Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18101 del 05/07/2019

Cassazione civile sez. VI, 05/07/2019, (ud. 18/04/2019, dep. 05/07/2019), n.18101

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – rel. Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29129-2017 proposto da:

COMUNE DI POLLICA, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIALE GIULIO CESARE 23, presso lo studio

dell’avvocato ANTONIO ARMENTANTO, rappresentato e difeso

dall’avvocato FRANCO MORENA;

– ricorrente –

contro

B.D., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA SIRTE 28, presso

lo studio dell’avvocato ALFREDO SCIALO’, rappresentata e difesa

dall’avvocato MATTEO DE CRESCENZO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3972/2/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della CAMPANIA SEZIONE DISTACCATA di SALERNO, depositata

il 05/05/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 18/04/2019 dal Consigliere Relatore Dott.sa ROSARIA

MARIA CASTORINA.

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

La Corte:

costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito dal D.L. n. 168 del 2016, art. 1 – bis, comma 1, lett. e), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016, osserva quanto segue;

Con sentenza n. 3972/2/2017, depositata il 5.5.2017 la CTR della Campania rigettava l’appello del Comune di Pollica nei confronti di B.D. avverso la decisione del giudice di prime cure che aveva raccolto il ricorso della contribuente contro un avviso di accertamento per Ici 2008 relativa allo stabilimento balneare di quest’ultima per mancanza del presupposto impositivo attesa l’assenza di strutture edilizie o assimilate. Avverso la sentenza il Comune di Pollica ricorre con tre motivi. Resiste parte contribuente con controricorso con il quale eccepisce, tra l’altro, l’esistenza del giudicato esterno a seguito dell’emissione dell’ordinanza della Corte di Cassazione n. 263/2016 resa nel giudizio con le medesime parti ed avente ad oggetto il medesimo tributo riferito ad una diversa annualità. L’eccezione di giudicato esterno deve essere disattesa.

In tale pronuncia la Corte di Cassazione, dopo aver affermato il principio di diritto secondo il quale in caso di stabilimento balneare che incide su area demaniale si deve distinguere fra la concessione della mera disponibilità dell’area da quella che comporta la collocazione di opere stabili, ha precisato che nel secondo caso la posizione del concessionario è assimilabile ad un diritto di proprietà con conseguente applicazione dell’ICI ed ha escluso la tassazione dell’area avendo ” il giudice di merito accertato l’inesistenza di strutture idonee a consentire l’applicazione dell’ICI”.

Questa Corte (cfr. Cass. 4832/2015) ha affermato che l’effetto vincolante del giudicato esterno in relazione alle imposte periodiche (come l’imposta comunale sugli immobili) è limitato ai soli casi nei quali vengono in esame fatti aventi per legge efficacia permanente o pluriennale, fatti cioè, che pur essendo unici producono effetti per un arco di tempo che comprende più periodi di imposta e rispetto ai quali l’elemento della pluriennalità caratterizza la fattispecie normativa, che unifica più annualità di imposta in una sorta di “maxiperiodo”.

Nel caso in esame non vi è prova che l’imposizione fiscale fatta valere dal Comune di Pollica nel giudizio conclusosi con l’ordinanza della Corte sia stata applicata agli stessi manufatti dell’avviso di accertamento oggetto del presente giudizio. E’ infatti pacifico che la concessionaria installava i manufatti sul suolo demaniale e li teneva dal mese di aprile al mese di ottobre di ogni anno con espresso obbligo di sgombrare l’area alla scadenza del periodo.

1. Con il primo motivo il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 504 del 1992, art. 3, comma 1, come modificato dal D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 58, comma 1, e dalla L. n. 388, art. 18, comma 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.

2. Con il secondo motivo il ricorrente deduce violazione dell’art. 112 c.p.c. per mancata corrispondenza tra chiesto e pronunciato in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4.

In entrambi i motivi il ricorrente lamenta che la CTR non avrebbe tenuto in alcun conto il D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 3,come novellato dalla L. n. 388 del 2000, art. 18, comma 3, con il quale era stato individuato nella figura del concessionario di area demaniale, a prescindere da qualsiasi altra considerazione, il soggetto passivo dell’imposta in oggetto.

Le censure, scrutinabili congiuntamente stante la loro intima connessione, sono fondate.

