Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18104 del 04/08/2010

Cassazione civile sez. I, 04/08/2010, (ud. 23/02/2010, dep. 04/08/2010), n.18104

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUCCIOLI Maria Gabriella – Presidente –

Dott. DI PALMA Salvatore – rel. Consigliere –

Dott. NAPPI Aniello – Consigliere –

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

IMMOBILIARE ORIENTALE BELVEDERE DI FELICETTI ANTONIETTA S.A.S. (C.F.

(OMISSIS)), gia’ liquidata e cancellata, in persona del

Liquidatore pro tempore, F.N. (C.F. (OMISSIS)),

F.F. (C.F. (OMISSIS)) , elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA G. CERACCHI 35, presso l’avvocato VELOTTI

BRUNO, che li rappresenta e difende, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrenti –

contro

V.V.;

– intimato –

e sul ricorso n. 12469/2008 proposto da:

V.V. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA FILIPPO MEDA 169, presso l’avvocato

FIGLIUZZI CORRADO, che lo rappresenta e difende, giusta procura in

calce al controricorso e ricorso incidentale;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

F.F., IMMOBILIARE ORIENTALE BELVEDERE DI FELICETTI

ANTONIETTA S.A.S. IN LIQUIDAZIONE, F.N.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 639/2008 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 14/02/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

23/02/2010 dal Consigliere Dott. SALVATORE DI PALMA;

udito, per i ricorrenti, l’Avvocato VELOTTI che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso principale, rigetto del ricorso

incidentale;

udito, per il controricorrente e ricorrente incidentale, l’Avvocato

FIGLIUZZI che ha chiesto il rigetto del ricorso principale,

accoglimento del ricorso incidentale;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CICCOLO Pasquale Paolo Maria che ha concluso per l’inammissibilita’

del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. – Con citazione del 14 dicembre 1989, la S.a.s. Immobiliare Orientale Belvedere di Felicetti Antonietta in liquidazione espose che: a) all’atto della sua costituzione, la societa’ era composta da due socie: F.A., accomandataria, titolare del novantacinque per cento delle quote, e G.I., accomandante, titolare del residuo cinque per cento; b) F. A. era deceduta il (OMISSIS), lasciando erede V.V.; c) quest’ultimo, da allora, aveva riscosso e trattenuto i canoni di locazione degli immobili di proprieta’ della Societa’, senza versarli nelle casse sociali.

Tanto premesso, il liquidatore della societa’ convennne dinanzi al Tribunale di Roma V.V., per sentirlo condannare alla restituzione di tutte le somme incassate per canoni ed altri cespiti di pertinenza sociale.

Il convenuto, costituitosi, nel resistere alla domanda, spiego’ domanda riconvenzionale di liquidazione della quota spettantegli, quale erede della socia defunta.

Il Tribunale di Roma, in contraddittorio anche con la socia accomandante G.I. – la quale era intervenuta aderendo alla domanda della Societa’ – con sentenza del 16 – 24 gennaio 1995, rigetto’ sia la domanda principale, per difetto di prova sul quantum, sia la domanda riconvenzionale, perche’ erroneamente proposta quale liquidazione della quota del socio defunto, anziche’ quale quota di liquidazione del patrimonio sociale a seguito dell’intervenuto scioglimento della Societa’.

2. – Tale sentenza fu impugnata dinanzi alla Corte d’Appello di Roma, in via principale, dal V. e, in via incidentale, dalla Societa’ e dalla G..

La Corte d’Appello di Roma, in riforma della decisione impugnata, con sentenza del 3 marzo – 28 aprile 1998, dichiaro’ il diritto del V. “alla quota di liquidazione del 95% del patrimonio” della Societa’ e condanno’ lo stesso al pagamento della somma di L. 49.125.000, oltre interessi legali.

Quanto all’appello principale, la Corte rilevo’ che la documentazione prodotta era idonea a comprovare il credito della Societa’ verso il V., per canoni di locazione e depositi cauzionali. Quanto all’appello incidentale, osservo’ che: a) sotto il profilo ermeneutico, la domanda del V. era interpretabile come rivolta ad ottenere la quota di liquidazione spettante alla socia defunta, in conseguenza dello scioglimento della Societa’; b) comunque, fra le due domande non v’era differenza oggettiva, se non sulle eventuali modalita’ satisfattorie del credito; c) in ogni caso, era compito del giudice provvedere alla riqualificazione della domanda, una volta sopravvenuto lo scioglimento della Societa’.

