Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18095 del 04/08/2010

Cassazione civile sez. II, 04/08/2010, (ud. 27/05/2010, dep. 04/08/2010), n.18095

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni – Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – rel. Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

D.M.L., D.M., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA VITTORIA COLONNA 32, presso lo studio dell’avvocato DE

ANGELIS PAOLO, rappresentati e difesi dall’avvocato DE MATTEIS

PIERMICHELE, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

M.A. quale unico erede di V.G. e

V.M.P., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA PO

22, presso lo studio dell’avvocato GIAMMARIA PIERLUIGI, rappresentati

e difesi dall’avvocato FRASCA UGO, giusta procura a margine del

controricorso;

– controricorrenti –

e contro

V.G.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 507/2 008 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA

del 22.4.08, depositata l’11/07/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

27/05/2010 dal Consigliere Relatore Dott. PASQUALE D’ASCOLA;

E’ presente il P.G. in persona del Dott. RUSSO Rosario Giovanni.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

M.P. e V.G. agivano con actio negatoria servitutis nei confronti dei coniugi D.M. e D.M. L., chiedendo che fosse accertata l’inesistenza di diritti di servitu’ sul fondo V., sito in (OMISSIS), e a vantaggio del fabbricato e del terreno D.M., distinti alla particella (OMISSIS), il fabbricato, e part. (OMISSIS) il terreno. La domanda veniva accolta dal tribunale di L’Aquila il 18 giugno 2004.

La Corte d’appello di L’Aquila l’11 luglio 2008 respingeva l’appello proposto dagli odierni ricorrenti per impugnare la sentenza resa dal locale tribunale.

I coniugi D.M. hanno proposto ricorso per cassazione, notificato il 14 novembre 2008, esponendo due motivi di ricorso;

V.M.P. e M.A., erede di V. G., deceduta nelle more, hanno resistito con controricorso.

Il giudice relatore ha avviato la causa a decisione con il rito previsto per il procedimento in camera di consiglio. Parte resistente ha depositato memoria.

Il primo motivo di ricorso denuncia violazione degli artt. 180, 183, 184, 187 c.p.c. e artt. 1058, 1059, 1060 c.c. e di “ogni altra norma in materia di actio negatoria servitutis e di prova dell’esistenza della servitu’ e dei relativi oneri probatori (art 360, n. 3)”; vizi di motivazione.

Il motivo si conclude con il seguente quesito di diritto: “se alla luce del motivo sopra svolto debba ritenersi ammissibile e rilevante il mezzo istruttorio richiesto sul dichiarato presupposto che la prova testimoniale era esplicitamente finalizzata a vincere la presunzione iuris tantum di liberta’ del fondo e giammai di formulare qualsivoglia domanda di eccezione di usucapione”. Come ha rilevato la relazione depositata e comunicata ex art 380 bis c.p.c. il quesito non e’ formulato in osservanza dell’art. 366 bis cod. proc. civ., cioe’ in termini tali da costituire una sintesi logico – giuridica della questione, cosi’ da consentire al giudice di legittimita’’ di enunciare una “regula iuris” suscettibile di ricevere applicazione anche in casi ulteriori rispetto a quello deciso dalla sentenza impugnata (Cass. 7197/09; SU 7433/09). Non contiene la riassuntiva esposizione degli elementi di fatto sottoposti al giudice di merito, ne la sintetica indicazione della regola di diritto applicata da quel giudice, ne’ la diversa regola di diritto che, ad avviso del ricorrente, si sarebbe dovuta applicare al caso di specie o almeno la critica specifica al principio di diritto affermato. Invero, ha rilevato la relazione, concentrandosi sulla mancata ammissione di un mezzo istruttorio, il motivo denuncia non una violazione di legge, ma un vizio di motivazione (Cass. 11457/07), restando, sotto questo profilo, parimenti inammissibile. In primo luogo infatti non risulta la specifica indicazione del fatto controverso su cui cadrebbe il vizio di motivazione, omissione sanzionata con l’inammissibilita’ dall’art. 366 bis c.p.c.. In proposito la giurisprudenza (SU n. 20603/07; Cass. 4309/08; 16528/08) ha chiarito che la censura ex art. 360 c.p.c., n. 5 deve contenere un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva puntualmente i limiti, per consentire una pronta identificazione delle questioni da risolvere.

