Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18131 del 21/07/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 21/07/2017, (ud. 20/06/2017, dep.21/07/2017),  n. 18131

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – rel. Presidente –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna C. – Consigliere –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22183/2016 proposto da:

(OMISSIS) S.R.L., in persona del legale rappresentante,

S.F., L.R., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA

COLOMBAIA 5, presso lo studio dell’avvocato MASSIMO MARCELLI,

rappresentati e difesi dall’avvocato ANTONIO BRUNO;

– ricorrenti –

contro

FALLIMENTO (OMISSIS) S.R.L., in persona del curatore fallimentare,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA G. SOMMEILLER, 11, presso lo

studio dell’avvocato FRANCESCO TOCCI, rappresentata e difesa

dall’avvocato MARIO GUARINO;

– controricorrente –

e contro

CENTRO GINNASTICA MEDICA SAN LUCA S.R.L., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, V.

DEGLI SCALOJA 6, presso lo studio dell’avvocato FEDERICA KATTE

KLITSCHE DE LA GRANGE, rappresentata e difesa dagli avvocati

MICHELINA MOLA ed ENRICO D’ANTONIO;

– controricorrente –

avverso la sentenza della CORTE D’APPELLO di SALERNO, depositata il

30/08/2016, emesso sul procedimento iscritto al n. 858/2015 R.G.;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 20/06/2017 dal Consigliere Dott. FRANCESCO ANTONIO

GENOVESE.

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

La Corte d’appello di Salerno, con la sentenza n. 423 del 2016 (pubblicata il 30 agosto 2016), in totale reiezione dell’appello proposto dalla società (OMISSIS) srl contro la Curatela del Fallimento omonimo e il creditore istante, il Centro Ginnastica Medica San Luca srl, ha confermato la sentenza del Tribunale di quella stessa città che aveva dichiarato il fallimento della società e respinto l’eccezione di difetto di legittimazione dell’istante, affermando la sussistenza dello stato d’insolvenza della debitrice.

Secondo la Corte territoriale, per quanto rileva, andava respinta la censura dell’appellante in ordine alla legittimazione del creditore, in quanto la posizione soggettiva da lui portata non era ragionevolmente contestata, risultando in parte ammessa e pagata attraverso il ricorso a mezzi non ordinari (ossia mediante la vendita di un immobile), e risultando lo stato d’insolvenza anche dalla consistente debitoria ammessa allo stato passivo fallimentare.

Il ricorrente assume, di contro, l’inesistenza del credito portato dalla società ricorrente (per essere esso ancora sub indice, per la parte contestata) e, in conseguenza della riforma della procedura fallimentare, l’impossibilità del giudice di accertare d’ufficio l’insolvenza (peraltro inesistente come dimostrato dalla rateizzazione del debito fiscale), in difetto della valida istanza di un creditore legittimato a chiedere il fallimento del suo debitore.

Il Collegio condivide la proposta di definizione della controversia notificata alla parte costituita nel presente procedimento, alla quale sono state mosse osservazioni critiche dalla società ricorrente (con memoria).

Le doglianze, tuttavia, sono manifestamente infondate perchè contrastano con i principi di diritto posti da questa Corte, ed in particolare:

a) “Ai fini della dichiarazione di fallimento, la ragionevole contestazione dei crediti toglie all’inadempimento del debitore il significato indicativo dell’insolvenza, cosicchè il giudice deve procedere all’accertamento, sia pur incidentale, degli stessi” (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 6306 del 2014);

b) “Nel giudizio di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento l’accertamento dello stato di insolvenza va compiuto con riferimento alla data della dichiarazione di fallimento, ma può fondarsi anche su fatti diversi da quelli in base ai quali il fallimento è stato dichiarato, purchè si tratti di fatti anteriori alla pronuncia, anche se conosciuti successivamente in sede di gravame e desunti da circostanze non contestate dello stato passivo” (Sez. 1, Sentenza n. 10952 del 2015).

Nella specie, risulta ragionevolmente accertato (con motivazione insindacabile in questa sede) non solo il credito vantato dal creditore istante ma anche una assai più ampia debitoria quale risulta emersa dallo stato passivo fallimentare. Quanto allo stato d’insolvenza, essa risulta in base ai vari elementi di cui alla motivazione (mancata estinzione dell’ampia base debitoria, risultante dallo stato passivo fallimentare, ricorso a mezzi anomali di pagamento, ecc.).

Nè rileva il principio del divieto di dichiarazione ufficiosa del fallimento dell’imprenditore in quanto, nel caso in esame, la richiesta di fallimento è stata proposta proprio dal – sia pure contestato in parte nominis – creditore della società (ossia il Centro Ginnastica Medica San Luca srL).

PQM

 

La Corte:

Respinge il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali di questa fase del giudizio che liquida in complessivi Euro 8.100,00 di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara che sussistono i presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 1, della Corte di Cassazione, il 20 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 21 luglio 2017

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