Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18124 del 04/08/2010

Cassazione civile sez. lav., 04/08/2010, (ud. 30/06/2010, dep. 04/08/2010), n.18124

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. D’AGOSTINO Giancarlo – Consigliere –

Dott. COLETTI DE CESARE Gabriella – Consigliere –

Dott. AMORESANO Silvio – Consigliere –

Dott. MORCAVALLO Ulpiano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati RICCIO

ALESSANDRO, VALENTE NICOLA, GIANNICO GIUSEPPINA, giusta delega in

calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

B.A., nella qualità di erede di V.A.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 736/2005 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 07/09/2006 r.g.n. 972/02;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

30/06/2010 dal Consigliere Dott. ULPIANO MORCAVALLO;

udito l’Avvocato PULLI CLEMENTINA per delega RICCIO ALESSANDRO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ABBRITTI Pietro, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. Con la sentenza impugnata la Corte di appello di Bologna ha confermato la decisione del Tribunale di Modena in data 8 maggio 2002 di accoglimento della domanda proposta da V.A. per il ricalcolo della pensione mediante la rivalutazione della retribuzione pensionabile ai sensi della L. 29 maggio 1982, n. 297, art. 3, comma 11. Il giudice d’appello, richiamandosi ad alcune pronunce di questa Corte, ha rilevato che: ai sensi del cit. D.P.R. n. 468 del 1988, art. 5, istitutivo del sistema di calcolo retributivo delle pensioni in luogo del precedente sistema contributivo, ove non possa determinarsi la retribuzione pensionabile provvede direttamente l’INPS seguendo il criterio di cui alla tabella C allegata al D.P.R.; la L. n. 297 del 1982, art. 3, comma 11, ha poi dettato norme in materia pensionistica per consentirne la rivalutazione; in base a tali dati normativi, la rivalutazione della retribuzione pensionabile a norma dell’art. 3 cit. deve essere operata, nel caso di versamenti contributivi effettuati con il sistema delle marche assicurative nel periodo precedente al 1968, sugli importi retributivi determinati mediante la tabella C allegata al citato D.P.R. n. 488 del 1968 (poi sostituita dalla tabella E allegata al D.L. n. 402 del 1981, convertito con modificazioni nella L. n. 537 del 1981), avendo il ricorso a tale tabella il solo scopo di determinare le retribuzioni da imputare contabilmente all’anno cui si riferiscono i contributi versati, senza configurarsi come alternativo alla rivalutazione delle pensioni prevista dalla L. n. 297 del 1982.

2. Avverso tale sentenza l’INPS ha proposto ricorso per Cassazione con unico motivo. L’intimato B.A. (erede dell’assicurata, già costituito in appello) non ha svolto difese in questa fase processuale.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Denunciando violazione del D.P.R. n. 488 del 1968, art. 5 e della L. n. 297 del 1982, art. 3, l’Istituto ricorrente critica la soluzione adottata nella sentenza impugnata, sostenendo che la rivalutazione delle retribuzioni che concorrono alla formazione della retribuzione pensionabile secondo la regola posta dalla L. n. 297 del 1982, art. 3, comma 11, non può comportare l’utilizzazione per gli anni anteriori al 1968 della tabella C allegata al D.P.R. n. 488 del 1968; infatti, il ricorso a detta tabella comporterebbe la determinazione della retribuzione pensionabile per il periodo precedente il 1968 in misura corrispondente (sia pure figurativamente) non a quella percepita all’epoca e assoggettata a contribuzione, ma a compensi già rapportati ai valori retributivi esistenti nell’anno 1968, con la conseguenza dell’assoggettamento di dette retribuzioni ad una doppia rivalutazione.

2. Il motivo è fondato.

Devono essere infatti ribaditi i principi enunciati dalle Sezioni unite di questa Corte (cfr. sentenze 31 gennaio 2006 nn. 2041, 2042 e 2043 e sentenza 8 febbraio 2006, n. 26319), a composizione di un contrasto giurisprudenziale emerso con riguardo alla questione in esame.

