Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18125 del 21/07/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 21/07/2017, (ud. 07/06/2017, dep.21/07/2017),  n. 18125

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPPI Aniello – Presidente –

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere –

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18089-2016 proposto da:

AZIENDA SANITARIA PROVINCIALE DI AGRIGENTO, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

PREMUDA 2, presso lo studio dell’avvocato LEANDRO BOMBARDIERI,

rappresentata e difesa dall’avvocato ILARIO NIANGIAPANE;

– ricorrente –

contro

LABORATORIO ANALISI CLINICHE DR F.D. E C. SAS, in persona del

legale rappresentante, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA

CAVOUR, presso la Cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE,

rappresentata e difesa dall’avvocato DAVIDE LO GIUDICE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1277/2015 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 07/09/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 07/06/2017 dal Consigliere Dott. FRANCESCO TERRUSI.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

Che:

l’Ausl n. (OMISSIS) proponeva opposizione a un decreto ingiuntivo notificatole dal Laboratorio di analisi Dott. F. & c. s.a.s. per il corrispettivo di prestazioni extra budget eseguite nell’ottobre 2006;

il tribunale di Agrigento, posto che l’ingiunta aveva eseguito il pagamento in corso di opposizione, dichiarava cessata la materia del contendere e revocava il decreto ingiuntivo, condannando però l’Ausl alle spese processuali relative alla fase monitoria e a quella di opposizione;

il gravame dell’Ausl veniva rigettato dalla corte d’appello di Palermo sul rilievo che l’effettività del credito non era stata contestata mentre lo erano state la liquidità ed esigibilità al momento del ricorso in monitorio, essendosi trattato di prestazioni appunto extra budget; tuttavia ai fini delle spese processuali ciò non poteva dirsi rilevante in quanto il ricorso era stato comunque depositato nel corso dell’anno seguente (il 1-2-2007), quando già l’Ausl doveva aver chiara la situazione debitoria essendo stata in possesso di tutti i dati relativi alle prestazioni rese dal Laboratorio;

la corte d’appello accoglieva invece il gravame incidentale in ordine alla distrazione delle spese a favore del difensore dell’opposta;

per la cassazione della sentenza, l’Ausl ha proposto ricorso in due motivi, ai quali l’intimata ha replicato con controricorso;

il primo motivo denunzia la violazione e falsa applicazione dell’art. 1362 c.c. con riferimento agli artt. 5 e 6 della convenzione stipulata inter partes, nonchè la violazione e falsa applicazione degli artt. 5 e 6 del decreto assessoriale sanità del 21-12-2005;

il secondo motivo denunzia la violazione e falsa applicazione dell’art. 1363 c.c. con riferimento agli artt. 4, 5 e 6 della convenzione stipulata inter partes, ripetitive delle corrispondenti previsioni del decreto assessoriale;

dal primo punto di vista il giudice a quo avrebbe mancato di considerare che l’iniziativa monitoria era stata assunta per un credito al momento inesigibile, sicchè ne sarebbe dovuta derivare la condanna della parte ingiungente alle spese, ivi comprese quelle della fase di opposizione;

dal secondo punto di vista la corte d’appello non avrebbe considerato che le ripetute clausole prevedevano distinte modalità di liquidazione e pagamento, l’una ordinaria e l’altra straordinaria, e applicando codesta seconda si sarebbe dovuto ritenere possibile il pagamento solo alla fine dell’anno di superamento del budget, dopo il decorso dei termini finalizzati all’espletamento delle verifiche di regolarità delle prestazioni.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Che:

il ricorso, i cui motivi possono essere esaminati unitariamente perchè connessi, è inammissibile perchè eccentrico rispetto ai principi che governano la soccombenza virtuale;

si discute difatti della sorte delle spese processuali relative al giudizio di primo grado, che il tribunale aveva posto a carico dell’ingiunta in base al criterio di soccombenza virtuale,

essendo stato l’avverso credito comunque riconosciuto merce il pagamento eseguito in corso di opposizione;

