Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18104 del 21/07/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 21/07/2017, (ud. 12/07/2017, dep.21/07/2017),  n. 18104

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – rel. Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10221-2014 proposto da:

SUPERMERCATI D. & G. SRL, domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR

presso la cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’Avvocato ARTURO RIANNA;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI SOMMA VESUVIANA, GESET ITALIA SPA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 360/2013 della COMM.TRIB.REG. di NAPOLI,

depositata il 22/10/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/07/2017 dal Consigliere Dott. LIANA MARIA TERESA ZOSO.

Fatto

ESPOSIZIONE DEI FATTI DI CAUSA

1. La società Supermercati D e C s.r.l. impugnava l’avviso di pagamento notificatole dalla società GE.SE.T. Italia s.p.a., concessionaria per la riscossione dei tributi del Comune di Somma Vesuviana, per la Tarsu relativa agli anni dal 2005 al 2009 inerente all’immobile dalla stessa adibito a supermercato. La commissione tributaria provinciale di Napoli rigettava il ricorso con sentenza che era confermata dalla commissione tributaria regionale della Campania sul rilievo che l’avviso di pagamento era sufficientemente motivato avuto riguardo alla superficie tassabile, che la contribuente non aveva denunciato cause di esenzione dalla tassa a norma del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 62 e che la delibera comunale di assimilazione dei rifiuti speciali a quelli urbani, oltre ad essere legittimamente motivata per relationem al decreto ministeriale di riferimento, non era stata impugnata nei termini onde era divenuta inoppugnabile.

2. Avverso la sentenza della CTR propone ricorso per cassazione la società Supermercati D e C s.r.l. affidato ad un motivo. La società GE.SE.T. Italia s.p.a. non si è costituita in giudizio.

3. Con l’unico motivo la ricorrente deduce violazione di legge, nullità della sentenza e vizio di motivazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5, in relazione alla L. n. 2248 del 1865, art. 5, all. E, D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, comma 5, e art. 111 Cost.. Sostiene di aver dedotto in entrambi i giudizi di merito la illegittimità della Delib. consiliare 23 luglio 1998, n. 1934, del in quanto in essa non erano indicati i fattori qualitativi e quantitativi dei rifiuti speciali da assimilare a quelli urbani ed il giudice di merito avrebbe dovuto valutare la legittimità di tale delibera provvedendo, in caso di riscontrata illegittimità, alla sua disapplicazione.

Diritto

ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Osserva la corte che il motivo proposto è infondato. Invero la ricorrente ha sostenuto nei giudizi di merito che l’illegittimità della Delib. consiliare 23 luglio 1998, n. 1934 discenderebbe dal fatto che essa, nel prevedere l’assimilazione dei rifiuti speciali a quelli urbani, non avrebbe indicato i quantitativi massimi annui dei rifiuti prodotti per singola unità locale di produzione e per tipologia di rifiuto, donde non era possibile stabilire il limite al di sotto del quale i rifiuti erano da ritenersi assimilati agli urbani. Ciò in quanto, qualora la produzione annua dei rifiuti speciali assimilabili agli urbani della unità locale di produzione superi i limiti fissati dalle delibere di assimilazione, detti rifiuti sono da considerarsi speciali non assimilati agli urbani per l’intera quantità prodotta e sottratti all’obbligo della privativa comunale. Da ciò discenderebbe l’impossibilità di assimilare i rifiuti speciali a quelli urbani in presenza di delibera di assimilazione generica, priva dei riferimenti ai quantitativi annuali massimi di rifiuti speciali riferibili alle singole unità locali di produzione.

Sennonchè la ricorrente non ha censurato il capo della sentenza con cui la CTR ha accertato che la contribuente non aveva offerto idonea prova documentale a sostegno della esenzione dal pagamento della Tarsu, con ciò dovendosi intendere che la contribuente stessa avrebbe dovuto provare lo smaltimento in proprio dei rifiuti speciali, presupposto indefettibile per poter beneficiare dell’esenzione, giusta la norma di cui al D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 62, comma 3.

2. Il ricorso va, dunque, rigettato. Non si provvede sulle spese data la mancata costituzione della società GE.SE.T. Italia s.p.a.. Poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è respinto, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto al testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, l’art. 13, comma 1 quater – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione integralmente rigettata.

PQM

 

La corte rigetta il ricorso. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, il 12 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 21 luglio 2017

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