Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18122 del 04/08/2010

Cassazione civile sez. lav., 04/08/2010, (ud. 30/06/2010, dep. 04/08/2010), n.18122

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. D’AGOSTINO Giancarlo – Consigliere –

Dott. COLETTI DE CESARE Gabriella – rel. Consigliere –

Dott. AMOROSO Giovanni – Consigliere –

Dott. MORCAVALLO Ulpiano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati RICCIO

ALESSANDRO, GIANNICO GIUSEPPINA, VALENTE NICOLA, giusta delega in

calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

P.L.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 775/2005 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 14/09/2006 R.G.N. 174/02;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

30/06/2010 dal Consigliere Dott. GABRIELLA COLETTI DE CESARE;

udito l’Avvocato PULLI CLEMENTINA per delega RICCIO ALESSANDRO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ABBRITTI Pietro, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con la sentenza impugnata la Corte di Appello di Bologna ha confermato la decisione del Tribunale di Modena che aveva accolto la domanda proposta da P.L. nei confronti dell’INPS per il ricalcalo della pensione, di cui era titolare con decorrenza successiva al 30 giugno 1982, in base alla tabella allegata al D.P.R. 27 aprile 1968, n. 488, nonchè alla rivalutazione della retribuzione pensionabile ai sensi della L. 29 maggio 1982, n. 297, art. 3, comma 11. Il Giudice d’appello, richiamandosi ad alcune pronunce di questa Corte, ha osservato che la rivalutazione della retribuzione pensionabile, prevista dall’art. 3, comma 11, cit., deve essere operata, nel caso di versamenti contributivi effettuati con il sistema delle marche assicurative nel periodo precedente al 1968, sugli importi retributivi determinati mediante la tabella C allegata al D.P.R. n. 488 del 1968 (poi sostituita dalla tabella E allegata al D.L. n. 402 del 1981, convertito, con modificazioni, nella L. n. 537 del 1981), avendo il ricorso a tale tabella il solo scopo di determinare le retribuzioni da imputare contabilmente all’anno cui si riferiscono i contributi versati, senza configurarsi come alternativo alla rivalutazione delle pensioni prevista dalla L. n. 297 del 1982.

Avverso la sentenza l’INPS ha proposto ricorso con unico motivo.

L’intimata non si è costituita.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente osserva la Corte che la notificazione del ricorso, eseguita presso l’avv. Stefano Cavazzuti, difensore della intimata nel giudizio di appello unitamente all’avv. Dario Bompani, deve ritenersi pienamente regolare, nonostante l’elezione di domicilio effettuata dall’intimata medesima presso lo studio del secondo in Bologna, posto che. qualora la parte sia rappresentata da più di un difensore, è valida la notifica dell’impugnazione ad uno di essi, anche nel caso in cui sia stato eletto domicilio presso l’altro (cfr.

Cass. n. 13361 del 2007, n. 12963 del 2006, n. 5961 del 2000).

Con l’unico motivo l’INPS denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. 27 aprile 1968, n. 488, art. 5, comma 6, e allegata tabella “C” nonchè della L. 29 maggio 1982, n. 297, art. 3, oltre a vizi di motivazione. Critica la soluzione adottata nella sentenza impugnata, sostenendo che la rivalutazione delle retribuzioni che concorrono alla formazione della retribuzione pensionabile, secondo la regola posta dalla L. n. 297 del 1982, art. 3, comma 11, non può comportare l’utilizzazione per gli anni anteriori al 1968 della tabella C allegata al D.P.R. n. 488 del 1968; infatti, il ricorso a detta tabella comporterebbe la determinazione della retribuzione pensionabile per il periodo precedente il 1968 in misura corrispondente (sia pure figurativamente) non a quella percepita all’epoca e assoggettata a contribuzione, ma a compensi già rapportati ai valori retributivi esistenti nell’anno 1968, con la conseguenza dell’assoggettamento di dette retribuzioni ad una doppia rivalutazione.

Il motivo merita accoglimento.

La questione per cui è causa, sulla quale era emerso un contrasto giurisprudenziale, è stata risolta dalle Sezioni Unite di questa Corte (cfr. sentenze 31 gennaio 2006 nn. 2041, 2042 e 2043 e sentenza 8 febbraio 2006 n. 26319) nei sensi di cui al seguente principio di diritto: “La tabella C allegala al D.P.R. n. 468 del 1988 (integrata dalla tabella E che la ha sostituita ai sensi del D.L. 29 luglio 1981, n. 402, convertito con la L. 26 settembre 1981, n. 537) indica il valore monetario aggiornato al 1968 della retribuzione settimanale per gli anni precedenti corrispondenti alle marche applicale sulle tessere assicurative allora in uso. Conseguentemente, nell’applicazione, ai sensi della L. 29 maggio 1982, n. 297, art. 3, comma 11, della rivalutazione della retribuzione media settimanale per gli anni precedenti al 1968 deve farsi riferimento all’indice ISTAT del 1968 e non a quello dell’anno di percezione della retribuzione”.

All’affermazione del suddetto principio le Sezioni Unite sono pervenute in base alla considerazione che la tabella C allegata al D.P.R. del 1968, indicando valori di retribuzione settimanali corrispondenti a quelli correnti nel 1968 e negli anni immediatamente precedenti (come risulta dal raffronto tra l’importo delle marche settimanali e le correlative retribuzioni), consentiva a coloro che andavano in pensione nel 1968 di recuperare la svalutazione monetaria avvenuta negli anni antecedenti (specie nel periodo bellico, anche se il fenomeno della svalutazione monetaria non risultava espressamente valutato): la sovrapposizione a questo meccanismo di adeguamento delle retribuzioni degli anni precedenti ai valori del 1968 di un’autonoma regola di rivalutazione, mediante l’applicazione degli indici ISTAT riferiti agli stessi anni, comporterebbe un abnorme effetto moltiplicativo, che risulta chiaramente dall’enorme divario fra i valori così calcolati e quelli risultanti dall’applicazione degli stessi indici nell’ipotesi di retribuzioni determinate non in base al valore delle marche applicate sulle tessere assicurative – secondo il sistema di computo di cui al D.P.R. del 1968, art. 5, comma 6, – ma, secondo la modalità alternativa prevista dai precedenti commi del citato articolo, in base agli importi retributivi risultanti da attestazioni del datore di lavoro (sicchè i medesimi fatti costitutivi del diritto – retribuzione e corrispondente contribuzione in un dato periodo – a seconda del modo con cui vengono provati determinerebbero, del tutto irrazionalmente, una base pensionabile assai diversa).

Poichè la sentenza impugnata ha dato una interpretazione delle norme regolataci della materia che è stata disattesa dalle Sezioni Unite, se ne impone la cassazione in accoglimento del ricorso dell’INPS e la causa va rinviata ad altro giudice, che si atterrà, nella propria decisione, al principio di diritto più sopra richiamato.

Il giudice di rinvio, designato come in dispositivo, provvederà anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese, alla Corte d’appello di Firenze.

Così deciso in Roma, il 30 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 4 agosto 2010

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