Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18079 del 02/09/2011

Cassazione civile sez. lav., 02/09/2011, (ud. 22/06/2011, dep. 02/09/2011), n.18079

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. LA TERZA Maura – Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. IANNIELLO Antonio – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

POSTE ITALIANE S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, viale Mazzini n. 134,

presso lo studio dell’Avv. Fiorillo Luigi, che la rappresenta e

difende per procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

F.R. e C.V.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 5571/2008 della Corte d’appello di Roma,

pronunziata nelle cause riunite n. 6240/04 e n. 6260/04, depositata

in data 15.06.2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

giorno 22.06.2011 dal Consigliere dott. Giovanni Mammone;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.

DESTRO Carlo.

Fatto

RITENUTO IN FATTO E DIRITTO

1.- Con sentenza del Tribunale di Roma era accolta la domanda di alcuni ex dipendenti di Poste Italiane s.p.a., già assunti a tempo determinato, di dichiarare la nullità dell’apposizione del termine.

In particolare, per quanto qui rileva, F.R. deduceva di essere stato assunto per il periodo 11.10.00-31.01.01 per “esigenze eccezionali conseguenti alla fase di ristrutturazione e rimodulazione degli assetti occupazionali in corso, in ragione della graduale introduzione di nuovi processi produttivi, di sperimentazione di nuovi servizi e in attesa dell’attuazione del progressivo e completo equilibrio sul territorio delle risorse umane”, ai sensi dell’art. 8 del c.c.n.l. 26.11.94 come integrato dall’accordo sindacale 25.9.97.

C.V., invece, deduceva di essere stata assunta per il periodo 7.2-31.5.01 per “esigenze di carattere straordinario conseguenti a processi di riorganizzazione, ivi ricomprendendo un più funzionale riposizionamento di risorse sul territorio, anche derivanti da innovazioni tecnologiche, ovvero conseguenti all’introduzione e/o sperimentazione di nuove tecnologie, prodotti o servizi”, ai sensi dell’art. 25 del c.c.n.l. 11.1.01.

2.- Proposto autonomamente appello da Poste Italiane in punto di merito e dai ricorrenti in punto di risarcimento, la Corte d’appello di Roma con sentenza del 15.06.09 riuniva gli appelli e, dichiarata cessata la materia del contendere per gli altri dipendenti a seguito di conciliazione in sede sindacale, accoglieva parzialmente l’impugnazione di Poste Italiane, respingendo la domanda risarcitoria di F. e limitando la condanna di Poste Italiane al risarcimento in favore di C..

Quanto alla legittimità del termine apposto ai contratti di F. e C., la Corte di merito rilevava che il contratto di entrambi era stato stipulato nell’ambito del sistema della L. n. 56 del 1987, art. 23 che aveva delegato le oo.ss. a individuare nuove ipotesi di assunzione a termine con la contrattazione collettiva, di cui, tuttavia, non riscontrava i presupposti legittimanti. Il contratto di F., stipulato ex art. 8 del CCNL Poste 26.11.94, come integrato dall’accordo 25.9.07, per fare fronte ad esigenze eccezionali connesse alla fase di ristrutturazione dell’azienda era relativo a periodo successivo al 30.4.98 (limite temporale entro cui era consentita l’assunzione a termine per detta causale). Il contratto di C., invece, era stipulato ex art. 25 del c.c.n.l. 11.1.01 per soddisfare esigenze di carattere straordinario conseguenti al processo di riorganizzazione aziendale, delle quali tuttavia era stata data indicazione solo generica, non sufficiente a provare che l’assunzione della lavoratrice fosse funzionale alla detta riorganizzazione.

3.- Avverso questa sentenza Poste Italiane proponeva ricorso per cassazione. Non svolgevano attività difensiva i due lavoratori.

Il consigliere relatore ai sensi degli artt. 375 e 380 bis c.p.c. ha depositato relazione, che è stata comunicata al Procuratore generale e notificata al difensore costituito assieme all’avviso di convocazione dell’adunanza.