Il D.P.R. n. 504 del 1992, art. 3, comma 1, prevede che “soggetti passivi dell’imposta sono il proprietario di immobili di cui all’art. 1, comma 2, ovvero il titolare di diritto reale, di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie sugli stessi”. La medesima disposizione, comma 2, modificato, a decorrere dal 1.1.2001, dalla L. n. 388 del 2000, stabilisce che “nel caso di concessione su aree demaniali, soggetto passivo è il concessionario “.

Con riferimento alle fattispecie impositive anteriori al 2001 la consolidata giurisprudenza (v. Sez. n. 22757/04, 8637/05, 24498/2009) riconosceva l’obbligo del pagamento dell’ICI solo nel caso la disponibilità del bene da parte del concessionario assumesse i caratteri della realità in una delle forme dall’art. 3, comma 1 (generalmente riconducibile alla proprietà superficiaria). Se il provvedimento dava luogo ad un diritto di natura personale nei confronti del concedente il bene non era assoggettato ad imposizione fiscale da parte del concessionario. Quel che in generale rilevava a scopo differenziale era la destinazione dell’opera costruita dal concessionario al momento della cessazione del rapporto; se la stessa tornava nella disponibilità del concedente, si era in presenza di un rapporto obbligatorio, altrimenti no.

Il D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 3, come modificato dalla L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 18, comma 3 (legge finanziaria per l’anno 2001) a decorrere dal 1 gennaio 2001 ha incluso tra i soggetti passivi dell’imposta comunale sugli immobili i concessionari di aree demaniali.

Come è reso palese dal tenore letterale della diposizione la norma ha allargato la platea dei soggetti passivi inserendovi anche il concessionario di area demaniale che precedentemente non era soggetto di imposta. E’, quindi, chiaro che il legislatore ha voluto riconoscere la soggettività passiva ai fini dell’ICI anche al rapporto concessorio avente natura obbligatoria in quanto il titolare di un diritto reale si riteneva, secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale sopra passato in rassegna, già soggetto ad ICI.

Considerata la fattispecie ratione temporis (l’accertamento si riferisce all’anno di imposta 2008) non si pone la necessità di stabilire se la concessione che ha attribuito alla B. il diritto di installare manufatti sul demanio ha avuto effetti reali (con la conseguenza della tassabilità degli immobili ai fini Ici, in capo al concessionario, già prima dell’anno 2001), oppure effetti solo obbligatori (con la diversa conseguenza della loro anteriore intassabilità) (Cass.9429/2019).

Il principio sopra esposte è stato affermato da questa Corte: “In tema di ICI, la L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 18,comma 3, nel modificare il D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 3, comma 2, prevedendo che “nel caso di concessione su aree demaniali soggetto passivo è il concessionario”, ha reso quest’ultimo, a partire dalla data di applicabilità della nuova disciplina (annualità 2001), obbligato non solo sostanziale (in sede di rivalsa del concedente), ma anche formale, facendo venir meno la necessità di accertare se la concessione che gli attribuiva il diritto di costruire immobili sul demanio avesse effetti reali (con la conseguenza della tassabilità degli immobili ai fini ICI in capo al concessionario) od obbligatori (con la diversa conseguenza della intassabilità)” (Cass. 24969/2010).

La CTR ha erroneamente escluso la titolarità di una sorta di proprietà superficiaria in capo alla concessionaria avente ad oggetto i manufatti realizzati sulla base della temporaneità (pari alla durata della concessione) e sulla scorta della previsione dell’atto concessorio circa la restituzione del suolo demaniale nello statu quo ante con conseguente rimozione e/o demolizione delle opere fate dal concessionario senza tenere conto della modifica normativa.

Il ricorso deve essere, pertanto accolto con assorbimento del terzo motivo con il quale si censura la sentenza impugnata sempre per violazione del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 3, come modificato dalla L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 18, comma 3, e la sentenza cassata.

Non essendo necessaria ulteriori accertamenti in punto di fatto la controversia può essere decisa nel merito con il rigetto dell’originario ricorso della contribuente.

Le spese del giudizio di merito, avuto riguardo all’andamento dei procedimenti e al quadro giurisprudenziale non del tutto consolidato, vanno compensate tra le parti.

Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l’originario ricorso della contribuente.

Compensa le spese del giudizio di merito.

Condanna B.D. al pagamento delle spese processuali che liquida in Euro1000,00 oltre al rimborso forfettario delle spese generali e agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 18 aprile 2019.

Depositato in Cancelleria il 5 luglio 2019

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