Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18113 del 31/08/2020

Cassazione civile sez. VI, 31/08/2020, (ud. 02/07/2020, dep. 31/08/2020), n.18113

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. CIGNA Mario – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al numero 29207 del ruolo generale dell’anno

2018, proposto da:

D.M.D. (C.F.: (OMISSIS)) rappresentato e difeso

dall’avvocato Mauro Longo (C.F.: LNG MRA 66R01 H501X);

– ricorrente –

nei confronti di:

UNICREDIT S.p.A. (C.F.: (OMISSIS)), in persona del rappresentante per

procura C.M. rappresentata e difesa dall’avvocato Achille

Buonafede (C.F.: BNF CLL 58T16 F839M);

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza del Giudice di Pace di Roma n.

20895/2018, pubblicata in data 19 giugno 2018 (e che si assume

notificata in data 29 agosto 2018);

udita la relazione sulla causa svolta nella camera di consiglio in

data 2 luglio 2020 dal consigliere Tatangelo Augusto.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

D.M.D. ha agito in giudizio nei confronti di Unicredit S.p.A. per ottenere il rimborso della somma pagata per la registrazione (oltre accessori) di un’ordinanza di assegnazione pronunciata ai sensi dell’art. 553 c.p.c. in un procedimento di espropriazione presso terzi che aveva promosso nei confronti della stessa.

La domanda è stata dichiarata inammissibile dal Giudice di Pace di Roma.

Avverso tale decisione ricorre il D.M., sulla base di tre motivi.

Resiste con controricorso Unicredit S.p.A..

E’ stata disposta la trattazione in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375,376 e 380 bis c.p.c., in quanto il relatore ha ritenuto che il ricorso fosse destinato ad essere dichiarato inammissibile.

E’ stata quindi fissata con decreto l’adunanza della Corte, e il decreto è stato notificato alle parti con l’indicazione della proposta.

Il ricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., comma 2.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. In via del tutto pregiudiziale, va rilevata l’inammissibilità del ricorso, per essere stato proposto avverso una sentenza di primo grado emessa dal giudice di pace (nell’anno 2018), nei confronti della quale è proponibile esclusivamente l’appello e non è ammissibile il ricorso diretto per cassazione.

Più precisamente, essendo il valore della causa inferiore ad Euro 1.100,00 ed essendo stata, di conseguenza, la sentenza del giudice di pace pronunziata ai sensi dell’art. 113 c.p.c., comma 2 (cd. giudizio di equità necessario), essa era impugnabile esclusivamente con l’appello a critica limitata previsto dall’art. 339 c.p.c., comma 3.

