul sito delle COI dell’EASO, degli strumenti normativi e delle risorse materiali predisposte dalla Nigeria per tutelare le vittime della violenza domestica, attraverso la previsione di ordini di protezione, di speciali unità di polizia, di associazioni di avvocatesse e, infine, della presenza di organizzazioni non governative che si occupano di offrire aiuto ed assistenza, anche giuridica, alle donne i cui diritti vengono lesi;

-tali risultanze non risultano, peraltro, smentite dal generico riferimento, nell’ambito del rapporto EASO del 2017 pure dettagliatamente citato dal tribunale di merito (cfr.pag. 4) e consultato dal collegio, ad un non meglio identificato nè trascritto capitolo sulla violenza domestica;

-con il terzo motivo si denuncia la nullità del decreto per violazione e falsa applicazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, delle norme sulla protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b) nonchè degli artt. 3 e 7 del medesimo testo;

– il motivo è infondato;

– come già sopra enunciato nell’ambito dell’esame dei primi due motivi, questa Corte ha precisato nelle pronunce citate la rilevanza della violenza domestica come descritta nella Convenzione di Istanbul ai fini della valutazione delle domande di asilo e di protezione sussidiaria;

– il provvedimento impugnato si inserisce in tale solco interpretativo prendendo in considerazione non solo gli strumenti normativi ma anche le concrete garanzie di attuazione predisposte al fine di tradurre le norme in effettivi strumenti di tutela;

– al contrario, la censura mossa dalla ricorrente che lamenta la sottostima della sua situazione non appare corredata da elementi in grado di smentire quanto ritenuto dal tribunale sulla base di fonti autorevoli e dettagliate (cfr. pag. 3 e 4 del decreto);

– con il quarto motivo si denuncia la nullità del decreto per violazione o falsa applicazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e D.Lgs. n. 25 del 2008 per avere negato la protezione umanitaria senza valorizzare i parametri della vulnerabilità della richiedente, nonchè per non avere verificato in concreto, il contesto ambientale nigeriano in relazione ai rischi cui era esposta la richiedente in caso di rientro nel suo paese di origine;

– il motivo è inammissibile;

– il tribunale l’ha esclusa sia in ragione dell’insussistenza di una condizione personale di vulnerabilità sia di una qualche forma di integrazione in Italia e tale ratio decidendi è attinta in termini generici ed in sostanza diretti a contestare, non il criterio legale di giudizio bensì, inammissibilmente, il merito del giudizio stesso;

– l’esito sfavorevole di tutti i motivi giustifica il rigetto del ricorso;

– nulla va disposto sulle spese di lite, atteso il mancato svolgimento di attività difensiva da parte dell’intimato Ministero;

– ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis se dovuto.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; nulla spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Seconda sezione civile, il 15 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 31 agosto 2020

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