Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18071 del 14/09/2016


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Cassazione civile sez. trib., 14/09/2016, (ud. 12/07/2016, dep. 14/09/2016), n.18071

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PICCININNI Carlo – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. PERRINO Angelina Maria – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 17162-2012 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

F.G., titolare della Ditta CAVALLINO RAMPANTE di

F.G. CESSATA, elettivamente domiciliato in ROMA VIALE PARIOLI 43,

presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO D’AYALA VALVA, che lo

rappresenta e difende unitamente agli avvocati PIER CESARE TACCHI

VENTURI e TIZIANO LUCCHESE con procura speciale redatta su foglio

separato congiunto al controricorso;

– controricorrente –

avverso la decisione n. 852/2011 della COMM. TRIBUTARIA CENTRALE di

VENEZIA, depositata il 30/05/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

12/07/2016 dal Consigliere Dott. LUCIO LUCIOTTI;

udito per il ricorrente l’Avvocato DETTORI che ha chiesto

l’accoglimento;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DEL

CORE Sergio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione, affidato ad un motivo, nei confronti di F.G. (che resiste con controricorso) avverso la sentenza n. 852 del 5 maggio 2011 con cui la Commissione tributaria centrale del Veneto, nella controversia concernente l’impugnazione di avvisi di accertamento e rettifica del volume di affari dichiarato dal contribuente ai fini IVA in relazione agli anni d’imposta dal 1985 al 1988, dichiarava l’estinzione del procedimento ai sensi del D.L. n. 40 del 2010, art. 3, comma 2-bis, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 120 del 2010, sul rilievo che l’Amministrazione finanziaria era rimasta soccombente nei precedenti due gradi di giudizio.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. L’Agenzia ricorrente nell’unico mezzo di impugnazione proposto deduce la violazione di norma di diritto, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al D.L. n. 40 del 2010, art. 3, comma 2 bis, lett. a), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 73 del 2010. Sostiene che la predetta disposizione prevede che le controversie tributarie pendenti, che originano da ricorsi iscritti a ruolo in primo grado da oltre dieci anni, possono essere definite dalla Commissione tributaria centrale con dichiarazione di estinzione della lite soltanto se l’Amministrazione finanziaria sia rimasta totalmente soccombente nei precedenti giudizi di merito, con esclusione, quindi, dei casi di soccombenza parziale, come nel caso di specie, in cui la Commissione Tributaria Provinciale di Verona accolse solo in parte l’originario ricorso proposto dal contribuente, con statuizione impugnata dall’Agenzia delle entrate ma confermata in grado di appello.

2. Il motivo è infondato e va rigettato.

3. Il D.L. n. 40 del 2010, art. 3, comma 2 bis, lett. a), (nel testo in vigore al 31 luglio 2010), convertito in L. n. 73 del 2010, prevede che “al fine di contenere la durata dei processi tributari nei termini di durata ragionevole dei processi, previsti ai sensi della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ratificata ai sensi della L. 4 agosto 1955, n. 848, sotto il profilo del mancato rispetto del termine ragionevole di cui all’art. 6, paragrafo 1, della predetta Convenzione, le controversie tributarie pendenti che originano da ricorsi iscritti a ruolo nel primo grado, alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, da oltre dieci anni, per le quali risulti soccombente l’Amministrazione finanziaria dello Stato nei primi due gradi di giudizio, sono definite con le seguenti modalità: a) le controversie tributarie pendenti innanzi alla Commissione tributaria centrale, con esclusione di quelle aventi ad oggetto istanze di rimborso, sono automaticamente definite con decreto assunto dal presidente del collegio o da altro componente delegato…”.

4. Successivamente è intervenuto il D.L. n. 216 del 2011, art. 29, comma 16 bis, convertito con modificazioni dalla L. n. 14 del 2012, in base al quale il D.L. n. 40 del 2010, art. 3, comma 2-bis, lett. a), primo periodo, si interpreta nel senso che, con riferimento alle sole controversie indicate nel predetto comma ed in presenza delle condizioni previste dalla predetta disposizione, nel caso di soccombenza, anche parziale, dell’Amministrazione finanziaria nel primo grado di giudizio, opera la predetta definizione automatica.

5. Come questa Corte ha già avuto modo di osservare (cfr. Cass. 16944 del 2015), si tratta di norma avente natura interpretativa e non innovativa, che, al di là del carattere effettivamente interpretativo della previsione esprime univocamente l’intento del legislatore di imporre un determinato significato a precedenti disposizioni di pari grado, così da far regolare dalla nuova norma fattispecie sorte anteriormente alla sua entrata in vigore, dovendosi escludere, in applicazione del canone ermeneutico che impone all’interprete di attribuire un senso a tutti gli enunciati del precetto legislativo, che la disposizione possa essere intesa come diretta ad impone una determinata disciplina solo per il futuro (Cass. Sez. un. n. 9941 del 2009). La disposizione in esame opera, quindi, retroattivamente nei processi pendenti, quale il presente, essendo stata impugnata, dinanzi a questa Corte, la sentenza resa dalla Commissione Tributaria Centrale.

6. Nella specie, dunque, la lite era senz’altro definibile ai sensi dell’art. 29 citato, in quanto la decisione di primo grado era stata solo parzialmente sfavorevole all’Amministrazione finanziaria, invece totalmente soccombente in esito all’appello da essa proposto, avendo il giudice di secondo grado confermato la sentenza appellata, cosicchè è soddisfatta la condizione posta dall’art. 29 citato, in base al quale era sufficiente anche la soccombenza parziale dell’Amministrazione finanziaria in primo grado, confermata nei successivi gradi del giudizio.

7. Pertanto, in forza della disposizione sopravvenuta non può più seguirsi l’orientamento giurisprudenziale di questa Corte (cfr., tra le altre, Cass. n. 21697 del 2010) antecedente all’entrata in vigore del citato art. 29, sulla cui linea si pone la tesi interpretativa della disposizione censurata offerta dalla difesa erariale con il motivo in esame, con la conseguenza che lo stesso va rigettato perchè infondato e le spese processuali integralmente compensate tra le parti in ragione dell’incidenza dello ius superveniens sulla decisione assunta.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese processuali.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 5^ sezione civile, il 12 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 14 settembre 2016

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