4.-1 motivi proposti dalla soc. Poste possono essere così riassunti:

4.1.- violazione della L. 18 aprile 1962, n. 230, artt. 1-2 e della L. 26 febbraio 1987, n. 56, art. 23, in quanto il potere delle parti collettive di individuare nuove ipotesi di assunzione a termine poteva essere esercitato senza limite temporale, non essendo esso era fissato dall’art. 23 in questione;

4.2.- violazione della L. n. 56 del 1987, art. 23 dell’art. 8 del c.c.n.l. 26.11.94 e dell’accordo integrativo 25.9.97, nonchè degli accordi successivi 16.1.98, 27.4.98, 2.7.98, 24.5.88 e 18.1.01, in connessione con l’art. 1362 c.c.. In particolare, il giudice di merito non avrebbe considerato che gli accordi successivi a quello del 25.9.97 avevano valenza ricognitiva delle condizioni legittimanti il ricorso al contratto a termine, senza circoscriverlo al periodo temporale indicato;

4.3.- omessa ed insufficiente motivazione in quanto il giudice di merito non ha esposto in modo idoneo le ragioni che porrebbero in rapporto il contratto collettivo 1994, l’accordo sindacale 25.9.97 ed i successivi accordi attuativi in relazione al limite temporale cui sarebbero subordinate le assunzioni a termine;

4.4.- violazione della L. n. 56 del 1987, art. 23, dell’art. 25 in questione e dell’art. 1362 c.c. In particolare, il giudice di merito non avrebbe considerato che l’art. 23 aveva concesso delega all’autonomia collettiva per individuare nuove ipotesi di contratto a termine e che l’art. 25 del c.c.n.l. del 2001 non imponeva la specificazione nel contratto individuale di ragioni ulteriori a quelle menzionate nella norma collettiva.

5.- Le due posizioni debbono essere prese in considerazione separatamente, in ragione della diversità delle norme collettive richiamate per la stipula dei contratti, in relazione alle quali diverse Poste Italiane propone diversi motivi di impugnazione, distinguendo la posizione di F. (motivi 4.1, 4.2, 4.3) da quella di C. (motivo 4.4).

6.- Quanto alla posizione F., la giurisprudenza della Corte di cassazione ritiene che la L. 28 febbraio 1987, n. 56, art. 23, nel demandare alla contrattazione collettiva l’individuazione di nuove ipotesi di apposizione del termine, configura una delega in bianco a favore dei sindacati, i quali, pertanto, non sono vincolati all’individuazione di figure di contratto a termine omologhe a quelle previste per legge (v. S.u. 2.3.06 n. 4588).

Con tale delega le parti sindacali hanno individuato, quale ipotesi di contratto a termine, quella di cui all’accordo integrativo del 25.9.97, tanto che la giurisprudenza ritiene corretta l’interpretazione dei giudici di merito che, con riferimento agli accordi attuativi sottoscritti lo stesso 25.9.97 e il 16.1.98, ha ritenuto che con essi le parti abbiano voluto riconoscere la sussistenza – dapprima fino al 31.1.98 e poi (in base al secondo accordo) fino al 30.4.98 – della situazione di fatto integrante le esigente eccezionali menzionate da detto accordo integrativo. Dato che per far fronte a tali esigenze l’impresa poteva procedere ad assunzione di personale con contratto a tempo determinato fino al 30.4.98, i contratti a termine successivamente stipulati mancano di presupposto normativo.

In altre parole, le parti collettive avevano raggiunto un’intesa priva di limite temporale ed avevano poi stipulato accordi attuativi che tale limite avevano posto, fissandolo inizialmente al 31.1.98 e successivamente al 30.4.98, per cui l’indicazione di quella causale nel contratto a termine avrebbe legittimato l’assunzione solo ove il contratto fosse scaduto in data non successiva al 30.4.98 (v., ex plurimis, Cass. 23.8.06 n. 18378). Conseguentemente i contratti scaduti (o comunque stipulati) al di fuori di tale limite temporale sono illegittimi in quanto non rientranti nel complesso legislativo- negoziale costituito dalla L. 28 febbraio 1987, n. 56, art. 23 e dalla successiva legislazione collettiva, che consente la deroga alla L. n. 230 del 1962.

La giurisprudenza ha, altresì, ritenuto corretta, nella ricostruzione della volontà delle parti, l’irrilevanza dell’accordo 18.1.01 in quanto stipulato dopo oltre due anni dalla scadenza dell’ultima proroga, e cioè quando il diritto all’accertamento della nullità si era già perfezionato. Quando anche con quell’accordo le parti avessero voluto interpretare autenticamente gli accordi precedenti, con effetti di sanatoria delle assunzioni a termine effettuate senza la copertura dell’accordo 25.9.97 (ormai scaduto in forza degli accordi attuativi), in ogni caso sarebbe stato violato il principio dell’indisponibilità del diritto dei lavoratori, dovendosi escludere che le parti stipulanti avessero il potere, mediante lo strumento dell’interpretazione autentica, di autorizzare retroattivamente la stipulazione di contratti a termine non più legittimi perchè adottati in violazione della durata in precedenza stabilita (vedi, per tutte, Cass. 12.3.04 n. 5141).