il tribunale aveva liquidato le spese cumulando, a carico della debitrice, quelle relative a entrambe le fasi: ingiunzionale e di opposizione; e tale giudizio è stato condiviso dalla corte d’appello;

la valutazione del giudice del merito resiste alle censure in base al principio secondo il quale, se il debitore paga la somma ingiunta dopo la notifica del decreto ingiuntivo, la causa di opposizione va definita per cessazione della materia del contendere e il decreto va revocato, ma l’onere delle spese va regolato tenendo conto che il processo – da valutare avendo riguardo al complessivo svolgimento di esso e all’esito del giudizio di opposizione – è unico, con conseguente esclusione di un’autonoma pronuncia sulla legittimità dell’ingiunzione per regolare quelle della fase monitoria (v. tra le tante Cass. n. 5336-97; Cass. n. 14126-00; Cass. n. 19126-04; Cass. n. 7526-07);

in sostanza, la valutazione di soccombenza, ai fini della condanna alle spese, va comunque rapportata all’esito finale della lite, anche nell’ipotesi di giudizio seguito a opposizione ex art. 645 c.p.c. (v. Cass. n. 9587-15), sicchè il creditore opposto, che veda conclusivamente riconosciuto il proprio credito, se legittimamente subisce la revoca integrale del decreto ingiuntivo per effetto del pagamento ottenuto in corso di opposizione, non può tuttavia qualificarsi soccombente ai fini delle spese afferenti il segmento processuale caratterizzante il monitorio, proprio in quanto la sorte delle spese è definita sempre secondo il criterio di globalità; il giudice può semmai addivenire a una parziale compensazione, eventualmente valutando la fondatezza dei motivi di opposizione, con riferimento alla data di emissione del decreto, alla stregua di giusto (o, secondo i casi ratione temporis rilevanti, grave) motivo: invero in tal senso va interpretato il principio, altrimenti distonico, reso da Cass. n. 8428-14;

il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo non è limitato alla verifica delle condizioni di ammissibilità e validità del decreto, ma si estende all’accertamento dei fatti costitutivi, modificativi ed estintivi del diritto in contestazione con riferimento alla situazione esistente al momento della sentenza; ed è per questo che la cessazione della materia del contendere verificatasi successivamente alla notifica del decreto – nella specie per avvenuto pagamento della somma portata dal medesimo – travolge anche il medesimo decreto, che deve essere revocato, senza che rilevi, in contrario, l’eventuale posteriorità dell’accertato fatto estintivo rispetto al momento di emissione dell’ingiunzione (ciò in base alla assolutamente dominante giurisprudenza dopo Cass. Sez. U n. 7448-93; indicativamente cfr. Cass. n. 13085-08; Cass. n. 21432-11);

poichè, in tema di regolamento delle spese processuali, la relativa statuizione è sindacabile in sede di legittimità nei soli casi di violazione di legge, quale si verificherebbe nell’ipotesi in cui, contrariamente al divieto stabilito dall’art. 91 c.p.c. (v. Cass. n. 5828-06 e molte altre successive conf.), le stesse venissero poste a carico della parte totalmente vittoriosa, ne consegue che in nessun modo può seguirsi la ricorrente nel tentativo di capovolgere, in base alla deduzione di errori interprativi della convenzione, l’esito del giudizio sulla soccombenza globale;

la valutazione dell’opportunità della compensazione – totale o parziale – rientra invece nei poteri discrezionali del giudice di merito, salvo l’onere di specificarne (per i giudizi come quello di specie, instaurati dopo il 1-3-2006 e prima del 4-7-2009) i giusti motivi; ma non è mai sindacabile in cassazione la decisione di non compensare le dette spese e di regolarle secondo il criterio di soccombenza globale;

Il ricorso va quindi dichiarato inammissibile;

le spese seguono la soccombenza, con distrazione in favore del difensore dichiaratosi antistatario.

PQM

 

La Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna la ricorrente alle spese processuali, che liquida in Euro 2.300,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, da distrarsi in favore dell’avv. Davide Lo Giudice.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, il 7 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 21 luglio 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA