Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18074 del 14/09/2016


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Cassazione civile sez. trib., 14/09/2016, (ud. 19/07/2016, dep. 14/09/2016), n.18074

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TIRELLI Francesco – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 25492/2011 proposto da:

INDUSTRIAL SERVICE ITALIA SRL, in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA SICILIA 66,

presso lo studio dell’avvocato AUGUSTO FANTOZZI, che lo rappresenta

e difende unitamente agli avvocati FRANCESCO GIULIANI, EDOARDO BELLI

CONTARINI giusta delega in calce;

– ricorrente –

contro

EQUITALIA NORD SPA, in persona dell’Amm.re Delegato e legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA

RODOLFO LANCIANI 7, presso lo studio dell’avvocato MONICA DE

PASCALI, rappresentato e difeso dall’avvocato LUCIANA CLERICI giusta

delega in calce;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 107/2010 della COMM. TRIB. REG. di MILANO,

depositata il 06/09/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

19/07/2016 dal Consigliere Dott. MARCO MARULLI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MASTROBERARDINO Paola, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. La Industrial Service Italia s.r.l. ricorre per cassazione avverso la sentenza in atti della CTR Lombardia che ne aveva dichiarato il difetto di legittimazione attiva a propone l’appello nei confronti della sentenza di primo grado pronunciata su ricorso della legale rappresentante della società, Sig.ra C.M.L., che avendo agito nell’occasione in nome proprio e non nell’interesse della società, era stata per questo ritenuta priva di legittimazione. La CTR ha motivato il proprio deliberato osservando che non possono esservi dubbi “che il ricorso in primo grado sia stato introdotto da C.M.L. quale persona fisica”, atteso che la procura è stata rilasciata dalla persona fisica, che nell’intestazione del ricorso non si spende il nome della società e, soprattutto, che la doglianza principale attiene all’iscrizione a ruolo in capo alla ricorrente unitamente alla società. Al contrario poichè nella specie l’impugnazione è stata proposta dalla società, “che difetta di legittimazione processuale, non essendo stata parte nel giudizio di merito”, l”appello proposto va dichiarato conseguentemente inammissibile. Il ricorso della contribuente si vale di tre motivi, ai quali replica con controricorso l’intimata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

2.1.1. Con il primo motivo di ricorso, l’impugnante si duole ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, della violazione e falsa applicazione dell’art. 100 c.p.c., D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 10 e art. 163 c.p.c., comma 2, n. 2, poichè, contrariamente a quanto affermato dal decidente, alla luce delle circostanze di causa (la cartella era stata notificata alla società; l’epigrafe della sentenza d’appello recava l’intestazione a questa in persona del suo legale rappresentante; il carico tributario afferiva alla sola società, ecc.) “non era in alcun modo possibile negare il dato sostanziale inequivocabile rappresentato dal fatto che il ricorso introduttivo del giudizio fosse stato proposto dalla Sig.ra C. solo ed esclusivamente in qualità di legale rappresentante della società Industrial Service Italia”.

2.1.2. Il secondo motivo del ricorso di parte evidenzia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, errore di diritto nell’applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 18, avendo la CTR giudicato inammissibile il ricorso ancorchè “l’errata – non omessa o assolutamente incerta – indicazione di una delle parti nell’atto introduttivo di un giudizio non può essere mai essere causa di inammissibilità” qualora dal contesto dell’atto si desuma esattamente l’identità di chi agisce.

2.1.3. Con il terzo motivo di ricorso si lamenta ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, un vizio di insufficiente motivazione circa il rilevato difetto di legittimazione dell’appellante risultando “chiaro che i giudici di merito non hanno in alcun modo considerato le eccezioni di parte” (nullità della notifica per violazione dell’art. 145 c.p.c.) nè i documenti depositati in giudizio (cartella di pagamento; ricevuta di deposito del ricorso; epigrafe della sentenza di primo grado) che se esaminati avrebbero portato con ogni probabilità ad una decisione diversa da quella adottata”.