Con il D.P.R. n. 488 del 1968, art. 5, il legislatore modificò il sistema delle assicurazioni obbligatorie introducendo, con i commi 1 e 2, il passaggio dal sistema contributivo a quello retributivo e fissando i relativi criteri di calcolo con i commi 3, 4 e 5; con il comma 6, ha poi stabilito, per il caso non fosse stato possibile determinare la retribuzione pensionabile secondo i nuovi criteri, che la stessa avrebbe dovuto essere computata in base ai contributi versati, per il cui valore retributivo doveva farsi riferimento alla tabella C allegata al decreto (poi sostituita dalla tabella E allegata al D.L. 29 luglio 1981, n. 402, convertito con la L. 26 settembre 1981, n. 537).

Successivamente, la L. n. 297 del 1982, art. 3, ha introdotto un sistema di rivalutazione automatica e generalizzata, che tiene conto della data di decorrenza della pensione e dell’entità della retribuzione pensionabile.

Tale norma (commi 8 e segg.), oltre a modificare nuovamente il periodo di riferimento ed altri particolari del metodo di computo della retribuzione pensionabile, ha previsto un sistema di rivalutazione delle retribuzioni di riferimento, ai fini della determinazione della retribuzione pensionabile, con la seguente disposizione dell’undicesimo comma: “la retribuzione media settimanale determinata per ciascun anno solare ai sensi del precedente comma è rivalutata in misura corrispondente alla variazione dell’indice annuo del costo della vita calcolato dall’ISTAT ai fini della scala mobile delle retribuzioni dei lavoratori dell’industria, tra l’anno solare cui la retribuzione si riferisce e quello precedente la decorrenza della pensione”.

Alla stregua di tale contesto normativo, numerose decisioni, con riferimento sia alla pensione autonoma a carico dell’assicurazione generale obbligatoria, sia alla pensione supplementare (spettante dopo il compimento dell’età pensionabile, secondo la L. 12 agosto 1962, n. 1338, art. 5, ai soggetti titolari di pensione a carico di un trattamento di previdenza sostitutivo dell’a.g.o. aventi contributi accreditati presso quest’ultima insufficienti per il diritto a pensione autonoma) – cui la L. 23 aprile 1981, n. 155, ha esteso il criterio contabile della pensione autonoma con conseguente applicabilità del sistema di determinazione del valore retributivo delle contribuzioni ex D.P.R. n. 468 del 1988 -, hanno affermato che la rivalutazione prevista dalla L. n. 297 del 1982, art. 3, comma 11, deve operarsi sugli importi retributivi determinati mediante l’utilizzazione della tabella C allegata al D.P.R. n. 468 del 1988, indipendentemente da ogni altro criterio di indagine, e ciò perchè l’art. 5, comma 6, del medesimo D.P.R. impone, quando non sia possibile accertare la retribuzione pensionabile con le regole poste dai precedenti commi (cioè per mezzo di apposita dichiarazione del datore di lavoro) il riferimento alla suddetta tabella, con la conversione degli importi delle marche settimanali nei corrispondenti predeterminati importi di retribuzione (cfr. Cass, 20 febbraio 1995 n. 1825; 19 giugno 1998 n. 438; 9 giugno 1998 n. 5686; 16 giugno 1998 n. 5999; 30 ottobre 2001 n. 13532; 4 marzo 2003 n. 3194). Un diverso orientamento, pur condividendo la premessa della perdurante operatività del D.P.R. n. 468 del 1988, art. 5, anche dopo l’entrata in vigore della L. n. 297 del 1982, ha invece considerato che la tabella C allegata al D.P.R. del 1968 (integrata ma non modificata nei valori monetari dalla tabella E di cui al D.L. n. 402 del 1981 cit.) indica il valore monetario della retribuzione aggiornato al 1968, sicchè il meccanismo di rivalutazione cosi previsto non può operare, per gli anni anteriori al 1968, congiuntamente a quello derivante dall’applicazione della L. n. 297 del 1982, pena un abnorme effetto moltiplicativo della rivalutazione in contrasto con la comune ratio che ispira i due diversi metodi di aggiornamento delle retribuzioni da porre a calcolo della pensione; conseguentemente, nell’applicazione della rivalutazione della retribuzione media settimanale prevista dalla disposizione da ultimo citata si deve fare riferimento all’indice ISTAT del 1968 e non a quello di percezione della retribuzione (cfr. Cass. 14 agosto 2004 n. 15879).