In secondo luogo e’ privo di autosufficienza il ricorso fondato su motivo con il quale viene denunziato vizio di motivazione in ordine alla prova testimoniale, omettendo di indicare nel ricorso i capitoli di prova non ammessi ed asseritamente concludenti e decisivi al fine di pervenire a soluzioni diverse da quelle raggiunte nell’impugnata sentenza (Cass. 6440/07). Il ricorrente che deduce l’omessa o insufficiente motivazione della sentenza impugnata per l’asserita mancata valutazione di atti processuali o documentali ha l’onere di indicare – mediante l’integrale trascrizione di detti atti nel ricorso – la risultanza che egli asserisce essere decisiva e non valutata o insufficientemente considerata, atteso che, per il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, il controllo deve essere consentito alla Corte sulla base delle sole deduzioni contenute nell’atto, senza necessita’ di indagini integrative (Cass., 11886/06; 8960/06; 7610/06).

Il quesito soprariportato non vale neppure a offrire utile riferimento al profilo di ricorso esposto sub 1 a), che sembra alludere alla violazione dei criteri di ripartizione dell’onere della prova in relazione alla richiesta di una prova testimoniale in ordine alla c.d. liberta’ del fondo. Il ricorso deduce che sul punto vi sarebbe difetto assoluto di motivazione, ma anche in questo caso la mancata formulazione di una sintesi della questione impedisce alla Corte di comprendere i termini della censura. Va infatti ricordato che “in caso di proposizione di motivi di ricorso per cassazione formalmente unici, ma in effetti articolati in profili autonomi e differenziati di violazioni di legge diverse, sostanziandosi tale prospettazione nella proposizione cumulativa di piu’ motivi, affinche’ non risulti elusa la “ratio” dell’art. 366 bis cod. proc. civ., deve ritenersi che tali motivi cumulativi debbano concludersi con la formulazione di tanti quesiti per quanti sono i profili fra loro autonomi e differenziati in realta’ avanzati, con la conseguenza che, ove il quesito o i quesiti formulati rispecchino solo parzialmente le censure proposte, devono qualificarsi come ammissibili solo quelle che abbiano trovato idoneo riscontro nel quesito o nei quesiti prospettati, dovendo la decisione della Corte di cassazione essere limitata all’oggetto del quesito o dei quesiti idoneamente formulati, rispetto ai quali il motivo costituisce l’illustrazione.(SU 5624/09).

Analoghe carenze rendono inammissibile anche il secondo motivo, che denuncia violazione dell’art 1062 c.c. e vizi di motivazione. Il quesito di diritto che conclude la censura chiede di affermare se per superare la presunzione di liberta’ del fondo siano rilevanti come prova “il titolo costitutivo documentale rappresentato da un rogito pubblico, la domanda di condono edilizio e la documentazione fotografica raffigurante la apparente servitu’ di passaggio costituita per destinazione del padre di famiglia, ritenendo cosi’ provata la esistenza del suddetto diritto reale di godimento”.

Evidente e’ la incongruita’ della questione giuridica posta, che e’ tautologica, poiche’ l’accertamento se in concreto le risultanze anzidette siano idonee a dar prova dell’assunto e’ materia o di interpretazione di negozi giuridici, da denunciare in relazione all’art 1362 c.c. e segg. evidenziando le deficienze dell’interpretazione accolta o e’ materia di vizio di motivazione. In quest’ultimo caso il difetto di autosufficienza connota irreparabilmente il motivo. Esso omette infatti di riportare testualmente (tanto integralmente che per le parti essenziali) le risultanze documentali invocate, impedendo cosi’ a questa Corte di valutare la decisivita’ della doglianza. Restano pertanto valutazioni unilaterali le deduzioni – tra le altre – di pag. 17 ove si legge che la stradina sarebbe stata palesemente a servizio della originaria particella n. (OMISSIS) o si suggerisce alla Corte, impossibilitata a farlo per i limiti della cognizione di’ legittimita’, l’esame della lettera n. 4 e 5 per individuare l’oggetto della donazione. A queste conclusioni, gia’ esposte nella relazione preliminare, il Collegio ritiene di prestare piena adesione.

Discende da quanto esposto la declaratoria di inammissibilita’ del ricorso e la condanna dei ricorrenti in solido tra loro alla refusione delle spese di lite, liquidate in dispositivo in favore dei controricorrenti, a loro volta creditori in solido.

PQM

LA CORTE dichiara inammissibile il ricorso.

Condanna i ricorrenti alla refusione in favore dei resistenti delle spese di lite, liquidate in Euro 2.500,00 per onorari, 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge.

Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione seconda civile, il 27 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 4 agosto 2010

 

 

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