3. – Avverso tale sentenza proposero ricorso principale per cassazione la Societa’ e la ex socia accomandante G.I., mentre V.V., resistendo con controricorso, propose a sua volta ricorso incidentale condizionato.

La Corte di cassazione, con la sentenza n. 8670 del 26 giugno 2000, riuniti i ricorsi, accolse il ricorso principale e dichiaro’ inammissibile il ricorso incidentale; casso’ la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e, pronunciando nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 1, “dichiara che V.V. ha diritto alla liquidazione della quota della sua dante causa, calcolata come in motivazione”.

La Corte di cassazione ha cosi’ – testualmente – motivato l’annullamento parziale della decisione impugnata e la conseguente decisione, nel merito, della causa: «Pertanto, anche nella societa’ di persone composta da due soli soci, ove la morte di un socio determina il venir meno della pluralita’ dei soci, non puo’ riconoscersi un diritto degli eredi del socio defunto a partecipare alla liquidazione della societa’ ed a pretendere una quota di liquidazione, anziche’ il controvalore in denaro della quota di partecipazione, in quanto lo scioglimento della societa’ costituisce un momento successivo ed eventuale, rispetto allo scioglimento del rapporto sociale limitatamente al socio, e trova causa non tanto nel venir meno della pluralita’ dei soci, quanto nel persistere per oltre sei mesi della mancanza della pluralita’ medesima. Durante il detto termine, infatti, la societa’ resta in vita, ed il socio superstite ha facolta’ di optare per la ricostituzione della pluralita’ dei soci, cosi’ evitando lo scioglimento e la messa in liquidazione della societa’: la circostanza che, in fatto, la pluralita’ non sia stata ricostituita e la societa’ sia stata messa in liquidazione non vale ad attribuire all’erede il diritto ad una quota del patrimonio sociale, essendo tale diritto collegato alla qualita’ di socio, che l’erede non ha mai acquistato. In applicazione di tali principi, assolutamente costanti nella giurisprudenza di questa Corte … , deve ritenersi errata la decisione dei giudici d’appello, che sancisce il diritto dell’erede della socia accomandataria “alla quota di liquidazione del 95% del patrimonio” della societa’, identificandosi invece tale diritto nel credito di una somma di denaro corrispondente al valore della quota della socia alla data del decesso. Conclusivamente, in accoglimento del ricorso principale, la sentenza impugnata deve essere cassata limitatamente alla parte in cui “dichiara il diritto di V.V. alla quota di liquidazione del 95% del patrimonio della s.a.s. Belvedere di Felicetti Antonietta in liquidazione”, ferme restando le altre statuizioni. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, e’ possibile decidere la causa nel merito, come richiesto dalle ricorrenti, dichiarandosi che al V. spetta la liquidazione della quota di pertinenza della socia accomandataria, sua dante causa, calcolata ai sensi dell’art. 2289 c.c. pari cioe’ ad una somma di denaro che rappresenti il valore della detta quota nel giorno del decesso della socia accomandataria”.

4. – Sulla base di tale sentenza, con citazione del 1 agosto 2001, V.V. – quale erede della socia accomandataria F.A. – convenne dinanzi al Tribunale di Roma la S.a.s. Immobiliare Orientale Belvedere di Felicetti Antonietta in liquidazione, nonche’ N. e F.F. – quali eredi della socia accomandante G.I. – chiedendo che, accertato il valore della quota di partecipazione della sua dante causa, i convenuti fossero condannati a corrispondergli il corrispondente importo.

In contraddittorio con i convenuti – i quali eccepirono la prescrizione del diritto fatto valere dall’attore -, il Tribunale adito, con la sentenza n. 32695 del 2002, dichiaro’ la prescrizione del diritto azionato.

5 – A seguito di appello del V. – cui resistettero la S.a.s.

Immobiliare Orientale Belvedere di Felicetti Antonietta in liquidazione, nonche’ N. e F.F. -, la Corte d’Appello di Roma, con la sentenza non definitiva n. 639/08 del 14 febbraio 2008, in riforma della decisione impugnata, respinse l’eccezione di prescrizione e, con separata ordinanza, rimise la causa sul ruolo per la liquidazione della quota della defunta F.A..