Quest’ultimo orientamento è stato condiviso dalle Sezioni unite con le richiamate decisioni, in base alla considerazione, che va confermata in questa sede, che la tabella C allegata al D.P.R. del 1968, indicando valori di retribuzione settimanali corrispondenti a quelli correnti nel 1968 e negli anni immediatamente precedenti (come risulta dal raffronto tra l’importo delle marche settimanali e le correlative retribuzioni), consentiva a coloro che andavano in pensione nel 1968 di recuperare la svalutazione monetaria avvenuta negli anni antecedenti (specie nel periodo bellico, anche se il fenomeno della svalutazione monetaria non risultava espressamente valutato): la sovrapposizione a questo meccanismo di adeguamento delle retribuzioni degli anni precedenti ai valori del 1968 di un’autonoma regola di rivalutazione, mediante l’applicazione degli indici ISTAT riferiti agli stessi anni, comporta l’indicato abnorme effetto moltiplicativo, che risulta chiaramente dall’enorme divario fra i valori così calcolati e quelli risultanti dall’applicazione degli stessi indici nell’ipotesi di retribuzioni determinate non in base al valore delle marche applicate sulle tessere assicurative – secondo il sistema di computo di cui al D.P.R. del 1968, art. 5, comma 6, – ma, secondo la modalità alternativa prevista dai precedenti commi dello stesso articolo, in base agli importi retributivi risultanti da attestazioni del datore di lavoro (sicchè i medesimi fatti costitutivi del diritto – retribuzione e corrispondente contribuzione in un dato periodo – a seconda del modo con cui vengono provati determinerebbero, del tutto irrazionalmente, una base pensionabile assai diversa).

Ne deriva la conclusione, già enunciata dalle Sezioni unite, che il diverso coordinamento fra le diverse normative si consegue, tenuto conto della comune finalità di adeguamento dei valori monetari della retribuzione da porre a base del calcolo della pensione, per evitare gli effetti della svalutazione monetaria, con la rivalutazione del reddito settimanale di cui alla tabella secondo le variazioni dell’indice ISTAT tra il 1968 e l’anno anteriore al pensionamento.

3. Pertanto, in accoglimento del ricorso, la sentenza impugnata, che non si è attenuta a questi principi, deve essere annullata, con rinvio della causa ad altro giudice, che si atterrà al seguente principio di diritto:

“La tabella C allegata al D.P.R. n. 468 del 1988 (integrata dalla tabella E che la ha sostituita ai sensi del D.L. 29 luglio 1981 n. 402, convertito con la L. 26 settembre 1981, n. 537) indica il valore monetario aggiornato al 1968 della retribuzione settimanale per gli anni precedenti corrispondenti alle marche applicate sulle tessere assicurative allora in uso. Conseguentemente, nell’applicazione, ai sensi della L. 29 maggio 1982, n. 297, art. 3, comma 11, della rivalutazione della retribuzione media settimanale per gli anni precedenti al 1968 deve farsi riferimento all’indice ISTAT del 1968 e non a quello dell’anno di percezione della retribuzione”.

Il giudice del rinvio, designato come in dispositivo, provvederà anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello di Firenze anche per le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 30 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 4 agosto 2010

 

 

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