Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18078 del 21/07/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 21/07/2017, (ud. 16/05/2017, dep.21/07/2017),  n. 18078

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18396/2012 proposto da:

P.S., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso la

cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’Avvocato FABIO PACE (avviso postale ex art. 135);

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliat9 in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che 19 rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE (OMISSIS) DI MILANO

UFFICIO CONTROLLI AREA LEGALE;

– intimato –

avverso la sentenza n. 3/2012 della COMM. TRIB. REG. della LOMBARDIA,

depositata il 10/01/2012;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

16/05/2017 dal Consigliere Dott. LUCIA ESPOSITO.

Fatto

RILEVATO

che la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, con sentenza del 10 gennaio 2012, ha confermato la decisione di primo grado che aveva respinto il ricorso proposto da P.S. nei confronti dell’Agenzia delle Entrate avverso l’avviso di accertamento con il quale, per l’anno d’imposta 2004, era stato rettificato il reddito da lui dichiarato ed era stato contestualmente determinato un maggiore imponibile ai fini Irpef, Irap e Iva;

che la Commissione ritenne giustificato l’accertamento fondato sulla determinazione presuntiva del reddito in base agli studi di settore, in difetto di allegazione di contrastanti elementi di prova da parte del contribuente;

che P.S. propone ricorso per cassazione sulla base di sei motivi;

che l’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che con il primo motivo di ricorso il contribuente deduce insufficiente e/o omessa motivazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, sul punto controverso decisivo per il giudizio consistente nella idoneità delle circostanze di fatto dedotte a fornire la prova contraria rispetto alle risultanze dell’applicazione automatica dello studio di settore;

che il motivo è fondato, poichè, pur essendo in ipotesi astrattamente rilevanti gli elementi, riportati in stralcio nel ricorso per cassazione, addotti dal contribuente al fine di contrastare le risultanze desumibili dagli studi di settore (tra cui i risultati negativi dell’attività relativa al secondo negozio di parrucchiere acquistato nel 2003, oltre alcune controversie insorte con i dipendenti), la Commissione si è limitata ad affermare apoditticamente che “il contribuente non ha argomentato nè ha addotto concreti elementi di prova al fine di assolvere all’onere della prova”, senza prendere in esame le predette allegazioni, in ciò incorrendo nella rilevata carenza motivazionale;

che, pertanto, va accolto il primo motivo di ricorso, con assorbimento degli altri;

che ne consegue la cassazione della sentenza, con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, in diversa composizione, che effettuerà l’omesso accertamento in fatto provvedendo, altresì, sulle spese del giudizio di legittimità.

PQM

 

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri. Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 16 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 21 luglio 2017

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