2.2. Tutti i sopradetti motivi – che possono essere esaminati congiuntamente in quanto intesi a rimarcare che parte del processo era solo la società – sono pure accomunati da una medesima declaratoria di inammissibilità per difetto di autosufficienza.

2.3. E’ noto, infatti, come questa Corte ha precisato a più riprese e ribadito, anche recentemente (13660/16; 12466/16; 11594/16), che a seguito della novellazione dell’art. 366 c.p.c., ad opera della L. n. 40 del 2006, art. 5 – che ha aggiunto ai precedenti il numero 6, in forza del quale “il ricorso deve contenere a pena di inammissibilità… la specifica indicazione degli atti processuali, dei documenti e dei contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda”, codificando in tal modo il principio di autosufficienza – il ricorso per cassazione per effetto del detto principio “deve contenere tutti gli elementi necessari a costituire le ragioni per cui si chiede la cassazione della sentenza di merito e, altresì, a permettere la valutazione della fondatezza di tali ragioni, senza la necessità di far rinvio ed accedere a fonti esterne allo stesso ricorso e, quindi, ad elementi o atti attinenti al pregresso giudizio di merito” (15952/07). In particolare, si è precisato (13579/16; 8206/16; 26174/14) che ove il ricorrente intenda dolersi dell’omessa o erronea valutazione di un documento da parte del giudice del merito, il requisito in parola si intende soddisfatto, allorchè si produca il documento agli atti e se ne riproduca il contenuto. Il primo onere va adempiuto indicando esattamente nel ricorso in quale fase processuale ed in quale fascicolo di parte si trovi il documento; il secondo deve essere adempiuto trascrivendo o riassumendo nel ricorso il suo esatto contenuto. Occorre perciò non solo che la parte precisi dove e quando il documento ignorato dai primi giudici o da essi erroneamente interpretato sia stato prodotto nella sequenza procedimentale che porta la vicenda al vaglio di legittimità; ma al fine di consentire al giudice di legittimità di valutare la fondatezza del motivo occorre altresì che detto documento ovvero quella parte di esso su cui si fonda il gravame sia puntualmente riportata nel ricorso nei suoi esatti termini.

2.4. Ora, nella specie, illustrazione di ciascuno dei sopraddetti motivi, tutti univocamente incentrati sulla rilevanza dell’elemento documentale ai fini della decisione, risulta manifestamente lacunosa in relazione all’onere di riproduzione del contenuto dei documenti ritenuti rilevanti e, segnatamente, del ricorso in primo grado, ancorchè si asserisca che il documento in questione sia all’origine dell’errore imputato ad entrambi i decidenti di merito – alla CTP per aver escluso che l’atto fosse impugnabile dalla C. in proprio, ravvisando perciò l’inammissibilità del ricorso da essa proposto in quella veste, alla CTR per aver ritenuto estranea la società al giudizio di primo grado e per averne quindi ritenuto inammissibile l’appello da essa proposto contro la decisione adottata in quella sede – e nella perorazione ricorrente si faccia di esso il fulcro argomentativo essenziale in guisa del quale sarebbe possibile venire a capo degli errori commessi dai primi giudici e porre ad essi rimedio. Non avendo riprodotto il documento in parola – e fermo che nella specie non è stato peraltro denunciato sotto alcun profilo un vizio processuale, ma un errore di diritto o una anomalia motivazionale – la Corte si vede dunque preclusa la possibilità di prendere cognizione ex actis della pertinenza della doglianza alla decisione impugnata e di poter esperire, sulla base di quanto reso manifesto nell’esposizione del motivo, il sindacato qui richiesto.

4. L’inammissibilità del ricorso comporta il regolamento delle spese secondo il principio della soccombenza.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

dichiara inammissibile il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 6000,00, oltre al 15% per spese generali e agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Quinta Civile, il 19 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 14 settembre

2016

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