Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1808 del 20/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 20/01/2022, (ud. 14/12/2021, dep. 20/01/2022), n.1808

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28078-2020 proposto da:

R.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE DELLE

MILIZIE 3, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO CEFALONI, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

RETE FERROVIARIA ITALIANA SPA, in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LUIGI GIUSEPPE

FARAVELLI 22, presso lo studio dell’avvocato ENZO MORRICO, che la

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3985/2019 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 09/03/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 14/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott.ssa

BOGHETICH ELENA.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. Con sentenza n. 3985/2019 la Corte di appello di Roma, in riforma della pronuncia di prime cure, ha respinto la domanda R.L. volta ad ottenere, nei confronti di Rete Ferroviaria Italiana S.p.A., l’accertamento, con decorrenza 1.4.2006, del diritto al superiore inquadramento nel livello B del CCNL Attività ferroviarie, in luogo dell’inquadramento riconosciutogli quale “Tecnico specializzato” (livello D), ritenendo provato lo svolgimento di attività riconducibile al livello intermedio C per il periodo gennaio 2006-ottobre 2008, con conseguente condanna al pagamento delle differenze retributive;

2. la Corte di appello, alla luce delle declaratorie contrattuali del CCNL applicato nonché dell’accertamento delle mansioni disimpegnate come emerse dagli elementi probatori acquisiti, ha osservato che il lavoratore non aveva assolto l’onere della prova sullo stesso gravante, nulla risultando dimostrato in giudizio con riguardo all’esercizio “di un’autonomia decisionale, di un potere discrezionale di iniziativa, di una responsabilità diretta sui risultati, di una gestione e coordinamento di un ambito amministrativo”;

3. propone ricorso avverso tale sentenza il lavoratore affidandosi a tre motivi e la società resiste con controricorso; entrambe le parti hanno depositato memoria;

4. veniva depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con il primo motivo del ricorso si deduce nullità della sentenza per motivazione meramente apparente e insanabilmente contraddittoria (ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4) avendo la Corte distrettuale trascurato di accertare in fatto l’attività svolta dal lavoratore, limitandosi a trascrivere agnosticamente alcuni brani estrapolati dalle testimonianze senza svolgere il dovuto accertamento.

2. Con il secondo motivo si deduce omesso esame di un fatto decisivo (ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) avendo la Corte distrettuale trascurato di esaminare i fatti decisivi e, in particolare, i documenti versati in atti, prendendo in considerazione soltanto alcuni brani delle testimonianze, valutati in maniera parziale ed estrapolati dal complessivo quadro probatorio, avendo – il lavoratore – coordinato un gruppo di lavoro con relativa diretta responsabilità, di cui faceva parte un collega inquadrato nel livello B, e che atteneva ad un ciclo completo di lavorazione.

3. Con il terzo motivo si deduce motivazione meramente apparente (ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4) avendo, la sentenza impugnata, indicato tra le mansioni svolte dal ricorrente compiti completamente estranei al materiale processuale, mai dedotte nel ricorso introduttivo del giudizio.

4. I motivi di ricorso, che possono trattarsi congiuntamente per la loro stretta connessione, sono inammissibili.

5. La nullità della sentenza per mancanza della motivazione, ai sensi dell’art. 132 c.p.c., è prospettabile quando la motivazione manchi addirittura graficamente, ovvero sia così oscura da non lasciarsi intendere da un normale intelletto.

5.1. In particolare, il vizio di motivazione previsto dall’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e dall’art. 111 Cost. sussiste quando la pronuncia riveli una obiettiva carenza nella indicazione del criterio logico che ha condotto il giudice alla formazione del proprio convincimento, come accade quando non vi sia alcuna esplicitazione sul quadro probatorio, né alcuna disamina logico-giuridica che lasci trasparire il percorso argomentativo seguito (Cfr. Cass. n. 3819 del 2020), non essendo più ammissibili, a seguito alla riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (disposta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, conv., con modif., dalla L. n. 134 del 2012), le censure di contraddittorietà e insufficienza della motivazione della sentenza di merito impugnata (Cass. n. 23940 del 2017).

6. Ipotesi ancora diversa è quella regolata dall’art. 360 c.p.c., n. 5, nell’ultima formulazione della norma, qui applicabile ratione temporis, che si incentra sull’individuazione di un “fatto” il cui esame sia stato omesso dal giudice di merito e che, per la sua decisività, da intendere come elevato grado logico di pregnanza, se considerato, potrebbe in sé sovvertire l’esito della pronuncia impugnata, sicché si impone la rivisitazione del giudizio, da svolgere tenendo conto anche della circostanza pretermessa: “fatto” di cui è stato omesso l’esame che è da intendere in senso storico – naturalistico (Cass. n. 21152 del 2014), quale circostanza rilevante sia in via diretta, perché costitutiva, modificativa o impeditiva rispetto alla fattispecie legale, sia in via indiretta, quale fatto secondario, dedotto in funzione di prova (Cass. n. 17761 del 2016). In sostanza l’inadeguatezza della motivazione, rileva ex art. 360 c.p.c., n. 5, nel solo caso in cui essa ometta l’esame di uno o più fatti decisivi.

7. Questo deve ritenersi l’assetto giurisprudenziale come delineato da Cass., S.U., 7 aprile 2014, n. 8053, e racchiusa nella sintesi delineata in tale pronuncia, secondo la quale l’attuale e novellato assetto si caratterizza per la “riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione”, sicché è denunciabile in cassazione, nelle forme di cui all’art. 360 c.p.c., n. 4, “solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé”, che si determina, quale vizio processuale (art. 360 c.p.c., n. 4), allorquando l’anomalia si manifesti come ” “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione”, mentre l’aggressione della motivazione nei termini di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 presuppone una specifica modalità delle critica, r igorosamente articolata attraverso l’indicazione del “”fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la su.: “decisività””.

8. Venendo al caso di specie, la motivazione della sentenza impugnata si concentra nell’affermazione secondo cui, dal raffronto delle due indagini (ossia l’illustrazione dei compiti svolti dal lavoratore, come riferiti dai testimoni escussi in primo grado, e la descrizione delle declaratorie contrattuali del CCNL con riferimento ai livelli B, C e D), non è emerso lo svolgimento di compiti peculiari del livello superiore preteso (ossia l’esercizio “di un’autonomia decisionale, di un potere discrezionale di iniziativa, di una responsabilità diretta sui risultati, di una gestione e coordinamento di un ambito amministrativo”).

9. Non può quindi dirsi sussistente la denunciata violazione dell’art. 132 c.p.c. (primo e terzo motivo) in relazione al mancato accertamento delle mansioni di fatto svolte dal R., in quanto l’iter logico seguito, fondato sull’assunto della mancata ricorrenza dei tratti di autonomia decisionale e di iniziativa e responsabilità tipici del livello superiore preteso, è infatti del tutto percepibile.

10. Ne’ il ricorrente ha indicato un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia).

11. In conclusione, il ricorso va rigettato e le spese di lite seguono il criterio della soccombenza dettato dall’art. 91 c.p.c.;

10. Sussistono le condizioni di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente alle spese del giudizio di legittimità liquidate in Euro 200,00 per spese ed Euro 4.000,00 per competenze professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione civile della Corte di cassazione, il 14 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 gennaio 2022

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