In particolare, la Corte ha osservato che: a) il V., nel giudizio di primo grado, con la comparsa contenente domanda riconvenzionale, aveva chiesto la liquidazione della quota spettante alla sua dante causa; b) la sentenza della Corte di cassazione n. 8670 del 2000, passata in cosa giudicata, ha riconosciuto tale diritto, con conseguente irrilevanza delle argomentazioni difensive svolte nel corso del giudizio per sostenere una diversa richiesta; c) “Cio’ consente di attribuire alla originaria domanda riconvenzionale del V. – proposta nel 1989 – l’effetto interruttivo della prescrizione per tutta la durata del procedimento, ai sensi degli artt. 2943 e 2945 c.c., cosi’ che dal passaggio in giudicato della sentenza … della Cassazione (26 giugno 2000), comincio’ a decorrere un nuovo periodo prescrizionale, non conclusosi allorche’ l’odierno appellante introdusse il presente giudizio (1 agosto 2001)”.

6. – Avverso tale sentenza la S.a.s. Immobiliare Orientale Belvedere di Felicetti Antonietta in liquidazione, nonche’ N. e F. F. hanno proposto ricorso per cassazione, deducendo due motivi di censura.

Resiste, con controricorso, V.V., il quale ha anche proposto domanda di risarcimento del danno, per responsabilita’ processuale aggravata dei ricorrenti, ai sensi dell’art. 96 c.p.c., comma 1.

7. – Ambedue le parti hanno depositato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – Deve essere, preliminarmente, disposta la riunione del ricorso n. 8737 del 2008 – che ha ad oggetto l’impugnazione della sentenza non definitiva della Corte d’Appello di Roma n. 639/08 del 14 febbraio 2008 – e del ricorso n. 12469 del 2008 il quale, invece, ha ad oggetto esclusivamente la domanda di risarcimento del danno per lite temeraria proposta dal contro ricorrente nei confronti dei ricorrenti.

2. – Con il primo motivo (con cui deducono: “Violazione e falsa applicazione dell’art. 2909 c.c. con riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 3 e omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5”) , i ricorrenti criticano la sentenza impugnata, anche sotto il profilo della sua motivazione, e – sulla premessa che il V., sia nel giudizio di appello sia con il controricorso nel giudizio di cassazione, aveva affermato che egli aveva chiesto fin dall’inizio la quota di liquidazione della societa’ – sostengono che, a fronte della sentenza della Corte di cassazione, dalla quale risulta definitivamente accertato il diritto della parte alla liquidazione della quota sociale, l’accertamento contenuto in tale sentenza non comprende anche le domande proposte in primo grado e non riproposte in appello, ed inoltre che i giudici dell’appello hanno immotivatamente ritenuto irrilevanti le argomentazioni difensive idonee a comprovare che era stata richiesta non la liquidazione della quota sociale, bensi’ l’attribuzione della quota di liquidazione.

Con il secondo motivo (con cui deducono: “Violazione e falsa applicazione degli artt. 2943 e 2945 c.c. con riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 3 e omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5”), i ricorrenti criticano la sentenza impugnata, anche sotto il profilo della sua motivazione, e – sulle medesime premesse di cui al precedente motivo – sostengono che il V. avrebbe abbandonato l’originaria domanda di liquidazione della quota sociale, con la conseguenza che tale abbandono determinerebbe il mutamento della causa interruttiva ad effetto permanente, costituita dalla originaria domanda di liquidazione della quota, in causa interruttiva ad effetto istantaneo, con l’ulteriore conseguenza che il termine di prescrizione decennale, interrotto dalla domanda riconvenzionale del 1989, sarebbe maturato nel 1999 e che l’atto introduttivo del presente giudizio – notificato il 1 agosto 2001 – sarebbe tardivo.

3. – Il ricorso e’ inammissibile.