La disposizione richiamata da ultimo, secondo la quale “le sentenze del giudice di pace pronunciate secondo equità a norma dell’art. 113 c.p.c., comma 2, sono appellabili esclusivamente per violazione delle norme sul procedimento, per violazione di norme costituzionali o comunitarie ovvero dei principi regolatori della materia”, va infatti interpretata nel senso che le sentenze del giudice di pace pronunziate nel giudizio cd. di equità necessario possono essere impugnate esclusivamente con l’appello, proponibile nei limiti prescritti, restando invece implicitamente – ma inequivocabilmente esclusa l’ammissibilità del ricorso per cassazione diretto, per motivi diversi da quelli consentiti per l’appello (in tal senso, si vedano: Cass., Sez. 3, Ordinanza n. 13019 del 04/06/2007, Rv. 597292: “dall’assetto scaturito dalla riforma di cui al D.Lgs. n. 40 del 2006 e particolarmente dalla nuova disciplina delle sentenze appellabili e delle sentenze ricorribili per cassazione, emerge con certezza assoluta che, riguardo alle sentenze pronunciate dal giudice di pace nell’ambito del limite della sua giurisdizione equitativa necessaria, l’appello a motivi limitati, previsto dall’art. 339 c.p.c., comma 3, è l’unico rimedio impugnatorio ordinario ammesso, se si esclude la revocazione per motivi ordinari; tale conclusione – non desumibile esplicitamente da detta norma, posto che l’avverbio “esclusivamente” che in essa figura potrebbe apparire riferibile non al mezzo esperibile, bensì ai motivi deducibili con il mezzo stesso, onde l’interprete potrebbe avere il dubbio, peraltro per il solo vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, che contro la sentenza sia esperibile, prevedendolo altra norma, altra impugnazione ordinaria per i motivi esclusi e segnatamente il ricorso per cassazione – si giustifica, oltre che per un’elementare ragione di coerenza, che esclude un concorso di mezzi di impugnazione non solo per gli stessi motivi, ma anche per motivi che rispetto a quelli ammessi in riferimento ad un mezzo rappresenterebbero un loro allargamento, anche in forza della lettura dell’art. 360 c.p.c., nuovo testo, là dove nel comma 1 prevede l’esperibilità del ricorso per cassazione soltanto contro le sentenze pronunciate in grado di appello o in unico grado; poichè la sentenza equitativa del giudice di pace non è nè una sentenza pronunciata in grado di appello nè una sentenza pronunciata in unico grado – atteso che è, sia pure per motivi limitati, appellabile e, dunque, è sentenza di primo grado – appare evidente che essa non è sottoponibile a ricorso per cassazione per i vizi diversi da quelli indicati dall’art. 339 c.p.c., comma 3, e particolarmente per quello di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5; nè, d’altro canto è ipotizzabile la configurabilità del ricorso per cassazione per il motivo di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, sulla base del nuovo testo dello stesso art. 360 c.p.c., u.c., che ammette il ricorso per cassazione contro le sentenze ed i provvedimenti diversi dalla sentenza per i quali – a norma dell’art. 111 Cost., comma 7 – è ammesso il ricorso in cassazione per violazione di legge per tutti i motivi di cui al comma 1 e, quindi, nelle intenzioni del legislatore, anche per quello di cui al n. 5 citato; invero, la sentenza del giudice di pace pronunciata nell’ambito della giurisdizione equitativa, essendo appellabile, sia pure per motivi limitati, sfugge all’ambito di applicazione del suddetto comma 7, che pertiene alle sentenze ed ai provvedimenti aventi natura di sentenza in senso c.d. sostanziale, per cui non sia previsto alcun mezzo di impugnazione e non riguarda i casi nei quali un mezzo di impugnazione vi sia, ma limitato a taluni motivi e la decisione riguardo ad esso possa poi essere assoggettata a ricorso per cassazione, com’è quella resa dal giudice d’appello sulle sentenze del giudice di pace ai sensi dell’art. 339 c.p.c., comma 3, la quale, naturalmente, lo sarà con adattamento dei motivi di ricorso all’ambito di quelli devolvibili al giudice d’appello stesso”; conf., ex multis: Sez. 3, Ordinanza n. 10775 del 24/04/2008, Rv. 602792; Sez. 3, Ordinanza n. 10774 del 24/04/2008, Rv. 602831; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 4036 del 14/03/2012, Rv. 621310; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 6410 del 13/03/2013, Rv. 625471; Sez. 6 – 2, Ordinanza n. 19050 del 31/07/2017, Rv. 645338 – 01; Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 27356 del 17/11/2017, Rv. 646773 – 01).

L’inammissibilità del ricorso rende superflua l’esposizione dei singoli motivi dello stesso

2. Il ricorso è dichiarato inammissibile.

Per le spese del giudizio di cassazione si provvede, sulla base del principio della soccombenza, come in dispositivo.

Deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali (rigetto, ovvero dichiarazione di inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

La Corte:

– dichiara inammissibile il ricorso;

– condanna il ricorrente a pagare le spese del giudizio di legittimità in favore della società controricorrente, liquidandole in complessivi Euro 800,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, spese generali ed accessori di legge.

Si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali (rigetto, ovvero dichiarazione di inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso (se dovuto e nei limiti in cui lo stesso sia dovuto), a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Depositato in Cancelleria il 31 agosto 2020

 

 

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