7.- Essendo stato il contratto a termine di F., oggetto della pronunzia impugnata, stipulato per il periodo 11.10.00-31.01.01, in forza di tali argomentazioni il termine era illegittimamente apposto.

8.- Quanto alla posizione C., deve rilevarsi che anche con riferimento all’art. 25 del CCNL 11.1.01 – al pari di quanto previsto per l’art. 8 del CCNL 26.11.94 – la giurisprudenza di questa Corte ha legittimato l’interpretazione che il legislatore ha conferito una delega in bianco ai soggetti collettivi, non imponendo al potere di autonomia i limiti ricavabili dal sistema della L. n. 230 del 1962, ma consentendo alle parti stipulanti di esprimersi secondo le specificità del settore produttivo e autorizzando Poste Italiane s.p.a. a ricorrere (nei limiti della percentuale fissata) allo strumento del contratto a termine, senza altre limitazioni. L’assenza di ogni pregiudiziale collegamento con la disciplina generale del contratto a termine giustifica l’interpretazione che il raccordo sindacale autorizza la stipulazione dei contratti di lavoro a termine pur in mancanza di collegamento tra l’assunzione del singolo lavoratore e le esigenze di carattere straordinario richiamate per giustificare l’autorizzazione, con riferimento alla specificità di uffici e di mansioni (Cass. 26.9.07 n. 20157 e 20162,1.10.07 n. 20608).

Circa il collegamento dell’assunzione con le effettive esigenze aziendali deve ulteriormente richiamarsi la giurisprudenza che ha riconosciuto l’incidenza dell’accordo del 18.1.01, qui si rilevante.

Tale accordo costituisce attuazione della procedura di confronto sindacale prevista dallo stesso art. 25 del contratto collettivo, a norma del quale prima di dare corso alle conseguenti assunzioni, la materia formerà oggetto di confronto: a) a livello nazionale, qualora risultino interessate più regioni … Sulla base del testo del suddetto accordo – ove si legge che le OO.SS. … convengono ancora che i citati processi, tuttora in corso, saranno fronteggiati infuturo anche con il ricorso a contratti a tempo determinato, stipulati nel rispetto della nuova disciplina pattizia delineata dal c.c.n.l. 11.1.2001 -, è stato osservato, il significato delle espressioni usate è così evidente e univoco che non necessita un diffuso ragionamento per la ricostruzione della volontà delle parti di ricollegare le assunzioni precarie alla particolare situazione di riorganizzazione aziendale (v. al riguardo la già richiamata sentenza n. 20608 del 2007).

9. Essendo stato il contratto a termine di C., oggetto della pronunzia impugnata, stipulato per il periodo 7.2.00-31.05.01, il termine era legittimamente apposto.

10.- In conclusione, il ricorso va rigettato quanto alla posizione F. e va accolto quanto alla posizione C.. Per quest’ultima, cassata la sentenza impugnata, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto e non residuando ulteriori questioni da esaminare, può pronunziarsi nel merito e disporsi il rigetto della domanda.

Le spese del giudizio di legittimità, come liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza per C., ma non per F., che non ha svolto attività difensiva e nei confronti del quale non va emessa pronunzia al riguardo.

In ragione della non definitività degli orientamenti giurisprudenziali all’epoca del giudizio di merito, vanno compensate le spese del giudizio di primo e secondo grado tra Poste Italiane e C..

PQM

La Corte così provvede:

– rigetta il ricorso nei confronti di F.R., nulla disponendo al riguardo per le spese;

– accoglie il ricorso nei confronti di C.V., cassa la sentenza impugnata nei limiti dell’accoglimento e, provvedendo nel merito, rigetta la domanda dalla medesima proposta;

– condanna C. alle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 30 (trenta) per esborsi ed in Euro 2.000 (duemila) per onorari, oltre spese generali, Iva e Cpa;

– compensa le spese del giudizio di merito tra Poste Italiane e C..

Così deciso in Roma, il 22 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 2 settembre 2011

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