3.1. – E’ indispensabile premettere che questa Corte con la sentenza n. 8670 del 26 giugno 2000 casso’ la sentenza della Corte d’Appello di Roma del 3 marzo – 28 aprile 1998 in relazione ai motivi accolti e, decidendo la causa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 1, dichiaro’ che “ V.V. ha diritto alla liquidazione della quota della sua dante causa F. A., socia accomandataria della S.a.s. Immobiliare Orientale Belvedere di Felicetti Antonietta in liquidazione calcolata come in motivazione”.

Tale decisione di merito fu cosi’ testualmente motivata:

“Conclusivamente, in accoglimento del ricorso principale, la sentenza impugnata deve essere cassata limitatamente alla parte in cui dichiara il diritto di V.V. alla quota di liquidazione del 95% del patrimonio della s.a.s. Belvedere di Felicetti Antonietta in liquidazione”, ferme restando le altre statuizioni. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, e’ possibile decidere la causa nel merito, come richiesto dalle ricorrenti, dichiarandosi che al V. spetta la liquidazione della quota di pertinenza della socia accomandataria, sua dante causa, calcolata ai sensi dell’art. 2289 c.c. pari cioe’ ad una somma di denaro che rappresenti il valore della detta quota nel giorno del decesso della socia accomandataria 18 aprile 1983”.

E’ indiscutibile ed indiscusso che la stessa decisione e’ passata in giudicato e che pertanto, in forza di essa, V.V. ha diritto a ricevere dalla Societa’ una somma di denaro pari al valore della quota sociale spettante alla sua dante causa nella data del decesso di quest’ultima. La determinazione di tale somma forma oggetto della causa pendente tra le stesse odierne parti dinanzi alla Corte d’Appello di Roma, dal momento che i Giudici a quibus, con la sentenza non definitiva n. 639/08 del 14 febbraio 2008 – impugnata con il ricorso in esame -, in riforma della decisione di primo grado, hanno respinto l’eccezione di prescrizione del predetto diritto fatto valere dal V. e, con separata ordinanza, hanno rimesso la causa sul ruolo per la determinazione della quota spettante alla defunta F.A. e quindi, jure successionis, allo stesso V..

3.2. – Tanto premesso – e ribadito che la Corte romana, con la sentenza non definitiva impugnata, si e’ limitata a decidere, ai sensi dell’art. 279 c.p.c., comma 2, n. 4, una questione preliminare di merito (la questione della prescrizione del diritto azionato, appunto) -, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 3.

Tale disposizione – nel testo sostituito dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 2, comma 1 (Modifiche al codice di procedura civile in materia di processo di cassazione in funzione nomofilattica e di arbitrato, a norma della L. 14 maggio 2005, n. 80, art. 2, comma 1), entrato in vigore il 2 marzo 2006 ed applicabile alla fattispecie ratione temporis, perche’ la sentenza impugnata e’ stata pubblicata in data 14 febbraio 2008 (cfr. D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 27, comma 2) – stabilisce: “Non sono immediatamente impugnabili con ricorso per cassazione le sentenze che decidono di questioni insorte senza definire, neppure parzialmente, il giudizio. Il ricorso per cassazione avverso tali sentenze puo’ essere proposto, senza necessita’ di riserva, allorche’ sia impugnata la sentenza che definisce, anche parzialmente, il giudizio”. Essa e’ stata emanata in attuazione della delega di cui alla citata L. n. 80 del 2005, art. 2, comma 1 e dello specifico principio e criterio direttivo determinato dalla lettera a) del successivo comma 3, il quale prevede di “disciplinare il processo di cassazione in funzione nomofilattica, stabilendo … la non ricorribilita’ immediata delle sentenze che decidono di questioni insorte senza definire il giudizio e la ricorribilita’ immediata delle sentenze che decidono parzialmente il merito, con conseguente esclusione della riserva di ricorso avverso le prime e la previsione della riserva di ricorso avverso le seconde”.

Il legislatore delegato ha, dunque, introdotto la distinzione tra le “sentenze non definitive su questioni”, assoggettandole all’impugnazione per cassazione necessariamente differita (art. 360 c.p.c., comma 3), e le “sentenze non definitive su domanda o parziali”, assoggettandole invece all’impugnazione per cassazione immediata ovvero, in alternativa, all’impugnazione differita con onere di formulazione della riserva di ricorso (art. 361 cod. proc. civ.).

I problemi sollevati e le perplessita’ espresse dalla dottrina, anche d’ordine costituzionale, circa tale differenziato regime di impugnazione per cassazione e circa l’interpretazione da dare all’espressione “questioni” non rilevano nel presente giudizio, che comporta esclusivamente la risposta al quesito se una sentenza d’appello non definitiva – che, ai sensi dell’art. 279 c.p.c., comma 2, n. 4, abbia deciso sull’eccezione di prescrizione del diritto azionato rigettando tale eccezione, come nella specie – sia o no immediatamente ricorribile per cassazione.

La risposta non puo’ che essere negativa. Nessuno dubita, infatti, che l’eccezione di prescrizione del diritto fatto valere in giudizio introduca una “questione preliminare di merito” astrattamente idonea a definire il giudizio medesimo ai sensi dell’art. 279 c.p.c., comma 2, n. 2; conseguentemente, non puo’ nemmeno dubitarsi che l’art. 360 c.p.c., comma 3, nell’impedire il ricorso immediato per cassazione avverso le “sentenze che decidono di questioni insorte senza definire, neppure parzialmente, il giudizio” si riferisce certamente alle ipotesi di cui all’art. 279 c.p.c., comma 2, n. 4, dello stesso codice, il quale stabilisce che “Il collegio pronuncia sentenza: …

4) quando, decidendo alcune delle questioni di cui ai numeri 1), 2) e 3), non definisce il giudizio e impartisce distinti provvedimenti per l’ulteriore istruzione della causa», cioe’ certamente quando – in particolare, con riferimento alla fattispecie -, respingendo l’eccezione di prescrizione del diritto azionato, dispone la prosecuzione del giudizio di merito sullo stesso diritto.

4. – La domanda di risarcimento dei danni, proposta dal controricorrente nei confronti dei ricorrenti “per lite evidentemente temeraria”, deve essere respinta, perche’ non corredata da alcuna specifica deduzione in ordine alla sussistenza dei presupposti (resistenza in giudizio con mala fede o colpa grave) di cui all’art. 96 c.p.c., comma 1: infatti, il V. si limita ad elencare una serie di atti -processuali ed extraprocessuali – dai quali, a suo avviso, dovrebbe desumersi la palese inconsistenza dell’eccezione di prescrizione sollevata dalle controparti e, quindi, la natura “temeraria” della stessa eccezione.

5. – Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate nel dispositivo.

Il Collegio, inoltre – provvedendo d’ufficio, ai sensi dell’art. 385 c.p.c., comma 4, applicabile alla specie ratione temporis (cfr., ora, il vigente art. 96 c.p.c., comma 3) -, ritiene che i ricorrenti debbano essere condannati, in solido tra loro, al pagamento della somma di Euro 1.500,00 a favore del V.: cio’, sia perche’ i ricorrenti, con il ricorso, hanno dedotto motivi che collidono palesemente con il giudicato formatosi sulla pronuncia di questa Corte n. 8670 del 26 giugno 2000 (cfr., supra, n. 3.1.), sia soprattutto perche’ gli stessi ricorrenti hanno proposto il presente ricorso, con colpa grave, in data 20 marzo 2008, quando cioe’ vigeva da piu’ di due anni (dal 2 marzo 2006) la norma – l’art. 360 c.p.c., comma 3, appunto – che sancisce l’inoppugnabilita’ immediata per cassazione della categoria di sentenze non definitive cui appartiene quella impugnata.

P.Q.M.

Riuniti i ricorsi, dichiara inammissibile il ricorso proposto dalla S.a.s. Immobiliare Orientale Belvedere di Felicetti Antonietta in liquidazione, nonche’ da N. e F.F.. Rigetta il ricorso incidentale. Condanna i ricorrenti, in solido tra loro, al pagamento delle spese, che liquida in complessivi Euro 2.200,00, ivi compresi Euro 200,00 per esborsi, oltre alle spese generali ed agli accessori come per legge, da distrarsi in favore dell’Avv. Corrado Figliuzzi dichiaratosene antistatario. Condanna altresi’ i ricorrenti, in solido tra loro – ai sensi dell’art. 385 c.p.c., comma 4, -, al pagamento della somma di Euro 1.500,00 in favore del controricorrente V.V..

Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 23 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 4 agosto 2010

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